Politiche 2006: sui Media, Mediaset e la consolidazione del potere

Mentre il nuovo governo aspetta il via libera dal Presidente della Repubblica per insediarsi ai vertici, preparando la prima manovra - assalto al Gruppo Mediaset che, secondo Bertinotti, ha bisogno di essere snellita - cosa devono aspettarsi i liberi professionisti e le PMI d'Italia?

Da quello che si vede e sente in televisione e si legge sui giornali, se il buon giorno si vede dal mattino ci troviamo di fronte ai soliti conflitti interni che hanno la priorità sull'interesse nazionale. Mi riferisco all'intenzione dichiarata di dare l'assalto a Mediaset. Le reazioni seguite alla dichiarazione non certo inattesa del leader di Rifondazione Comunista hanno acceso ilprimo duro scontro tra i poli e all'interno degli stessi. Romano Prodi è dovuto intervenire dichiarando che "ci si rifarà al programma e non ci si smuove dal programma" - frase di rito omologata durante la campagna elettorale per frenare gli estremisimi degli intraprendenti alleati e comunque disegnata per affermare chi detiene la leadership della colazione uscita vittoriosa per pochi punti dalle Politiche 2006. Sforzi ed energie profuse per dare l'assalto al nemico atavico Silvio Berlusconi tolte, come è prassi di ogni nuovo governo che si insedia, alle energie richieste per argomenti e problemi d'interesse nazionale. L'attacco a Mediaset è la diretta conseguenza della combattività del Centro Destra che ancora non ha accettato la sconfitta alle elezioni. Occorre piegare il nemico per avera la possibilità di concentrarsi sugli interessi del Paese. In altre parole: bisogna in primo luogo essere sicuri di avere la poltrona del potere ben salda sotto il sedere, poi ci si preoccupa degli affari per cui si è stati eletti. Niente di nuovo sotto il sole. Strategie ventennali di lotta per il consolidamento del potere utilizzate da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese. In questo scenario volutamente confuso non c'è ancora spazio per comprendere le linee reali (presenti nel Programma) del nuovo governo necessarie per dare una spinta all'economia del Paese e, in particolare, alle PMI che ne caratterizzano il cuore pulsante. Un cuore che ha bisogno di un'energica scossa elettrica. Non un periodo comprensibile sull'applicazionde delle intenzioni dichiarate nel libro giallo. Per ora è prioritario consolidare il diritto alla poltrona piegando l'avversario.

Agli inizi di Aprile, a pochi giorni dalle giornate elettorali, lavoce.info pubblicò l'articolo Informazione, media, televisione visti da Cdl e Unione. Mentre la Cdl "non dedica nemmeno una riga al problema, nell’ambito di un programma elettorale che sottolinea la continuità con l’opera di governo dell’ultimo quinquennio", l'Unione sviluppa delle linee guida condivisibili ma volutamente (secondo me) ambigue: "L’impostazione avversa a posizioni di forte concentrazione dei media è esposta nel programma di centrosinistra senza operare distinzioni tra editori pubblici e privati. Tuttavia. la lettura del successivo paragrafo dedicato alla Rai lascia una sensazione di ambiguità, quasi che le misure deconcentrative debbano essere adottate solamente nei confronti dei gruppi privati, e quindi in primo luogo di Mediaset. Parlando della Rai, infatti, il programma del centrosinistra raccomanda, giustamente, un rafforzamento dei contenuti di servizio pubblico e l’abbandono di logiche imitative della televisione commerciale. Non viene tuttavia detto nulla circa la privatizzazione della Rai, la cessione di reti, la distinzione tra finanziamento via canone e via pubblicità. Si auspica che "la Rai possa diventare un grande gruppo multimediale la cui unitarietà dovrà essere preservata come condizione di forza industriale, editoriale, produttiva". Nel programma dell'Unione permane una "forte ambiguità rispetto al tema cruciale che ha contraddistinto le politiche regolatorie in materia televisiva in Italia".

L'arma "misure deconcentrative" è stata sfoderata di fronte all'avversario che non vuole cedere il passo. In questo scenario d'interessi politici e personali non è possibile ancora parlare o scrivere di ciò che interessa davvero ad oltre l'80% degli aventi diritto al voto che hanno parlato con la propria scheda elettorale. Tanto meno è possibile tracciare un quadro a breve e medio termine sull'economia e il rilancio del motore PMI. In sintesi: cambiano gli ingredienti ma, come sempre, gli odori e i sapori rimangono gli stessi. Almeno fino a questo momento.