Wikipedia: Comma 29 DDL intercettazioni e attacco alla libertà d'informazione

Wikipedia Italia si autocensura scendendo in sciopero contro il Comma 29 del Disegno di Legge sulle Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Risponde l'accordo bipartisan che limita l'obbligo di rettifica entro 48 ore ai soli siti web registrati come testate giornalistiche. Intanto Giulia Bongiorno si dimette dal ruolo di relatore del DDL intercettazioni: il Presidente della commissione Giustizia della Camera protesta contro l'emendamento ammazza gossip. Nubi su un DDL che forse non era poi così necessario.

foto della pagina di servizio
Alle 20:00 del 4 Ottobre 2011, Wikipedia nasconde tutte le sue pagine sostituendole con una pagina di servizio che spiega con un comunicato ufficiale i motivi dell'autocensura contro il Comma 29 del DDL Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (DDL intercettazioni) anche noto come "legge bavaglio".

Il Decreto di Legge in questione riguarda qualsiasi informazione promossa dai mass media e va oltre la questione delle "Intercettazioni" a causa dell'ampio margine di operatività che consentirebbe. Il DDL intercettazioni è stato pensato per tutelare l'immagine di una persona lesa dalla diffusione di notizie diffamanti, eventualità tutelata dall'attuale Giurisprudenza italiana con l' Articolo 595 del Codice Penale.

Una delle motivazioni addotte per giustificare l'ulteriore scudo a difesa dell'immagine personale lesa si traduce nei tempi troppo lunghi per arrivare a una sentenza: periodo in cui la reputazione della persona diffamata continuerà ad essere marchiata negativamente dall'opinione pubblica, con conseguenze dirette sul privato e sul lavoro. La motivazione in sé è insufficiente. Se lo strumento legale esiste ed è attuale nella sua efficacia teorica, occorre verificare se siano praticabili le condizioni necessarie per farlo funzionare a pieno regime. Queste condizioni mancano non perché utopiche o per demerito del Codice Penale ma per demerito dell' "architettura burocratica". E' noto che la lentezza della burocrazia italiana è la causa principale delle difficoltà della Giustizia e, proprio per questa considerazione, il DDL intercettazioni non centra il problema: non snellisce l'apparato burocratico - comunque necessario a garantire l'applicazione delle regole a tutela dei cittadini - ma sembrerebbe piuttosto protendere alla sostituzione dei "meccanismi" mal funzionanti operando da "fuori".

Segue il comunicato integrale pubblicato nella pagina di servizio di Wikipedia Italia.


Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.< Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia


Tra la serata del 4 Ottobre e la mattina del 5 Ottobre 2011 sono nate diverse iniziative in supporto all'iniziativa dell'enciclopedia libera, diventata bandiera di una protesta civile che non ha alcuna intenzione di accettare il bavaglio del Comma 29 senza fare ascoltare le proprie ragioni. L'iniziativa più popolare è la fan page Facebook Rivogliamo Wikipedia - No alla legge bavaglio. Nel caso in cui il DDL intercettazioni superasse l'esame finale così com'è, l'unica via praticabile sarebbe quella di raccogliere le 500.000 firme richieste per poter impugnare l' Articolo 75 della Costituzione italiana che permetterebbe di praticare la via referendaria per l'abrogazione della Legge bavaglio: "E' indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali".

L' Articolo 21 della Costituzione, arbitrato dalla Giurisprudenza italiana (come con il già citato Art. 595 del Codice penale), recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili". Il Comma 29 del DDL intercettazioni sembrerebbe sfruttare il passaggio dell' Art. 21 "nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili" per porsi in contrapposizione ai primi due punti fermi dello stesso articolo.

Il condizionale applicato a un Decreto Legge non è una condizione accettabile. Il fatto stesso che Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, si sia dimessa da relatrice del DDL intercettazioni, per protesta contro l'emendamento ammazza gossip, è ulteriore motivo di riflessione. Come lo è il "passo indietro" bipartisan fatto relativamente all' obbligo di rettifica entro 48 ore, circoscritto solo ai siti web registrati come Testate giornalistiche. Se poi emerge forte il dubbio sui reali margini operativi di un Articolo della Costituzione Italiana, allora il caso dell' Articolo 71 potrebbe testimoniare come i diritti costituzionali possano essere a volte relegati con facilità al ruolo di ininfluenti note in calce.

Dall' Intruder del 12 Settembre 2011
N.d.R. in chiusura articolo Nel corso dell'ultimo lustro è stato più volte ignorato un diritto sancito dall' Articolo 71 della Costituzione italiana. Diritto eluso perché si può: l'assenza di tempistiche precise atte a regolamentare l'iter burocratico conseguente la presentazione di una Legge popolare è la via di fuga che impedisce di appellarsi all' Articolo 28 (e non solo) della Costituzione.