Severn Cullis-Suzuki, il Mondo 20 anni dopo

Sono passati quasi 20 anni dal discorso al mondo di Severn Cullis-Suzuki alle Nazioni Unite, accompagnato da sei minuti di silenzio e da un applauso convinto alla fine. L'unico lascito/effetto "tangibile" delle parole accorate di una bambina di 12 anni al "Mondo". Non importa se quelle parole non furono scritte da lei. Non è questo il punto. I "se" e i "ma" contano niente nella Vita. A maggior ragione se il messaggio che porta certe parole colpisce duro e dritto al cuore di un problema. Il Problema..

Noi siamo ciò che facciamo.
Il testo integrale dell'intervento di Severn Cullis-Suzuki.

Severn Cullis-Suzuki, oggi.. attivista,
ambientalista, conduttrice e autrice.
Buonasera, sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization).
Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me.
Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.
Venendo a parlare qui non ho un’agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro.
Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario.
Sono a qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perchè non hanno più alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono de buchi nell’ozono,
ho paura di respirare l’aria perchè non so quali sostanze chimiche contiene.
Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori.
E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.
Nella mia vita mia ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età, vi preoccupavate forse di queste cose?
Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni.
Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono,
non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato,
non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta,
non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto.
Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità, una famiglia di 30 milioni di specie. E nessun governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà.
Sono solo una bambina ma so che dovremmo tenerci per mano e agire insieme come un solo mondo che ha un solo scopo.
La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.
Nel mio paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi.
Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po’ della nostra ricchezza.
In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d’acqua, cibo, case abbiamo orologi, biciclette, computer e televisioni. La lista potrebbe andare avanti per due giorni. Due giorni fa, qui in Brasile siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po di tempo con i bambini di strada.
Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: “Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto”.
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disponibile a condividere, perchè noi che abbiamo tutto siamo ancora così avidi?
Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa età e che nascere in un paese o in un altro fa ancora una così grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra!
A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo.
Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari.
Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?
Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché le state facendo?
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere.
I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: “Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio”.
Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose.
Siamo davvero nella lista delle vostre priorità?
Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte.
Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.
Lista delle priorità ?
Il contesto in cui furono pronunciate quelle parole. 6 minuti di primi più o meno piani che evidenziano diverse gradazioni d'interesse e di partecipazione emotiva, inversamente proporzionali a ?


Quasi 20 anni dopo..
Il video torna must su Internet. Parole che tornano forti, in eco, attuali e che ci mettono di fronte alle Nostre, Mie, Tue mancanze. Torna Hit sulla rete e trova terra fertile su Youtube e su Facebook. Andata e ritorno senza soluzione di continuità. Nel 2010, il Dj  francese Laurent Wolf utilizzò il discorso per creare una traccia musicale dal titolo 2012: Not The End Of The World. Quindi montò immagini e testo tradotto in francese e il 15 Marzo 2010 diffuse il video uppandolo sul suo canale ufficiale.


Un altro pugno diretto allo stomaco che rigiro con forza insieme alla frase che ho scritto sul mio stato in Facebook: "Quasi 20 anni dopo.. Silenzio. parole al Nulla. Silenzio. "oggi" parlano il circo dell' appaltopetrolio e la favola delle energie alternative (mai) appaltate. e corri a mettere pezze di sangue in giro in giro prima che s'entri in riserva".

.. festeggiamo i 150 anni di Unità.
Forza e cultura e tradizione del Made In Italy nel mondo. Il mondo che volevamo ? Forza di una cultura.. ma quale cultura ? Di chi ? Quella che volevamo ? E ancora.. è un controsenso festeggiare in scenari geopolitici che tutto sono meno che Terra di Festa ? Ci torno sopra ma prima permettimi una digressione. Se oggi scrivo di Severn, di Nazioni Unite, di 150 anni d'Italia e riesco a farlo senza la preoccupazione di veder scomparire il testo un microsecondo dopo averlo postato in rete.. se mi posso permettere di consultare una risorsa d'inestimabile valore com'è www.archive.org e di sfruttarne la sua forza d'archivio culturale, che se ne dica.. lo devo al contesto sociale, culturale e politico in cui sono nato e cresciuto. Un contesto che ha saputo raccogliere ed assimilare nella propria "rete neurale" parte di un Messaggio in cui la Rete si presenta al mondo.

Dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio

John Perry Barlow,
autore dei Grateful Dead
e co-fondatore della EFF
Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

Noi non abbiamo alcun governo eletto, è anche probabile che non ne avremo alcuno, così mi rivolgo a voi con una autorità non più grande di quella con cui la libertà stessa, di solito, parla. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci e non siete in possesso di alcun metodo di costrizione che noi ragionevolmente possiamo temere.

I Governi ottengono il loro potere dal consenso dei loro sudditi. Non ci avete chiesto né avete ricevuto il nostro. Noi non vi abbiamo invitati. Voi non ci conoscete e non conoscete neppure il nostro mondo. Il Cyberspazio non si trova all'interno dei vostri confini.

Non pensate che esso si possa costruire come se fosse il progetto di un edifico pubblico. Non potete. È un atto di natura e si sviluppa per mezzo delle nostre azioni collettive. Non siete stati coinvolti nelle nostre grandi e partecipate discussioni e non avete creato il valore dei nostri mercati. Voi non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, e nemmeno i codici non scritti che danno alla nostra società piu' ordine di quello che potrebbe essere ottenuto dalle vostre imposizioni.

Voi affermate che ci sono problemi fra di noi che hanno necessità di essere risolti da voi. Voi usate questa affermazione come un pretesto per invadere le nostre aree. Molti di questi problemi non esistono. Troveremo i conflitti reali e le cose che non vanno e li affronteremo con i nostri mezzi. Stiamo costruendo il nostro Contratto Sociale. Questo potere si svilupperà secondo le condizioni del nostro mondo, non del vostro. Il nostro mondo è differente.

Il Cyberspazio è fatto di transazioni, di relazioni, e di pensiero puro disposti come un'onda permanente nella ragnatela delle nostre comunicazioni. l nostro è un mondo che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte, ma non è dove vivono i nostri corpi.

Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.

Stiamo creando un mondo in cui ognuno in ogni luogo possa esprimere le sue idee, senza pregiudizio riguardo al fatto che siano strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo.

I vostri concetti di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi. Essi si basano sulla materia. Qui non c'è materia. Le nostre identità non hanno corpo, così, diversamente da voi, non possiamo arrivare all'ordine tramite la coercizione fisica. Noi crediamo che il nostro potere emergerà dall'etica, dal nostro interesse personale illuminato, dal mercato comune. Le nostre identità possono essere distribuite attraverso molte delle vostre giurisdizioni. L'unica legge che le nostre culture costituenti riconosceranno in modo diffuso sarà la Regola d'Oro. Sulla base di essa speriamo di essere capaci di adottare soluzioni specifiche. Non possiamo però accettare le soluzioni che state cercando di imporre.

Negli USA abbiamo creato un legge, il Telecommunications Reform Act, che è in contrasto con la nostra Costituzione e reca insulto ai sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni adesso devono rinascere in noi.

Siete terrorizzati dai vostri figli, poiché sono nati in un mondo che vi considererà sempre immigranti. Poiché li temete, affidate alle vostre burocrazie le responsabilità di genitori che siete troppo codardi per confrontare con voi stessi. Nel nostro mondo tutti i sentimenti e le espressioni di umanità, dalla più semplice a quella più angelica, sono parti di un tutto senza confini, il colloquio globale dei bits. Non possiamo separare l'aria che soffoca dall'aria spostata dalle ali.

In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di tener lontano il virus della libertà erigendo posti di guardia ai confini del Cyberspazio. Questi potranno controllare il contagio per un po' di tempo, ma poi non potrà funzionare in un mondo in cui i bits si insinueranno dappertutto.

Le vostre industrie dell'informazione, diventando obsolete, cercano di perpetuarsi proponendo leggi, in America e altrove, che affermano di possedere facoltà di parola in ogni parte del mondo. Queste leggi dichiarano che le idee sono dei prodotti industriali, meno preziosi della ghisa. Nel nostro mondo, tutte le creazioni della mente umana possono essere riprodotte e distribuite infinitamente a costo zero. La convenienza globale del pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie.

Queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell'autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l'autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dobbiamo dichiarare le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi. Noi ci espanderemo attraverso il Pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.

Noi creeremo nel Cyberspazio una civiltà della Mente. Possa essa essere più umana e giusta di quel mondo che i vostri governi hanno costruito finora.

Davos, Svizzera - 8 febbraio 1996
John Perry Barlow
Libertà di stampa, tentativi più o meno presunti di massificazione dell'informazione. Paese terremotato, allagato, tassato.. crea la tua lista personale di etichette negative alla definizione d'Italia. Vero.. ma anche no. Io, tu, l'Italiano che vive in Italia fa parte di quella nicchia di fortunati che non deve chiedersi "domani sarò ancora vivo ?". Di quella nicchia di fortunati, ad esempio, fatta d'individui liberi di esprimere le proprie opinioni al di la' del pensiero-sussurro.

La maggioranza di noi è libera di vivere come meglio crede nel suo piccolo mondo impellente fatto di priorità soggettive.
Sono pochi quelli di noi che fanno la fame, quella vera.. quella che a volte è condita di guerra e di sangue e di malattia. Sono pochi quelli di noi che devono fare i conti quotidianamente con l'imperativo "SOPRAVVIVI!". Sono pochi quelli di noi che devono guardare preoccupati al "cappio" pur andando contro il sistema o muovendosi a margine di regole scritte o non dette. Facciamo parte di un contesto geopolitico e sociale ben definito, unico in quanto a genere nella nicchia dei fortunati. Siamo un paese di poeti e di santi, di navigatori e di sognatori.. e di furbi. Furbizia (spregio) che diventa Arte. Pochi Popoli hanno saputo essere ricettivi a un messaggio come quello di Barlow e tanto basta per definirci Fortunati. E tanto basta per ringraziare chi, 150 anni fa volle fare di un arcobaleno di colori pezzati un'unica nazione, con tutte le sue mancanze e tutte le sue negatività. Ma quanti pregi ? Quanti ? Se mi stai leggendo vuol dire che hai un computer, hai una connessione alla rete, hai tempo per dedicarti alla lettura di un testo. Hai tempo da dedicare a te stesso. Hai tempo. Punto.

Dei miliardi di persone che viaggiano con te su questa palla d'acqua e di terra sospesa nel nulla cosmico.. quante persone hanno ancora Tempo ?
La domanda vera però è un'altra e richiama l' incipit. Il problema: quanto tempo sarà concesso ancora a te e ai tuoi discendenti quando gli Altri portati allo stremo pretenderanno Tempo ?