RAEE, il Principio del Disfarsi

Una nuova inchiesta Greenpeace sui rifiuti elettronici evidenzia come il decreto uno contro uno non sia ancora stato recepito da diversi grossi distributori di Milano, Roma e Napoli. Nel 75% dei casi il cliente di un punto vendita non è tutelato come richiesto dal Decreto legge e dalla Giurisprudenza italiana. Il Principio del Disfarsi è un diritto che deve essere tutelato.

La Legge italiana definisce rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi, o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. Lo stesso principio, quello del Disfarsi, presente nell’articolo 2 della Convenzione di Basilea che regola i RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche) a livello internazionale. Qui l’informazione cede il passo alla disinformazione: in primo luogo sui limiti e le responsabilità correlate al Principio del Disfarsi; in secondo luogo sulle attività che i punti vendita (che siano virtuali o meno) sono demandati a garantire in seguito all’applicazione del Decreto Ministeriale n.65 dell’ 8 Marzo 2010 (“Decreto di Semplificazione” o “Uno Contro Uno”). Nel concreto:

Cosa è e cosa NON è un RAEE ?

Un RAEE è definito tale quando un apparecchio elettrico o elettronico si trova alla fine del suo ciclo vitale ossia non può più essere riutilizzato. La gestione di questi rifiuti è regolamentata in Italia da leggi europee che impongono ai soggetti interessati al loro ritiro, stoccaggio e lavorazione, l’iscrizione a dei registri specifici al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie al trattamento del rifiuto. Qui la legge è molto chiara: un privato, un’azienda che si disfa di un RAEE è responsabile del modo in cui smaltisce il rifiuto. Vendere un RAEE a chi non è autorizzato alla sua raccolta è attività illegale sia per chi acquista il Rifiuto sia per chi lo cede/vende. Il Principio del Disfarsi però coinvolge anche quegli apparecchi non catalogabili come RAEE. Il concetto è molto semplice e lineare: un’attività che non ha nel proprio business il ritiro o l’acquisto di un RAEE non necessita di nessun tipo di autorizzazione speciale, in quanto gli apparecchi non sono alla fine del loro ciclo vitale ma solo e soltanto usati (o inusati); un’attività che non è “Produttrice di RAEE” come invece lo sono negozi e centri di grande distribuzione che vendono prodotti elettronici nuovi, non è soggetta al Decreto Ministeriale di Semplificazione che impone l’iscrizione all’ Albo Nazionale dei Gestori di Rifiuti Ambientali.

Uno Contro Uno: un punto vendita puo’ decidere quali apparecchi accettare e quali rifiutare ?

Un punto vendita (che sia anche un sito web che vende apparecchi elettrici o elettronici) è obbligato a raccogliere, secondo i limiti e le specifiche del Decreto dell’Uno Contro Uno, qualsiasi apparecchio a prescindere da marca, modello o stato dell’hardware. Azioni come quelle che vincolano i punti vendita ad accettare solo alcune marche e/o modelli non sono ammissibili dalla Legge Italiana. Un’azienda che s’impegna a corrispondere un buono acquisto per un apparecchio nuovo, in cambio di un apparecchio elettronico usato della stessa tipologia, è già di fatto nel dominio del Decreto di Semplificazione. L’ Uno Contro Uno regola la cessione dell’apparecchio usato al punto vendita che ha l’obbligo al ritiro dell’apparecchio senza l’autorità d’imporre limiti per marca/modello, e l’obbligo a chiarire alla propria clientela i diritti garantiti dal Decreto in modo chiaro, trasparente e senza possibilità di fraintendimento. Che poi un’attività decida di corrispondere buoni acquisto in cambio dell’apparecchio ceduto per incentivare l’acquisto di nuovi modelli della sua marca, è business libero e ammissibile.

Uno Contro Uno: un punto vendita può ricaricare il prezzo di smaltimento di un RAEE sul costo del prodotto ?

Alcuni rivenditori non adempiono alla legge, perché il costo della consegna del prodotto nuovo è stato maggiorato così da includere il ritiro del vecchio articolo“ - dichiara Greenpeace nel comunicato stampa dedicato ai risultati della nuova inchiesta sui rifiuti elettronici – “In altri casi, i costi di consegna del nuovo prodotto e di ritiro del vecchio sono ancora distinti fra loro, e viene chiaramente indicato che il ritiro non è gratuito. A eccezione di Milano, dove il ritiro è partito gratuitamente, a Roma e Napoli sembra regnare la discrezionalità del rivenditore piuttosto che il rispetto della legge “. L’inchiesta di Greenpeace ha coinvolto nove grossi distributori tra Milano, Roma e Napoli, dimostrando come nel 75% dei casi il cliente di un punto vendita non è tutelato perché ”si trova a pagare due volte: una al momento dell’acquisto, pagando l’eco-contributo RAEE per lo smaltimento che è già incluso nel prezzo, l’altra al momento del ritiro del vecchio articolo“. Il Decreto di Semplificazione (Articolo 1, comma 1) chiarisce però che il punto vendita è obbligato al ritiro dell’apparecchio elettronico a titolo gratuito: “i distributori al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica od elettronica, in appresso AEE, destinata ad un nucleo domestico assicurano il ritiro gratuito della apparecchiatura che viene sostituita” – discorso che si estende a chi effettua televendite o vendite elettroniche. Tutti i distributori “hanno l’obbligo di informare i consumatori sulla gratuità del ritiro, con modalità chiare e di immediata percezione,anche tramite avvisi posti nei locali commerciali con caratteri facilmente leggibili“. E’ diritto del consumatore quello di segnalare l’inadempienza di un punto vendita che ignora, aggira o propone in modo distorto l’applicazione dell’Uno Contro Uno.