VoIP: comunicare in Italia

La Telefonia VoIP in Italia. Iniziative, proposte e progetti nel mercato di riferimento italiano. Qualche spunto dalla Rete per capire meglio di cosa si parla quando si dice "VoIP".

Un'azienda italiana che oggi vuole competere efficacemente con i concorrenti diretti del suo business necessita di un adattamento e una convergenza delle risorse interne verso quegli strumenti offerti dall'IT che meglio si adattano alle esigenze comunicative del momento. In altre parole, occorre che le Piccole e Medie Imprese italiane prendano per assunto un discorso del tipo: "se voglio competere sul mercato di riferimento attuale devo puntare sulle pubbliche relazioni. Puntare sulle pubbliche relazioni significa sfruttare tutti gli strumenti comunicativi offerti dalla tecnologia. Utilizzando questi strumenti, azzero le distanze, muovo il mio brand e posso ottimizzare le relazioni con i miei potenziali clienti. Relazionando con efficacia il brand al cliente ho maggiori possibilità di creare/migliorare la fidelizzazione del cliente stesso". Oggi, uno degli strumenti migliori (e non transitorio) è rappresentato dalla Telefonia VoIP. Qui voglio cercare di offrire una breve panoramica su come venga percepito il "movimento VoIP" in Italia. "Cerco" ma non è detto che ci riesca, sicuramente non in un unico post. Per il momento mi limito ad una panoramica generale sullo stato attuale degli interessi politici, sociali, economici (in una parola: business) che muovono il settore di riferimento per il VoIP in Italia ed in particolare mi soffermerò su: banda larga, wireless e digital divide.

"Effetto farfalla" e possibilità reali del VoIP in Italia:


Quando si parla di VoIP è improponibile cercare di mantenere il discorso all'interno del confine nazionale, come anche inquadrare il discorso entro i limiti di un singolo settore di riferimento. Parlare di VoIP significa rapportarsi con tematiche quali la diffusione della banda larga, il digital divide, il wireless e gli interessi che ruotano attorno al mercato It. Quello che accade in un realtà lontane non può e non deve essere ignorato a priori. L'eco di una novità raggiunge comunque quei Paesi che meglio di altri (grazie al livello tecnologico delle rispettive strutture) sono ricettivi alle notizie di settore. La conseguenza è quella nota come "Teoria del Caos" ma che, come si può leggere qui, può essere correlata a molte delle azioni causa-effetto che pregnano la nostra realtà quotidiana. L'esempio più noto di Teoria del Caos è quello del "battito di ali di una farfalla": a Pechino una crisalide diventa farfalla e spicca il volo. Il suo primo battito d'ali è insignificante rispetto all'eco-sistema in cui avviene l'evento. Eppure questo battito d'ali ha comunque una "risonanza locale" che è in grado di dar luogo ad una catena di eventi che nell'arco di x mesi, e in determinate condizioni eco-temporali, diventano concausa scatenante di un uragano in Florida. E' un esempio volutamente estremo. La cui notorietà e diffusione è dovuta ad un dialogo presente nel film Jurassic Park. Volutamente estremo, per rendere l'idea. Con questo che voglio dire? Che se, ad esempio, si minaccia l'entrata in vigore di una legge in un dato Paese, ciò avrà comunque un'eco e degli effetti in altri Paesi. Questo è tanto più vero quando gli attori della scena sono parte integrante di un Governo. Così, quando si parla di VoIP, intercettazioni e Calea Act è sbagliato inquadrare la notizia come "insignificante per gli italiani" e dare un "colpo di spugna" agli scenari possibili che potrebbero emergere nel prossimo futuro. Se un provider italiano dà peso a questo tipo di notizie, le segue, le monitorizza, è necessario che anche un'azienda intezionata ad investire nel mercato VoIP faccia proprie quelle "proiezioni e possibilità" che emergono "tra le righe" ed eventualmente approfondisca il discorso e contatti i professionisti di settore e gli enti preposti del suo Paese per capire le possibili implicazioni future qualora avvenisse qualcosa di simile anche nella propria "realtà locale" e, in ultima analisi, quali siano le effettive probabilità che il "rischio" diventi "realtà".

Ecco perché notizie di questo tipo hanno bisogno di riscontri oggettivi nella realtà politica/sociale/tecnologica del proprio Paese. Così un'affermazione del tipo "Il numero di utenti dovrebbe raddoppiare quest’anno, per raggiungere quota 47 milioni, mentre entro il 2010 – grazie alla sempre maggiore diffusione della banda larga e dei dispositivi mobili wi-fi – dovrebbe raggiungere quota 100 milioni" che riscontro ha nel mercato locale "Italia"? L'Italia è pronta per questo boom annunciato? Questo è il parere di Corrado Calabrò, presidente Agcom. E riguardo al digital divide: "La diffusione dell'Adsl raggiunge l’80% della popolazione, ma con gravi squilibri territoriali. I prezzi di accesso, per effetto degli interventi dell’Autorità, sono scesi mediamente in sei mesi del 50%; ma possono diminuire ancora". La passiamo per buona? Occorre un riscontro oggettivo. Il principale referente sulla situazione del digital divide in Italia è Anti Digital Divide. Cosa attira l'attenzione di quest'associazione negli ultimi tempi? Aiip, Anti Digital Divide, Assoprovider e Voipex lanciano un appello per la libertà della IPTV. Il tema: "Aiip, Anti digital divide, Assoprovider e Voipex lanciano un appello per la libertà della IPTV affinchè sia garantito il diritto degli utenti di scegliere liberamente e disgiuntamente i propri fornitori di accesso, di contenuti e di servizi larga banda". Perché tutta questa pressione attorno all'IPTV? Perché è parte integrante di quel business correlabile boom tecnologico di cui sopra. Un boom cui le singole regioni italiane si stanno preparando da tempo grazie a finanziamenti e investimenti periodici sulle infrastrutture e i servizi. Tre esempi (successi e insuccessi): infrastrutture servizi italia, finanziamento wireless e regione "banda larga".

Perché tutto questo interesse verso il WiMax, il wi-fi in generale e a seguire l'IPTV? Ritornando al discorso del digital divide: "Il problema del digital divide è in buona parte ciò che spinge la diffusione del wireless. Era una problema latente dall'avvento di Internet, diventato inevitabile in seguito poichè la tecnologia corre veloce e se non esistesse il digital divide (ciò che tramite il wireless si sta combattendo con profitto) probabilmente sotto un certo punto di vista avrebbe meno senso il wireless stesso" - spiegava Matteo Savoldi, Chairman & CEO di Wireless-Italia, sulla Prima Pagina di ADV Magazine n. 32 del 29 Aprile 2006 - "Il digital divide però a mio avviso è anche frutto della dilagante e pressante necessità di connessioni veloci a costi contenuti, e dall'interesse che rileviamo nelle applicazioni hot-spot non mi sentirei di affermare che prorpio tutta l'Italia sia a connessione veloce. D'altra parte bisogna anche capire che in termini economici tirare Km di fibra ottica per coprire un paese di 2000 abitanti di cui magari solo in piccola percentuale ne sfrutterebbe le caratteristiche non ha alcun senso, per questo il wireless è così importante, perchè basta puntare delle antenne che possono essere nuovamente orientate o ampliate nel momento in cui si modificano le necessità, in tempi brevi e con spese contenute, il tutto con grande dinamicità". Un altro passaggio dell'intervista: "l'elemento di evoluzione che personalmente riesco a scorgere in questo momento, e che creerebbe uno scenario decisamente interessante sia dal punto di vista tecnico che da quello commerciale, è nell'implementazione di una convergenza fra la telefonia tradizionale (fissa e mobile) ed i sistemi "Voice over IP" (VoIP), sia fissi che wireless (VoWLAN), ma per far questo serve una copertura digitale totale, ovvero la creazione di quei piccoli canali digitali che permettano il necessario flusso di dati dall'utente finale, possibile solo tramite l'annientamento del digital divide".


Provider di riferimento, digital divide e VoIP:

Le responsabilità della diffusione del problema "digital divide" sono diverse. Non si può indicare, a mio avviso, un unico responsabile dello stato delle cose. E' bene ricordare che il problema è diffuso in Paesi tecnologicamente avanzati. Per spiegarci: più un Paese è tecnologicamente forte è più emerge il problema del digital divide perché maggiore è la richiesta di "connessione veloce" anche in quei centri urbani che per locazione e logistica rappresentano un grosso problema per le company di riferimento. Premesso questo, esistono comunque quei disservizi contro cui si batte da sempre attivamente Anti Digital Divide. Disservizi causati sia dal cambio strategico delle compagnie telefoniche di fronte all'avanzata del "movimento VoIP", sia da una effettiva e dimostrabile inadeguatezza di servizi/infrastrutture/coperture.

Su disservizi e digital divide (in riferimento al contesto sopra illustrato) scrissi nell'Intruder del 28 Aprile 2006 e in quello del 6 Giugno 2006.

Oggi, per la cronaca, ho ricevuto una telefonata dall'assistenza tecnica di Telecom Italia. "Lei ha Alice 4 mega?". "Si" - ho risposto. "La stiamo passando a Alice 20 mega". "Un attimo" - per capire se le cose sono cambiate, anche se l'ultima segnalazione che ho ottenuto una ventina di giorni fa da un contatto non mi dava tanta sicurezza - "Lei capisce che il mio lavoro ruota attorno a internet...". "Ah..." - che dovrei pensare di fronte ad una risposta monosillaba? Comunque continuo e arrivo al punto: "Dalle informazioni che ho, mi sembra che ci siano dei problemi riguardo ai tempi di attesa dal passaggio da 4 mega a 20 mega" - gli dico - "L'ultima segnalazione parla di un'attesa di quasi due mesi prima di fare dietro front e tornare ai 4 mega". "Non è possibile. Scusi ma di che zona si trattava?" - mi chiede. "Roma, all'altezza di viale della Serenissima" - gli rispondo. "Ah..." - altra monosillaba. Decido di chiuderla lì: "Lei capisce che anche solo un'attesa di 4 giorni perché completiate il passaggio mi creerebbe grossi problemi di lavoro. Mi trovo molto bene con i 4 mega. Per il momento non mi occorre l'incremento di banda". Decide di chiudere anche il tecnico: "Va bene, allora lasciamo i 4 mega". "Si, grazie, lasciamo tutto così com'è. La ringrazio per la telefonata" - lo saluto. "Di nulla. Grazie a lei".

Informazione e disinformazione sul trinomio Internet, ADSL, e VoIP:


ADV Magazine n. 28 del 27 Gennaio 2006 - "il VoIP ha dei limiti nel raggiungere alcune numerazioni ma ciò per alcuni è considerato un vantaggio e per altri no. In pratica è impossibile raggiungere i numeri a valore aggiunto come gli 899, 144 e 166 ma di contro, purtroppo, non si possono contattare i numeri verdi 800 o quelli a tariffazione ripartita 848 o i numeri unici 199. L'800 lo possiamo sempre raggiungere via cellulare ma gli altri? Spesso no. Speriamo che presto, anche in questo caso, si trovino delle soluzioni. Una cosa però va sottolineata: dobbiamo distinguere i numeri speciali, quelli sopra elencati, dai numeri di emergenza: questi ultimi sono tutti, dico tutti, raggiungibili via VoIP (ndr: regole PATS). Purtroppo la poca informazione spesso induce a pensare che con il VoIP non potremo più chiamare Carabinieri, Pronto Soccorso, Vigili del Fuoco, ma non è così" - Luigi D Luca, Responsabile Comunicazioni Ehiweb.it.

ADV Magazine Flash News del 01 Agosto 2006 - "In merito alla diffusione del voice over ip" - continua De Luca - "l'Unione Europea ha diffuso un rapporto in cui si stima che in futuro le comunicazioni VoIP copriranno il 35% del traffico telefonico. Lo stesso rapporto indica, però, un trend negativo del 5% sulla qualità audio del VoIP. Questo a conferma che ciò che si sta facendo riguardo alla divulgazione di questa tecnologia è ancora poca cosa rispetto a quanto si potrebbe e si deve fare. Nota bene, il digital divide è presente anche in Francia e in Germania, per cui non può essere indicato come causa scatenante del -5%. Togli questo e cosa rimane? La mancanza di una comunicazione adeguata che a volte diventa disinformazione". Soluzione? "Per questo motivo abbiamo sviluppato l'offerta VivaVox Free. Vogliamo dare il nostro contributo alla veicolazione informativa e teconologica del VoIP offrendo un servizio completo senza alcuna clausola vessatoria per il Cliente. Senza impegno: se il cliente vuole proseguire con noi dovrà complilare e inviare il contratto di riferimento, in caso contrario l'account creato verrà automaticamente annullato".

Una nota in chiusura:


Ancora un abstract dall'ultimo link segnalato: "Il VoIP Skype, come quello Gtalk di Google ed ogni altro servizio VoIP che si poggia sul web ha dei limiti che altre soluzioni VoIP offerte da provider nazionali e internazionali non hanno" - spiega Luigi De Luca - "Sul web la comunicazione PC-PC è gratuita e Skype è leader in questo settore. Comunicare dal web verso telefono fisso è possibile utilizzando una ricarica e, ancora, Skype è fortemente competitivo, ma oltre a queste due forme di comunicazione c'è poi quella che rappresenta la vera rivoluzione delle comunicazioni voice over ip. Telefonare sfruttando la linea ADSL a prescindere che il computer sia acceso o spento. Qui entrano in gioco i provider VoIP che, come noi, offrono contratti di Telefonia VoIP sfruttando linee ADSL pre-esistenti oppure fornite su richiesta, anche in luoghi dove non è presente un'utenza telefonica".