Rapporto Istat su 'posti di lavoro'

Uno dei dati emersi durante la campagna elettorale per le elezioni del 9-10 Aprile 2006 è stata la "confusione di dati e cifre Istat" i cui valori cambiavano - e cambiano - a seconda dello schieramento politico. Una delle cifre più controverse e dibattute è quella dei nuovi posti di lavoro creati dall'attuale governo. Cosa dice l'Istat in proposito?

La nota stampa che segue è stata pubblicata e diffusa dall'Ufficio Stampa dell'Istat il 1 Marzo 2006.

  • In merito alle notizie apparse su agenzie di stampa e quotidiani on line, l’Istat precisa che la diminuzione dell’occupazione riportata nel comunicato stampa “Conti economici nazionali- Anni 2001-2005” diffuso oggi, non riguarda i posti di lavoro ma le unità di lavoro totali a tempo pieno (ULA), che passano da circa 24.294.000 del 2004 a circa 24.192.000 del 2005 (–102.000 unità).A questo proposito si ricorda che le unità di lavoro a tempo pieno (ULA) si possono riferire al lavoro prestato nell’anno da un occupato a tempo pieno, oppure alla quantità di lavoro equivalente prestata da lavoratori a tempo parziale o da lavoratori che svolgono un doppio lavoro, al netto della cassa integrazione. L’unità di lavoro non è dunque legata alla singola persona fisica ma si riferisce convenzionalmente a una quantità di lavoro standard a tempo pieno definita dai contratti nazionali. - La pagina ufficiale del comunicato.

Partiamo dalla base 2001. Il Rapporto annuale sulla stiuazione del Paese nel 2001 rivelava che "nel periodo 1993-2001 l'occupazione cresce complessivamente di oltre un milione di unità" - in quanto è stato - "Determinante lo sviluppo della partecipazione femminile al mercato del lavoro: negli ultimi ottoanni l'occupazione femminile assorbe oltre il 96% dei nuovi posti di lavoro; parallelamente, sia il tasso di attività sia quello di occupazione si incrementano di oltre cinque punti percentuali. L'offerta di lavoro femminile, nonostante la forte crescita, incontra ancora un serio ostacolo nelcarico di lavoro legato alla cura familiare: se per le 30-39enni in coppia senza figli il tasso dioccupazione è del 72,7%, per quelle con figli il tasso si riduce al 48,9%". Per cui al 2001 è "certificato" che erano stati creati oltre un milione di nuovi posti di lavoro nell'arco di 9 anni. Questa è la cifra base sulla quale effettuerò il confronto con quella risultante dal quinquennio 2001-2005.

L'Istat dichiara - ultimo aggiornamento al 28 Settembre 2004 - che:

  • Dall’indagine sulle forze di lavoro derivano le stime ufficiali degli occupati e delle persone in cerca di lavoro, nonché informazioni sui principali aggregati dell'offerta di lavoro – professione, ramo di attività economica, ore lavorate, tipologia e durata dei contratti, formazione. Sin dalla sua introduzione all’inizio degli anni ’50, l’indagine svolge un ruolo di primo piano nella documentazione statistica e nell’analisi della situazione occupazionale in Italia e si rivela uno strumento conoscitivo indispensabile per decisori pubblici, media, cittadini.Le informazioni vengono raccolte dall’Istat intervistando ogni trimestre un campione di quasi 77 mila famiglie, pari a 175 mila individui residenti in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Sono escluse le famiglie che vivono abitualmente all’estero e i membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi, caserme ecc.).Negli anni l’indagine è stata più volte rinnovata per tenere conto, da un lato, delle continue trasformazioni del mercato del lavoro, dall’altro, delle crescenti esigenze conoscitive degli utenti sulla realtà sociale ed economica del nostro paese. L’ultima modifica è stata avviata all’inizio del 2004 in linea con le disposizioni dell’Unione Europea.
  • La nuova rilevazione campionaria è denominata continua in quanto le informazioni sono raccolte in tutte le settimane dell’anno e non più in una singola settimana per trimestre. I risultati continuano comunque a essere diffusi con cadenza trimestrale, fatta eccezione per il dettaglio provinciale che ha cadenza annuale.La rilevazione si caratterizza per la definizione di nuovi criteri di individuazione degli occupati e delle persone in cerca di lavoro (disoccupati), nonché per la profonda riorganizzazione del processo di produzione dei dati: realizzazione di una rete di rilevazione controllata direttamente dall’Istat, utilizzo delle tecniche assistite da computer per la rilevazione dei dati in grado di ridurre l’onere a carico dell’intervistato, adozione di nuovi strumenti per la gestione dell’indagine e il monitoraggio della qualità del lavoro sul campo. Per accrescere il patrimonio informativo, il questionario è stato articolato in modo da cogliere nuovi e importanti aspetti dell’attività lavorativa, della disoccupazione, dell’istruzione e formazione e delle relazioni familiari degli intervistati. Per rendere confrontabili le nuove stime rispetto ai dati riferiti agli anni passati l’Istat ha provveduto a ricostruire le serie storiche a partire dal quarto trimestre del 1992.

Quanto esposto sopra evidenzia che dal 2004 è stata introdotta una nuova rivelazione campionaria - denominata "continua" - dove le informazioni sono raccolte ogni settimana, abolendo di fatto lo standard "1 settimana per trimestre". Se ne evince che i dati raccolti con il vecchio standard sono più statici e statisticamente meno "forti" in quanto la base di raccolta è rappresentata da una campionatura di circa 175 mila persone. Se ne evince ancora che le rivelazioni statistiche del periodo 1993-2001 rientrano nel vecchio standard. A proposito di quest'ultima considerazione:

  • La nuova Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro (RCFL) si caratterizza per la definizione di nuovi criteri di individuazione degli occupati e delle persone in cerca di lavoro, nonché per la profonda riorganizzazione del processo di produzione dei dati.
  • Le innovazioni apportate comportano inevitabilmente significative interruzioni nella continuità delle serie storiche di tutti gli aggregati e indici economici derivanti dalla precedente Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro (RTFL).
  • L’Istat ha provveduto quindi alla ricostruzione delle serie storiche per il periodo che va dal IV trimestre 1992 al IV trimestre 2003 allo scopo di rendere possibile un’analisi del mercato del lavoro sul lungo, medio e breve periodo.
  • Il dettaglio informativo, via via che si approfondisce, viene messo a disposizione degli utenti nelle tavole allegate.

Il dettaglio informativo è disponibile alla pagina Ricostruzioni Forze Lavoro. Ricostruiamo il periodo 1993-2001 utilizzando il materiale presente in Tassi di occupazione dei 15-64enni, per ripartizione e sesso (file Excel). Il 1993 si apre con una percentuale totale del 53,1%. Il 2001 si apre con un tasso di occupazione del 55,3% e si chiude con un valore percentuale del 56,3. Il lavoro femminile si attesta al 37,7% nel primo trimestre del 1993, per arrivare al 42,6 del primo trimestre del 2001 e al 43,8 del quarto trimestre 2001. Di che cifre si parla? Per capirlo occorre dare un'occhiata alla tabella Occupati per tipologia di orario di lavoro: tempo pieno, tempo parziale.

  • Primo trimestre 1993: 20.746.000 di cui 7.351.000 femmine.
  • Primo trimestre 2001: 21.381.000 di cui 8.201.000 femmine.
  • Quarto trimestre 2001: 21.771.000 di cui 8.429.000 femmine.

Un incremento di poco più di un milione di nuova forza lavoro soprattutto grazie all'apporto della forza lavoro femminile. Questi dati raggruppano insieme i lavoratori a tempo pieno e quelli part-time. Occorrono anche i dati relativi al Carattere dell'Occupazione, vale a dire "posto fisso" e "contratti a termine".

  • Primo trimestre 1993: 14.779.000 di cui 1.405.000 a termine.
  • Primo trimestre 2001: 15.331.000 di cui 1.850.000 a termine.
  • Quarto trimestre 2001: 15.625.000 di cui 1.929.000 a termine.

Riguardo al 2005, l'Istat ha pubblicato un comunicato stampa in riferimento al terzo trimestre. Il prossimo comunicato è previsto per il 21 Marzo 2006:

  • Numero di occupati: 22.542.000, correlabili alla tabella Occupati per tipologia di orario e di lavoro. 771.000 unità in più. E' importante evidenziare questo passaggio del comunicato: "Nel terzo trimestre 2005 il numero di occupati è risultato pari a 22.542.000 unità, manifestando un aumento su base annua dello 0,3 per cento (+57.000 unità), in marcato rallentamento rispetto al recente passato. Il risultato sconta l’attenuazione degli effetti dovuti alla regolarizzazione dei cittadini stranieri registrati in anagrafe"- ed in particolare: "Il risultato sconta l’attenuazione degli effetti dovuti alla regolarizzazione dei cittadini stranieri registrati in anagrafe".

Ed ora torniamo a monte, in attesa di reperire ulteriori informazioni dal sito dell'Istat. Il documento diffuso dall'Ufficio Stampa dell'Istat indicava quali occupati a tempo pieno ben 24.192.000 persone. Vogliamo scontare la regolarizzazione dei cittadini stranieri? Intorno a che cifre ci si attesta?... Resta da vedere se c'è stato un incremento dei "contratti a termine" e di quale entità.

Le cifre rimangono pur sempre cifre e se la fonte è una sola (Istat), com'è possibile che i "rapporti informativi" in mano ai politici cambiano in funzione del "colore" di appartenenza?