Cassazione: referendum nucleare legittimo. Il Punto.

La Corte costituzionale ha dichiarato legittimo e ammissibile il referendum abrogativo sul Nucleare con oggetto i commi 1 e 8 dell'articolo 5 così come modificato con Legge 75/2011. Quali saranno le conseguenze? Secondo il comma 8 dell'articolo 5, dire SI contro il Nucleare significa bloccare a tempo indeterminato le possibilità di sviluppo energetico nazionale ?

La Cassazione oggi è tornata sul referendum per il Nucleare. La Corte Suprema ha respinto il ricorso del Governo contro la sentenza che approvava la presenza del quesito sull'energia nucleare nella due giorni referendaria del 12 e 13 Giugno. Un ricorso che sembrava fondato, prendendo a riferimento l'articolo 39 della Legge n.352 del 25 Maggio 1970. In realtà, ad una più attenta lettura, la legittimità del referendum non poteva essere messa in discussione. Infatti, sebbene sia riportato:

Se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l'atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l'Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso (1).
La nota correlata precisa:

(1) V. della Corte cost. sent. n. 68/78, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo rispetto all'art. 75, comma 1, della Costituzione "limitatamente alla parte in cui non prevede che se l'abrogazione degli atti o delle singole disposizioni cui si riferisce il referendum venga accompagnata da altra disciplina della stessa materia, senza modificare né i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente né i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative".

Con il Ricorso alla Cassazione, il Governo ha preso posizione attiva nel "dibattito" referendario con l'intento d'impedire al Nucleare di arrivare alle urne. Il 26 Aprile 2011, quando ancora il Decreto Omnibus spingeva sulla moratoria all'energia nucleare, Il Giornale scriveva: "Se fossimo andati oggi a quel referendum il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. La moratoria è per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discuterne con un'opinione pubblica consapevole e non influenzata da Fukushima. Siamo convinti che il nucleare sia il futuro".

Il Decreto Omnibus, così come approvato dalla Camera con le sue nuove norme, ha sollevato però un problema di forma. Nell'eventualità che i SI escano vincenti dal terzo quesito referendario, lo saranno solo in riferimento alla domanda riformulata dalla Suprema Corte di Cassazione riguardo "l'Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare ?". Il quesito, riformulato:

Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75 ?

Il comma 1 dell' articolo 5 modificato dall'Omnibus si riferisce all' "Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari" e riporta in eco il tema del quesito modificato. Il comma 8 invece si riferisce all'intento del Governo di tornare sulla strategia energetica originale - sull'eventualità di tornare a prenderla in considerazione - "Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto". Il testo integrale riporta:

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali.

Votando SI contro il Nucleare, gli Italiani ne decretano la fine ma, stando al comma sopracitato, decretano anche l'immobilità dei Piani energetici nazionali e il "non luogo a procedere" sugli investimenti in ricerca e sviluppo relativamente a tutte le forme di energia ? No. Il via libera della Suprema Corte di Cassazione al referendum sul Nucleare arriva come risposta consapevole all'Omnibus ma non rappresenta un attentato agli investimenti futuri dei Piani energetici nazionali:


  • Come sottolinea Donatella Stasio su IlSole24Ore, la Cassazione aveva "scritto a chiare lettere che le nuove norme varate con il "decreto omnibus" «evidenziano la reiterazione di un'opzione legislativa nuclearista incompatibile con gli obiettivi del referendum indetto» e, quindi, «non sono suscettibili di produrre l'impedimento del corso delle operazioni referendarie». In sostanza, la legge «fa salva, nell'immediato e contro la volontà referendaria, una scelta attuale nuclearista» e «rimette la ripresa del nucleare ad un provvedimento adottabile dal Consiglio dei ministri entro il termine di 12 mesi». Di qui il "trasferimento" della richiesta di abrogazione referendaria sulle disposizioni (commi 1 e 8 dell'articolo 5 del "decreto omnibus", convertito nella legge n. 75 del 2011) «che consentono, anche dopo l'abrogazione delle norme oggetto di referendum, la progettazione, la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare»".
  • Il Comma 8 fa un chiaro riferimento alla adozione di una Strategia energetica "nella prospettiva del mercato interno europeo" e alle "valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibile, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell'Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali". 
Tra dodici mesi, in caso di vittoria del SI, l'Italia dovrà prendere posizione formale e decisa sull'utilizzo delle energie alternative come viatico alle fonti energetiche tradizionali. L'effetto potrebbe essere quello di un allontanamento dai Piani energetici comunitari e dalle strategie internazionali di mercato. Si tratterebbe di una presa di posizione importante - e non frequente - di fronte agli assetti previsti da un'Unione Europea dichiaratamente orientata sul Nucleare come forma di energia a basso consumo e anti-inquinante - cosa che in teoria è. Nucleare non fine a sé stesso ma come ponte intermedio tra le fonti energetiche tradizionali e quelle rinnovabili. Nei giorni passati ha preso banco la notizia che la Germania abbandonerà il Nucleare entro il 2022, con l'obiettivo di dare sempre più spazio alle energie rinnovabili. Questa notizia non è un fulmine inatteso: l'energia nucleare come presupposto per la massificazione dell'investimento sulle rinnovabili è strategia comune a diversi Paesi dell'Unione Europea, inclusa l'Italia.


[ N.d.R.] da Nucleare SI, Nucleare NO: referendum 2011, The Intruder News, 18 Maggio 2011 ... Il nucleare conviene all'Italia ? si. Il nucleare in Italia è a prova terremoto e smaltimento scorie ? no. Corollario: l'energia rinnovabile è un'alternativa valida ? Si ma necessita di forti investimenti su scala nazionale che sono differenti da quelli richiesti a livello locale. Questi investimenti possono essere garantiti solo dalle grandi compagnie del network energetico internazionale che già si stanno muovendo in questa direzione: occorreranno ancora anni prima di testimoniare un forza incisiva del rinnovabile sulla produzione energetica nazionale. Energia rinnovabile e nucleare sono due forze che possono e devono interagire, la seconda a copertura dei tempi necessari per la massificazione della prima e in seguito come supporto a garanzia di continuità. Però se la domanda fosse "l'italia è pronta per il nucleare ?" ...

Tutto considerato, però, è difficile credere che oggi il Nucleare in Italia sia l'unico vero salvagente energetico nazionale, considerati gli investimenti di Enel Green Power in Francia sulle rinnovabili e le gravi mancanze italiane che ancora aspettano una risposta. L'Italia è pronta ad affrontare il Nucleare sia tecnicamente che tecnologicamente ma non è pronta a gestirne gli imprevisti: dalla gestione delle scorie e della radioattività ambientale alla gestione di un territorio terremotato, Garigliano e l'Aquila ricordano a tutti che prima di pensare all'Atomo c'è da riconsiderare l'efficienza "provata" della complessa macchina burocratica italiana.