India e investimenti monitorati dal Governo

Da un anno a questa parte il governo indiano ha intensificato il controllo degli investimenti di aziende locali verso l'estero e viceversa. Imposizioni legali che sembrano limitare di fatto la liberalizzazione degli scambi commerciali, caposaldo del WTO di cui l'India è membro fondatore. Ma è davvero così? E se "si", in che termini?


Calcutta (India) - Ne avevo sentito parlare ma non ci credevo, almeno fino a quando ho provato la cosa direttamente. Dunque, in sintesi: un'azienda indiana che vuole investire capitali all'estero in area Unione Europea, ad esempio, deve giustificare il movimento di denaro al suo governo. Una delle limitazioni di "movimento" più importanti è quella che "impone all'azienda l'impossibilità d'investire capitali a fronte di servizi erogati da un suo Cliente" - dice Andrea Dolcemascolo, Managing Director A.D. Asia Manufacturers (AdAsia)- "In pratica, l'azienda fornitrice da cui mi servo è vincolata dal governo indiano a rispettare il rapporto Cliente-Fornitore. Da cui, se quest'azienda volesse investire su un suo Cliente, non potrebbe erogare alcun pagamento diretto a quest ultimo in quanto tale movimento di denaro non potrebbe essere giustificato al governo". "La domanda che ne deriverebbe" - continua Andrea Dolcemascolo - "sarebbe del tipo: se quest'azienda è tua Cliente perché gli versi del denaro? Ciò implica una strategia commerciale da parte dell'azienda-cliente che coinvolga più partners, ognuno necessario per ruoli e competenze definiti". Ciò significa, ne deduco, che se sei Cliente di un'azienda indiana, per fare business "al contrario" devi creare un Gruppo in grado di assolvere al contratto sia di fronte all'azienda che al governo indiano, dove ogni singola realtà del Gruppo ha un ruolo specifico nella trattativa e nella messa in opera del contratto. "Ti faccio un esempio" - conclude Andrea Dolcemascolo - "Se dovessi fornire un servizio ad un'azienda indiana fornitrice di AdAsia, dovrei formare un gruppo di lavoro di cui AdAsia ne risulterebbe il polo coordinatore e le aziende partecipanti al gruppo sarebbero quelle con le quali il mio Fornitore regolerebbe i termini e i pagamenti correlati a seconda dei ruoli assunti e messi in essere nel contratto stipulato dal gruppo".
Le leggi che regolamenta il movimento di denaro in India sembra stonare con il ruolo che l'India ricopre nel WTO (World Trade Organization), Organizzazione cui ho dedicato una serie di post a riguardo di cui l'ultimo della serie è del 19 Luglio 2006 (Wto, G8, crisi sull'intesa per la liberalizzazione dei mercati). Sembrano... In sintesi, queste leggi impongono alle aziende indiane e straniere delle limitazioni "straordinarie" sugli investimenti di capitali: una serie di regolamentazioni che da una parte vogliono impedire la "fuga di capitali oltre confine" e, dall'altra, garantire le aziende che sono intenzionate ad investire "seriamente" in India.

Visti singoli e Visti multipli:


Cosa accade quando un'azienda indiana vuole partecipare ad un evento o un workshop in Italia o in altri Paesi dell'Unione Europea? Naturalmente deve chiedere il visto per ogni singolo rappresentante e seguire regole restrittive di accesso che variano a seconda del Paese ma che creano comunque "tradizionali" ritardi burocratici a fronte dei quali spesso e volentieri le richieste di Visto vengono inviate molto tempo prima del necessario. Regole restrittive e burocrazia invasiva (Francia e Italia in testa) determinano una selezione "a priori" dei richiedenti con l'intenzione di tutelare la qualità del business e, sopratutto oggi, la sicurezza dei cittadini (leggi: terrorismo).
L'India si è adeguata agli "standard europei". Seconda potenza dopo la Cina nei Mercati emergenti, obiettivo d'investimenti e speculazioni di company straniere, il suo Governo ha modificato con il tempo le "regole d'ingaggio" per la concessione dei Visti. Qui occorre però fare un distinguo. I Visti sono divisi in due Grandi Famiglie: Visti singoli e Visti multipli. I Visti singoli permettono di entrare nel Paese concessionario e risederci per la durata stabilita senza avere la possibilità di entrare/uscire dai confini qualora fosse necessario. I Visti multipli consentono invece la possibilità di uscire dal Paese concessionario e rientrarci per tutta la durata stabilita. E qui entrano in gioco le "regole": per ottenere un Visto multiplo, l'azienda (una volta era possibile richiedere questo Visto anche per turismo) deve dimostrare al consolato indiano le reali finalità di business causa della richiesta. In che modo? Attraverso una o più interviste che attestino i requisiti minimi necessari per avvallare la concessione del Visto. L'intervista (diverse volte condotta dallo stesso Console) e le ricerche trasversali sull'attività dell'azienda proponente fissano di fatto limiti e requisiti che un'azienda deve dimostrare di possedere per fare business in India.

Investire in India:


L'azienda ha ottenuto il Visto per i propri delegati/rappresentanti. Arriva in India e inizia a muovere business. E' il momento della firma del contratto e del pagamento della fornitura alla company indiana. Entrano in gioco altre "regole d'ingaggio". La più importante è quella che regolamenta il flusso di denaro. Ogni pagamento/accredito effettuato è monitorato dalla State Bank of India, il cui unico referente locale è il Governo stesso. Nel caso del pagamento di merce, questo deve essere dimostrato almeno da una Lettera di Credito vincolante che garantisce tanto la trasparenza della transazione quanto la "resa merci", ad esempio nell'eventualità in cui il contratto non venga onorato. E si arriva alla transazione di denaro. La moneta commerciale è il dollaro. Ogni transazione passa attraverso un canale intermediario statunitense. Per spiegarci: un'azienda italiana paga la fornitura tramite banca italiana, il denaro viene "filtrato" da una banca USA (tra le più utilizzate JP Morgan e American Express Bank) e quindi raggiunge il conto dell'azienda indiana fornitrice. Adesso forse sono più chiari report tipo Utili da record per JP Morgan e Bank of America, che sottolineano il dinamismo delle banche americane. Dove? Mercati emergenti (India, Vietnam, Thailandia, tanto per dirne tre).

Limiti d'investimento:


Cosa accade se un'azienda indiana volesse investire su un'azienda estera fino a ieri sua cliente? "Conflitto d'interessi". In altre parole, l'azienda indiana deve dimostrare la necessità d'investimento e di correlato movimento di denaro verso un'azienda sua Cliente. A chi lo deve dimostrare? Al suo Governo, allertato dalla State Bank of India. Perché? Per garantire che non ci siano "illeciti" in corso (leggi: pagamenti in nero et simili). La domanda scatenante e più frequente? "Perché devi pagare un'azienda che è nel tuo portfolio clienti?". Le difficoltà cui va incontro un'azienda indiana sono direttamente proporzionali al tempo di permanenza dell'azienda estera nel proprio portfolio clienti.