L'Irap 'ridotta' per garantire un gettito fondamentale

Ridurre l'Irap ma non abolirla. Questa è la promessa di Romano Prodi al Convegno degli industriali di Vicenza. Come si può rinunciare ad un gettito che rappresenta la terza entrata per le casse dello Stato? L'Irap ridotta permetterebbe una "correzione di rotta" all'Italia su una tassa che comunque rimane sgradita tanto alla Ue quanto agli imprenditori.

"Un’imposta come l’Irap presenta le caratteristiche sostanziali dell’Iva ed è colpita dal divieto sancito all’articolo 33 della sesta direttiva" - spiega Francis Jacobs, Avvocato generale della Corte di Giustizia Europea. Si riassume in quest'affermazione la proposta di bocciatura dell'Irap da parte della UE - nella persona dell'avvocato Jacobs - che di fatto rappresenta l' "anteprima della bocciatura ufficiale". Il 25 Aprile 2005, lavoce.info riportava: "A più di un mese dalle conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea sull’incompatibilità dell’Irap con le norme comunitarie, non sembra che siano stati fatti passi avanti significativi per trovare possibili vie d’uscita al pasticcio in cui il Governo si trova, anche per non aver voluto adeguatamente difendere un’imposta contrastata da sempre".

Nell'Intruder del 15 Marzo 2006 - Insostenibile IRAP - ho sottolineato come lavoce.info avesse già da tempo analizzato le alternative all'Irap, focalizzando la propria attenzione su "versioni lite" della tassa e su alternative valide. Un punto su cui tutti sono d'accordo è che l'Irap, così fortemente voluta da due governi, è un'imposta che non può essere eliminata, in quanto rappresenta uno dei fulcri attorno a cui ruotano le strategie fiscali dello Stato. Altro punto che vede tutti d'accordo è che l'Irap, così com'è, non ha futuro. Silvio Berlusconi ha dichiarato che l'Irap dovrebbe essere sostituita da imposte alternative che garantiscano lo stesso gettito. Romano Prodi preferisce uno scenario in cui l'Irap non venga abolita.

Punti di vista sull'Irap:

La prima domanda rivolta a Romano Prodi al Convegno di Vicenza è stata sull'Irap. "Possiamo correggerla, ma tagliarla subito non è possibile. La correggeremo nella parte più discutibile, e cioè l'introduzione del costo del lavoro nella base imponibile" - ha risposto il candidato premier per le prossime elezioni politiche di Aprile. In linea con le affermazioni di Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria: "Quell'imposta è ingiusta e va subito gradualmente ridotta". E sulla stessa linea è anche il ministro Tremonti: "L'Irap è un'imposta sbagliata. E' un'imposta importante, ma dobbiamo ridurla, i soldi si trovano. Va buttata giù". Cos'è cambiato dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio durante il confronto con Prodi? Ripropongo a seguire il botta e risposta tra i due:

  • "L'Irap e' una imposta che ne ha sostituite sette. E' la base per finanziare la salute. E' estremamente importante. Non e' stata dichiarata illeggittima, sara' giudicata dalla Corte. Il governo non l'ha abolita, l'ha tenuta anche nel programma. Se fosse cosi' disgraziata, l'avrebbe cambiata" - Romano Prodi. "E' notizia di oggi che l'Irap è stata bocciata dalla Corte di Giustizia. L'Irap è un'imposta ritenuta non congrua dalla Corte di Giustizia e dovrà essere sostituita con altre imposte. Noi non siamo intervenuti sull'Irap perché la Confidustria, con cui abbiamo condotto trattative continuative, ha preferito che incidessimo sul cuneo fiscale" - Silvio Berlusconi

La proposta di Silvio Berlusconi durante il confronto è quella di sostituire l'Irap con altre imposte. L'analisi de lavoce.info suggerisce che è più semplice ridurla, introducendo di fatto imposte alternative che vadano a coprire la riduzione del gettito. L'affermazione del Presidente del Consiglio deve essere inquadrata nello scenario di un confronto televisivo: utilizzata per evidenziare alcune lacune nella "preparazione" del suo avversario. Botta e risposta, appunto.

Le ricette del Belpaese:

Mentre Diego della Valle lascia il direttivo di Confindustria in seguito ad un altro "botta e risposta" e si sente finalmente pronto a parlare liberamente, secondo quanto affermato nell'articolo di Marco Sodano a pagina 2 de La Stampa - 21 Marzo 2006 - affermando tra l'altro che "l'Italia è allo sfascio" e che si dovrebbe pensare di più all'economia del Paese che ha contrastare i dati di BankItalia, Montezemolo - quale portavoce e leader di Confidustria - dichiarava già nel 2005 che "si dovrebbe seriamente pensare a spostare il carico fiscale dall'imposizione diretta a quella indiretta" - e in particolare riguardo all'Irap spiegava come fosse urgente tagliarla, se non abolirla, "in maniera diretta e proporzionale". Due espressioni della stessa preoccupazione a cavallo di due anni che mostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, come l'allerta "stagnazione" avesse superato la soglia critica da molto tempo.

Stagnazione economica però non vuol dire aumento di disoccupazione o precarietà che incide sulla ripresa economica. I dati Istat confermano un buon trend, che si tratti di lavoratori "emersi dal nero" o meno, il punto è che "nuovi posti di lavoro" significa "dichiarazione dei redditi e nuove entrate per lo Stato". Se poi si vuole puntare l'indice sul discorso che sul minore tasso di disoccupazione incide il fatto che molti hanno rinunciato a cercare lavoro iscrivendosi alle liste monitorate, anche qui ci sarebbe da discutere: se c'è chi emerge dal nero, c'è anche chi ci si infila di propria spontanea volontà. Negli ultimi anni la bilancia pende più verso "chi ci si infila" che verso "chi emerge", ma questo è un problema che nessun governo dal dopo-guerra ad oggi è stato in grado di risolvere... ed è un problema che interessa tutti i Paesi occidentali.

Dunque, gli imprenditori sono in fermento e non da ieri. C'è tanta, forse troppa preoccupazione basata su fatti concreti ma che ormai si auto-alimenta entrata nel circolo vizioso di un pessimismo non più latente che coinvolge anche chi di preoccuparsi non ha ragioni. E Confidustria precipita in un silenzio stampa forzato da quella che alcuni definiscono la "campagna elettorale dei veleni". La causa è riconducibile al Convegno di Vicenza e allo scontro Berlusconi - Della Valle. L'effetto sono le dimissioni di Della Valle e il silenzio stampa "suggerito" da Montezemolo agli associati di Confindustria. Causa ed Effetto in uno scenario che di Effetti simili - a prescindere dalla Causa scatenante - ne farebbe volentieri a meno, non foss'altro per evitare di continuare fortificare il pessimismo di tutti riguardo alle prospettive future a breve e medio termine dell'Italia.