Minimal Musica Indie Theory

Creare, fare, produrre e promuovere musica ispirata dalla passione. Lasciare a margine tutte le infinite sfumature di realtà relative create ad uso e consumo di artificiose promesse di business a cinque stelle. Da quel della Brescia musicale passando per Antonio Aiazzi fino al Manifesto anticrisi di Paolo Bruno, l'incrociarsi disincantato di mondi paralleli che giorno dopo giorno si manifestano nella propositività di chi afferma con forza: bisogna tenere viva la passione per la musica, perché la passione è l'unica vera risposta creativa alla crisi del settore.

La musica ha in comune con la fantascienza la capacità di creare mondi paralleli. E come nella fantascienza il concetto di realtà diventa relativo. Lontani da logiche di mercato stringenti e più ancora dal music-business, incontro spesso persone che, pur essendo disincantate e che capiscono le possibilità e le problematiche del mondo della musica, non rinunciano all'idea di creare, comporre, confezionare e promuovere musica.

Con un misto di alta professionalità e spavaldo dilettantismo percorrono sentieri che fino a qualche anno fà erano di competenza delle case discografiche con strutture ben più complesse e rodate.

Brescia è una città spesso citata (e secondo me sopravvalutata...) per la sua vivacità nel campo della musica, una realtà in cui sussistono competenze e capacità che riassumono appieno la necessità di organizzarsi per cercare di mantenere viva una passione: piccole label, piccoli editori, molti locali che programmano musica dal vivo. Un microcosmo pressoché autosufficiente. Quello che è chiaro è che la macchina che produce, vende e promuove musica passa attraverso le situazioni organizzative più disparate, quasi sempre in perdita o quantomeno attraverso situazioni in cui il guadagno non è di certo l'argomento trainante.

E allora perché continuare a farlo? Nella sua semplicità il mio amico Paolo Bruno mi ha dato una risposta lapidaria: perché sì, perché qualcuno lo deve fare!

Paolo è il titolare di un negozio di dischi e cd a Brescia e gestisce una etichetta, la Kandinsky Records, che supporta gli artisti emergenti bresciani sia in fase di pubblicazione che di promozione. E' un amico ed è una persona con cui sto condividendo due produzioni che vedranno la luce nel 2012, mi riferisco a Giovanni Peli e Newdress. Paolo lavora nella discografia con un occhio "minimalista", concentrandosi prevalentemente sul territorio in cui vive, convinto che una delle sue missioni sia di dare voce ad artisti che difficilmente potrebbero altrimenti esprimersi, cercando, in un mondo globalizzato, di lavorare sul "locale", quello che il tuo territorio può produrre come migliore espressione del tuo mondo reale.


[ N.d.R. ] da un servizio di Sara Centenari per Luci della Città, uno scrigno di dischi rari e pubblicazioni difficili da reperire altrove ma anche una "fabbrica" di nuovi album. Kandinski è una bottega di musica che a Brescia, in questi decenni, ha rappresentato per molti un'ancora di salvezza.


Mi piace quello che fa Paolo perché nel suo piccolo, e con mille difficoltà, fa della vera discografia, investe del suo (tempo, denaro) in progetti che ritiene interessanti, pur sapendo (come ammette lui) che difficilmente potrà rientrare economicamente. Da tempo ormai gli artisti emergenti non sono più i produttori di un indotto economico che li possa far crescere ma sono diventati improvvisamente i clienti per una serie servizi che promettono di realizzare un sogno: agenzie di promozione, di booking, grandi manifestazioni per musicisti emergenti, e via di seguito, nessuno (o pochi come Paolo) investono, ma molti ti offrono opportunità che potrebbero aprirti porte dorate.

Antonio Aiazzi ex tastierista dei Litfiba, mi faceva notare come questi operatori dipingono la realtà come piena di possibilità future e con grande entusiasmo si dimenticano (immagino io) di quello che realmente accade. In questo senso, il minimalismo di Paolo può essere interpretato come una delle risposte concrete a un mercato che lamenta crisi ma che ha ancora forti possibilità di alimentare l'entusiasmo per la musica.

<< Qualche anno fa teorizzavo che a fronte dell'enorme numero di aspiranti musicisti che oggi si propone al pubblico si sviluppasse la nascita di fenomeni dall'identità assolutamente locale e localistica questo processo sembrerebbe aver subito un rallentamento ma comunque lo vedo come un passo inevitabile. Siamo talmente globalizzati che un musicista trova la sua ragione di esistere in 25 (o meno) estimatori sparsi su tutto il pianeta e sogna di vivere di quello; ma il musicista che vuole e vorrà trovarsi un riscontro economico in grado di farlo sopravvivere dovrà organizzarsi su rete locale. Attenzione!!! Stiamo parlando di show- business e del fatto (incontestabile) che sempre più giovani vedono la musica sia come artisti che per tutti gli altri ambiti che la circondano, come possibile fonte di reddito o di impiego e il costo della tecnologia da una parte e un minimo know how dall'altra sono facilmente accessibili a qualsiasi livello. Il post-punk sfruttò un primo scatto nella scala dello sviluppo tecnologico riuscendo così a scavalcare il peso di produttori che non riuscivano più a comunicare con le nuove generazioni ed il disagio del tempo. >>

Questo è il manifesto anticrisi di Paolo Bruno in quel di Brescia. E' fantasia ? Ben venga se così fosse, visto che questa fantasia creativa permetterà l'uscita di Il Re Tarantola ed Emma Filtrino, di Jet Set Roger, di Giovanni Peli e Newdress. Ben venga se permette di rendere reali coproduzioni con il mio studio Ritmo&Blu, Buddy Records e La Stalla Domestica. Ben venga se, malgrado i limiti economici propri di una piccola etichetta musicale, la Kandinsky Records riesce a mettere la firma su cose che, come descrive Paolo "mostrino una differente qualità non solo nella proposta artistica ma anche nella cura della produzione".

Non so se questo risolverà le cose ma sicuramente fà in modo di tenere acceso il forno di questa fonderia in attesa che le cose cambino. Il business si può fermare, la creatività no.