Luglio 2013: Sicurezza dei Cosmetici, Normativa UE unificata

Le normative vigenti sulla Sicurezza dei Cosmetici hanno come scopo quello di tutelare il consumatore verso l'acquisto di prodotti che garantiscano, a fronte di un uso corretto, sia la sicurezza del fruitore che la qualità delle componenti costitutive. Sono passati più di 35 anni e oltre 50 emendamenti dal primo decreto della Comunità Economica Europea. L'ultima tappa di questo lungo viaggio è prevista nel Luglio 2013, mese in cui le direttive e le leggi nazionali saranno sostituite dalla nuova regolamentazione UE sui Cosmetici.

L' 11 Luglio 2013 è il giorno in cui i Paesi membri dell'Unione Europea recepiranno e applicheranno la normativa comunitaria unificata sulla sicurezza dei cosmetici. La Normativa riguarderà la composizione, l'etichettatura e gli esperimenti sugli animali e sostituirà le direttive nazionali che regolamentavano, in linea con i decreti UE, la libera circolazione dei prodotti di cosmetica che rispettavano gli standard richiesti a tutela dei consumatori. L'applicazione del nuovo regolamento comunitario vuole essere un giro di vite sull'interpretazione soggettiva delle direttive, cosa che implicava effetti collaterali che andavano a scapito della trasparenza e dei diritti dei consumatori, nonché al mercato selvaggio delle sperimentazioni sugli animali.

La Legge italiana disciplina la produzione e la messa in commercio dei cosmetici attraverso una direttiva comunque al passo con quella europea di riferimento. Nel corso degli anni sono stati pubblicati più di 50 emendamenti a modifica del primo decreto 76/768/CEE del luglio 1976. Un percorso durato oltre 35 anni e di cui è prevista l'ultima tappa nel Luglio 2013, mese in cui Direttive e Leggi applicati dalle singole Nazioni saranno sostituite dal Regolamento CEE del 30 Novembre 2009 alla cui applicazione saranno sottesi tutti i Paesi dell'Unione: da una lettura trasparente della Formula INCI  - recepita in Italia con Decreto Legislativo 24 aprile 1997, n. 126 - ad un controllo di qualità più selettivo, passando per l'applicazione degli standard di qualità, fino al porre termine al mercato della sperimentazione sugli animali. Uno dei motivi sottesi alla rivisitazione delle successive modifiche al Decreto del 1976 e alla redazione di un protocollo unificato, è chiarito dal paragrafo 15 dell'introduzione al Regolamento n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici:

Il settore europeo dei cosmetici è una delle attività indu­striali vittime della contraffazione, con rischi sempre mag­giori per la salute umana. Gli Stati membri dovrebbero prestare particolare attenzione all’applicazione della legi­slazione comunitaria orizzontale e delle misure riguardanti i prodotti contraffatti nel settore dei prodotti cosmetici, come ad esempio il regolamento (CE) n.  1383/2003 del Consiglio, del 22  luglio  2003, relativo all’intervento del­l’autorità doganale nei confronti di merci sospettate di vio­lare taluni diritti di proprietà intellettuale e alle misure da adottare nei confronti di merci che violano tali diritti.

L'obiettivo principale delle normative nazionali, che hanno sempre cercato di mantenersi in linea con il decreto europeo, era quello di tutelare il consumatore garantendo la presenza sul mercato di prodotti di qualità soggetti a standard di sicurezza garanzia di un Mercato sano e propositivo. Queste normative a tutela del Made In nazionale erano e sono soggette ad interpretazioni flessibili, in particolare riguardo i criteri di trasparenza a garanzia del prodotto immesso sul mercato. Per esempio, il marchio produttore aveva un ampio margine di manovra sull'applicazione dell'INCIl L'unico obbligo era quello di indicare i componenti presenti nel prodotto suggerendo di accompagnarli con percentuali. Il suggerimento veniva sfruttato dal marchio produttore a seconda delle sue esigenze di mercato: esaltare una componente sottolineandone la presenza percentuale, piuttosto che evidenziarne il basso impatto sull'ecosistema.. due delle strategie di marketing più diffuse nella messa in opera del suggerimento proposto, che non garantivano la trasparenza informativa alla base di un acquisto consapevole del prodotto a maggior ragione per quelle componenti come gli estratti vegetali che possono essere indicate con il nome botanico latino della pianta d'origine.

L'applicazione di una normativa unificata tutela il diritto del consumatore a una conoscenza più approfondita del prodotto che intende acquistare/utilizzare. Si porta ad esempio l'obbligo d'inserire prima le componenti con percentuale maggiore all'1% e poi, comunque in ordine sparso, tutte le altre. Normativa per altro già in essere la cui corretta applicazione facilita la lettura delle informazioni che accompagnano il prodotto: un olio essenziale riportato in elenco sparso piuttosto che subito sotto una componente al 2,3% chiarisce la sua percentuale di utilizzo nella produzione anche senza essere accompagnato dal valore numerico. Uno degli obiettivi ultimi della Normativa unificata è quello d'imporre la Formula INCI non più come possibile strumento di trasparenza ma come obbligo per tutelare il diritto del consumatore a un'informazione consapevole. La Normativa richiede che il package - creato preferibilmente con materiale riciclabile - del prodotto riporti le indicazioni dei componenti costituivi utilizzando una terminologia unificata che ne agevoli l'identificazione. L'applicazione corretta della Formula INCI già ora influisce incisivamente sulla filiera produttrice, in merito a una ricerca più selettiva dei componenti primari preferendo quelli di cui sia certa la qualità e certificata la provenienza. L'elenco delle componenti, sempre in lingua inglese - assunta come linguaggio standard - unifica cliente, produttore e fruitore favorendo una veloce comparazione qualitativa del prodotto con i suoi competitori di mercato.

L'esigenza di un protocollo unificato sulla normativa per l'applicazione dei principi di Sicurezza dei Cosmetici si fonda sul presupposto che:

La direttiva 76/768/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici ha subito diverse e sostanziali modificazioni. In occasione di nuove modificazioni della suddetta direttiva è opportuno, in questo caso specifico, per ragioni di chiarezza, procedere alla sua rifusione in un testo unico.
La confusione e l'interpretazione soggettiva dell'attuale regolamentazione è dovuta anche ad una mancanza di chiarezza comunicativa su cosa debba essere definito prodotto cosmetico. Nel corso degli anni, gli emendamenti europei che sono andati ad integrare il primo decreto del 1976 hanno chiarito il discorso ma sono stati recepiti in tempi e contestualità che variavano all'interno delle singole legislazioni nazionali.

Per stabilire se un prodotto debba essere considerato pro­dotto cosmetico è opportuno basarsi sulla valutazione caso per caso, tenendo conto di tutte le caratteristiche del pro­dotto in questione. I prodotti cosmetici possono compren­dere creme, emulsioni, lozioni, gel e oli per la pelle, maschere di bellezza, fondotinta (liquidi, paste, ciprie), cipria, talco per il dopobagno e per l’igiene corporale, saponi di bellezza, saponi deodoranti, profumi, acque da toeletta ed acqua di Colonia, preparazioni per bagni e docce (sali, schiume, oli, gel), prodotti per la depilazione, deodoranti e antitraspiranti, tinture per capelli, prodotti per l’ondulazione, la stiratura e il fissaggio, prodotti per la messa in piega, prodotti per pulire i capelli (lozioni, pol­veri, shampoo), prodotti per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli), prodotti per l’acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine), prodotti per la rasatura (creme, schiume, lozioni), prodotti per il trucco e lo strucco, pro­dotti destinati ad essere applicati sulle labbra, prodotti per l’igiene dei denti e della bocca, prodotti per la cura delle unghie e lacche per le stesse, prodotti per l’igiene intima esterna, prodotti solari, prodotti autoabbronzanti, prodotti per schiarire la pelle e prodotti antirughe.
Il Mercato dei Cosmetici come quello dei prodotti farmaceutici è sempre stato affiancato alle sperimentazioni sugli animali, pratica a cui la Comunità Economica Europea aveva dedicato una direttiva già il 24 Novembre 1986.

Il protocollo sulla protezione e il benessere degli animali allegato al trattato stabilisce che la Comunità e gli Stati membri devono tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali nell' attuazione delle politiche comunitarie, segnatamente nel settore del mer­cato interno. [ ... ] La direttiva 86/609/CEE del Consiglio, del 24  novembre 1986, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati mem­bri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini spe­rimentali o ad altri fini scientifici ha stabilito regole comuni per l’utilizzo degli animali a fini sperimentali nella Comunità e ha fissato le condizioni alle quali tali esperi­menti devono essere condotti nel territorio degli Stati membri. In particolare, l’articolo 7 di tale direttiva pre­scrive che gli esperimenti su animali siano sostituiti da metodi alternativi, laddove essi esistano e siano scientifica­mente validi.
[ N.d.R. ] Questi alcuni dei capisaldi su cui la normativa unificata vuole fare chiarezza. Intanto, in attesa del 2013 "Rimangono in vigore, ancora per pochi anni, tre test fortemente invasivi, quali: tossicità per uso ripetuto, tossicità riproduttiva e tossicocinetica (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione della sostanza in esame)" - dichiara la LAV - "Negli ultimi anni sono stati molti gli sforzi economici, politici e scientifici per lo sviluppo di test sostitutivi all’uso di animali, i quali, oltre al vantaggio etico, sono anche migliori sotto il profilo scientifico e quindi di sicurezza per i consumatori; sono, infatti, già disponibili sul mercato più di 20.000 ingredienti cruelty-free".