Crisi WTO: entro fine Luglio l'ultima possibilità di trovare un'intesa

Ginevra ha confermato il difficile momento che sta attraversando il WTO. A rischio la liberalizzazione dei commerci, eppure l'ignoranza e la deficienza informativa non permettono di cogliere il momento. Intanto, ci sono ancora una ventina di giorni perché i Paesi occidentali, asiatici e sud-amerciani, trovino un'intesa che non facciano svanire un lavoro lungo di cinque, logoranti, anni.

Sull'Intruder del 30 Giugno 2006 ho scritto della crisi che sta attraversando il WTO, accennando sia al "grande raduno" di Ginevra che alle possibile vie di fuga di fronte al crollo dei pilastri portanti dell'organizzazione. E, ad oggi, non c'è niente di nuovo sotto il sole. Qui, invece, voglio sia scrivere dei risultati del congresso di Ginevra, per altro già attesi, che dell' "inconsapevole leggerezza" delle aziende italiane che operano sui Mercati emergenti e che, causa la mancanza d'informazione e una conoscenza "formato paraocchi" sul loro settore di competenza, dimostrano un disinteresse sconcertante verso situazioni internazionali che hanno il potere d'interferire pesantemente sul loro core-business.
Più che un post, questo è un grido per tutti coloro (e sono tanti) che ritengono di non aver nulla a che spartire con il resto del mondo: "Guadagno e guadagno bene producendo qui e importando qua, che m'importa se questi sono in crisi in quel settore?". Sveglia!

In primo luogo occorre sottolineare nuovamente, perché sia ben chiaro anche a chi non ne vuole proprio sapere, qual'è l'importanza della World Trade Organization: liberalizzazione dei mercati attraverso la liberalizzazione dei prezzi, entro limiti stabiliti da Accordi globali con tutti i Paesi in area WTO, che permetta di conseguire l'obiettivo fondamentale di un Mercato globale aperto, elemento fondamentale in un sistema ramificato e complesso d'interessi e ingerenze politico-economiche necessarie per permettere ad ogni Paese di muovere commercio e consumi nel XXI secolo. In altri termini, se oggi un'azienda brasiliana trova aperture e canali di commercio che solo dieci anni fa erano improponibili, deve ringraziare il WTO, di cui il Brasile è membro costituente assieme a India, Cina e a tutti i Paesi che fanno parte di quelli che vengono chiamati Mercati emergenti. Così anche, se il Vietnam sta facendo l'impossibile per entrare nel WTO, sponsorizzato dall'India e, guarda un pò, dagli USA, dovrebbe essere ben chiara l'importanza dell'Organizzazione per la salvaguardia e lo sviluppo di un commercio giusto che tuteli ogni parte, quale che sia il livello di ricchezza e influenza internazionale.

Eppure Ginevra ci presenta, come era presumibile, un'organizzazione in crisi. La crisi riguarda il settore agricolo e quindi sembrerebbe non interessare aziende la cui attività non riguardi l'agricoltura. Giusto? Sbagliato! La mancanza d'intesa in un settore sensibile e basico qual'è quello agricolo avrà ripercussioni su tutta l'organizzazione e, conseguentemente, su ogni singolo Paese correlato ad essa. Così, se l'Italia-Governo ha ben chiaro il tipo di contraccolpo economico di un eventuale crollo del WTO (si parla di 200 miliardi di euro!), l'Italia-Aziende-PMI che operano in Brasile, piuttosto che in India, piuttosto che in Thailandia, piuttosto che in Italia, non si sente parte chiamata in causa. Semplicemente è indifferente e scostante verso l'argomento.

La crisi confermata a Ginevra riguarda il delicato tema dei diritti di dogana sia per il settore agricolo che per quello industriale in generale. In particolare uno dei punti di attrito è la difesa delle produzioni a denominazione d'origine (un esempio per intederci: la maggior parte del Made in Italy). Barriere e dazi doganali che sono spesso l'unica arma impugnata dai Paesi occidentali per frenare il dinamismo dei Mercati emergenti. Barriere che influiscono direttamente sui prezzi d'importazione e, per cui, su attività basate sull'import-export.
"Nessuno è al sicuro" mia cara piccola azienda che operi tra occidente e oriente, tra mercati tradizionali e mercati emergenti. Fai un giro qui, Managing Director; svegliati dall'apatica sicurezza del tuo "piccolo mondo impellente": una sicurezza che sa di nazionalismo e di "piccolo orto curato", entrambi modi di essere e di fare che non hanno più nulla a che spartire con l'Oggi e l'Ora. Sveglia! Non è più tempo di "piccoli orti".