Atreju New Economy: la politica fuori dalla Rete

Tajani riferisce l'agenda del Parlamento europeo su tempi e costi per le future startup. Ma che la politica stia fuori da Internet, lapida Gentiloni mentre Giannino rincara: troppo clientelismo e 8 miliardi di euro disponibili ma utilizzati per altri scopi. Montemagno porta ad esempio i fatturati delle Grandi della Rete, Apple, Google e Facebook in controtendenza con la crisi globale finanziaria ed economica. Interventi in controtendenza europea, voci fuori dal coro per una new economy oggi percepita diversamente.

Venerdì 9 Settembre 2011 è stata la giornata principale della manifestazione Atreju 2011. Perché? Il Coro risponderebbe: c'è stato l'intervento del Ministro del Consiglio Silvio Berlusconi confrontatosi con i giovani atrejani; c'è stata l' uscita inopportuna (e ingenua) della barzelletta usata a metafora dal Ministro Maurizio Sacconi scatena polemiche; c'e stata la finestra dedicata alle ragioni di uno dei cinque anonymous italiani sopravvissuti. No. La risposta è fuori dal coro dei tam tam promossi in rete, piatti e inconcludenti. Atreju ha parlato sul serio Venerdì pomeriggio e quello che segue è la sintesi del dibattito che ha reso la giornata davvero interessante.


LA NEW ECONOMY E LE STRADE DEL FUTURO


da sinistra a destra: Giannino, Tajani,
il moderatore, Gentiloni, Montemagno
Paolo Gentiloni, Oscar GianninoMarco Montemagno, e Antonio Tajani sul palco di Atreju per un dibattito caratterizzato da un format molto rigido che non lasciava spazio alle domande del pubblico. In evidenza l'assenza di Paolo Romani per motivi istituzionali. C'erano molte domande irrisolte che attendevano. Chi scrive ne aveva alcune a riguardo a partire dal WiMax. La maggior parte delle domande che aleggiavano nell'aria però hanno trovato risposta (anche tacita, ad esempio sulla "fine" del WiMax) senza suggerimenti diretti ad ispirarle grazie anche alla buona moderazione. La New Economy è arrivata al Parco Celio di Roma e non è passata inosservata.

Nuove prospettive ?

Si parte dalle promesse di Tajani al consiglio europeo. E' ovvio, non si può parlare di new economy senza parlare dell’humus che serve a far nascere le startup e farle diventare imprese. Di che humus si tratta ? Incentivo sulla nascita delle seed capital e venture capital – la prima per la nascita della startup, la seconda per il suo svluppo; bassi costi di costituzione della società e tempi brevi di costituzione / erogazione fondi. Bene, Tajani riferisce - stupendo un po' tutti e aprendo qualche boccaglio di speranza - che sono tutte cose in agenda al Parlamento europeo. Le proposte in questione spaziano dai tempi di attivazione, "tre giorni per l’avvio della startup", fino all'investimento richiesto: "massimo 100 euro per l’apertura". Queste due affermazioni rappresentano gli impegni principali oltre al fatto che l'Europa metterà a disposizione diversi milioni di euro a sostegno delle venture capital. Se la promessa venisse attuata in tempi brevi allora sarebbe un passo concreto verso l'Innovazione auspicata da tutti gli operatori di settore da oltre un lustro. Perché questo sia possibile, sottolinea Tajani, occorrono però "accesso al credito e tecnici preparati per la crescita del nostro paese".

In controtendenza con il resto dell'Europa:

Certi passi però se riguardano la New Economy, l'internet in generale e gli investimenti sui nuovi media, non possono essere svincolati dalle questioni politiche. Oppure si ? La domanda è stata molto diretta: "cosa deve fare la politica per internet ?". "Starne alla larga" - la risposta lapidaria di Gentiloni.


[ N.d.R. ] Una risposta indiretta alla domanda "che fine ha fatto il WiMax ?" evidenziata in ndr nell' Intruder del 6 Settembre 2011. Il WiMax, pur essendo stato oggetto di una gara d'appalto da oltre 100 milioni di euro e di code pesanti anche a livello di sopravvivenza aziendale, non tutte a lieto fine, oggi non è più una priorità a causa di scenari ben noti. Gli investimenti vengono dirottati in contesti più abbordabili se non accessibili alle "casse" e alle necessarie aperture di credito - limitando l'invasività di new entry straniere - a partire dal digitale terrestre che libererebbe le frequenze necessarie alla nuova generazione WiFi.

Una voce fuori dal coro:

Oscar Giannino ha seguito il trend di un dibattito concreto e scevro d'inutili cornici dialettiche che ha sorpreso anche quelli, come me, che si aspettavano un micro evento nell'evento. Giannino ha evidenziato come certe connivenze, da cui la new economy deve essere tutelata, sono ancora irrisolte e segnano i limiti del modus operandi italiano. Ossia, dice Giannino "purtroppo in prima valutazione avrei dovuto bocciare tutti i progetti in quanto, tutti presentati da amici, parenti e affini dei rettori, professori, eccetera. Questo non è possibile". Giannino sa quello di cui parla: già attivo per lo sviluppo delle seed capital in Italia, ha in piedi un suo progetto per l'avvio di startup innovative attraverso partnership tra le università e alcune banche che è riuscito a coinvolgere. Ed è proprio sulle aperture di credito che punta l'indice, rispondendo all'input per cui in Italia non ci sono capitali a disposizione: "non è vero che in Italia non ci sono soldi privati da investire, le venture capital italiane hanno più di otto miliardi di euro disponibili per essere investiti subito, purtroppo anche qui le banche, Intesa e Unicredit, hanno voce in capitolo e li utilizzano per altri scopi".


[ N.d.R. ] Il tema "banca" à stato ripreso anche nel Dibattito avvenuto il pomeriggio di Sabato 10 Settembre 2011: Lottare insieme contro i privilegi del passato. Tema quanto mai attuale visto che l'argomento riguarda i famigerati privilegi della Casta. Tema su cui interviene Renato Brunetta: "E' troppo semplicistico ridurre i privilegi della politica pubblicando i costi del menù della camera. Il problema sono tutti quei costi eccessivi della politica che negli anni hanno pesato per interventi a favore anche della Fiat e delle banche. Le banche non si sono ricordate che lo stato si è appesantito proprio per salvare anche loro e la Fiat deve ricordarsi che negli anni lo stato l'ha ricomprata più volte". Riguardo alla Fiat, senza entrare nel dettaglio, due affermazioni in contraltare:

La Fiat in passato ha ricevuto importanti contributi statali (fondamentale il biennio 1999/2001) ma da qui ad affermare che la Fiat è stata foraggiata ad libitum dallo Stato, ce ne corre. Riguardo alle Banche nota a margine: quando si parla di ancore di salvataggio dedicate a Istituti di Credito, non si può prescindere dall'intervento attivo della Banca Centrale Italiana. In Bankitalia lo Stato ha una partecipazione attiva che si attesta attorno al 10%, il restante 90% è coperto da Banche e Istituti di credito in generale. Dalla Crisi delle monete nazionali del 1992 ad oggi, è dubbio il discorso dei meriti da spartire tra Banche e Stato sul chi abbia salvato chi (e quante volte).

Parla la New Economy:

In questo panorama come dovrebbero muoversi i giovani che vogliono crescere acquisendo competenze all'estero ? Risponde il programma Erasmus del lavoro. Lodevole è anche l'intervento di Marco Montemagno che ha dato alcuni numeri esemplari sui valori delle più importanti web company - Facebook, Google ed Apple - e dei loro fatturati, tutti in controtendenza alla crisi economica/finanziaria che stiamo vivendo, ma soprattutto elencando le iniziative da lui promosse per divulgare la cultura della startup e del mettersi in gioco. Bello il Frecciarossa delle Startup.

In chiusura una frase e un pensiero di vita che condivido pienamente: "i fallimenti non sono una vergogna, ma scuola dove imparare".