Decreto Bersani: er Centro Storico de Roma sà da tocca! Oppure no?

Il decreto Bersani è alle porte. Dal primo Gennaio 2007 le norme saranno attive e coinvolgeranno realtà delicate dei comuni italiani, minacciando di sconvolgere i sottili equilibri che le regolano. Il Centro storico di Roma, già da anni sotto l'assedio di aziende e holding straniere, oggi rischia di capitolare alla "liberalizzazione delle licenze".

Il primo post della nuova stagione e lo dedico al locale, piuttosto che alla visita tanto promossa e discussa di Romano Prodi e Azienda Italia in Cina. Perché? Questione di priorità e punti di vista, suppongo. Il fatto è che il viaggio in Cina non ha smosso nulla, ha confermato il ritardo dell'Azienda Italia nonché l'impegno di quest'ultima nel cercare di colmare quel gap che sospeso come una spada di Damocle sul futuro dell'economia italiana, ma poi, come per ogni governo italiano che si rispetti, si sono addensate le prime nubi di un nuovo GovernoGate. E via con Telecom Italia e le intercettazioni. Altra "zona di grigio", frase tanto utilizzata in politica, frase a effetto tanto usata dai politici. Frase che alla lunga stanca e che ormai, quando la sento in bocca ad un politico, traduco come "accadono cose di cui non sono a conoscenza, di cui vorrei parlare ma non posso e contro cui mi batto per ridare dignità al Paese". Vale a dire "Oltre a questo promo non aspettatevi qualcosa di più impegnativo da parte mia che metta a rischio la mia quotidianità o, peggio, la mia poltrona". Così è sempre il politico al margine della "zona grigia" trattata che alza la voce e dice la sua, nel tradizionale qualunquismo che caratterizza il politichese di alto livello.

Eppure qualcosa si muove. C'è un Dpef in essere, la messa in opera della Finanziaria che conferma l'impegno preso dal Governo Prodi durante la campagna elettorale. E poi c'è il decreto Bersani che riguarda, eccome, il futuro delle Piccole e Medie Imprese italiane. Un decreto che, teoricamente, minaccia di toccare uno dei "beni" nazionali fondamentali: l'identità dei centri storici di borghi e comuni. Un decreto che coinvolge interessi di piccole, medie, grandi imprese, di liberi professionisti e di tutte quelle Realtà che operano nel campo "infrastrutture e servizi" e che sono correlabili alle Realtà che hanno interesse ad investire nelle zone più importanti di un centro cittadino.

In particolare, scrivo del Centro storico di Roma:


Parto dalle licenze per i pubblici esercizi del centro storico. Fino ad ora la concessione delle licenze era bloccata e tutelata dai Vigili urbani in forza al I Municipio di Roma. Malgrado questo controllo, i rapporti ufficiali indicano un esubero di circa mille licenze rispetto alle tabelle regionali. Il limite di concessione, sempre fino ad ora, ha "limitato i danni" della speculazione commerciale, tenendo a freno (ad esempio) l'investimento di commercianti stranieri. Ben inteso, nulla contro il commerciante di qualsiasi lingua e colore, ma contro la speculazione selvaggia si. Ed è proprio per far fronte a questa speculazione che era stato creato il limite di concessione: la proliferazione di attività (negozi, ingrossi, magazzini) cinesi avevano trasformato diversi rioni del Centro in una nuova e indesiderata (per gli abitanti e i commercianti) Chinatown. La liberalizzazione dei permessi comerciali, oggetto del decreto Bersani, "promette" un ritorno alle origini che manderebbe nel caos l'intera amministrazione comunale. Certo, eliminerebbe il mercato della compra-vendita licenze. Un business da milioni di euro (tra vendita di licenze, mura etc.) all'anno nato in risposta alle limitazioni del comune. Per spiegarci: voglio avviare un'attività commerciale nel Centro Storico di Roma? Non posso richiedere una licenza, per cui devo trovare qualcuno, in zona, che la vende. E se magari assieme alla licenza c'è pure la cessione delle mura... beh! tanto di guadagnato. Così nascono le figure degli "intermediari di attività" che spesso e volentieri mediano le trattative. Persone che conoscono la zona, che hanno contatti periodici con gli operatori commerciali e che, in definitiva, hanno il "potere" e gli "strumenti" di mediare durante quella che definisco come "trattativa burocratica" di cessione attività. Delicati equilibri, vuoi discutibili o meno, che però regolamentano di fatto il numero di operatori commerciali del Centro, contribuendo alla trama-tessuto sociale/commerciale/culturale che affascina i turisti di tutto il mondo. Il decreto Bersani sembra, scrivo sembra, mettere in pericolo questa realtà, di fatto già assediata dagli operatori abusivi che tra "banchi, banchetti, bancharelle e tappeti" lavorano quotidianamente a partire da Castel Sant'Angelo fino a Piazza Navona, Campo de' Fiori e giù giù verso Via del Corso e Piazza di Spagna. Loro di licenze non ne hanno bisogno. Il Tempo riporta un breve intervento di Giuseppe Lobefaro, Presidente del I Municipio: "C'è molta preoccupazione su cosa possa accadere a partire dal primo Gennaio. Molte persone si stanno già recando nei nostri uffici per richiedere le licenze". D'altra parte, continua il Presidente nell'articolo di Susanna Novelli: "Ancora non ci risulta che all'interno del provvedimento ci sia un riferimento ai divieti posti dalle amministrazioni comunali. Per questo abbiamo già dato mandato agli uffici di richiedere il parere anche degli uffici comunali. Stiamo insomma studiando il decreto in modo tale da essere pronti a rispondere secondo le esigenze del nostro territorio".

L'applicazione rigorosa delle norme previste dal decreto Bersani apre la porta ad uno scenario fortemente caratterizzato da investimenti e interessi, anche graditi. Lasciando da parte il discorso "nuova Chinatown", il Centro Storico è da tempo oggetto d'interesse da parte di aziende e holding straniere, soprattutto per quanto riguarda il mercato immobiliare. Se ad esempio, l'Ambasciata Usa ha da anni applatato i lavori di ristrutturazione e allargamento ad alcune ditte romane (tra parquet, reti elettriche e informatiche e via dicendo), acquisendo nuovi immobili per dare maggior respiro alle strutture base dell'ambasciata, dall'altra è circa un decennio che gli immobili in zona Stazione Termini sono oggetto d'investimenti. Allarghiamo il discorso agli investimenti immobiliari in zona Piazza Fiume, Piazza Mazzini, segnalando di corsa come Santa Maria Maggiore, "culla immobiliare" storica del Vaticano, stia incominciando a mostrare "segni di cedimento" e correliamo il tutto alle nuove prospettive toricamente offerte dalla liberalizzazione delle licenze. Per cui, secondo me, è bene non fissarsi solo su Chinatown, ma anche su tutte quelle aziende che trarrebbero profitto dalla liberalizzazione licenze. Un business che partirebbe dall'aquisto degli immobili più interessanti sotto il profilo commerciale e che proseguirebbe con l'affitto delle mura, di mura e licenza (se si vuole evitare la trafila burocratica), fino alla semplice cessione di attività per chi fosse interessato ad acquistare un'attività ottimamente posizionata nel cuore della città eterna (un business che non muore mai). Cambierebbero le persone identificabili come "Intermediari di attività", saremmo di fronte ad un business meno "artigianale" e più competitivo, ma la sostanza non cambierebbe se non dal punto di vista turistico e gestionale delle risorse commerciali/sociali del Comune. Sociali anche, si. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano, ad esempio, al Sisde qualora incominci una speculazione immobiliare e commerciale attorno agli uffici dei Servizi, pur con tutte le limitazioni che saranno imposte dall'amministrazione comunale. D'altra parte, nuovi investimenti producono un maggior movimento di risorse economiche. Da cui, appalti per il potenziamento dei Servizi e delle Infrastrutture, l'apertura d'importanti filiali di questa o quell'holding straniera, l'arrivo di consulenti ed esperti che potrebbero essere causa di una spinta ulteriore verso l'innovazione e la comunicazione nell'era digitale. Insomma, a fantasticare si possono disegnare scenari di ogni genere. Di fatto c'è che una deregolamentarizzazione delle attività commerciali nel Cuore storico di una Città produce effetti collaterali che non possono essere ignorati e che devono essere oggetto di nuove ed efficaci regole, nel pieno rispetto della Legge e dell'operatore commerciale italiano o straniero che sia. Secondo me, le norme sulla liberalizzazione delle licenze, sono più a favore del Fisco (nuove attività = nuove tasse = nuove multe = nuove entrate) che della realtà economica e sociale del centro urbano in cui verranno applicate. Il che costituisce il naturale viatico per scenari di caos pavantati dalle amministrazioni comunali e non solo. E' emblematico sottolinare come tra gli Alfieri che hanno grossi dubbi sulla bontà delle norme ci siano proprio quelle amministrazioni le cui "casse" dovrebbero essere favorite dalla loro applicazione.