Sviluppo Impresa Italia: incentivi per Piccole e Medie Imprese

Spingere la ripresa e lo sviluppo del Mercato italiano sostenendo le Piccole e Medie Imprese. Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, alcuni esempi di ottimizzazione delle risorse e del loro investimento sul territorio. E fino al 30 Settembre è possibile anche per le PMI dell'Abruzzo entrare in "Lista incentivi". In arrivo 10 milioni di euro destinati alle PMI abruzzesi.

Pescara - Il bando 2006 destinato alle Piccole e Medie Imprese, agli artigiani e alle aziende commerciali, è stato presentato la scorsa settimana. Gli incentivi dell'Unione Europea mettono a disposizione fondi per 10 milioni di euro: l'ultima opportunità prima del riadattamento e il re-indirizzamento di strumenti e risorse utilizzati dall'UE per sostenere lo sviluppo delle "piattaforme" produttive delle singole realtà nazionali in area Unione. Questo in sintesi l'annuncio appreso da un articolo de Il Centro - Quotidiano dell'Abruzzo. "Salogno così a 78 milioni di Euro [i fondi] che la Regione ha erogato in un anno alle imprese abruzzesi" - scrive il giornalista Piero Giampietro in chiusura articolo. Tagliando fuori gli ultimi 10 milioni di euro relativi al bando in scadenza 30 Settembre prossimo, rimangono "solo" 68 milioni di euro erogati dalla Regione per le PMI abruzzesi. Domanda: su carta stampata e on-line si dà risalto a info su fondi da "appena" 100.000 euro, 500.000 euro, 1 milione di euro. Perché cifre come quelle abruzzesi che pongono la Regione tra le prime "erogatrici di fondi", sulla scia dell'Emilia-Romagna per intenderci, trovano la giusta evidenza solo su giornali "locali" e il Gruppo editoriale di questo quotidiano ne "minimizza l'impatto" sulle sue testate destinate alla "vetrina nazionale"? Il Centro fa parte dei Quotidiani Espresso del Gruppo Espresso. Una delle testate di punta del Gruppo, "La" testata di punta è il quotidiano in area centro-sinistra La Repubblica. Una delle basi delle politiche del precedente e dell'attuale Governo, nonché parte costituente delle rispettive piattaforme elettorali era ed è il rilancio dello sviluppo italiano attraverso il "recupero" delle PMI. E' quindi naturale che ogni "minimo" investimento delle Regioni in merito al tema PMI dovrebbe essere spinto quasi a dire "visto? stiamo muovendoci come avevamo promesso e i risultati sono questi". Governo Berlusconi e i "primi 100 giorni" del Governo Prodi hanno mantenuto e stanno mantenendo le promesse. Si, se uno riesce a leggere tra le righe e si muove "localmente" per trovare riscontri. Localmente anche on-line. L'assurdo.


I quotidiani nazionali dedicano ampio spazio in area "Economia" alle PMI, quando possibile e quando si vuole evidenziare un fatto o un evento o una dichiarazione che stimoli "negativamente" il lettore. Per le notizie "buone" un trafiletto, un paio di colonne in una pagina per tre quarti ricoperta e ridondante di pubblicità. A meno che, ntarualmente, la notizia non sia talmente buona da "costringere" la redazione a dedicargli lo spazio necessario. Così è più facile trovare notizie del tipo "Pmi escluse dagli sgravi fiscali" in Prima pagina "Economia e Finanza" de La Stampa. Va bene mettere in evidenza il discorso "cuneo fiscale", riduzione, e penalizzazione delle PMI senza dipendenti escluse dalla finanziaria, per altro discorso non chiuso considerando che questa fascia potrebbe esserere ancora inclusa in quella esente Irap, se s'innalzasse il limite di esenzione su base imponibile... Va bene dar luce a problemi, problematiche, contrasti, discussioni che emergono immancabilmente ogni qual volta si tratti il problema Irap (perché comunque di "problema" si tratta)... Ma allo stesso modo si deve dar risalto a quelle notizie che servono a dare fiducia non solo agli addetti ai lavori ma all'opinione pubblica in generale. Se c'è un finianziamento di 10 milioni di euro per la Regione Abruzzo, se ne deve parlare e scrivere sul serio. 10 milioni di euro... rapportiamo questa cifra al PIL. Già, il PIL. Anche qui si parla e si scrive di PIL al +0,4% rispetto a... -0,6% rispetto a... Crescita zero. Si dà per assunto che l'Italiano medio sappia cos'è il PIL e,a altresì, che sia poco interessato alle informazioni che ruotano attorno al tema PIL. "Interessa agli addetti ai lavori", così come "le documentazioni e le cifre non interessano l'italiano medio". "Italiano medio", quello che negli anni 70 era l'archetipo ideale rappresentativo del "popolo piccolo borghese" dei suburbi urbani, delle periferie, di "chi non conta". L'Italiano medio che è il motore reale dell'economia del suo Paese. Il commerciante, l'artigiano, la piccola industria veneta o campana. Il libero professionista dell'Emilia. La media impresa lombarda o laziale. Quanti archetipi si possono identificare nella definizione "italiano medio"? Con quale presunzione si "presuppone" che all'Italiano medio non interessi sapere/conoscere/capire dell'economia e dei trend di mercato del suo Paese e, soprattutto, di quelli che ruotano attorno alla propria attività? Eppure si presuppone e si continua a presupporre, danneggiando di fatto la "cultura economica e commerciale" delle singole realtà aziendali che operano in Italia come all'Estero. Sentirsi dire da un'azienda italiana che opera nel settore "moda", categoria "costumi da bagno e accessori", sull'asse Italia-Brasile (vale a dire UE-Mercati emergenti), che non gli interessa sapere, conoscere, capire le problematiche della "liberalizzazione degli scambi commerciali", significa scontrarsi con una Realtà che non è in grado di relazionarsi con il suo Mercato di riferimento non per incompetenza o per superficialità, ma perché non è "culturalmente predisposta" a capire e a "leggere" oltre i confini del suo "piccolo orto fiorito". Questo tipo di azienda costituisce una categoria diffusa in Italia. Di questa categoria fanno parte tutte quelle Realtà che sono state colte alla sprovvista dalle necessità derivanti dalla globalizzazione e dal conseguente impatto dei Mercati emergenti (Cina, India e Brasile in testa) su quelli occidentali. Colte alla sprovvista, non in grado di garantire una reattività sufficiente e una risposta dinamica... senza quella flessibilità necessaria per adeguarsi alle nuove correnti. E ancora oggi sicure che l'azienda Italia continua a non funzionare e che le imprese italiane continuano a non essere competitive. Sicure grazie alla "disinformazione" che punta più sugli aspetti negativi che su quelli positivi. Una disinformazione che è "regola d'informazione". La notizia che fa notizia è una notizia negativa. Morti, feriti, incidenti, disastri, crolli, frodi, truffe, attacchi fiscali etc. Spesso ci si ferma solo ai titoli. I notiziari flash in televisione o in radio. Titolo, sottotitolo, qualche riga. Un abstract della notizia. E così il titolare di un'azienda veneta specializzata nella produzione di suole per scarpe è sicuro (ci metterebbe la mano sul fuoco) che il prossimo anno arriverà un'altra bella stangata fiscale perché la sua categoria nonè tutelata dalla finanziaria... Poi però, "incidentalmente", scopre su Internet o su un articolo di un giornale che le cose non stanno proprio così. Un'impresa romagnola scopre "per sbaglio" che la sua Regione è tra quelle che hanno investito più di tutte sulle nuove tecnologie e sul wireless. L'artigiano abruzzese scopre che la sua Regione offre incentivi europei per la sua attività... E potrei andare avanti per almeno due post della stessa lunghezza di questo... sempre "incidentalmente"... parlando di Lazio, Veneto, Sicilia, Sardegna, Lombradia, Piemonte, Emilia-Romagna etc. Basta cercare... basta muoversi ed informarsi agli enti preposti. Ma scherziamo? Io voglio leggere, sentirne parlare, sentirne discutere sugli spazi dedicati all'economia e alla finanza nazionale; negli inserti teconologici; negli approfondimenti dedicati alle PMI; in prima pagina Economia/Finanza (almeno quando si parla d'incentivi per milioni di euro); non voglio leggerne solo sul "locale" o scoprirlo alle due di notte durante l'approfondimento di una rete nazionale o regionale. Voglio sapere se posso "credere", "sperare"... oppure se devo "pregare".