Il Manifesto dei Creativi: Politica e Giurisprudenza ? Le Idee non esistono senza tutela e rilevanza giuridica

Il Caso Baila potrebbe rappresentare un importante precedente nella battaglia per il diritto alla difesa delle idee e della creatività che ispira, sviluppa e promuove le idee che 'fanno internet' come anche programmi televisivi, festival, eventi, concerti, coreografie, balletti e manifesti affini. Il problema esiste e la crisi sistemica non fa che esasperarne i confini, come quelli definiti dalla consapevolezza che in Italia le Idee sono considerate merce di scambio, favori, pretesa, tutto fuorché prodotto di menti creative. Il Manifesto dei Creativi è la risposta attesa a lungo. Una dichiarazione d'intenti importante. Futuro anno zero ?

26 Settembre 2011, il Tribunale di Roma blocca la messa in onda del programma 'Baila!' su Canale 5 con l'accusa di aver plagiato 'Ballando con le Stelle' della Rai. Baila va comunque in onda con format modificato. Il 21 Ottobre 2011 la Corte di Appello di Roma respinge il ricorso RTI/Endemol: "è ravvisabile una condotta plagiaria da parte degli autori del programma".

Il Caso Baila come precedente di rilevanza storica a difesa di ogni creatività ? No ma sicuramente è un buon inizio per contrastare un sistema condizionato dall'assenza dei fondamenti necessari a garantire la sorgente produttiva, l'Idea. La sentenza del Caso Baila mostra i limiti entro cui la Giurisprudenza italiana dispone degli strumenti adatti per difendere l'appartenenza di un'idea: impotente nel caso - uno dei tanti - in cui l'idea da tutelare diventa merce per una gara pubblica. Considerazione che non dovrebbe stupire, vista la confusione su ruoli, competenze e diritti testimoniata dall'assenza di una categoria d'attività univoca: "Pensate che all'ufficio delle imposte, assegnandomi la categoria per la partita iva, mi hanno dato quella di attività correlata all'informatica. Ma io sono un grafico" - scrive Fabrizio a commento di un'iniziativa che parte dal basso come Manifesto per provare a cambiare mentalità e visione proprie di una percezione dell'universo creativo spesso astratta, sempre favorente lo sfruttamento di Arti e Mestieri sottesi.

CREATIVI EU nasce dalla volontà di Alfredo Accatino che nel condividere il suo Manifesto avverte:

Quello che vi chiedo, è di iniziare a pensarci sopra. E solo quando sarete veramente convinti, vi chiedo di postare questo messaggio dove potete. Sulla vostra bacheca, su quella degli amici e blogger. il percorso è lungo e sarà molto complicato, ma se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al nostro posto.

Il problema di come viene percepita la Creatività in Italia non prescinde dai luoghi comuni che colorano l'approssimato qualunquistico dell'essere creativi di serie A e serie B, tanto caro alle lobbies che avversano certe prese di coscienza. E' un problema profondo, le cui attinenze vanno cercate nella realtà del momento vissuto, nel disagio strutturale di un sistema da cui i Creativi di Tutte le Lettere dell'Alfabeto non si sentono rappresentati.

"Da anni sostengo che le nostre associazioni di categoria, Assocomunicazione su tutte, non hanno mai assolto al compito istituzionale di costruire una vera e propria categoria professionale in grado di confrontarsi ad armi pari con la controparte clienti (UPA, Confindustria,...) e con quella economico e sindacale" - afferma Stefano Giordana - "Siamo l'unica categoria professionale il cui lavoro non viene ne riconosciuto ne pagato. Lasciamo così che i clienti sfruttino la nostra professionalità , il nostro tempo e le nostre risorse in modo sempre più odiosamente speculativo, spesso demandando alle idee esposte in dubbie gare il loro chiarirsi su brief sempre più aleatori. Questa situazione è oggi inaccettabile e offende l'impegno che viene profuso quotidianamente da ciascuno di noi, piccoli o grandi che siamo, alimentando ancor più il clima di incertezza, di frustrazione e di aggravio delle già difficili condizioni economiche, dove il rapporto tempo e fatturato sono ormai una condizione di profondo passivo".

A complicare le cose poi, il sistema che produce di suo - senza alcun presupposto meritocratico - creativi di serie A e B, secondo la strategia del "perché si può" sempre più manifesto del precariato sfruttato a uso e consumo d' insulse arroganze: "Caterina, come vedi ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l'arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli. Buon segno. Buon lavoro. GO". Una Caterina che per ottenere un impiego vero, seppur partendo dal basso, è dovuta fuggire a Londra consapevole che il suo diritto al lavoro non sarebbe stato tutelato in Italia, testimonia l'inadeguatezza delle associazioni elitarie di categoria che, commenta Davide Seveso, "vogliono iscrizioni costose, e creano creativi di serie A e di serie B, tarpando le ali proprio alle nuove leve, che non vengono viste come opportunità ma come facili nemici da abbattere, o come sfigati da sfruttare al meglio".


Info Creativi EU [ ... ] I brevetti astratti, o le idee software non esistono. Anche se negli Stati Uniti la Giurisprudenza ne ha di fatto sancito l'esistenza e autorevolezza (anche in questo caso l'esempio di Facebook è esemplare). Nel '97, però, la Commissione ha proposto di valutare l'introduzione legale dei brevetti astratti. Tale suggerimento era motivato dal «bisogno di uniformare il mercato europeo a quello americano», pensando con ciò di aiutare il mercato europeo. Cio` ha portato nel 2002 alla stesura di una proposta di Direttiva Europea in tal senso da parte della Commissione. [ ... ]

IL MANIFESTO DEI CREATIVI
Vi chiedo di leggere questo post. Ci metterete 5’. Parla di voi. Dopo, sarete un po’ incazzati. Forse, più motivati. Magari saprete cosa fare. Altrimenti, postate una canzone.

Se appartieni al 94% di chi "non" possiede o dirige un’azienda di successo, con i riconoscimenti che ne derivano, contratti o dividendi, prendi un foglio di carta e scrivi su quali forme di tutela puoi contare. Fatto ?

Che prospettive ritieni di potere avere, superati i 50 anni, se non dovessi divenire titolare, dirigente, star acclamata? E se ti trovassi nella condizione di doverti ri-immettere sul mercato? Oggi, su quali garanzie puoi contare sotto il profilo sanitario, pensionistico, in caso di malattia, disoccupazione, maternità, Se invece sei un libero professionista o un free lance, che tutele hai su pagamenti e tempi? Quali spese scarichi? E gli utili corrispondono agli studi di settore? Se hai un contratto a progetto, a chi ti puoi rivolgere per mutui o finanziamenti? Se stai iniziando ora, quali aiuti hai ricevuto per lo start up? E, infine, se hai un’idea innovativa, chi è pronto ad ascoltarti? Che strumenti hai per proteggerla?

Ma soprattutto, chi riconosce il tuo valore, e ti considera una forza importante e strategica? Chi ci rappresenta? Quale corrispondenza esiste tra le nostre idee, la nostra visione del mondo e delle cose, l’amore per il bello in tutte le sue forme, e il sistema Paese? Se, al contrario, appartieni a quel 6% che ottiene onori e premi, chiediti quanto sei veramente tutelato, e se non hai anche tu, stampigliata da qualche parte, la data di scadenza. Cosa succede se un fondo ti acquisisce e decide che non sei performante? Se litighi con soci, se soffri di ansia da prestazione, se il tuo mercato viene travolto dalla crisi, se improvvisamente ti pesa fare l’ennesima notte? Ma soprattutto, chiediti cosa puoi fare tu per il 94% di talenti che, meno di te, hanno ottenuto visibilità, guadagni, opportunità.

In Italia non esistono cifre che dicano quanti siano i professionisti che svolgono attività finalizzate alla creatività. I “creativi”, semplicemente, non esistono. Eppure siamo quelli che costruiamo, ogni giorno, l’immagine della filiera industriale e commerciale, in alcuni casi, sogni e tendenze. Quelli che progettano le piattaforme dove ci si confronta. Che creano stili, storie e visioni da condividere. Disegnano il presente.

Io ritengo che in Italia siano più di 2 milioni le persone che vivono delle proprie capacità creative. Il doppio se si considerano ambienti di riferimento e indotti.

Non siamo identificati, rappresentati, tutelati, rispettati, valorizzati. Facciamo un lavoro logorante, che spesso riduce la capacità competitiva con l’avanzare degli anni. Prigionieri di stereotipi che ci vedono modaioli e svagati, con il bigliardino all’ingresso e il lupetto nero, sempre alle prese con cose divertenti. In realtà protagonisti di quella fuga di cervelli che porta i più intraprendenti di noi ad andare all’estero per poter vivere e realizzare le proprie idee. Facciamo un lavoro anonimo. Senza diritto d’autore, con ritmi superiori a qualsiasi regime contrattuale, disposti a lavorare di notte e nei festivi, sulla scia di quell’entusiasmo e disponibilità che è insita nel nostro lavoro, al quale non potremmo rinunciare, ma che diviene regola in luogo di eccezione. Ma non siamo missionari e non stiamo salvando la vita a dei bambini. Siamo solo uno strumento del sistema industriale. Lavoratori dell’immateriale, braccianti della mente.

Eppure, insieme alla ricerca tecnologica, rappresentiamo l’identità storica della nazione, il Made in Italy, quello che ancora ci garantisce un briciolo di credibilità nel mondo. Ci confrontiamo e diamo voce alle culture giovanili e riformiste, invisibili e marginali per i media e il potere quanto lo siamo noi. Sperimentiamo tecnologie e linguaggi. Pensiamo internazionale. Siamo quelli che hanno contribuito alla creazione della cultura web e social, della quale conosciamo, più di tutti, dinamiche, linguaggi e modalità. Ma non siamo mai coinvolti nelle scelte e nelle soluzioni. Mai consultati, mai coinvolti nei processi decisionali sui grandi temi di questa società. Che rinuncia, di fatto, a valorizzare uno straordinario capitale di energia e innovazione.

Mi spiace dirlo, ma le associazioni di categoria in questo momento non hanno più senso. Così come il parlare di pubblicitari, grafici, architetti, e di mille altre piccole nicchie. Sono finite le corporazioni. Potranno essere utili solo dopo, per specifiche esigenze di settore, per l’aggiornamento professionale e il confronto tecnico. E poi, basta. Non ci sono creativi fighi e creativi di serie B. O lo sei, o non lo sei.

Il cambiamento che vi propongo è di mentalità e di visione.
Siamo e siete un’unica entità, qualunque cosa facciate: creativi per pubblicità e eventi, copy, art, graphic & industrial designer, visualizer, web. Ma anche artisti, autori, stilisti, scenografi, light designer, montatori, sceneggiatori, story editor, coreografi, registi, fotografi, progettisti, blogger, compositori, video maker, illustratori, costumisti, direttori artistici, curatori, artigiani di ricerca, traduttori, ghost writer… Nelle grandi città, come in provincia, dove maggiori sono le difficoltà.

Occorre spostare il livello di percezione/visibilità. Piantarla di fare gli individualisti. Divenire massa critica, movimento di opinione, influencer. Smettere di pensare all’orticello per acquisire quella che il buon Pasolini chiamava “coscienza di classe”.

Se il mondo non ci considera, usiamo le metodologie che il mondo comprende.

  • Diventiamo lobby
  • Impostiamo una rivendicazione sindacale (sì, avete letto bene)
  • E quindi, diveniamo Gruppo di Pressione.

Anche in un momento di crisi, che potrebbe far sembrare irrealizzabili e utopiche queste istanze. Perché è quando si è in curva che occorre spingere sull’acceleratore.

Primo passo, renderci visibili, sollevando il problema.
Al pari di quanto hanno fatto pochi anni fa i nostri colleghi sceneggiatori americani.
Blocchiamo il giocattolo.
Occupiamo la rete.
Facciamoci vedere.
Anche nelle strade.
Senza sentirci obbligati a dover, per forza, fare manifestazioni fighe e creative.
Poi, diveniamo piattaforma.

Cosa chiedere? Di ascoltarci. Di avere, in questo paese, un ruolo consultivo e decisionale. Ma anche ciò che hanno ottenuto tante altre categorie che, nella storia, prima di noi, hanno affermato in maniera organica i propri diritti:

  • Tutela dei più giovani, con contratti a progetto e stipendi che assomigliano al conto di un ristorante. Regolazione del sistema stage e incentivi per chi assume. Finanziamenti o prestito d’onore per attrezzature e alta formazione.
  • Garanzia di tempi e modalità di pagamento per professionisti esterni e free lance. Con possibilità di accedere in maniera diretta a un collegio arbitrale per la risoluzione di problematiche professionali.
  • Istituzione di un Fondo di Solidarietà, pagato contestualmente alla prestazione d’opera, o inserito direttamente nel contratto. Destinato ad aiutare chi si trova a vivere momenti di difficoltà, per maternità, problemi di salute, disoccupazione. Con tassi agevolati per mutui e fidi.
  • Diritto d’autore per nuove categorie o forme espressive, per ridurre una disparità di trattamento non più giustificabile. Anche alla luce della recente sentenza Bertotti contro Fiat.
  • Adeguamento legislativo del concetto di "idea", oggi del tutto privo di rilevanza e tutela giuridica.
  • Nel caso di partita IVA, iscrizione in categoria separata, con imposta calcolata al 75%, come avviene nell’ambito della cessione dei diritti. O inserimento delle categorie nella gestione Enpals, inserendo il concetto del "collocamento".
  • .ò....Facilities per l’aggiornamento professionale, per il consumo di beni culturali e soggiorni all’estero, elementi alla base del nostro lavoro

Diritti, si badi bene, che non devono essere appannaggio del soggetto singolo, ma anche di aziende e studi professionali che pongono la creatività come core business. Questo non vuol dire, quindi, lotta tra poveri, in un momento di grave congiuntura, ma condivisione di opportunità:

  • Regolazione del sistema gare e riconoscimento della “creatività” all’interno del formulari di gara
  • Diritto a poter scaricare le spese effettuate dalle aziende per ricerca, sperimentazione, nuove tecnologie. E incentivi per stage, apprendistato, assunzioni, contratti nell’area creativa
  • Riduzione fiscali e incentivi in caso di start-up, con particolare attenzione nei confronti di under 30, factory, realtà collettive, in un contesto che valorizzi 3 assi portanti: creatività, ricerca tecnologica, arti
  • Attivazione di ammortizzatori anche per quelle aziende che non raggiungono i minimali previsti per accedere a cassa integrazione o mobilità

Ho finito. E, detto tra noi, non avrei mai pensato di dover scrivere un giorno un testo simile a un vecchio volantino sindacale o a una predica mormonica. Ma così è. Con la netta sensazione che il social, pensato per unire teste e mondi, possa servire a qualcosa di più che postare una canzone.

In questo percorso illuminante il dialogo che gli sceneggiatori di un piccolo film “Generazione 1000 euro” ha messo in bocca a due amici, perennemente stagisti. “Questa è l’unica epoca in cui i figli stanno peggio dei padri….” è il commento di Matteo quando apprende che un suo coetaneo disoccupato lascia Milano per tornare dai genitori: “E qual è la nostra risposta? Mangiare Sushi.”
E a me, il sushi, non basta più.

Alfredo Accatino
alfredo.accatino@creativi.eu
www.creativi.eu