Giorgia Meloni: Atreju, giovani e meritocrazia

E' il tradizionale evento giovanile di fine estate che apre la nuova stagione politica. Atreju: dal 7 all’11 Settembre nel Parco del Celio a Roma. Questa edizione promette di essere un crocevia importante oltre i colori di schieramenti partitici. L'inizio di un nuovo percorso? I fatti diranno se certe attese saranno mantenute o no. Focus in conferenza stampa: Giorgia Meloni, il Ministro per le Politiche Giovanili, sull'importanza riconosciuta alla new economy come nuovo motore trainante delle economie aziendali.


Dal 7 all' 11 Settembre a Roma va in scena la 13° edizione di Atreju. L'evento è stato presentato ufficialmente nella conferenza stampa del 5 Settembre 2011 presenziata dal Ministro per le Politiche Giovanili, Giorgia Meloni: "Atreju è una rivendicazione generazionale, di giovani che non ci stanno più a vedere bloccato il proprio futuro dalle rendite di posizione, ma racchiude anche quell’Italia che lavora, produce e si rimbocca le maniche in un momento di crisi".

 Tra i temi trattati uno interessa particolarmente, non sia altro perchè è forse la prima volta che un Ministro del Governo prende atto del ruolo concreto e del significato di quell'insieme di strumenti e interattività che definiscono il concetto di "new economy". In conferenza, il Ministro Meloni ha posto particolare attenzione sulla necessità di orientare lo sviluppo delle aziende italiane verso il business della rete. Aziende 2.0, chiamiamole così, anche se la New Economy in generale è ciò che identifica - senza perdita di significato e senza esagerare - il motore economico italiano, considerato che gli investimenti produttivi tendono a spostarsi sempre di più in area asiatica "forti" della crisi globale attraversata dai Mercati.

Atreju è ormai una manifestazione di carattere politico, sociale, culturale e di intrattenimento organizzata da giovani e per i giovani provenienti da tutta Italia. Un luogo dove poter serenamente dibattere e confrontarsi apertamente e senza pregiudizi su temi di grande attualità nazionale come internazionale: punto di incontro tra generazioni dove i protagonisti attivi sono i ragazzi a prescindere dalla loro "carta sociale". Atreju ha sempre cercato di dar voce alle esigenze di chi, affacciandosi alla vita sociale, si è prima o poi scontrato con le barricate innalzate per recintare status quo messi in "pericolo" dai naturali cambiamenti sociali che coinvolgono concetti come creatività e futuro. Scontro generazionale, lo chiamano. C'è sempre stato, ci sarà sempre. C'è, sopratutto in un anno travagliato come questo che è anche stato un anno di grandi cambiamenti, alcuni già avvenuti, altri in divenire e altri ancora che potrebbero diventare realtà grazie a una generazione che oggi ha sia gli strumenti che la capacità (esperienza, comprensione e volontà) di utilizzarli per contribuire come non mai a costruire un futuro un po' migliore, per tutti. Un futuro meritocratico.

Fate largo all' Italia che avanza! è il motto di Atreju 2011.
Per leggerlo correttamente occorre però approcciarsi all'evento sfrondati da certe appartenenze politiche prevenute. C'è politica in Atreju e non poca - lo dimostra il fatto che il Ministro Meloni non abbia esteso l'invito a Gianfranco Fini tagliando fuori, in termini di partecipazione attiva e propositiva, il complesso di Futuro e Libertà (FLI) - ma è una politica trasversale, pensata e creata dai giovani per i giovani della loro generazione e di quelle che verranno. E' facile identificare Atreju come un movimento politico/ideologico che, partendo da Giovane Italia, richiama anche le bandiere partitiche del PDL. E' facile ma sarebbe riduttivo e sminuente. Atreju vuole approcciarsi ai giovani che non cercano bandiere facili ma che pretendono risposte concrete. Si rivolge a giovani che hanno impattato con il concetto di "speranza disillusa" tra mondo dell'università e mondo del lavoro e che hanno però tutta l'intenzione di rivendicare il loro diritto al futuro. "Questa manifestazione è cresciuta molto nel corso degli anni – ha spiegato Giorgia Meloni nella conferenza stampa del 5 Settembre - "è il luogo d’incontro per eccellenza, che ha travalicato l’ambito politico, per diventare un contenitore molto più ampio, all’interno del quale accadono cose diverse, dal piano politico al piano musicale, sociale, di costume". Atreju vuole anticipare i temi della nuova stagione politica distinguendosi, edizione dopo edizione e mai come in questa "per l’assenza al suo interno di simboli di partito, discriminazioni o preclusioni di sorta".

La manifestazione non è solo un luogo di dibattito, ma anche di socializzazione e divertimento, sano divertimento, non quello che batte cassa speculando sulle aspettative, sui sogni, se non sulla vita dei giovani trattati alla stregua di un "prodotto" altamente monetizzabile grazie al classico gioco del bastone e della carota: trasgredire (la stessa parola chiama l'opposto, punizione) inseguendo modelli di vita alternativa antitetici a quello dei "grandi", dal quale c'è desiderio di svincolarsi. "Non sarò mai come mio padre", "Non farò mai la fine di mia madre", recita il copione in ciclostile generazionale: il giovane trasgredisce per ribellarsi al sistema. Il ribelle nasce, si forma e si fossilizza entro i limiti stessi del sistema (trend/nemesi) che è anche l'unica piazza "mediatica" naturale che dia un senso al suo sfogo. Chi "sopravvive" alla selezione viene assimilato dal sistema e ne diverta parte integrante perché, alla fine, certe "battaglie" non vale più la pena di combatterle o semplicemente perdono senso di fronte a un nuovo ricambio generazionale. A nuovi scontri generazionali standardizzati che giocano sul trinomio giovane/tendenza/mercato.

Come il personaggio de “La Storia Infinita”, Atreju è un giovane che lotta contro le forze del nulla, contro quel nemico oscuro che logora la fantasia e la voglia di fare della gioventù, ne consuma le energie e la spoglia di valori e ideali fino ad appiattirne la stessa esistenza, analogia perfetta che rispecchia lo stato delle nostre giovani generazioni ? Si, in parte.

Fortunatamente non tutti si lasciano appiattire ed annullare dalle forze oscure, c’è una parte consistente e, aggiungo io, volutamente tenuta nascosta dalle forze oscure, che continua a lottare e far sentire la propria voce come ha sempre fatto da diversi anni, e che sempre più cosciente della propria forza e dei mezzi che l’innovazione porta, farà sicuramente le differenza per aiutare un paese ormai allo stremo e guidato da vecchi generali da mandare definitivamente in pensione. Ma può essere Atreju solo un evento annuale? L'auspicio è che dall’evento (anche se ormai tradizionale e radicato alla sua XIII edizione) si passi a qualcosa di più, un movimento di massa giovanile, critico e propositivo – sono sempre stato contro la critica asettica senza proposte concrete. Atreju ha tutte le caratteristiche per poter essere considerato un movimento basato sulla logica che è dietro ai nuovi modelli sociali, un movimento di condivisione e non di contrapposizione, che sia in grado di saper cogliere tutto il buono che il nuovo porta con se, senza paura ne timori, e che porti sempre con se tutta l’energia, intraprendenza e coraggio di cui c’è bisogno.

Alle parole portate dal vento del nuovo Atreju seguiranno i fatti ? Una considerazione in chiusura: io seguirò Atreju e appunto nello specifico il dibattito sulla new economy, perché ho voglia di togliermi qualche sassolino dalle scarpe vista la presenza annunciata dei responsabili di "dov'è finito il WiMax in Italia?".


[ N.d.R. ]

Il WiMax (connessione a banda larga senza fili) è stato oggetto di un'importante asta pubblica - promossa da Paolo Gentiloni, l'allora Ministro delle Comunicazioni - che nel Febbraio 2008 assegnò a 11 aziende le licenze su banda 3.5 Ghz per la messa in opera del primo progetto concreto su scala nazionale dedicato all'abbattimento del Digital Divide. Due fatti a cornice dell'inopportune scelte temporali, sociali, economiche e politiche caratterizzanti lo scenario in cui venne collocata l'asta sul WiMax:

1) La gara pubblica venne promossa e chiusa mentre l'Onda della Crisi del segmento statunitense sui mutui immobiliari raggiungeva l'Europa.

2) La situazione politica in Italia non facilitava (e non avrebbe facilitato) la creazione di quei tavoli tecnici (e di confronto) tra Governo e Aziende WiMax necessari per ottimizzare la messa in opera del progetto.

La Grande Recessione del 2008 rallentò i lavori - fortemente vincolati dalla chiusura del credito delle banche alle imprese nel biennio 2008/2009 - costringendo tutte le parti coinvolte a rivedere le priorità d'investimento: da una parte la minore capacità d'investimento delle grandi e medie aziende, che chiama l'interesse di nuovi investitori, dall'altra l' avvento di opportunità, come il WiFi 802.22, potenzialmente in grado di abbattere costi e limiti di copertura del WiMax.