Berlusconi, Annunziata e 'fare giornalismo'

"Mi alzo e me ne vado" e la parola "Annunziata" sono i riferimenti che da qualche giorno accompagnano l'immagine del Presidente del Consiglio su vignette satiriche pubblicate su giornali e qualche emittente televisiva. Riproposti in varianti più o meno divertenti, ad uso ed usufrutto della campagna elettorale, questi "spot ironici" deviano l'attenzione da una questione fondamentale riassunta in due parole: "fare giornalismo".

L'Intruder del 27 Febbraio 2006 riporta un'intervista concessa da Giancarlo Santalmassi a Luca Oliverio (www.comunitazione.it): "Ai miei studenti dico che la professione, anzi il mestiere di giornalista, non richiede nè martiri, nè vittime, nè missionari nè eroi. e l'atteggiamento migliore è quello di porsi di fronte un'asticella: scelta un'altezza (non eccessiva, nè in su nè in giù) proporzionata alle proprie forze, si deve pronunciare una sorta di giuramento: mai accetterò di passare sotto quell'asticella: perchè è lì, a quell'altezza, la mia soglia di decenza minima. e cercare di costruirsi le condizioni per riuscire a non scendere mai sotto". Seguono estratti (domande/risposte complete) dell'intervista.

Pillole di Giornalismo:

Direttore santalmassi, la ringrazio per aver accettato il mio invito a fare due chiacchiere. Perdoni la domanda di rito: cosa significa fare giornalismo quando è in vigore la par condicio?

Vuol dire profonda umiliazione per chi ha costantemente il senso di equilibrio. e tutto l'anno.

Come si può recuperare il giornalismo a questo ruolo fondamentale per una Democrazia, di controllo, racconto e analisi della situazione?

Purtroppo è un compito della politica. se cominciando dalla rai decidesse di partecipare alle nomine, ma poi fare passi indietro, sarebbe un grande esempio. invece vengono dati incarichi ad assessori provinciali. con tutto quel che ne segue di 'e perchè io no?'

Parliamo di opinione pubblica borghese nel senso Habermassiano del termine. Il giornalista deve prendere in considerazione anche la voce del popolo, i suoi desideri e replicarli verso il potere o mi sbaglio? E perché allora si cede alla tentazione di fare domande political correct, tralasciando le domande e i temi cocenti?

"Tengo famiglia", e dunque i temi cocenti li evito. inoltre, lo avverto addosso a me, la convinzione ormai passata nel pubblico che disconosce, ne ignora l'esistenza, del giornalista indipendente. chi si confronta duramente con l'interlocutore, passa per avversario, e non per garanzia di obiettività e dunque di difesa totale. è il danno peggiore di questi anni.

Giornalismo d'opinione, schierato:

Il fatto che un giornalista sia orientato verso questo o quello schieramento politico non deve pregiudicare il suo ruolo: informare obiettivamente basandosi su fatti oggettivi e non soggettivi. In caso contrario si entra in una spirale generata dall'opinione della persona-giornalista. Questo può far piacere a coloro che sono in linea con le idee della persona-giornalista-opinionista... e poi? Via libera all'intolleranza "di pelle". Campo libero all'opinione personale. L'intervista che degenera in uno scontro verbale tra persone agli antipodi, dove il giornalista diventa prima opinionista e poi persona coinvolta in prima persona in una rivalità creata e montata ad hoc, quasi a voler scatenare la reazione, almeno una - quale che sia, dell'intervistato. "Lei non sa trattare con i giornalisti", "Questa è casa mia e...", "Lei non può dire mi alzo e me ne vado". Un'intercalare di aggressioni verbali, ammonimenti, che hanno spezzato il ritmo di un'intervista spezzata dalle "voci sopra le voci" e da silenzi imbarazzanti quando l'intervistato forniva una risposta che, agli occhi della persona-opinionista, erano una lapide con su scritto "avete sentito che risposta? che punto di vista insostenibile?". Silenzi preceduti da "come ha detto?" e varianti sul tema. Ripetitivi, forzati, voluti. Un intercalare di punti presi e polemiche che dal decimo minuto della trasmissione hanno sostituito le domande ripetitive e i silenzi conseguenti. La persona punta nel vivo quando gli viene detto che "non capisce di economia". Deve assolutamente ribattere! Non si volesse mai che la gente pensasse che effettivamente "non capisce" e che quindi non riesce a tener testa alla sua nemesi politica.

In tutto questo il giornalismo dov'è? Ricordo una recente presenza dell'onorevole Piero Fassino al TG4. Se c'è un giornalista schierato quello è Emilio Fede. Anche in quel caso l'intervista è stata una forzatura per entrambi. Ma entrambi si sono dimostrate persone flessibili ed in grado di superare la contrapposizione di schieramenti di appartenenza. Di chi è stato il merito? Del giornalista che ha messo da parte le proprie opinioni schierate, per quanto possibile e con qualche difficoltà sottolineata giustamente e a modo da Fassino, permettendo all'intervista di forma di giungere alla sua naturale conclusione a differenza di quanto avvenuto "In mezz'ora".

Potere:

Maurizio Costanzo diceva che il potere del giornalista è limitatissimo. Citandolo a memoria: Il potere c'è l'ha chi paga la corrente e fa si che domani si riaccenda la lucettina sopra la telecamera. Ma qual'è il vero peso di un editore all'interno di un sistema mediale?

Veda la risposta n. 2 (riproposta a seguire). il potere del giornalista è immenso. veda quanti danni ha fatto Costanzo alla tv: da quando il povero beniamino di maggio della dia di milano andò da lui a fare una denuncia gravissima, sedendosi in uno studio tra una prostituta e un gay. persone degnissime. ma il contesto cominciò lì ad essere banalmente impresentabile. al grido "venghino venghino, più gente entra più bestie si vedono".

A bruciapelo: alcuni (troppi secondo me) giornalisti si limitano a replicare i comunicati stampa delle forze politiche e sociali, ma il giornalista non era un watch dog? Che fine ha fatto il quarto potere?

Il quarto potere sarebbe tale se ci fosse l'editore puro che vive solo del prodotto editoriale. i giornali di proprietà di gruppi industriali sono troppo vulnerabili: sono la prima linea di offesa dell'intero gruppo industriale. Un paese in cui l'industria vive i tempi che vive dipendendo da un alzamento o abbassamento di un'aliquota qualunque, la forza del suo giornale è la stessa del gruppo industriale che lo possiede. l'anello debole, indebolisce tutta la catena.

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L'editore. Sempre schierato. Poteri forti che lo sostengono. Industriali e politica. Scenario attuale: campagna elettorale 2006.