PMI Italia: mercati asiatici e business italiano

Quattro domande, e risposte, per disegnare gli scenari a disposizione delle PMI italiane nei mercati asiatici, l'attuale operatività delle aziende italiane correlata all'esigenza di una salda determinazione nell'affrontare le sfide del Mercato globale.

Sullo scopo dell'intervista rimando all'Intruder del 7 Marzo 2006. Per quanto riguarda il destinatario delle domande: ulteriori informazioni in calce all'intervista, sebbene se ne sia già parlato il 7 Marzo.

L’attuale Governo ha varato numerosi programmi tesi ad incentivare le PMI per investimenti a medio e lungo termine. Uno di questi programmi, per lo più varati e condotti dal Ministero per le attività produttive in collaborazione con l’Istituto per il commercio estero, interessa il settore degli accessori moda e dell’abbigliamento: la Regione Marche ha partecipato, con una rappresentanza di 16 aziende, alla 101esima edizione del ‘Pret-a-Porter’ di Parigi. Perché gli stessi sforzi non vengono profusi sul Mercato asiatico dove, ad esempio, le singole Regioni si muovono autonomamente per presenziare agli eventi internazionali di settore ad Hong Kong?

Il problema fondamentale che l’Italia ha da sempre, è il ritardo sul resto d’ Europa e del Mondo vuoi per in passato per la mancanza di una presenza politica forte negli assetti economici internazionali, oppure oggi per la sfortunata serie di congiunture politico-sociali-economiche correlabili alla moneta unica, a due guerre e, non da ultimo, al terrorismo internazionale, vuoi per la non predisposizione mentale delle Aziende Italiane all’ Internazionalizzazione. A differenza di altri Paesi Europei, l’Italia basa la sua politica economica lavorando su brand consolidati e quindi proponendosi in mercati dove la presenza e considerazione del Made in Italy è fuori discussione.
L’Italia ha dei marchi che si vendono da soli ( Armani, D&G, Versace, Gucci, etc….) e che ovviamente vengono supportati dall’ ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero) in quanto colossi del settore, per tutte le altre Aziende Italiane è buio totale.
Le piccole e medie imprese, non trovandosi supportati da organizzazioni governative dedite all’ esportazione del Made in Italy (che non sia necessariamente un Brand conosciuto), come invece accade per le ditte di Hong Kong attraverso HK Trade Development Council o per la Thailandia attraverso il Department Export Promotion, lamentano la crisi di settore ed addossano la colpa al Mercato dei Paesi emergenti.
Altro problema è quello degli investimenti per l’innovazione. Le Aziende italiane sono ancora oggi restie ad investire in risorse innovative di comunicazione e marketing. Non è concepibile che si attendano esclusivamente i fondi dello Stato per fare qualche passo in avanti. Le PMI devono cambiare politica di vendita studiando i mercati esteri ed in particolare quei mercati ritenuti una minaccia, ma che minaccia non sono perché è proprio in quei Paesi che il consumismo è più prolifero ed è proprio in quei Paesi che le Aziende Italiane devono investire decentrando politiche di vendita tradizionali e inadeguate agli scenari attuali.

Non molto tempo fa l’azienda Italia si è mossa in blocco con i maggiori esponenti di Confindustria e cariche importanti del Governo per piazzare il prodotto Italia in Cina. Quest’evento non ha avuto seguito se non quello di coinvolgere singolarmente alcune Regioni sui singoli settori del mercato asiatico, al punto che da più parti si è criticata questa autonomia d’intenti. Cosa frena l’Italia nella diffusione del proprio brand in Asia tramite la spinta dei servizi e prodotti più forti come la moda o l’agroalimentare?

Il motivo è correlato alla risposta precedente ossia, nel caso specifico, l’ Azienda Italia ha cercato di pianificare il terreno cinese per i soli canali industriali di alto livello, quindi per quei canali diventati da anni cavalli di battaglia e sostenuti sempre dal governo. Ci sono aziende italiane che sanno muoversi nei nuovi scenari asiatici, come la TOD’S che è presente in tutti i paesi Asiatici ottenendo una crescita di fatturati dal 30% al 40% su base annua.
L’Azienda Italia è frenata da un tradizionalismo latente verso novità che non sono ancora entrate nel background culturale del Paese. Non si può andare in Asia pensando che il nostro prodotto o il metodo con il quale si vende e/o ci si propone possa avere lo stesso riscontro su popolazioni le cui cultura, mentalità e tessuto sociale sono agli antipodi dai nostri.

Che il settore dei Servizi sui mercati esteri sia in forte calo è un dato di fatto. Che gli investimenti delle singole aziende sui mercati emergenti siano aumentati del 200% è un dato di fatto. Sempre più spesso le aziende che vogliono esportare servizi oltre i confini dell’Unione europea si muovono attraverso la via più veloce di accesso al mercato asiatico è Hong Kong. Due ore per creare una Ltd (l’equivalente di una S.r.l. italiana) , spese di gestione ridotte al minimo… è tutto qui o c’è dell’altro?

Prima di entrare nel merito della domanda occorre sottolineare che le aziende che investono sono le stesse che hanno deciso d’impegnare le proprie risorse nei Mercati emergenti utilizzando tutti i metodi e gli strumenti offerti dalla globalizzazione delle risorse di comunicazione, tecnologiche e di servizi. Le PMI italiane non sono pronte a questo genere di sfida.
Arrivo al punto. Hong Kong, come Singapore, è un porto franco voluto dalle politiche Inglesi e diventato nel tempo il crocevia più prolifero per lo scambio di servizi e merci con la Cina ed altri Paesi del Sud-Est Asiatico. Proprio per facilitare questo sviluppo economico, la semplificazione burocratica e fiscale è stata una delle strategie portanti della politica economica di queste aree. Tutto ciò che Hong Kong oggi rappresenta, non è altro che il logo-tipo dell’idea di Mercato globale. Non è necessario riempirsi la bocca di parole come globalizzazione e Mercato globale. Mi spiego meglio. Come si può pensare di avere spazio in Mercati consolidati o emergenti senza essere in grado di comunicare in Inglese, di utilizzare tutti gli strumenti ICT tramite cui il mondo gestisce gli interscambi?

Il settore Fashion è stato uno tra i pochi che non ha sentito la spinta propulsiva del cambiamento di assetti con conseguente perdita di competitività su settori considerati da sempre inattaccabili. Cosa differenzia le PMI italiane dalle aggressive aziende dei mercati emergenti?

Come per tutti gli altri settori, quello Fashion ha sempre vissuto di riflesso le politiche economiche di altri paesi. Gli USA per esempio. La stagnazione della politica economica italiana, come anche quella di altri Paesi europei dovuta all’iper valutazione dell’Euro rispetto al Dollaro, è stata una delle concause del calo export negli USA, sino ad oggi mercato di diritto in quanto alleato. Esistono però delle vie nuove, preferenziali che portano al Mercato asiatico.
La visita di Azienda Italia in Cina è l’esempio lampante di un tentativo di alleanza commerciale “Oversea” con la differenza che la parte che siede sul tavolo delle trattative non è più un Paese Occidentale filo Europeo bensì antagonista degli USA e che dalle iniziative ed idee promosse dal nostro paese sviluppa scenari strategici mettendo in pratica gli insegnamenti, consigli, suggerimenti ricevuti. Un esempio per tutti: GIORDANO che in due anni ha creato un brand di nome Italiano ma tutto Cinese ed oggi presente in tutta l’ Asia. Allora perché non può nascere,evolversi e consolidarsi un progetto simile tutto Made in Italy? E’ il momento che l’ Italia si rimbocchi le maniche e che conquisti i mercati con le proprie capacità senza attendere iniziative altrui, che si guadagni la fetta di mercato che gli spetta attraverso capacità imprenditoriali da troppo tempo messe a riposo perché ci si reputa forti per tradizione in questo o quel settore.La differenza base tra le PMI italiane e quelle dei Mercati emergenti è la determinazione con la quale si affrontano le sfide lanciate dal business del proprio settore.

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L'intervista è stata concessa da Andrea Dolcemascolo, Managing director dell'azienda A.D. ASIA Manufacturers - una delle Realtà in ambito PMI che si è adeguata alle esigenze dei nuovi "scenari globali": partner b2b per la creazione, produzione e l’importazione/esportazione di collezioni moda e decorazioni d'interni personalizzate.

Operativa sui Mercati asiatici dal 2000 - India, China, Thailandia, Vietnam, Indonesia, Laos, Hong Kong, Nepal, Taiwan - l’azienda ha da poco creato una Joint Venture con la Ganges Jute Pvt Ltd per il trading di prodotti Yuta (Jute) . La Ganges è forte di 54 industrie site sulle rive del Gange ( India ), 34.000 dipendenti ed una capacità produttiva di 200 containers giornalieri. Il "trading europa" è affidato alla A.D. ASIA Manufacturers di Roma (Italia) , mentre il trading per il Sud Est Asiatico è di competenza AD ASIA Manufacturers di Bangkok ( Thailandia ), prossimo off-shore (Company Limited) ad Hong Kong.