Confessioni di un discografico (e riflessioni sulla discografia in Italia e oltre)

Tanto tempo fa ho fondato una mia etichetta discografica, a livello "casalingo", perché a suo tempo volevo pubblicare le mie cose personali. Successivamente, nel corso degli anni '90, quando avevo già pubblicato alcuni brani in compilation fuori dall'Italia, ho collaborato con un'altra struttura che si rivelò piuttosto inconcludente. Tirarsene via senza rimetterci fu complicato e posso dire che mi dispiace di aver perso tempo - diversi mesi nell'arco di un paio d'anni - a seguire quella situazione.

Dopo essermene liberato,
presi a fare da me.. definitivamente.


A digital and physical record label and music publisher based in Italy. Founded 1988, pioneering digital distribution since 1998
In generale non mi interessa "vendere" un servizio alle band. Lo facevo con la distribuzione digitale con Ecl3ctic (ho fatto l'"aggregatore" nel 1999, 5 anni prima che lo facesse CD Baby e quasi un decennio prima della maggior parte della gente che adesso si improvvisa in questo ruolo, ce ne sono diversi anche in Italia ormai). Ma per il resto - con l'eccezione di qualche raro prodotto conto terzi che ho realizzato negli anni - pubblico quello che mi piace e che scelgo di pubblicare.

Non raccolgo demo da anni, né per posta, né alle manifestazioni (che non ho più frequentato; al MEI - Meeting degli Indipendenti - ne arrivavano tanti, spesso di qualità infima e con zero idee dentro) né tramite il sito.

Non è snobismo o "chiusura"; di materiale mio e di altri, vecchio e nuovo, a cui lavorare come pubblicazioni, ne ho. Se dicessi agli artisti "mandatemi un demo" e poi li facessi aspettare sei mesi per una risposta, sarei un disonesto e la risposta sarebbe probabilmente negativa. Un po' perché molto spesso la gente invia demo all'etichetta sbagliata. Per esempio, ho lavorato con materiale rock, ma solo occasionalmente. In generale mi interessano più altri generi (jazz, elettronica, colonne sonore, per esempio). E un po' perché è inutile negarlo, sia al mio livello che a livelli alti stiamo campando sulle ristampe.

Negli anni passati per fare un esempio ho pubblicato tanta elettronica (che era il mio genere preferito) ma spesso ho potuto farlo perché la pagavo con gli introiti del jazz anni '40.

Oggi, anche tra le Major qualcuno si trova in difficoltà: c'è chi è indebitato con le grandi banche, e due tra le più grandi strutture protrebbero fondersi tra loro. Si fa ancora affidamento sul vecchio catalogo, ristampato alla nausea prima in cd e ora (spesso tardivamente) in digitale. Anche per chi sta meglio coi conti, mi pare sia quasi totale la rinuncia a lavorare coi nuovi talenti come anche a fare "accumulazione" di un catalogo come si faceva una volta. E' quello che faceva campare un'etichetta: "costruire" (non nel senso di "a tavolino" come si fa adesso...) un artista e portarselo avanti anche per decenni.

E' estremamente deprimente per me dire che ho per le mani cose che reputo molto belle a cui ho dedicato molto tempo e su cui ho anche speso qualche soldo (i pochi che avevo) in promozione e poi vedere che tanto la mia copia del brano X (banale ristampa di pop italiano anni '50 fatta anche da diverse altre strutture) in pochi mesi su iTunes ha incassato oltre 400 dollari senza dover muovere un dito: oltre il quadruplo di quello di un lavoro di una bravissima cantante inglese che ho cercato di promuovere a destra e a manca per due anni, pagando un'agenzia in UK, andandoci ovviamente in perdita, cercando date live che non riesco a trovare, e via dicendo.

Ci sono poi quelli che chiedono: "ma perché questo disco non sta nei negozi" oppure "posso trovarlo in qualche negozio della città xxxx ?". Il problema è che arrivare nei negozi è difficilissimo e quando ci arrivi la gente non compra quasi mai. Ho visto chiudere situazioni solidissime e vedo in serie difficoltà quelle rimaste, che spesso tirano a campare buttandosi su mercati alternativi o su iniziative che anni addietro avrebbero giudicato dubbie loro stessi per primi.

Io vendo dischi fisici, pochi, principalmente in Amazon e CD Baby. Campo sul digitale e - non lo nego - faccio anche altri lavori perché come il 90% delle persone che lavorano in questo settore, hai il mese dove la musica ti paga le bollette e altro, e hai il mese in cui gli introiti sono prossimi allo zero. E' difficile giustificare la stampa di qualcosa se poi al massimo quello che vendi è quello che la gente compra ai tuoi concerti (non hai certo bisogno di una label per farlo!).

Con i distributori (grossisti) italiani ho rinunciato a parlare anni fa: è una presa per i fondelli continua. "Tizio è in riunione", "ti chiamiamo noi", "non facciamo il genere musicale xxxxxx" (salvo poi scoprire che metà del loro catalogo copre esattamente quel genere). Le esperienze avute anni addietro sono state tutt'altro che piacevoli. L'idea generale che personalmente ne ho ricavato è che hanno (perlomeno ce l'avevano quando ci parlavo io) una paura matta di rischiare sul prodotto nuovo. Spesso non lo vogliono neppure in conto vendita.

Forse - se hai un gruppo o una label - sono cose con cui ti sei già scontrato anche tu.

Ho frequentato per 6 anni il MEI di Faenza (dal 1998 in poi). E' una situazione entusiasmante per certi versi, ma anche deludente per altri. Molti contatti ma alla fine di concreto davvero poco. Mi è rimasta l'idea di tornarci (per inciso, quest'anno la manifestazione si trasferisce in Puglia e diventa Medimex-MEI) ma solo se avrò modo di presentarmi in una veste diversa e con un catalogo più ampio.

Se dovessi dare un consiglio ad artisti italiani: non snobbate il cantato in inglese. Richiede testi decenti e una buona pronuncia, certo, altrimenti ci si rende ridicoli e basta. Ma non dimentichiamo che l'Italia ha avuto negli anni '80 produzioni (penso alla dance ma non solo) che andavano in tutta Europa e oltre. A un certo punto cantare in inglese, per motivi arcani, è sembrata quasi una bestemmia. "Dovevi" cantare in italiano. E' una cosa che mi ha sempre dato fastidio (e non ho preclusioni in generale verso il cantato in italiano, ma verso questo tipo di atteggiamento che è esistito per tutti gli anni '90 e oltre).

Se infine dovessi dire due parole sulla crisi del disco: altro che Internet e peer-to-peer. La crisi del disco l'hanno fatta in casa le grandi label, che vendono prodotti (in cui esse stesse per prime non credono) inizialmente a un prezzo altissimo, salvo poi cominciare a deprezzarli sei mesi dopo per poi svenderli in canali diversi e a prezzi differenti.

Se io compro Il Corriere della Sera o Repubblica in dieci edicole diverse, li trovo sempre allo stesso prezzo. Non è così con i dischi. In altre parole: chi me lo fa fare a comprare l'ultimo disco di Madonna a 22 e passa Euro se sei mesi dopo ne costerà 12 e verrà pubblicato come allegato di TV Sorrisi e Canzoni? E magari (può capitare) poco dopo lo trovate altrove a un prezzo ancora più basso? Non ci si può lamentare per la chiusura dei negozi specializzati: i prezzi all'ingrosso dei dischi sono pari a quelli al pubblico per il canale edicola.

Parallelamente, c'è la massiccia infiltrazione di prodotti-spazzatura legati ai reality show: prodotti che finiscono svenduti e dimenticati nel giro di pochissimo tempo, e che - di nuovo - non fanno catalogo e non creano salvo rarissime eccezioni artisti "veri" che possano durare nel tempo e creare una estesa discografia che continuerà a mandare avanti il business dell'etichetta.

Artisti veri.. che possano durare nel tempo. Nessun altra istruzione per l'uso. Sul come proporsi ?

Relaxing Night Part 1 uscirà a giugno in cd formato digipack e che nei prossimi giorni sarà comunque in anteprima disponibile come file audio in iTunes e in tutti gli altri grandi store digitali. La clip è stata realizzata dal nostro Jay Artworx con immagini d'archivio NASA relative alla missione Apollo 10.



La traccia è tratta da "Homecoming", un lavoro chillout/electro-lounge.
E' il secondo album di un bravo produttore ungherese, Miklos Vajda.
Miklos, in estate si esibirà anche in Italia.


Stefano Castagna ha detto... 20/5/11 09:00

Ciao Nicola, complimenti per il tuo post molto interessante. Le esperienze personali riescono sempre a spiegare cose altrimenti inspiegabili. Volevo scriverti in privato ma non sono riuscito a trovare un tuo recapito.
Mi chiamo Stefano Castagna e gestisco uno studio di registrazione nei pressi del lago di Garda (www.ritmoeblu.com). Ho un blog in cui tratto di problemi legati al mondo degli studi di registrazione e della produzione musicale su cui mi piacerebbe inserire il tuo intervento (http://www.lebarrieredelsuono.blogspot.com/). Se ti interessa dimmi come possiamo fare. Grazie e a presto, Stefano

Nicola Battista ha detto... 21/5/11 15:46

ciao Stefano, potresti fare un breve post tuo in cui segnali e linki il mio... io farei così, e sarebbe la cosa migliore. Altrimenti se vuoi ripubblicare il tutto leggi le condizioni della Licenza di pubblicazione di The Intruder News, in basso su questa stessa pagina. E' una delle licenze Creative Commons e fa riferimento comunque a siti non commerciali.
Per il contatto in privato ho vistoil tuo sito poco fa, ti contatto presso quella e-mail e mi saprai dire.