Contrappunti: ICT e Business made in Cina

Un anno fa, Fabrizio Pivari scrisse una interessantissima Briciola che dimostrava come "risorse pregiate" a migliaia di chilometri di distanza utilizzassero i nuovi strumenti offerti dall'ICT per creare e gestire Primi Contatti con figure professionali di Paesi altrimenti difficilmente raggiungibili. Due mesi dopo, su advmagazine.net venne pubblicato un intervento per la serie "Articoli di Opinione" - progetto sospeso - in cui si trattava il tema di "sapersi adeguare alle esigenze e alla cultura del Paese in cui s'intende investire". Si scrisse del brand Giordano, Hong Kong, marchio che fu oggetto di un mio successivo intervento - 30 Giugno 2005. Unendo queste tre "antiche" risorse, si crea un suggestivo panorama informativo, quanto mai attuale, sulla realtà del Business orientale - con particolare attenzione al made in Cina - e sulle possibilità offerte dall'ICT per quelle PMI italiane che sanno coglierne, e sfruttarne, il potenziale.

Skype. Si sono scritti fiumi di parole attorno allo strumento capostipite delle nuove forme di comunicazione istantanea offerte dall'ICT. Qualche breve nota estratta dalla prima parte della Serie VoIP su ADV Magazine:
"Ho capito che era finita quando ho scaricato Skype“ - spiega Michael Powell, presidente della Commissione Federale delle Comunicazioni USA - ”Quando gli inventori di KaZaA hanno cominciato a distribuire gratuitamente un piccolo programma che permette di parlare con chiunque, e la qualitа è fantastica, ed è gratuito - è finita. Ora il mondo cambierа inevitabilmente” - Fortune Magazine, 16 Febbraio 2004.

Niklas Zennström e Janus Friis, ideatori di KaZaA, crearono e distribuirono gratuitamente nella Rete qualche nuovo kb di software che chiamarono Skype. Durante il biennio 2002-2003, Skype irrompe nel Mercato ICT offrendo uno software P2P (Peer to Peer) di nuova generazione. Fino all'avvento di Skype, parlare di P2P significava parlare di argomenti quali condivisione di file (audio e video), Copyright e Diritto d'Autore, Major e battaglie legali. Con Skype, il principio di scambio dati è il medesimo ma cambiano i contenuti: si scambia la voce di persone che vogliono comunicare in tempo reale. Arriva il VoIP di massa.
La possibilità di comunicare gratuitamente da computer a computer aprì nuovi scenari di comunicazione da subito sfruttati dalle "menti marketing" più intraprendenti.

Telemarketing, chatmarketing, skypemarketing:


Due settimane fa alle 7 di mattina vengo contattato via MSN Messanger.Chi vorrà chattare con me?
La curiosità è forte. Accetto.
Una persona gentilissima, con un inglese forbito, inizia a scrivere del più e del meno, quindi gentilmente mi chiede se può sapere di dove sono. Senza problemi dico Italia e lui Cina. Proseguiamo a chattare e dopo un po' mi chiede gentilmente se sono un ragazzo, io rispondo di no e lui passa a descrivermi il motivo del suo contatto: rappresenta un'azienda cinese in espansione che sta cercando persone che commercializzino i loro prodotti. Vado a vedere il loro sito e subito passo al contrattacco: Google Page Rank molto basso avete bisogno di un consulente di Internet Marketing inoltre se volete annunciare i vostri prodotti in Italia posso distribuire ovunque le vostre rassegne stampa.Risponde ne parlerò con il mio capo e gentilmente batte in ritirata.
Questo strano evento mi serve per soffermarmi su alcune osservazioni:
Il mio indirizzo di Messanger non è pubblicato sul mio sito.
Non sapeva nulla di me: età, nazionalità, attività svolta, ...
Come mai una risorsa pregiata (non era un dilettante) fa attività di chatmarketing contattando casualmente?
La mia impressione è che vi sia un ritorno anche facendolo in maniera casuale.Immaginate se fosse possibile avere una serie di indirizzi di chat targettizzati: per nazione, sesso, età, professione, ...Ieri telemarketing, oggi chatmarketing, domani skypemarketing!
Fabrizio Pivari - 14 Marzo 2005
http://internet-marketing.pivari.com/2005/03/telemarketing-chatmarketing.html
Non è un caso che il "Primo Contatto" sia arrivato dal primo dei Mercati emergenti asiatici. Elemento ancora più importante: non è un caso isolato. Esperienze dirette e di aziende con cui sono in contatto per motivi di lavoro indicano un trend in costante crescita esponenziale. E' possibile che le PMI d'Oriente sfruttino meglio delle PMI occidentali i nuovi scenari di marketing permessi dall'ICT attuale?

L'anno scorso esisteva una sezione, oggi sospesa in attesa di un progetto che riesca a sfruttarne le potenzialità, su ADV Magazine chiamata "Articoli di Opinione". Lo scopo di questa sezione era quello di dare spazio alla "voce" delle nostre PMI partendo da temi predefiniti proposti, spesso, dalle stesse aziende. Il 21 Maggio 2005 venne proposto il tema generico "Marketing globale". Si scrisse di ICT e PMI, IRAP e si discusse assieme alla ditta A.D. Asia Manufacturers di PMI e Mercati emergenti. Il 24 Giugno 2005, il Managing Director di A.D. Asia scrisse: "Il libero scambio delle merci ormai inevitabile e promotore di sviluppo, sempre che si sappia come adeguarsi per rimanere sulla cresta dell' onda, necessita inevitabilmente dell' abbattimento di costi e dell'ottimizzazione dei tempi di richiesta/risposta, nonché di chiarezza che solo un sistema di gestione basato sull'ICT può garantire. Oggi che l' offerta è maggiore della richiesta e dove la competizione è ormai oltre frontiera, tutte quelle PMI incapaci di essere sensibili ai cambiamenti di rotta necessari a restare in gioco sul mercato, chiudono o rischiano di fallire. Un grande peccato per un Paese esportatore di creatività, qualità e capacità come l' Italia. L' Italia è un Paese dalle grandi potenzialità ma non è mai stato in grado di sfruttare al meglio le proprie risorse, le stesse risorse sfruttate dagli Americani che creano multinazionali utilizzando l' arte della pizza e del caffè, ed ora anche dai nuovi investitori Asiatici che aprono catene distributive di abbigliamento come GIORDANO il cui proprietario è di Hong Kong e gode di oltre 280 punti vendita in Asia. Come GIORDANO, tanti altri sfruttano la resa d'immagine dei nomi e dei prodotti italiani adattando tale resa ai gusti internazionali. L'errore più comune di quegli Italiani che provano a diffondere la propria arte e capacità all'estero, senza successo, è quello di esportare il prodotto così come nasce in Italia, puntando su una gestione dell'attività in formato locale senza considerare se tale gestione sia in linea con le esigenze e la cultura del Paese straniero in cui si vuole investire.Insomma, nell'era del Mercato globale, il difetto italiano più incisivo (e deterrente) nello sviluppo di un discreto marketing internazionale, oltre a quello più comune e radicato di muoversi indipendentemente dalle altre realtà nazionali, è quello di non studiare a fondo i mercati stranieri al fine di far attecchire con successo le iniziative aziendali. Le PMI continuano a curare il proprio piccolo pezzo di terreno attraverso una gestione delle risorse d'impronta locale, senza considerare la possibilità d'interagire seriamente con altre aziende (italiane e non) al fine di migliorare il brand aziendale ed italiano all'estero".

Non nascondo che il brand Giordano mi era completamente sconosciuto. Il settore in cui operava la ditta A.D. Asia, lo stesso di Giordano, era al di fuori dei miei interessi lavorativi. Fashion, import-export e distribuzione di abbigliamento e accessori moda sono argomenti che sono disposto ad approfondire se correlati ad una campagna, oppure se inseriti in un contesto (notizia) che mi intrighi al punto di approfondire quegli elementi di cui conosco poco o niente. Il brand Giordano rappresentò un elemento "sconosciuto" in un contesto che m'interessava per due motivi: primo perché inserito in "Articoli di Opinione", sezione che volevo "spingere" non fosse altro perché trattavasi di una mia "creatura"; secondo perché l'intervento di Andrea Dolcemascolo m'interessava davvero.

Il 30 Giugno 2005 scrissi un intervento dal titolo "Giordano Style":


Non nego che il passaggio "...anche dai nuovi investitori Asiatici che aprono catene distributive di abbigliamento come GIORDANO il cui proprietario è di Hong Kong e gode di oltre 280 punti vendita in Asia..." riportato nell'ultimo intervento di Andrea Dolcemascolo mi ha stimolato nel ricercare ulteriori informazioni sull'Azienda GIORDANO. Quello che ho trovato evidenzia quale sia la forza dinamica degli affari in area asiatica. Una forza che supera barriere culturali e politiche, anche radicate e radicali come quelle che dividono (a volte violentemente) la Cina dal Giappone.
GIORDANO è una Realtà attiva nel fashion business, un'azienda di Hong Kong produttrice e distributrice di abbigliamento casual che nel biennio 2000-2001 ha tentato a più riprese di entrare nel mercato giapponese, proponendosi con il distaccamento GIORDANO Japan e forte di una catena di 100 negozi. L'azienda propone un prodotto cinese, il che ha rappresentato un deterrente notevole per le prospettive di business in terra nipponica.La strategia del marketing di GIORDANO per superare l'handicap del made in cina è un esempio mirabile di sfruttamento delle risorse territoriali/culturali di mercato: "...la strategia include alcune indicazioni alle ditte italiane per sviluppare le esportazioni delle loro marche e per vendere i loro servizi di produzione di alta gamma ai più importanti operatori al dettaglio giapponesi che sono sempre bramosi di trovare nuove fonti di prodotti di qualità..." fonte: ice.gov.it.

Questo accadeva nel 2003.A due anni di distanza GIORDANO è una delle più note e produttive catene produttrici/distributive di fashion in area asiatica.La conferma viene dalle ultime notizie relative ai futuri investimenti dell'azienda: "...Hong Kong fashion retailer and distributor Giordano International Ltd. plans to open stores in India in early 2006 to take advantage of a boom in consumer spending there..." fonte sina.com

Ma quali sono, ad oggi, le prospettive di business della GIORDANO Japan? L'azienda è riuscita a consolidarsi in un territorio tradizionalmente ostile come quello giapponese?

Per iniziare: "...This year (2005, n.d.r), we took the chance to promote the good quality of our products as well as educate buyers that cashmere is an all seasons material that is cooler in summer and warmer in winter. And we have met potential buyers from Asia including Japan, Korea and Taiwan..." fonte: worldboutiquehk.com

Per approfondire: "...Japan saw the best sales and gross margin growth. Sales per sq. ft. rose 45.0%. Eleven outlets added in 2004 and ten outlets planned for 2005..." fonte: giordano.com.hk

Per maggiori informazioni: Giordano International Limited (Hong Kong) - sito ufficiale dell'azienda, con la possibilità di personalizzare l'esperienza di navigazione accedendo ai Siti internazionali create per dare forza al brand GIORDANO nei singoli Paesi in cui l'azienda è presente.

Sulle PMI italiane ed i Mercati emergenti:


La nostra Televisione ha affrontato a più riprese il tema dei Mercati emergenti, con particolare attenzione alla Cina e all'invasione dei prodotti made in Cina sul Mercato italiano. Uno degli elementi emersi a sottolineare il perché di tanta "vitalità" delle PMI orientali è quello delle "agevolazioni burocratiche e fiscali nell'apertura di una LTD nei "porti franchi" dei Mercati emergenti". In particolare l'obiettivo è stato puntato su Hong Kong e sul fatto che per aprire una LTD (la controparte orientale di una S.r.l.) occorono poco più di due ore e che la pressione fiscale sulle aziende è nettamente inferiore a quella applicata sulle PMI nostrante. Una settimana fa proposi queste tesi ad Andrea Dolcemascolo nel contesto di un'intervista per www.advmagazine.net: "Hong Kong, come Singapore" - mi disse Dolcemascolo - "è un porto franco voluto dalle politiche Inglesi e diventato nel tempo il crocevia più prolifero per lo scambio di servizi e merci con la Cina ed altri Paesi del Sud-Est Asiatico. Proprio per facilitare questo sviluppo economico, la semplificazione burocratica e fiscale è stata una delle strategie portanti della politica economica di queste aree. Tutto ciò che Hong Kong oggi rappresenta, non è altro che il logo-tipo dell’idea di Mercato globale. Non è necessario riempirsi la bocca di parole come globalizzazione e Mercato globale. Mi spiego meglio. Come si può pensare di avere spazio in Mercati consolidati o emergenti senza essere in grado di comunicare in Inglese, di utilizzare tutti gli strumenti ICT tramite cui il mondo gestisce gli interscambi?" - una risposta tagliente da parte di un professionista che per sei mesi all'anno opera tra India, Cina e Tahilandia lavorando a stretto contatto con importanti Realtà locali. Riguardo alle PMI italiane: "Le Aziende italiane sono ancora oggi restie ad investire in risorse innovative di comunicazione e marketing. Non è concepibile che si attendano esclusivamente i fondi dello Stato per fare qualche passo in avanti. Le PMI devono cambiare politica di vendita studiando i mercati esteri ed in particolare quei mercati ritenuti una minaccia, ma che minaccia non sono perché è proprio in quei Paesi che il consumismo è più prolifero ed è proprio in quei Paesi che le Aziende Italiane devono investire decentrando politiche di vendita tradizionali e inadeguate agli scenari attuali".

E ancora: "L’Azienda Italia è frenata da un tradizionalismo latente verso novità che non sono ancora entrate nel background culturale del Paese. Non si può andare in Asia pensando che il nostro prodotto o il metodo con il quale si vende e/o ci si propone possa avere lo stesso riscontro su popolazioni le cui cultura, mentalità e tessuto sociale sono agli antipodi dai nostri".