Hypnosis: cinema indipendente e horror d'autore, Estate 2011

Hypnosis. Gli appassionati italiani del genere scommettono sull'horror asiatico e lo fanno con una produzione indipendente. Questa estate, l'horror d'autore torna nelle sale cinematografiche del Bel Paese con un thriller paranormale tutto italiano ispirato al mood tipico dei Maestri dell' Horror asiatico ma comunque distante da déjà vu scontati. Dopo la triologia Coming Alone Phobia dell'Estate 2010, si conferma la tendenza del ritorno nelle sale all' Horror d'Autore.

L'horror e l'estate sono un connubio vincente. Tradizione consolidata nel panorama cinematografico italiano, l'uscita di pellicole estive a risvegliare la PAURA si conferma come scelta vincente - stagione estiva dopo stagione estiva. Ma se la lentezza di certe calde serate estive si affianca bene alle pellicole dell'horror americano - che vanno oltre le preferenze di nicchia e attirano anche spettatori a cui poco interessa il genere - il discorso si fa interessante per quelle produzioni pensate ad uso e consumo esclusivo dei cultori del genere. Pellicole di nicchia che spesso e volentieri richiamano esperienze e competenze orientali da cui le difficoltà preconcette di creare ponte con le produzioni occidentali. Il film horror diventa un caso, invece, se la ricerca di Nicchia parte da una produzione italiana il cui cinema horror - per accezione culturale e tradizione - ha da sempre ispirato (e poi fatto il verso) allo splatter, poggiando le sue radici su due filoni lineari e distinti che richiamano film come Profondo Rosso o Massacre.

Con Hypnosis - distribuzione Sommo Independent Movie, nei cinema italiani dal 24 Giugno 2011 - il cinema indipendente italiano ammicca al ritorno d'interesse verso le produzioni dell'Horror d'Autore - ancora memore della trilogia Coming Alone Phobia dell' Estate 2010 - assumendosi l'importante responsabilità di "raccontare" qualcosa di nuovo da prospettive rivisitate ma anche - per alcuni versi - innovative. E' la creatività italiana che incontra l'ispirazione asiatica da una prospettiva inusuale nella sua indipendenza. In altri termini: non esiste migliore premessa per creare aspettativa in un appassionato del genere.

Hypnosis è una sfida dei registi Davide Tartarini e Simone Cerri Goldstein.
Una produzione indipendente con chiare ispirazioni al mood tipico dei Maestri orientali del genere, che però pretende e dichiara il diritto all'originalità. "Si tratta di un nuovo modo di concepire il thriller paranormale" - spiega Davide Tartarini - "dove potremmo scoprire qualcosa di nuovo, rispetto agli altri film che abbiamo già visto. Questo è un altro film che ci porterà all’interno del paranormale, con una differenza però, questa è una storia che ci porterà nella mente di una ragazzo per scoprire se è veramente malato o se c’è qualcosa di più. Oppure.. un semplice messaggero ? Sono sicuro che lo scoprirete andandolo a vedere. Vi auguro una buona visione".


HYPNOSIS qualcosa sta tornando dal passato



Sinossi: Isaia R. Deutzberg (Federigo Ceci) è un brillante psichiatra sperimentale americano che si prende in carico la cura di un soggetto decisamente particolare. Il paziente si chiama Christian Parenti (Nicola Baldoni), affetto da un aneurisma cerebrale che gli provoca visioni inquietanti oltre ad un'amnesia che non gli fa ricordare i suoi primi dieci anni di vita. Lo psichiatra viene a conoscenza del caso di Christian grazie alla sua compagna Alice Moretti (Daniela Virgilio), che è anche la migliore amica di Christian. Dopo aver temporeggiato, il nostro psichiatra subentra al Professor Moretti (Alberto Mancioppi), introducendo nelle sedute una nuova e particolare terapia ipnotica capace di richiamare alla memoria di Christian ricordi talmente potenti da portare tutti e tre nel paese di origine di Christian: un luogo splendido e assolutamente magico che si trova lungo il finume Adda, perfettamente conservato dalla fine dell’ottocento. Crespi d'Adda è un ex villaggio industriale (oggi patrimonio dell' Unesco) che influisce sulla patologia di Christian al punto da rievocare un passato irrisolto e, in qualche modo, decisamente sinistro. Durante le riprese effettuate nelle sedute, vengono registrati dei fatti eccezionali che faranno capire a tutti che quella che stanno curando non è una patologia conosciuta ma qualcos’altro, qualcosa di inquietante che trae forza dallo scrigno dei ricordi di Christian..

Horror, paranormale, thriller e viaggio introspettivo ma non solo. Il concept di Hypnosis cerca (chiama e pretende) relazionamento con lo spettatore, stimolandone la ricettività e la nascita di domande condizionate dal vissuto esperenziale di chi va in sala scevro da preconcetti, disponibile - se ne vale la pena - ad emozionarsi tanto da prendere parte alla quest sottesa all'Hypnosis. E' un film che scorre abbastanza bene, capace di spaziare tra atmosfere thriller e qualche sorriso ironico per stemperare, e ricaricare la tensione. Una pellicola "creata" attorno allo spettatore e alla sua partecipazione emotiva. Una struttura del genere è assolutamente atipica per una produzione italiana, anche nel panorama delle pellicole indipendenti che certo alcune volte si sono avvicinate volenterose alle atmosfere asiatiche. In questi termini, Hypnosis è sfida, scommessa e - soprattutto - Caso di Studio perché fin dal primo minuto abbatte ogni confine strutturale e limitante di stili e tendenze proprie dell'immaginario occidentale.

Hypnosis richiama le parole di Sophon Sakdapisit - regista di Coming Soon - che nell'Estate 2010 sottolineava come la vera differenza tra una produzione occidentale e una asiatica d'autore stava nella definizione di Paura. Per l'immaginario occidentale un film horror DEVE spaventare durante la proiezione su schermo, mentre per i Maestri asiatici "la parte spaventosa ha inizio quando il film finisce e la nostra immaginazione si spegne, quando quello che abbiamo visto nel film potrebbe accadere a noi", perché "i bambini sono fantasiosi, posso confermare che è vero. Io sono uno di quei bambini". Hypnosis batte proprio sul concetto di Sakdapisit: "Gli adulti potrebbero pensare che sia una sciocchezza e dire 'è solo un film', ma nella mia testa mi piacerebbe pensare: e se non lo fosse ?". Stimolare l'immaginario e la creatività dello spettatore, unico attore critico delle proprie reazioni emotive che si riallacciano al bambino più o meno nascosto in ogni adulto. Quella parte "che raccoglie qualsiasi cosa che vede e sente e comincia a fantasticarvi sopra, soprattutto durante la visione di un film horror".

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