Nucleare SI, Nucleare NO: referendum 2011

1987: il referendum abrogativo decreta la fine del nucleare in Italia malgrado non fosse stato chiesto agli Italiani di dichiarare la loro preferenza sul la chiusura delle centrali. 2011: l'Italia chiede per la prima volta agli Italiani se vogliono il nucleare in casa. Il paradosso di una gestione energetica nazionale vincolata dagli equilibri del "network internazionale" a cui appartiene.

Il 12 Giugno 2011 il nuovo referendum sul nucleare deciderà del futuro della produzione e della fornitura energetica italiana su territorio nazionale. L'Italia è una nazione che acquista energia elettrica da altre nazioni e che dipende dall'efficienza di una produzione su cui non ha controllo diretto. Si punta al nucleare perché le energie alternative non sono in grado di garantire una copertura ottimale del territorio ? La Provincia di Roma è l' ultimo esempio di come le cosiddette energie alternative siano una realtà concreta e fruibile.

L' Italia ha bisogno del nucleare ?

L'energia nucleare in Italia è stata utilizzata dal 1963 al 1990. Quattro centrali che lavorarono a pieno regime fino alla fine del loro "naturale" ciclo vitale. Il colpo di grazia arrivò dal referendum del 1987 - in cui non si chiedeva l'abolizione o la chiusura delle centrali nucleari su territorio italiano ma che, di fatto, decretò la fine del nucleare in Italia. Il referendum abrogativo rese insostenibile la gestione, la manutenzione o la messa in opera di nuove strutture più efficienti. Dal 1990 in poi l'Italia ha dovuto riassestare la propria produzione energetica diventando dipendente da forniture straniere. Ne è passata di acqua sotto i ponti e oggi, anno del referendum 2011, l'Italia manifesta un ritrovato equilibrio energetico che, suo malgrado, contrasta con l'interdipendenza sempre più forte verso le nazioni fornitrici. I dati statistici del Gruppo Terna sulla situazione dell' energia elettrica italiana 2009/2010 parlano chiaro:

  • richiesta energetica 320,3 miliardi di kWh
  • produzione interna 86%, -8,1% rispetto al 2008/2009
  • forniture estere +12,3% rispetto al 2008/2009
  • consumi energetici -6% rispetto al 2008/2009
  • produzione eolica +33,6%
  • produzione fotovoltaica +251% (676  milioni di kWh).
  • produzione totale fonti rinnovabili +19,2% con incidenza su copertura consumo a +4,3%

L'Italia ha diminuito la produzione di energia elettrica aumentando l'importazione delle forniture, malgrado un incremento di produzione delle fonti rinnovabili e una diminuzione della domanda interna. Un paradosso che trova risposta solo considerando l'Italia come parte integrante di un network energetico internazionale dove gli equilibri nazionali devono essere subordinati a quelli internazionali.

Le centrali nucleari sono, sempre e solo loro,  la chiave per comprendere i paradossi della gestione energetica italiana. Il nucleare costa meno e produce di più ma la sua gestione non è flessibile. Le centrali non si possono spegnere e riaccendere e una produzione maggiore rispetto alla domanda può essere smaltita solo in un modo:  fornendo energia alle nazioni che non riescono a gestire o a garantire il proprio fabbisogno interno. Altra chiave di lettura: vendendo sottocosto alle nazioni chiamate a favorire lo smaltimento dell'energia superflua della nazione produttrice. L'Italia "guadagna" acquistando energia dall'estero - depenna, per esempio, alcune voci in uscita come certe spese di pompaggio e di gestione in notturna degli impianti - e aiuta il fornitore internazionale a eliminare il pericolo di un sovraccarico delle sue centrali.

I numeri a favore del nucleare parlano ne Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo sviluppo, ricerca condotta da The Eurpean House Ambrosetti per ENEL e EDF (Électricité de France): se l'Italia tornasse a investire sul Nucleare i costi di produzione si ridurrebbero del 30% - con conseguente diminuzione della bolletta alle utenze - si creerebbero nuovi posti di lavoro (circa 10.000) e ne gioverebbe anche l'ambiente (-20% di anidrite carbonica nell'atmosfera). I numeri della ricerca sono convincenti, come le competenze italiane nella costruzione, gestione e manutenzione delle centrali: sono decine le società italiane impegnate nel nucleare che posizionano all'estero le loro competenze specifiche. Chiariti i benefici del nucleare però emergono i dubbi che i numeri non sono in grado di allontanare: la sicurezza degli impianti in una nazione a elevato rischio sismico (insegna il Giappone); lo smaltimento delle scorie in siti accettati dai residenti della zona scelta; il futuro degli investimenti sulle energie rinnovabili.

In conclusione c'è una domanda che pretende risposta a proposito della preservazione degli equilibri energetici internazionali: perché l'Italia è invitata a investire sul nucleare dall' EDF di cui è cliente ma anche competitore ? La risposta fa il verso alla parola "partnership". Se da una parte l'Italia acquista energia da EDF, dall'altra fornisce competenze estere per il nucleare mentre ENEL Green Power investe su territorio francese creando il suo secondo maggior impianto per dimensioni. Riporta Energia24Club: "l'installazione eolica di Haut de Conge è costituita infatti da 12 turbine da 2 Mw ciascuna, per 24 Mw complessivi di capacità installata. La nuova 'wind farm', nella regione di Champagne-Ardenne, produrrà a regime più di 50 milioni di kWh all'anno, in grado di soddisfare i consumi annui di circa 15.000 famiglie, evitando l'emissione in atmosfera di 40.000 tonnellate di CO2". EDF Italia finisce di rispondere alla domanda. Non ci sono equilibri compromessi perché alcune forniture di energia restano consolidate sul territorio italiano. Interessi reciproci che danno forza ai numeri della ricerca Ambrosetti. L'assetto ideale che sembra profilarsi è quello di una nazione in cui enti, PMI e piccole attività artigianali investono sull'energia alternativa proposta da ENEL Green Power e EDF Italia, mentre le utenze private e i grandi complessi industriali vengono serviti dal nuovo nucleare di cui ENEL diverrebbe a sua volta fornitore estero con conseguente incremento del PIL nazionale.

Il nucleare conviene all'Italia ? si. Il nucleare in Italia è a prova terremoto e smaltimento scorie ? no. Corollario:  l'energia rinnovabile è un'alternativa valida ? Si ma necessita di forti investimenti su scala nazionale che sono differenti da quelli richiesti a livello locale. Questi investimenti possono essere garantiti solo dalle grandi compagnie del network energetico internazionale che già si stanno muovendo in questa direzione: occorreranno ancora anni prima di testimoniare un forza incisiva del rinnovabile sulla produzione energetica nazionale. Energia rinnovabile e nucleare sono due forze che possono e devono interagire, la seconda a copertura dei tempi necessari per la massificazione della prima e in seguito come supporto a garanzia di continuità. Però se la domanda fosse "l'italia è pronta per il nucleare ?" la risposta viene facile: anche se si risolve il problema dello stoccaggio delle scorie resta il problema dei terremoti contro cui non c'è tecnologia moderna capace di garantire cose e persone. Qualsiasi proposta referendaria deve fare i conti con la parola terremoto: deterrente forte.