Storie di Musica: Viaggio nel Ritmo di una Produzione

Quali dovrebbero essere le competenze di uno studio di registrazione moderno e quali sono i rischi che dovrebbe assumersi per rispondere senza svendersi ai problemi dell'attuale mercato musicale ? Non è un argomento semplice e sappiamo che non basta un articolo per esaurire un discorso che negli anni è stato ospite gradito di eventi, programmi radiofonici e televisivi, saggi, racconti brevi e romanzi. Iniziamo a trattarlo qui mettendo in campo le competenze e le esperienze del nostro studio, convinti che anche una storia può aiutare a sconfiggere la crisi del settore.

Il tema è stato ispirato dal recente racconto di Paolo Bruno apparso su Le Barriere del Suono di Stefano Castagna. "In questa valle di lacrime continuo ad incontrare persone che si arrabattano per poter mantenere vivo con entusiasmo la passione della musica", scriveva Stefano presentando il contributo di Paolo Bruno e incorniciandolo in chiusura con "Le vie per cercare di mantenere vivo il mondo della musica indipendente si sprecano...". Paolo Bruno è il proprietario dell'etichetta musicale Kandinsky Records e Stefano Castagna è il fondatore del nostro studio di registrazione, Ritmo & Blu Studios. Kandinsky Records e Ritmo & Blu collaborano in due produzioni (Newdress e Giovanni Peli) raccontate su Ritmo&Blu in viaggio.

In questo articolo menzioneremo ancora Kandinsky, Newdress, Giovanni Peli. Proporremo degli estratti inediti dalla rivista INSOUND Magazine e lasceremo il tutto alla paziente revisione di Stefano. Buona lettura.


C'ERA UNA VOLTA DOMANI


"Tutta la musica puramente di bravura passa presto di moda; la tecnica ha valore soltanto in quanto serve a scopi più elevati, cioè a rendere più perfetta l'esecuzione della musica di merito reale" - Robert Schumann

"Quando la musica non commuove, è insopportabile. O voi che volete ottenere un buon successo, voi che una lodevole ambizione porta ad uscire dalla turba, abbiate la convinzione di quanto fate, se volete convincere gli altri: siate commossi se volete commuovere, e credete che mal si possono eccitare negli altri quelle impressioni che non si sono provate in noi stessi" - François-Joseph Fétis

Due frasi celebri per raccontare il lavoro che stiamo facendo con Angela Kinczly e di cui Stefano scriverà presto su Ritmo&Blu in Viaggio. Angela è un'autrice atipica nell'attuale panorama italiano e Phoenix riesce a rappresentarla appieno. Esistono pochi artisti come lei, anche a livello internazionale, che riescono a trattare un motivo ispirante per trasformarlo in fonte emotiva e creativa di una storia capace di raccontarsi in ogni singola traccia di un unico lavoro. Un capitolo dopo l'altro l'artista diventa interprete e perché no voce fuori campo di un romanzo in cui il protagonista e la storia stessa cambiano ruoli e interpretazioni a seconda dello stato d'animo di chi ascolta. Siamo in aperto contrasto con lo stile musicale dei giorni nostri in cui l'emozione viene relegata all'ascolto di singole tracce slegate oppure di lavori in cui esiste un filo conduttore e poco altro. Si sta perdendo quella capacità di emozionare raccontando una storia che non si esaurisca nell'esecuzione di un brano ma che sia capace di abbracciare la pienezza di un album. In campo internazionale due straordinari riferimenti a riguardo come Grateful Dead e RadioHead. In Italia potremmo fare i nomi di Claudio Lolli e Paolo Benvegnù come fondamentali referenti di questa "corrente musicale", oppure dovremmo inoltrarci nel deserto creativo per incrociare oasi come quella dei Verdena e in generale di artisti emergenti o consolidati che, solo perché vogliono raccontare Storie, vengono definiti di stile alternativo o di nicchia o da Musica Indie.

C'era una volta la definizione di cantautore: il menestrello dei tempi interessanti che aveva la capacità di musicare sensazioni condivise da molti ma che pochi riuscivano a visualizzare, figuriamoci a condividere con note e lirica. La musica impegnata di una volta s'ispirava alle pulsioni sociali. Oggi il racconto diventa più intimo e intimisitico perché l'argomento riguarda il rapporto che ognuno di noi ha prima con le proprie insofferenze personali e solo poi con le corrispondenze trovate nella società a volte si riconosce e a volte no. La capacità di raccontare queste Storie oggi incontra forti resistenze da cui riescono a svincolarsi solo i pochi menestrelli moderni che hanno avuto la fortuna di affondare le loro radici prima del riscaldamento serra che ha causato il deserto musicale italiano, con cui deve fare i conti chi invece è nato in una delle rare oasi creative dell'attuale mercato musicale.


PRELUDIO IN FULL IMMERSION

Inizio Settembre. Stefano, Luca Formentini, Giorgio Marcelli e Federico Zenoni in una tre giorni di full immersion creativa. Iniziava così la nuova stagione di Ritmo&Blu, nella decisione di "raccontare" sul web l'intreccio di storie, passioni, e arte propri di uno studio di registrazione: il web come mezzo per lasciare traccia. Strumenti, un piccolo mixer a testa e via. L'assenza del fonico ha fatto diventare la sessione in una vera e propria officina creativa. L'aiuto di Christian Codenotti è stato fondamentale per cablare la sala permettendo agli strumenti di entrare nel Solid State Logic e ridondare sui 4 mixer. Il risultato? Materiale da far "riposare" quanto basta perché il tempo doveva fare come sempre la sua parte. Il tempo è un alleato importante per ritornare a freddo sulla validità di un'ispirazione ma è un nemico dichiarato nelle attese che passano tra invenzione e possibilità tecnica di fissare il momento creativo. Stefano e compagni annullarono le attese con la stessa inventiva che aveva portato al cablaggio della sala di ripresa prima dell'inizio dell'immersione creativa. Sdoppiarono il computer tra regia e sala di ripresa per poter seguire la registrazione senza tempi morti d'attesa. Per i collaboratori dello studio e per i nostri amici quella full immersion fu una dichiarazione d'intenti che riassumeva quanto esposto da Stefano nell' intervista concessa a Piero Chianura per il numero 60 della rivista Insound (luglio/agosto 2011).

L'intervista proposta da Insound verteva sull'argomentazione: "la crisi della discografia ha tolto ossigeno agli studi di registrazione, che si sono dovuti adattare alle nuove esigenze del mercato. Massima qualità del servizio al minimo prezzo. In questa condizione al ribasso economico e professionale, molte strutte hanno chiuso e molti fonici e produttori hanno dovuto ripensare al proprio ruolo, non più dipendente delle case discografiche. Qualcuno ha deciso di farlo puntando sulla qualità non solo tecnico-professionale, ma anche dell'ambiente di lavoro e dei rapporti interpersonali".


OLTRE LA FABBRICA DEI SUONI

Ambiente di lavoro, rapporti interpersonali, reinterpretazione del ruolo di uno studio di registrazione: ritmi in movimento per istantanee di un viaggio ispirato dall'assenza di punti di riferimento causata dalle Major prima e dalla povertà del mercato musicale in Italia dopo. Alcune realtà del nostro campo (inclusi noi) non hanno risentito più di tanto della progressiva perdita di punti di riferimento, perché nascevano ispirate o erano state trasformate dalla volontà di sganciarsi dalle tendenze di un mercato sempre più avaro di opportunità, escluse quelle sempre più frequenti che costringono il talento musicale a diventare cliente di quella nicchia a cui intende proporsi. Per quale motivo ? Caduti i riferimenti di mercato, l'operatore di settore si scontra con una realtà scomoda e anche un poco imbarazzante che Piero Chianura sintetizza nel passaggio "un produttore coinvolto in un progetto musicale finisce per investire completamente nell'artista sperando un giorno di scoprire almeno che ne è valsa la pena". Pochi erano (e sono, tuttora) culturalmente e professionalmente preparati per affrontare il problema da prospettive differenti.

La realtà del mercato musicale è quella di un sommerso che troppo spesso lavora in nero, quasi costretto, "che non ha una visibilità ufficiale e che fa di tutto per risparmiare un euro. Chi è a un certo livello deve abbassarsi per mettersi in concorrenza con i più piccoli" - rispondeva Stefano a una delle domande di Insound sulle reali opportunità offerte dal mercato discografico attuale. Lo Studio si era formato sulla consapevolezza che il circolo vizioso della concorrenza al ribasso che coinvolge tutti i settori, inclusi gli studi di registrazione, stava portando a un'appiattimento verso il basso a discapito della qualità e della creatività. Il mercato veniva meno della "storia di relazioni tra persone che fa la differenza tra uno studio fatto di persone ancora prima che di macchine". Da questa considerazione partiva il viaggio di Ritmo & Blu, anticipando quella rivisitazione di ruoli e competenze che oggi è sempre più percepita come via di fuga concreta da un mercato che sembra non più in grado di rappresentare e tutelare la spinta creativa di una produzione se non di un autore.


IL CABLAGGIO DELLA CREATIVITA'

Ieri un'officina creativa in versione limited, domani il nostro impegno nel raccontare il percorso di un artista attraverso i suoi lavori, come nel caso delle produzioni di Giovanni Peli e Newdress per la label Kandinsky Records. Andando oltre perché uno studio di registrazione oggi deve essere predisposto al "cablaggio" di ruoli se non vuole cadere nel circolo vizioso del prodotto speculativo ai danni dell'artista. Nello studio di registrazione moderno confluiscono esperienze che non trovano attualità simili se non andando indietro nel tempo di decenni. Lo studio come casa, officina, confronto e supporto alle idee e alla creatività. Presupposto necessario per tornare a raccontare Storie di Musica prima che prodotti commerciali spesso destinati all'anonimato di un mercato saturo di ClientiArtisti.

Parole che possiamo tradurre con esempi concreti, partendo dalle due produzioni accennate in precedenza. Non bastano strumentazioni in regia, talento e tecnica per risucire ad arrivare al cuore di una sonorità e servirne una produzione vicina all'ideale a cui aspirano testo e musica. Questo è il teorema degli studi di registrazione che pretendono il "cablaggio" d'esperienze. Pensiamo che questo pensiero dovrebbe essere condiviso con chi, nel settore, avverte questi disagi e ne percepisce le potenzialità. Per questo stiamo lavorando facendo "rete" con altri operatori, cercando di stanare chi si sente solo in una visione "diversa" del mercato della musica. In un mondo che sta cambiando cosi' radicalmente anche l'idea o l'intuizione piu' piccola, se condivisa, puo' creare grandi prospettive. Il web che viene additato sempre come causa principale dei danni causati alla musica, puo' qui trasformarsi in un alleato fortissimo.

#1 Newdress in studio con una batteria inusuale

[ ... ] La prima novità è che la parte della prepoduzione è stata affidata a Lele Battista già componente de "La Sintesi", tastierista del gruppo di Morgan e attualmente solista con all'attivo due album. Il contributo di Lele è stato fondamentale per lo sviluppo di aspetti armonici e melodici e la strutturazione dei vari brani. Inoltre, per meglio utilizzare i tempi in studio, molto lavoro è stato già stato fatto in preproduzione. Credo che lavorare al meglio e sempre piu' nei dettagli PRIMA di entrare in studio possa essere utile appunto per non trovarsi di fronte a troppi bivii nel momento della registrazione. Le composizioni dei Newdress si rifanno all'estetica musicale della New Wave con evidenti riferimenti alla musica italiana degli anni '90. La sfida è di mescolare sequenze elettroniche con l'uso di chitarre decisamente di impronta rock e l'utilizzo di melodie molto orecchiabili. [ ... ]


Newdress in mix che hanno impegnato 56 canali sui 72 disponibili nel Solid State Logic. Visto il genere di musica è stata usata un bel po' di effettistica, una volta tanto si è vista quasi tutta la regia accesa. Quello che si sente nel video seguente è un'anticipazione dell'album, il finale di "Splendi".


#2 Giovanni Peli, una breve storia di questa produzione

[ ... ] Per capire meglio di cosa si trattava ho invitato Giovanni in studio per registrare con chitarra e voce quelle tracce che sarebbero diventate poi l'oggetto del lavoro di arrangiamento e produzione. Ascoltandole in questa forma scarna ed essenziale ho potuto capire che la cosa piu' importante del suo lavoro non era la musica ma sicuramente la parola; però Giovanni non cerca di compiacere con melodie usuali, anzi. Tra i vari provini che successivamente abbiamo ascoltato mi colpì uno che Giovanni aveva realizzato con Silvio Uboldi, altro bresciano, suo grande amico. Da qui la decisione di chiedere a Silvio una mano nella costruzione di una pre-produzione che potesse essere da guida per una successiva mia produzione artistica. Tutto questo tra la fine di luglio e tutto agosto. [ ... ]


Re-amp del rullante per dimostrare come con un piccolo accorgimento si puo' rivolvere un problema di ripresa microfonica sbagliata. In mix era emerso che il pezzo di Giovanni, "Tutto quello che fai", aveva il rullante decisamente "asciutto", cioè senza cordiera e quindi molto fastidioso, un forte attacco senza il corpo e la coda della cordiera a formare il suono.



CONCLUSIONI

Perfettamente fuori sincrono con la tendenza attuale abbiamo deciso di raccontare “il viaggio” come elemento fondamentale della creazione artistica cercando di applicare questo in tutto il percorso di produzione, convinti che cosi' maturi la vera qualità del nostro lavoro. La musica, soprattutto quella prodotta con pochi mezzi ma che un tempo racchiudeva le idee piu' formidabili, deve ripensarsi, reinventarsi, dare il giusto peso alle varie fasi che ne determinano la creazione: investire molto in quel che il pubblico vedrà della musica ne edulcora il contenuto, spesso incostistente.

Siamo convinti che il cambiamento passi attraverso il mercato emergente, quello piu' povero di mezzi, per questo ripensare al viaggio diventa importante, ci impone di guardare quello che facciamo prima ancora di preoccuparci di come lo vedranno gli altri.