Che Guevara 2006: il 'Che' nel marketing sociale e politico contemporaneo

Dagli "Inediti del Che" che toccano argomenti delicati di economia politica, al marketing del "simbolo Che" utilizzato per riempire spazi quando le notizie latitano, fino all'impiego del "brand Che" per risvegliare le coscienze intellettuali in campagna elettorale. Che Guevara è un personaggio storico trasformato prima in un simbolo e poi in un brand multifunzionale, utile tanto per scenari di marketing quanto per scenari di politica contemporanea.

Preguntas sobre la enseñanza de un libro famoso: "Domande sull'insegnamento di un libro famoso". Il libro famoso in questione è il "Manuale di economia politica" dell'Accademia delle Scienza sovietica, già pubblicato nel 1961 a Cuba e stroncato da Ernesto Guevara nel 1965. Materiale che non trova spazi editoriali adeguati ad oltre 30 anni dalla morte dell'autore. Attorno al caso degli "Inediti", il Corriere della Sera sviluppa un articolo di spessore che mette in evidenza tutte le cause che frenarono e frenano la divulgazione di questo materiale.

Perché inizio da qui? Perché in primo luogo Ernesto Che Guevara è un personaggio politico che va inquadrato in un contesto definito, utile per capire "il perché" la sua immagine sia diventata simbolo di movimenti sociali e culturali generazionali. Fidel Castro preferì non far circolare gli "Inediti" a Cuba; gli stessi "Inediti" fotocopiati da Antonio Moscato che poi sollevò la questione della "censura" sulle pagine de Il Manifesto, partendo da un assunto: "Si pubblicano tanti scritti giovanili di Guevara, insignificanti dal punto di vista ideologico, e si censurano invece le sue riflessioni mature...".

Cercando su Google "Che Guevara" moscato si può capire come il "tema della censura" sia uno dei più ricorrenti nelle discussioni che ruotano attorno alla figura di Ernesto Guevara, tema di dibattito tra gli stessi sostenitori del Che e che coinvolge, non sempre positivamente, lo stesso Antonio Moscato.

Confronto di penna tra Antonio Moscato e Gianni Minà. Minà, partendo da considerazioni sulla strategia editoriale del quotidiano nei confronti del Che, ha scritto "la sua" sugli Inediti e la ditta "Massari & Moscato" forzando una risposta diretta: "Sono rimasto sorpreso dall'intervento di Minà. Un giornalista che dice di lavorare "all'antica, con il vecchio scrupolo che spinge a trovare fonti e dati che non possono essere smentiti" non si è accorto però che Antonio Moscato e Roberto Massari sono due persone ben diverse e con opinioni spesso non coincidenti. E ancor più strano che metta in conto alla ditta "Massari & Moscato", come ci chiama più volte, anche le cose scritte dal giornalista del Corriere, o inserite nel titolo che, come ognuno dovrebbe sapere, è in genere redazionale" - scrive Antonio Moscato su [SOCIALPRESS] - Forum Comunicazione Milano. Nello stesso articolo, Antonio Moscato sottolinea due elementi importanti riguardo gli Inediti: "Se Minà si fosse mai interessato agli inediti del Che, a cui ho fatto una corte di anni prima di poterli visionare e poi copiare in parte (con una fotocopiatrice donata al Centro de estudios Che Guevara), avrebbe scoperto che "quei manoscritti, quelle riflessioni del Che" non erano affatto "su fogli sparsi", e che tanto meno "non erano state scritte per essere pubblicate"". Questa reazione è l'effetto dell'articolo di Gianni Minà pubblicato su Il Manifesto. L'articolo si apre con una chiara presa di posizione nei confronti del ruolo coperto (secondo l'autore) dal Corriere della Sera nei confronti del personaggio-simbolo Guevara: "Il Corriere della Sera, nell'indefesso tentativo portato avanti in questi ultimi tempi, di sbiadire la figura di Ernesto Che Guevara, vero incubo per il "pensiero unico", mi coinvolge, mio malgrado, in una ennesima polemica riguardante la pubblicazione dell'opera omnia di quello che, in America latina, chiamano "il guerrigliero eroico"". Quindi, progressivamente, Minà arriva ad affrontare il tema della pubblicazione delle opere di Ernesto Guevara: "L'argomento della polemica, assolutamente gratuita, questa volta riguarda l'avvenuta vendita alla Mondadori, per un milione e mezzo di dollari, dei diritti di pubblicazione in italiano di 19 manoscritti del Che. Una vendita effettuata da Ocean Press, l'editore australiano al quale la vedova e i quattro figli di Guevara hanno assegnato, da qualche tempo, l'incarico di far circolare nel mondo gli scritti e le idee del loro marito e padre. Gli interlocutori scelti per creare un caso su questa legittima decisione degli eredi, sono l'editore Roberto Massari e il prof. Antonio Moscato, studiosi delle gesta di Guevara. I due, invece di essere soddisfatti ideologicamente che il mercato abbia imposto alla casa editrice del più viscerale anticomunista di casa nostra, il cavalier Silvio Berlusconi, di sborsare una cifra enorme per far circolare le idee sovversive del Che (che proprio il mercato aveva tentato di far appassire invano in un'immagine da T-shirt), criticano invece la decisione degli eredi, che proprio io avrei male abituato, dal Diario del Congo in poi, a pretendere i diritti su quelle opere. Un atteggiamento che potrebbe avere una logica, se proprio l'editore Massari non avesse creato in Italia una "Fondazione Che Guevara" e una casa editrice connessa, che per anni ha stampato opere di e sul "guerrigliero eroico" senza riconoscere alcun diritto alla famiglia Guevara e senza sentire il bisogno di avere nessun rapporto con l'unica istituzione legittimata a questa incombenza, il Centro de estudios Ernesto Che Guevara dell'Avana". Riguardo ai diritti della famiglia Guevara, Antonio Moscato scrive: "Minà assicura che la famiglia "ha il diritto di scegliere i modi, la struttura e i tempi di quelle pubblicazioni". Non è così. La decisione di darmi o non darmi da visionare e copiare testi, e in ogni caso il divieto di pubblicarli, era - a detta di Aleida March - del Consiglio di Stato e non della famiglia". E tornando sul tema degli Inediti: "Vorrei che finalmente si aprisse un confronto sulla questione degli inediti, e sulle ragioni per cui si continuano a pubblicare diari giovanili del Che, quelli sicuramente non destinati alla pubblicazione e comunque privi di interesse politico, e a nascondere invece gli scritti sull'Urss e su Cuba del periodo della maturità del Che".

Ora dovrebbe essere chiaro perché sono partito dagli Inediti. Vengono toccati tutti i temi che ruotano attorno a Ernesto Guevara: scomodo personaggio politico, rivoluzionario, simbolo sociale, icona di marketing.

Sull'uso del personaggio 'Che' nel marketing sociale e politico:


"Sbiadire la figura di Ernesto Che Guevara". Ma che significa? Quando il Corriere della Sera pubblica l'articolo Così il Che è diventato il logo del capitalismo, offre una lettura attuale del marketing che ruota attorno alla figura di Ernesto Guevara. "La sua faccia è su magliette e accendini, ma molti fan ignorano i misfatti del guerrigliero..." - recita l'abstract di un articolo scritto da Alvaro Vargas Llosa per The New Republic. A prescindere dallo schieramento ideologico del giornalista - che dà per assunto l'ignoranza del "fan" riguardo al "lato oscuro" di Ernesto Guevara - lo scrittore, autore, commentatore, utente che scrive dei rapporti del Che con il merchandising della sua immagine esprime un dato di fatto: "il fashion che" muove milioni di euro in tutto il mondo. Che poi il denaro venga utilizzato per auto-finanziare quel centro sociale, quel movimento politico, oppure per incrementare il fatturato di una casa editrice o di un'azienda di oggettistica, è un altro paio di maniche. Il Che è stato oggetto di diverse e ramificate operazioni di marketing. C'è chi crede nella sua visione del mondo, nei suoi messaggi politici. C'è chi tratta il personaggio Che come un brand politico o semplicemente economico. La figura del Che non sbiadisce. Si adatta alle "stagioni della vita sociale e politica" del Paese, trovando comunque i suoi spazi grazie agli sforzi di autori anche agli antipodi per pensiero politico e per estrazione sociale. Quando Ernesto Guevara viene utilizzato come riempi-spazio informativo per coprire i vuoti di mezz'estate sui quotidiani nazionali, gli argomenti trattati riguardano l'"accendino o la maglietta di turno". Una bella pagina promozionale destinata a diverse piattaforme ricettive. Non si riempie una pagina - cartacea, elettronica, televisiva così tanto per fare. Ci sono sempre interessi economici e/o sociali e/o politici dietro la pubblicazione di una notizia che ha per oggetto un personaggio-simbolo la cui icona-pensiero è parte integrante di strati sociali urbani altamente ricettivi al messaggio che, come tutti i messaggi socialmente forti, è spesso e volentieri manipolato ad uso e consumo di interessi di parte (quale che sia la Parte). Si tratta solo di stabilire, volta per volta, quale sia l'obiettivo perseguito e il target primario a cui è destinato il "messaggio".
In campagna elettorale definire obiettivo e target è molto più semplice che in una giornata di mezz'estate. Se si torna a parlare del merchandising che ruota attorno alla figura del Che si vuole risvegliare l'attenzione di un certo "parco di potenziali elettori" (il target). Se l'argomento viene trattato in modo velatamente o direttamente spregiativo è evidente l'intenzione di minare le basi delle "menti più fragili", perché non sostenute da una base ideologica e/o politica solida. In caso contrario si vuole avvicinare/riavvicinare le "menti ricettive" allo schieramento naturale di cui il Che rappresenta una delle figure simbolo.

Qualche appunto sul pensiero politico e sull'uomo 'Ernesto Che Guevara':


"Tattica e strategia sono i due elementi sostanziali dell'arte della guerra, ma guerra e politica sono intimamente legate da un denominatore comune, che è l'impegno a conseguire un obiettivo determinato, sia esso la distruzione dell'avversario in un conflitto armato o la presa del potere politico. Non si può comunque, ridurre ad una formula schematica l'analisi dei principi tattici e strategici che stanno alla base dei conflitti militari e politici. La ricchezza di ciascuno di questi concetti si può valutare soltanto attraverso la pratica, unita all'analisi delle complesse funzioni che essi racchiudono. Non esistono obiettivi tattici e strategici immutabili. A volte obiettivi tattici assumono un'importanza strategica mentre in altri casi, obiettivi strategici si trasformano in semplici elementi tattici. Solo uno studio attento dell'importanza relativa di ciascun elemento permette alle forze rivoluzionarie la piena utilizzazione di tutti i fatti e le circostanze, in vista del grande e definitivo obiettivo strategico: la presa del potere. Il potere è l'obiettivo strategico sine qua non delle forze rivoluzionarie e tutto deve essere subordinato a questo grande compito" - Tattica e Strategia della Rivoluzione LatinoAmericana

"Fra tutti i problemi scottanti che debbono essere trattati da questa Assemblea, uno di quelli che per noi hanno maggior significato e di cui crediamo sia necessario dire una definizione che non lasci dubbi in nessuno, è quello della consistenza pacifica fra stati con diversi regimi economico-sociali. Notevoli sono i passi in avanti compiuti dal mondo in questo campo; tuttavia l'imperialismo - soprattutto quello nordamericano - ha la pretesa di far credere che la consistenza pacifica sia di uso esclusivo delle grandi potenze della terra. Noi esprimiamo qui la stessa posizione sostenuta dal nostro Presidente al Cairo e che doveva poi essere alla base della Dichiarazione della Seconda Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi non Allineati: e cioè che la consistenza pacifica non deve essere limitata soltanto ai potenti, se si vuole garantire la pace del mondo. La coesistenza pacifica deve essere praticata fra tutti gli stati, indipendentemente dalla loro importanza, dalle relazioni storiche che li legavano in precedenza e dai problemi sorti fra alcuni di essi in un momento dato" - Primo dei due interventi nella IX sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU (11/12/64)

"Noi sosteniamo, mille e una volta, che le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono nel seno dei popoli. Le rivoluzioni sono generate dallo sfruttamento che i governi - come quello di Costarica, quello di Nicaragua, quello di Panamà o quello del Venezuela - fanno pesare sui rispettivi popoli. Poi si possono, appoggiare o meno i movimenti di liberazione; li si può aiutare, soprattutto moralmente, Ma la realtà è che le rivoluzioni non possono essere esportate" - Secondo intervento alla nona sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU, l'11 dicembre 1964

"Hildita cara, ti scrivo oggi, anche se la lettera ti giungerà molto più tardi; ma voglio che tu sappia che mi ricordo di te e che spero tu stia trascorrendo un compleanno molto felice. Ormai sei quasi una donna e non ti si può scrivere come a una bambina, raccontando sciocchezze e piccole bugie.Devi sapere che sono lontano e che starò molto tempo separato da te, facendo ciò che posso per lottare contro i nostri nemici. Non è che sia molto, ma e pur sempre qualcosa, e credo che tu potrai sempre essere orgogliosa di tuo padre, come io lo sono dite. Ricordati che ci vorranno ancora molti anni di lotta e quando sarai donna, dovrai fare la tua parte. Nel frattempo devi prepararti, essere molto rivoluzionaria che alla tua età vuol dire studiare molto, il più possibile, e essere sempre pronta ad appoggiare le cause giuste. Inoltre, obbedisci a tua madre e non credere di poter fare tutto prima del tempo. Arriverà il momento anche per questo. Devi lottare per essere tra le migliori a scuola. Migliore in tutti i sensi, e tu sai cosa voglio dire: nello studio e nell'atteggiamento rivoluzionario, vale a dire buona condotta, serietà, amare la rivoluzione, cameratismo ecc. Io non ero così quando avevo la tua età ma vivevo in una società diversa, nella quale l'uomo era nemico dell'uomo. Oggi tu hai il privilegio di vivere in un'altra epoca e devi esserne degna. Non ti dimenticare di dare uno sguardo a casa per sorvegliare gli altri bambini ed esortarli a studiare e a comportarsi bene, specialmente Aleidita che ti ascolta molto come sorella maggiore. Bene, vecchia mia, ancora una volta che tu abbia un felice compleanno. Dai un abbraccio a tua madre e a Gina e ricevine tu uno grande e fortissimo che valga per tutto il tempo in cui non ci vedremo, dal tuo PAPÀ" - Lettera a sua figlia (1966)

"Cari vecchi, Un'altra volta sento sotto i miei talloni la costola di Ronzinante e torno sulla vecchia strada. Quasi dieci anni fa vi ho scritto un'altra lettera di addio. Ricordo che con voi mi lamentavo di non essere un miglior soldato e anche un medico migliore; la seconda cosa non mi interessa più. Come soldato, ora, non sono poi così male. Nel profondo nulla è cambiato, salvo che sono molto più cosciente e il mio marxismo si è fortificato e depurato. Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per la loro liberazione e sono coerente con quello in cui credo. Certamente molti mi chiameranno avventuriero, e lo sono, ma di un tipo diverso e di quelli che mettono a disposizione la propria pelle per dimostrare la propria verità. Può essere che questa lettera sia quella definitiva. Non lo cerco, ma è dentro il logico calcolo delle possibilità. Se sarà così, ricevere il mio ultimo abbraccio. Vi ho voluto molto bene, solo che non ho saputo esprimere la mia affettuosità; sono estremamente rigido nelle mie azioni e credo che a volte anche voi non mi abbiate capito. Certo, non era facile capirmi. D'altra parte, credetemi, soltanto oggi una volontà, che ho acquisito quasi con ricerca d'artista, mi permette di sostenere due gambe deboli e i miei polmoni stanchi. Ricordatevi ogni tanto di questo piccolo condottiero del secolo ventesimo. Un bacio a Celia, a Roberto, Juan Martìn, a Beatriz, a tutti. Un grande abbraccio dal vostro figliol prodigo, recalcitrante, per voi. Ernesto" - Lettera di addio ai genitori