India e ICT: Microsoft investe sulle infrastrutture

In attesa che sia ben chiaro il futuro a breve termine del nuovo governo italiano, per poter tornare sulle Politiche 2006 e valutare i risultati delle elezioni dal punto di vista di prospettive per le PMI, scrivo di India e di ICT e dell'investimento Microsoft nel Paese. Cina, sud est asiatico e India. Il futuro dell'ICT si sposta dichiaratamente dai Paesi occidentali all'oriente.

Il 18 Aprile 2006, Tgcom riporta: "Grazie a Microsoft la Rete arriverà anche negli angoli più remoti dell'India. Secondo quanto riferito dal colosso mondiale dell'informatica, la casa di Redmond ha annunciato che nei prossimi tre anni installerà 50mila chioschi Web nei centri rurali del Paese". L'interesse dichiarato dei Colossi Internet come Microsoft, Google, Yahoo! o come Skype per il VoIP, per il mercato orientale, talmente forte da far loro chinare il capo di fronte a periodiche imposizioni di censura da parte dei governi, primo tra tutti quello cinese - perché fa notizia e di informazioni riguardo alla futura Prima Potenza del XXI Secolo ne incominciano a circolare davvero parecchie - e ancora il governo pakistano, recidivo, oppure quello diTunisi, che fa notizia solo in occasione di grandi eventi... l'interesse dichiarato dei Colossi Internet, dicevo, sottolinea un fatto importante, "epocale" a mio modo di vedere. La globalizzazione, l'ICT in generale e gli interessi delle Grandi Aziende come quello delle PMI si sta spostando sistematicamente verso Est, lasciando le secolari dimore dell'Europa e degli Stati Uniti a causa della necessità di trovare e "colonizzare" nuovi territori dimora di centinaia di milioni di potenziali Clienti. Lo stesso parco Clienti in cui i Paesi "target" confidano per la propria crescita economica e politica d'inizio millennio. Paesi che hanno bisogno di investimenti esteri e che allo stesso tempo, crescendo grazie all'ampliamento delle infrastrutture e dei servizi, incominciano ad imporre le proprie regole per limitare l' "invasione controllata" (sempre da loro) degli investitori occidentali.
Un anno fa svolsi un lavoro di consulenza per la realizzazione di un business plan per un'azienda che aveva forti interessi in area asiatica. Autorizzato, riporto a seguire un estratto dell'analisi sull'India, uno dei Paesi target del mio "vecchio" cliente. L'analisi si proponeva di stabilire tramite profili politici, economici e sociali e l'utilizzo di proiezioni sviluppate su basi algoritmiche, e ancora tramite l'incorcio di questi dati con quelli dei Paesi della stessa Area, se il Paese Obiettivo fosse alla portata d'investimento dell'azienda e del suo target naturale di potenziali clienti. L'India è inquadrabile nel Mercato asiatico. Per cui in primo luogo riporterò un estratto del rapporto sull'"Espansione internazionale del business asiatico" all'epoca della consulenza.

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Sull'espansione del Mercato asiatico:

[...] Il Ciclo economico mondiale avviatosi negli ultimi tre anni poggia le basi su una strategia di sviluppo programmata, con radici riconducibili al crollo degli Standard asiatici di Marketing del 97.
Una strategia di apertura ai Mercati internazionali e, conseguentemente, lo sviluppo di una Politica meno tradizionalista e più aperta alle possibilità d’interazione con Paesi esterni all’Area, è la soluzione conseguente alla stagnazione del Mercato di fine anni 90 e alla perdita di fiducia dei Paesi esterni.
L’Area Asia ha avuto il proprio “Impatto X” che ha destabilizzato standard consolidati.In quest’ottica l’Area Asia si trova un passo avanti rispetto all’Area UE, forte dei contributi e degli investimenti dei Paesi UE che oggi sono appena usciti dal proprio Crollo degli Standard e sono in cerca di Mercati potenzialmente forti e comunque dinamici [...]
[...] Le congiunture economico-politche di quest’ultimo triennio hanno favorito la ripresa dell’Area Asia, permettendo ai Paesi di trovare le Soluzioni adeguate alle proprie problematiche politiche, sociali ed economiche.
L’Euro è stato incisivo in questo contesto, sia per il Mercato Asia che per il Mercato USA.Sono proprio questi due Mercati a trainare un ciclo economico mondiale impetuoso, sostenuto dall’ingente liquidità creata per impedire un rientro recessivo della bolla borsistica degli anni novanta. [...]
[...] Globalizzazione e sviluppo dell’ICT sono i due fattori chiave di questo Ciclo economico, colti in pieno e fatti propri dall’Area Asia ed in particolare dalla Thailand, dalla Cina, dal Vietnam e non per ultimo dall’India.A questi paesi aggiungiamo l’Indonesia (pur con tutti i problemi derivanti da una gestione politico-economica debole in questa fase di corsa allo sviluppo) e diversi altri Paesi dell’Area ASIA, ed otteniamo un Profilo internazionale caratterizzato da un dinamismo senza precedenti [...]

Sul Profilo politico e legale dell'India:

[...] Il Governo indiano si muove sul jet-set internazionale attraverso un programma in cui il binomio politica-economia rappresenta un tutto unico che dopo anni di gestazione è esploso negli ultimi dieci anni in modo progressivo ed esponenziale.
Questo particolare potere politico si manifesta nelle seguenti considerazioni reali: l’India è membro di tutte le maggiori organizzazioni economiche mondiali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Banca per lo Sviluppo dell’Asia) e Membro Fondatore sia del GATT che del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Sul fronte del WTO l’India si sta muovendo attivamente, facendo valere la propria influenza al fine di far accogliere la domanda di ammissione del Vietnam nell’Organizzazione mondiale: accordi bilaterali di Business e rifinaziamenti fino a 1 miliardo di dollari sono solo un esempio dei passi che sta percorrendo il Governo indiano sul fronte internazionale ed in particolare sul fronte dell’Asia del Sud.
L’India, assieme al Vietnam e alla Cina rappresentano il gruppo di Paesi asiatici considerati come “Globalizzatori preferiti dalla Banca Mondiale”, pur avendo un Mercato interno la cui protezione è seconda solo a quella della Cina. Entrambi i Paesi perseguono obiettivi politici differenti di politica interna ed estera. Entrambi non gradiscono interferenze esterne nel rispettivo contesto locale, ma l’India, come il Vietnam, dimostra aperta disponibilità agli Investitori stranieri al fine di perseguire un miglioramento delle relazioni internazionali con i Paesi degli Investitori per meglio penetrare il Mercato locale di riferimento. Il Codice indiano è stato adeguato nell’ultimo decennio in modo da facilitare, semplificare e liberalizzare gli investimenti stranieri. [...]

Sul Profilo economico e sociale dell'India:

[...] Il WTO rappresenta per l’India una risorsa di Relation Business fondamentale, che permette al Paese di proporsi ovunque con i propri Beni.
Il WTO rappresenta il punto di riferimento a cui ruota l’analisi socio-economica indiana.
Con il ridimensionamento degli interessi d’investitori UE nell’ultimo biennio (Impatto Euro), e con la conduzione di un B2B artigianale non più supportato adeguatamente dagli interessi del Governo, l’India si è assestata su un rendimento economico (estero) costante e sufficientemente solido per supportare disegni di politica economica più vasti, con interessi dichiarati nell’Area Thailand, Vietnam, Cina, non come concorrente diretto, ma come Business Partner qualificato dalla propria posizione WTO.
I Rapporti economici UE – India sono solidi, garanti di fatturati incisivi; gli investitori esteri hanno però modificato gli interessi nel Paese, diversificandoli ed adattandoli alla Realtà del Paese: non più Business indirizzato a sfruttare le Fabbriche e le Materie prime indiane, ma Business commerciale diretto sia allo sfruttamento delle Materie Prime che al Sociale, coprendo quelle Aree d’interesse scoperte quali, ad esempio, il Settore delle Assicurazioni con l’arrivo dei Grandi Gruppi Assicurativi, grazie soprattutto alla flessibilità delle Leggi che regolamentano l’investimento di capitali esteri.
Questa diversificazione d’interessi ha lo scopo di favorire la crescita del Terziario necessario per la pianificazione di un Business to Nation in grado di sostenere e supportare adeguatamente gli interessi indiani in UE e quelli dei Partners “silenti” come ad esempio il Vietnam e, conseguentemente, la Cina [...]
[...] Questo ruolo è supportato da forti investimenti nel ramo delle telecomunicazioni e dell’Information Technology, Il Settore dei Servizi oggi garantisce da solo la metà del PIL nazionale, un settore dove la presenza pubblica è ancora consistente (soprattutto nelle Banche), permettendo al Governo di monitorare e guidare lo sviluppo economico verso posizioni politicamente gradite [...]

Sui rapporti dell'India con la Cina via Vietnam:

[...] E’ proprio l’interesse verso un Relation Business con il Vietnam - elemento catalizzatore della politica economica indiana internazionale nell’ottica WTO - che dovrebbe far riflettere: il Vietnam è un Paese in forte crescita politico-economica sulla scia dell’apertura della Cina alle relazioni internazionali con UE e USA.A differenza della Cina però, il Partito Comunista del Vietnam mostra una flessibilità sconosciuta alla Cina, come anche un modo di adeguarsi ai mutamenti dello scacchiere internazionale che hanno portato il Paese a confrontarsi, e a vincere, i fantasmi del passato, rinvigorendo rapporti internazionali bilaterali (Oriente e Occidente); ciò rende il Vietnam un elemento strategico fondamentale per l'espansione programmatica della Cina [...]
[...] Il Governo, il Partito, il Ministero degli Esteri, il Vietnam tutto sta spingendo per creare un ambiente competitivo che attragga investimenti esteri degli Stati Uniti, già pronti a sbarcare con uno dei nuovi modelli capitalistici dell’ultima generazione: la piattaforma iPod.
La riforma del settore legale deve quindi essere inserita nel contesto di una ricerca di nuove relazioni commerciali internazionali, al fine di garantire un’equità di trattamento tanto agli investitori locali che a quelli esteri.
Il Vietnam vuole entrare nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e a tal fine è pronto a re-investire parte del capitale destinato al Partito in operazioni di Business diversificate: ricerca e sfruttamento di giacimenti, apertura agli investimenti esteri, richiesta di risorse naturali e materie prime per spingere la crescita economica del Paese [...]
[...] Il Vietnam preme per sviluppare un Profilo internazionale che rompa ogni legame con il Passato e per questo il Partito è pronto e vuole interagire con il Mercato Usa, in primo luogo, oltre al fatto che attraverso il Vietnam la Cina otterrebbe un ponte commerciale ed economico di prim’ordine. Un ponte già presente con la UE che ha recentemente acconsentito a liberalizzare il sistema di scambio permettendo alla Cina di proporsi massicciamente sul Mercato dell’Unione [...]

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L'India non è un Isola:

Cina - Vietnam - India. La TAV asiatica che, ad esempio, ha costretto gli USA a rafforzare i Dazi sui Gamberetti. Si, hai letto bene. Gamberetti. Cosa centrano i Gamberetti? Intanto un breve riassunto delle puntate "andate in onda" un'anno fa: India e Vietnam sono forti esportatori di prodotti “pesca” come i Gamberetti, al punto che gli USA hanno dovuto rafforzare i Dazi, nei limiti WTO, per frenare l’invasione asiatica via India, veicolo del Vietnam in attesa di conferme al WTO. Da cui emerge che l'India, che non ha mai nascosto le proprie simpatie per l'economia del sud-est asiatico, è ben disposta ad appoggiare iniziative di business congiunto con "paesi amici" come il Vietnam. Il Vietnam però rientra dichiaratamente nell'area d'influenza di Pechino. Da cui la TAV porta dall'India alla Cina. Andata e ritorno. Ben oltre il limitato scenario dei gamberetti. Si parla d'infrastrutture, servizi, terziario. Di attirare capitali esteri e limitare le azioni degli investitori occidentali. Terziario e infratrutture teconolgiche in India. Strana conginutura. Non tanto per quanto riguarda l'India in sé: la civiltà è un fugace pensiero in molti avamposti rurali del Paese. La congiuntura temporale è strana se la si vede da "spettatore cinese". La Cina vuole e deve rafforzarsi sottoil profilo delle infrastrutture, e lo sta facendo convolgendo aziende e capitali esteri su canali differenziati in area Hong Kong e Singapore, ma ha anche bisogno di una valida formazione del terziario, ancora carente e appena al di sopra dei livelli di guardia. Se, infatti, dal punto di vista della manovalanza la Cina non ha problemi e mai ne avrà fintanto che il costo del lavoro non si adeguerà agli standard occidentali (se mai si adeguerà) - la capacità produttiva di questo Paese è sbalorditiva: basta considerare, ad esempio, che la Cina copre da sola il 53% della produzione del pianeta, con particolare riferimento agli Accessori moda e alle calzature, direttamente o indirettamente tramite accordi commerciali con i Mercati asiatici maggiori in espansione - la qualità del terziario e della formazione di quadri aziendali preparati e competenti è scadente. Non poteva essere altrimenti considerando il regime che guida il Paese. Ma ora è lo stesso regime a richiedere forti investimenti nel settore come anche in quello delle infrastrutture. L'India si muove in questa direzione. Il suo Mercato dinamico attira quegli investitori che ancora non riescono a trovare vita facile in Cina (praticamente quasi tutti i forti investitori).

Tutti soddisfatti e contenti:

Mi ricollego all'abstract di apertura di questo post. Tutti sono soddisfatti e contenti: Microsoft perché ha trovato nuovo "terreno fertile" da "irrigare"; l'India perché ha trovato una delle "chiavi di volta" necessarie per far crescere la propria economia e la politica sociale di quei territori ancora lontani anni luce dalla globalizzazione; la Cina perché vede crescere nel suo "partner silente" le risorse di cui necessita; il sud-est asiatico perché assiste all'inizio della "terza giovinezza" dell'India, il rappresentante asiatico più versatile e portato alle PR; l'Europa perché è testimone di un rinnovato interesse verso l'India - ben oltre i classici scenari di pashmina, preziosi e business spirituale - che ben presto permetterà alle aziende di tornare ad investire sul territorio; gli USA perché hanno tutto l'interesse a migliorare la resa politico-sociale-economica dell'unico Paese in Area asiatica che può arrogarsi il diritto di "non abbassare lo sguardo" di fronte a Pechino. Nuova mossa sullo scacchiere internazionale. Stallo evitato. La partita continua.