Cosa hanno in comune i fumatori e la super tassa della Regione Sardegna?

Rilancio, sviluppo, lavoro e migliori prospettive future. Una serie di obiettivi parte dei programmi di due governi. Un quinquennio di aspettative, che oggi, al sesto anno, rimangono parole a cui fanno eco fatti e stupefacenti contro-fatti. No al precariato, assumiamo e diamo speranza alle nuove (e vecchie) forze lavoro... ma, pensiamoci su, perché non considerare che sia possibile sfoltirle dai fumatori indesiderati? Si allo sviluppo dei beni e dei patrimoni culturali, al rilancio del turismo, al ritorno agli investimenti per rilanciare il mercato delle Piccole e Medie Imprese... ma poniamo un freno a chi ha le capacità di muovere business e persone nelle singole realtà locali. Controsensi.

Alla domanda del titolo si può rispondere in diversi modi, tentare di farlo, oppure chiudere il discorso con un semplice "ma che cavolo scrivi?". Per chi vuole continuare a leggere: Cosa hanno in comune? Controsensi. Che controsensi? Si spinge alla ripresa e allo sviluppo delle economie locali e, contemporaneamente, si frena tutto il discorso. Perché? Questo è il mio punto di vista, ma la prendo un pò alla larga.
C'è una guerra, o meglio ce ne sono tante nel mondo ma ce n'è una che, più di altre, potrebbe causare grosse ripercussioni economiche, sociali e politiche. Israele - Hezbollah - Libano... fin qui ci siamo, oppure è necessario riportare qualche foto shock per inquadrare il discorso? E non parlo di bambini o donne caduti sotto i colpi dei mortai e delle bombe... Bambini, donne, mortai, bombe, morte. Contro simili contesti sono pochi, davvero pochi, i fatti in grado di reggere un confronto. Tanto per dire, la vita di 600 caprioli paragonata a quei contesti cosa vuoi che conti? Concentrate le energie per cose davvero importanti! Ad esempio per la gente e i bambini in particolare che muoiono di fame e bombe.


Questo tipo di stupidaggini emergono solo quando una persona manca di "visione in prospettiva".

Questa mancanza di visione è ottimamente sottolineata qui. E non mi riferisco solo ai politici che colgono l'occasione di dire la loro davanti ad un microfono per "emergere" quel poco che serve per un passaggio televisivo, radiofonico o su carta. Mi riferisco anche al modo con cui l'informazione (con la "i" maiuscola) ha trattato in modo velatamente ironico la cosa oppure che ha dato più spazio del dovuto alle affermazioni "senza prospettiva" di chi sembrava "avergliela giurata" ai caprioli. Per chiarire il concetto, un breve abstract di Enrico Moriconi, Consigliere regionale del PiemonteVerdi per la pace: "Negli articoli sulla vicenda dei caprioli si percepisce un tono di ironia francamente spiacevole per chi come me e molti altri si occupa da anni delle problematiche animaliste.Anche se può servire, giornalisticamente parlando, ironizzare sulle diverse componenti che in questi giorni si sono mobilitate, sarebbe più corretto come servizio pubblico cercare di conoscere di più il mondo animalista, così si vedrebbe che molti animalisti sono ben consci che i 600 caprioli da salvare sono una piccolissima pattuglia dei milioni di animali di specie diversa che ogni anno sono sterminati a caccia in Italia, che si aggiungono ai miliardi di esseri senzienti che, sempre ogni anno, sono uccisi per essere mangiati , da chi non è vegetariano, come per mille altri motivi" - l'intervento completo è nell'articolo Una lettera ai giornalisti sulla questione caprioli.
Alla domanda cos'hanno in comune le persone che avevano dichiarato di propendere per la mattanza con chi, tento per fare un esempio, se la canta e la ride davanti alla televisione pensando a quanto gli gioverà l'appalto per questa o quell'opera di ricostruzione alla fine di questa o quella guerra? Interessi, profitto, performance, in sintesi: prospettive limitate a singoli interessi di parte (in buona o cattiva fede che siano).

E torno al discorso "controsensi". Ne ho indicati due in apertura. No al precariato, spingere e motivare le nuove generazioni di lavoratori... ma non devi fumare e se fumi ti licenzio. Annosa questione quella del fumatore che lavora. Io sono un fumatore eppure sono d'accordo con il discorso del rischio extralavorativo di cui si discuteva in Cassazione, qui da noi, oltre un anno e mezzo fa. Il fumo passivo è un'arma contundente la salute di chi ti sta vicino. Ma questo è un discorso che vale tanto a lavoro che a casa. Vuoi fumare, esci fuori, all'aria aperta o in un ambiente dove è permesso drogarsi di nicotina. Per cui, ti assumo, t'invito a fumare fuori dai locali di lavoro e/o ti indico un'area esterna dove è possibile farlo e il nostro rapporto lavorativo fila diritto e produttivo. Questa è prospettiva. Il rischio "controsenso", dello Stato, arriva quando prima il Governo (questo, quell'altro, non importa chi o per conto di chi) si arrovella il cervello per trovare un modo di tutelare il mercato del lavoro o quanto meno di non rischiare la poltrona di fronte alle prese di posizione dei sindacati, della Confindustria... e poi in comincia a pensarci su mentre arriva dall'UE la mazzata che appoggia, va praticamente a braccietto, con il salutista senza visione in prospettiva (e meno male che il soggetto è un'Azienda, Dotcom Directories Ltd., che gode di un certo credito in area irlandese) che gliel'ha giurata al fumatore e che addita come "fattore scatenante" di una situazione insostenibile il fatto che quando il fumatore rientra in ufficio i suoi vestiti puzzano di fumo. Al che apro una parentesi: ma se i suoi vestiti puzzano di fumo vuol dire che a) pur fumando su una balconata o in un'area aperta, il fumo se lo tira allegramente addosso; b) che il fumatore fuma al chiuso, in una stanza che per di più lascia a desiderare in fatto di areazione. Tra a) e b) io propendo per la risposta b), che che ne dica l'Azienda. E in proposito qui c'è un certo passaggio che dovrebbe essere tenuto in considerazione: "vietare il fumo nei locali che non dispongono di un'adeguata ventilazione e ricambio d'aria". In sintesi il mio punto di vista si riassume in due concetti: se questo è giusto, sempre!, questa è ingiusta, sempre!

 Poi si fa presto a dire che un'affermazione è stata male interpretata. Intanto la sentenza è emessa e come accade quando arrivano le rettifiche, queste passano sempre in secondo piano, quale che sia il mezzo d'informazione utilizzato per farlo. E' come per chi viene additato a mostro, messo alla berlina dalla stampa, ghettizzato dalla famiglia, dagli amici, dall'ambiente lavorativo, per poi scoprire che era tutto falso. Arriva la rettifica, si dà spazio di replica e... il mostro rimane mostro. E intanto, chiarito che l'Unione Europea se ne lava le mani, la Dotcom prosegue sulla sua linea d'idea, pur con i dovuti (e meno male!) chiarimenti: "As a result of recent publicity regarding a job advertisement placed by this company, which stated smokers need not apply, Dot Com Directories wish to state that this statement was published to prevent any inconvenience to persons who smoked attending for interviewing. The company's anti smoking policy was arrived at due to good health and safety practice employed by the company and loss of production due to cigarette breaks. Our reason for implementing this policy are backed by sound medical and scientific fact. It is not the intention of the company to insult persons who smoke or indeed discriminate against them. Managing Director Philip Tobin is on annual leave. Any further queries on this issue will be dealt with by him on his return on August 18th". Complimenti, peccato che ci siano queste affermazioni che, da fumatore, continuano a farmi sorgere dei dubbi: "I fumatori sono soggetti anti sociali e usufruiscono di troppi giorni di malattia" - c'è un modo per definire questa affermazione, ma mi censuro da solo. "Se una persona fuma durante una pausa caffè, quando rientra in ufficio puzza. Lavoriamo in un ambiente piccolo e ciò renderebbe la situazione insopportabile per gli altri colleghi. E poi francamente, se questa gente ignora le avvertenze e l'evidenza, non ha il livello di intelligenza che noi cerchiamo. Fumare è idiota". La divido nei tre tronconi più singificativi: "Se una persona fuma durante una pausa caffé, quando rientra in ufficio puzza". Si, se fuma in una stanza senza sufficiente areazione invece che in un luogo aperto (conoscere balcone, porticato o qualsiasi altra cosa chiamata "luogo aperto"? Quando fa freddo, un bel giaccone e fuori, in pausa caffé per di più). "E poi francamente, se questa gente ignora le avvertenze" - qualcosa del tipo a "se vuoi fumare in pausa caffé lo puoi fare qui, ma evita perché quando rientri puzzi"? Ripeto: conoscere differenza tra stanza-tugurio e luogo-aperto? La prima cozza un pò sul discorso lavoro, fumo, proibito. "Non ha il livello d'intelligenza che noi cerchiamo. Fumare è idiota" - affermazione leggettima. Condivido il "fumare è idiota", a chi lo dici!!! Invece con il "Non ha il livello d'intelligenza che noi cerchiamo" - insulti, eccome se insulti, ma al contempo ti salvi in corner. L'articolo di riferimento è questo. Il titolo dà i brividi: "Un diritto assumere solo non fumatori". Ma cela una certa dose di verità. In Italia questo tipo di valutazione (fumo o non fumo) è pratica comune. Come la risolvono le aziende nostrane. Spesso e volentieri con piccole pratiche di mobbing quotidiano. Ora, supponiamo che, grazie a questo precedente, una cosa simile esploda anche tra le Piccole e Medie Imprese italiane... Bel problema, eh? E poi, ai voglia a smentire e a fare contro-dichiarazioni. E il rischio c'è visto che come ho scritto in precedenza la Cassazione il problema lo sta valutando seriamente almeno dal Gennaio del 2005. Il solo valutarlo sottolinea un controsenso.

Ok, però in Italia questo ancora non è successo. Non per il fumo e non per il fumatore-lavoratore-motorino-azienda. Succede per il turismo, con la famigerata super tassa della Regione Sardegna. Una super tassa che oggi è tornata al centro di un'accesa discussione tra Renato Soru, Presidente della Regione Autonoma (per inciso protagonista anche del problema del digitale terrestre, emerso negli ultimi mesi del 2005. In quell'occasione la sua presa di posizione mi è davvero piaciuta), e Flavio Briatore, rispettivamente leader del fronte del SI e del NO. Prima di proseguire forse è il caso di raccontare un aneddoto legato alla super tassa. Eravamo agli inizi dell'estate. Arriva Bill Gates con la sua ammiraglia e succede questo. E all'epoca mancavano quelle prospettive che oggi ci sono. Ci sono perché, la super tassa è in vigore e viene applicata.

Quando si toccano gli interessi personali allora la conseguenza è una netta presa di posizione "contro". A prescindere dalle motivazioni di base, però, quello che conta è ciò che oggi è il "cavallo di battaglia" del fronte del NO: "Il nostro mondo è quello che muove l'economia" - riafferma Briatore a distanza di 24 ore, oggi suo malgrado leader del NO perché in gioco c'è il futuro del Billionaire. Un locale funziona se c'è la gente giusta che lo frequenta. Il termine "gente giusta" ha diversi significati. Il più importante quando si parla di locali è uno solo: "gente giusta per l'ambiente che si vuole creare e gestire". La gente giusta di un piano bar è diversa dalla gente giusta di una discoteca o di un locale hard rock. La gente giusta per il Billionaire è la gente che conta nel proprio settore, che sia musica, calcio, finanze, televisione, moda, economia in genere. La gente giusta per un piano bar esclusivo o defilato è il politico, il presidente di una commissione, un avvocato di spessore, un vip della televisione che vuole sfuggire la folla e i paparazzi... per cui nessuno si può e si deve offendere quando si parla di gente giusta per il Billionaire, e non si trova nella lista. La gente giusta del Billionaire e della Costa Smeralda, quella stessa gente che smuove l'economia locale portando turismo d'elite (leggi come "pieni di soldi") e forti investimenti immobiliari (case, ville, terreni), tanto per citare due dei modi in cui si muove l'economia dell'isola, è la stessa gente che oggi, allo stato attuale, rischia di perdere e sta già perdendo la costa esclusiva. D'altra parte c'è l'interesse della Regione Autonoma. Far quadrare i conti e trarre profitto, da chi? Non dal cittadino medio residente, questo è logico e condivisibile al 100%, non dal turista medio, anche qui non fa una grinza. Chi rimane? Chi può permettersi la tassa, chi ha grossi investimenti sull'Isola. Chi esentiamo? Il residente "forte". Perché? Perché una pezza bisogna pur metterla nel caso in cui una delle principali fonti di reddito dell'Isola (Turismo) incominci a perdere colpi per via delle reazioni e delle prese di posizione dei VIP di turno che decidono di evitarla. Controsensi. Rilancia il Turismo, Frena il Turismo. Rilancia l'economia e gli investimenti locali. Frenali. Controsensi.