Disservizi Telecom: le PMI italiane penalizzate dal digital divide

La crescente domanda di servizi da parte di privati, liberi professionisti e aziende, si contrappone all'inadeguatezza delle infrastrutture. Le PMI italiane, tornate ad investire su internet, non sono supportate dalla Rete italiana. La risposta Telecom è inadeguata alle richieste.

Roma e Padova. Due realtà aziendali differenti unite da un comune denominatore: il disservizio Telecom Italia per quanto riguarda la copertura e la fornitura della banda larga. In altre parole: esempi concreti di digital divide.

Roma - disservizi:

Intruder del 15 Febbraio 2006 - I tempi di attivazione superano la media del mese e mezzo con punte di tre mesi (che si tratti di Azienda o di Privato) su uno dei mercati principali del Paese, Roma: un Customer Care Service impotente di fronte alle richieste di sollecito degli utenti in attesa dell'attivazione del servizio; un Commerciale che offre come soluzione definitiva l'annullamento della richiesta per velocizzare i tempi di attivazione: "Chiedendo l'annullamento della richiesta del servizio ADSL" - spiega una fonte del Servizio Commerciale Telecom Italia (187.1) - "si attiva la task force che contatterà il cliente chiedendo quali sono le cause della sua richiesta. A questo punto il cliente fa la sua controproposta dicendo di essere disposto a tornare sui suoi passi a patto che il servizio venga attivato entro le 24 ore seguenti". Una soluzione che a volte ha un solo risultato: l'annullamento della richiesta di attivazione ADSL e nessuna chiamata da parte della Task Force.

Maggiori informazioni e contatti per testimonianze dirette da parte di aziende e privati.

Padova - digital divide:

"I nostri clienti sono negozianti e piccoli ingrossi su tutto il territorio italiano" - spiega Simone Zoccarato, Managing Director Moesi Living Style - Italy - "testimonianza diretta e reale di come, nel 2006, le connessioni a 56k sono spesso l'unica alternativa per chi usa internet per business o per pubbliche relazioni". La stessa Moesi ha conosciuto il significato di digital divide: "Dall'autunno del 2005 al Gennaio 2006" - conferma Simone Zoccarato - "Moesi ha lavorato con connessioni a 56k perché la zona in cui hanno sede i nostri uffici operativi non era raggiunta dalle linee ad alta velocità della Telecom". Troppo distante da importanti nodi regionali di traffico? "L'azienda si trova a 10 minuti da Padova" - risponde Simone Zoccarato - "E nella stessa zona si trovano altre attività di una certa importanza. Il problema è comune". Perché non rivolgersi ad altri operatori di telefonia? "Quando ci siamo resi conto che la situazione con Telecom non sarebbe stata risolta a breve, abbiamo contattato FastWeb" - spiega Simone Zoccarato - "I tempi di attivazione sono stati comunque lunghi. Questo perché ci siamo resi conto che molte delle infrastrutture su cui poggia la connettività italiana sono di proprietà Telecom che le subappalta o le assegna in concessione agli altri provider". "A differenza dei nostri clienti" - conclude Simone Zoccarato - "Noi siamo stati in un certo senso più forntunati. Ma ci rendiamo conto che il digital divide è un problema serio, concreto e reale che limita le prospettive di business di molte aziende. Ripeto. Siamo nel 2006 e ci siamo visti costretti a commissionare la realizzazione della nostra presenza on-line in due versioni. Una per connessioni lente" - http://www.moesi.it/home_html.html - "e una per connessioni veloci" - http://www.moesi.it/home_flash.html - "cercando di offrire un'immagine a 360 gradi della nostra attività recepibile sia per chi vive e lavora nel 2006, sia per chi è costretto ad operare come se si trovasse ancora nel 1996".

L'insostenibile leggerezza italiana dell'Internet:

Mario Draghi, nel suo primo intervento come Governatore della Banca d'Italia aveva ammesso che il mondo deve fare i conti con la "rivoluzione produttiva generata dall’avvento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione" e di come "l’Italia è attardata nel cogliere le occasioni offerte da questa rivoluzione". L'allerta del Governatore è stata trattata alla stregua di un comunicato stampa tradizionale. Spazio sulle prime pagine dei quotidiani di settore, sui maggiori quotidiani nazionali, perché a parlare è comunque il Governatore della Banca d'Italia e per di più il Governatore eletto dopo il burrascoso fine mandato di Antonio Fazio. Mario Draghi è il nome che cavalca l'onda del crollo di Fazio. Fa notizia. La notizia viene veicolata di conseguenza. Un esempio sui generis viene da chi ha fatto del movimento d'informazioni sul digital divide una missione: Anti Digital Divide (ADD). Punto Informatico, ADV News 24h, CS (Comunicati Stampa punto Com), ad esempio, muovono informazione sul digital divide ispirati da ADD, creando articoli ex-novo (Punto Informatico) o amplificando l'eco del grido ADD (ADV News 24h). L'eco di ADD, il grido, l'allerta si muove su Internet passando per testate giornalistiche, portaliinformativi ma si attenua in prossimità dei confini virtuali della rete. Il passaggio al mondo reale avviene sottovoce e non certo per demerito di ADD. Si arriva su Tg3 Neapolis, diffondendo il messaggio in nicchie di settore. Un passo in avanti, però più corto di quello che meritava un manifesto come quello di ADD. E non è un caso isolato. Ogni "movimento" di spessore che nasce su Internet trova ancora la diffidenza e la barriera del tradizionalismo dei media tradizionali. In un prossimo post parlerò di BrailleNet e degli sforzi del prof. e giornalista Giuseppe Micali, nonché ideatore del progetto, nella veicolazione informativa del progetto al di fuori di Internet. Muri di gomma che cadono quando la notizia da veicolare è che da giugno la TV sbarca sui cellulari di Telecom. E' come per la politica: quello che conta è consolidare il potere e creare nuove fonti di business senza prima garantire le infrastrutture necessarie per poter permettere ai clienti di usufrire di tali fonti in modo corretto e lineare. Il gioco di Telecom, come quello di FastWeb conta sul fatto che le persone disposte ad alzare la voce di fronte ad un disservizio sono poche.. e che, in Italia, lo strumento per esprimere il proprio dissenzo - a prescindere da summit, convegni, eventi e sondaggi - è ancora troppo giovane e facilmente arginabile. Il potere dell'informazione italiana è dei Media che contano (stampa e televisione).

Ecco il punto di vista Mediaset riportato da Luca Conti su Speedblog:

  • Mediaset non punta su internet - "mediaset è attenta al pubblico giovane ma internet non sembra per il momento strategico. Digitale terrestre, a casa e sul telefonino, sembra essere la parola d’ordine della società, anche come approccio ai nuovi media".

La stampa e l'editoria nazionale non sono da meno. E riguardo all'editoria italiana c'è molto di cui scrivere - e si scriverà sull'Intruder - riguardo alle strategie e competenze di note Case editrici riguardo l'Internet.

Anteprima:

ADV Magazine dedicherà il prossimo numero on-line al Wireless ed in particolare a Wireless Italia con le parole del suo Chairman & CEO, Matteo Savoldi. Tra l'altro si parlerà di digital divide. Ecco due brevi abstract a riguardo:

  • "Il problema del digital divide è in buona parte ciò che spinge la diffusione del wireless. Era una problema latente dall'avvento di Internet, diventato inevitabile in seguito poichè la tecnologia corre veloce e se non esistesse il digital divide (ciò che il wireless sta combattendo) probabilmente sotto un certo punto di vista avrebbe meno senso il wireless stesso".
  • "Il digital divide però a mio avviso è anche frutto della dilagante e pressante necessità di connessioni veloci a costi contenuti, e dall'interesse che rileviamo nelle applicazioni hot-spot non mi sentirei di affermare che prorpio tutta l'Italia sia a connessione veloce".