Sperimentazione Animale

Sperimentazione Animale ovvero esperimenti condotti su animali da laboratorio per finalità di studio e ricerche che possono spaziare dal test di un farmaco a quello di un cosmetico, che coinvolgono analisi sulla virulenza di batteri a rischio epidemico e che tutti insieme raccontano storie di Progresso Stonato. Per quale motivo la sperimentazione alternativa sta diventando la nuova frontiera dei brevetti commerciali ? Cosa c'è che stona nello standard cruelty-free ? Tempo. 11 luglio 2013, una data che minaccia di cambiare nulla.

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Aggiornamento L'11 luglio 2013 e' arrivato e passato. Quanti nodi irrisolti ? Fai una ricerca su Google impostando l'intervallo di date 11 luglio 2013 / 23 novembre 2013. Cerca "test di draize" .. poi leggi questa scheda di sicurezza con revisione all'11 settembre 2013 e solo dopo questa breve ricerca, torna a leggere questo articolo.



Il tema della sperimentazione animale è tornato di "moda" negli ultimi tempi per il Caso Green Hill che ha dimostrato tutti i limiti e i paletti evidenziati dalle lacune (quando non inadempienze) dell'attuale Giurisprudenza italiana e dagli interessi di lobbies che fanno della sperimentazione il proprio business miliardario. Miliardi di euro che ogni anno firmano la condanna a morte di milioni di animali nel tritacarne delle sperimentazioni, necessario e indispensabile solo al sistema speculativo che serve. Questo è il nostro teorema. Da qui partirà il nostro progetto.

"Il mio amore per la cura naturale e i sistemi indigeni non mi rende cieco ai progressi compiuti dalla medicina occidentale, malgrado l'abbia stigmatizzata come magia nera. Ho usato quella dura espressione - e non la ritiro - perché essa ha contemplato la vivisezione e tutto l'orrore connesso, perché non si ferma davanti a nessuna pratica, per quanto maligna possa essere, pur di prolungare la vita del corpo e perché ignora l'anima immortale che risiede nel corpo" - Mohandas Karamchand Gandhi (Mahatma Gandhi) da Il mio credo, il mio pensiero.


Un salto indietro di oltre un lustro per chiarire, quando nell'Unione Europea dominava la sperimentazione selvaggia: Food for Thought … on the Economics of Animal Testing. Il solo segmento farmaceutico vendeva prodotti per 484 miliardi di euro coprendo il 28% del mercato mondiale in cui immetteva 12 nuove sostanze giustificando in tal modo la sperimentazione su oltre 6.000.000 milioni di animali, di cui il 62% circa utilizzati nel comparto Ricerca e Sviluppo (R&D) che paradosso vuole comprenda anche sperimentazioni per migliorare la salute degli animali. Dato più importante ancora è quello relativo alle sperimentazioni per vaccini: 8,6 miliardi di fatturato per una copertura globale pari all'89% con l'immissione sul mercato di una sola nuova sostanza frutto della sperimentazione su 1.850.000 animali.


Il sistema funziona perfettamente: opera dietro il muro dell'indifferenza, consapevole che il destino di un animale è poca cosa rispetto all'impellenza di una bolletta da pagare o di un conto da coprire; conosce i limiti delle Giurisprudenze delle nazioni in cui mette le radici e agisce di conseguenza, operando tra le zone d'ombra se e dove è possibile; si espone al pubblico arbitrio forte di carte etiche e manifesti di "danno collaterale necessario" per il bene comune. E' un sistema fortemente radicato nel tessuto sociale con cui si rapporta. L'integrazione è totale. Il sistema è socialmente accettato nel momento in cui dimostra come il tritacarne quando può viene messo da parte per concedersi sul fronte opposto, quello della tutela delle specie e dell'ambiente. E lo fa puntualmente. Così accade che lo stesso contesto sociale che diffida del sistema è il suo primo baluardo di fronte a chi afferma la sua non necessarietà. Il sistema si difende, forte dei suoi professionisti e specialisti accreditati da anni d'esperienza sul campo. Si difende, messo di fronte all'evidenza: Three Rs Potential in the Development and Quality Control of Pharmaceuticals di Thomas Hartung.


"L'intenzione delle società farmaceutiche è di sviluppare nuovi prodotti efficienti e veloci ottimizzando i costi. Rispetto ai metodi in vitro, gli esperimenti sugli animali in generale consumano molto più tempo e risorse" - chiarisce Hartung. Questo è l'eco dei professionisti della Ricerca e Sviluppo (R&D). Dalla parte opposta, schierati: Animalisti, Attivisti, Ambientalisti.. l'etichetta è chiara e viene in mente con un'immediatezza disarmante. Uno spot televisivo, un video anti vivisezione, un manifesto pubblicitario contro la violenza sugli animali. Alla maggior parte delle persone arriva prima l' "immagine" dell'etichetta e solo poi, ovattato, il senso del messaggio che decade presto travolto dai problemi che condiscono la quotidianità. Non dimentichiamoci che l'effetto prodotto dall'immagine di un animale seviziato può colpire e subito essere rimosso né più né meno di quanto avviene di fronte al corpo senza vita di una vittima di strage o di un terremoto o di un naufragio. Un sistema radicato sull'insensibilità di chi preferisce rimuovere piuttosto che affrontare un'angoscia non alla sua portata non può essere affrontato sul terreno dell'etica, della morale, della volontà di affermare che ogni persona può fare la differenza. Il sistema ha trovato la sua leva sociale (gli "Insensibili") ed è contro questa leva che occorre attivarsi. Sensibilizzare l'opinione pubblica di fronte all'inutilità della sperimentazione animale significa dimostrare che il sistema:

  • si fonda sull'Inganno perché non è in grado di tutelare la salute delle persone;
  • è speculativo perché per fare business mette a rischio la salute delle persone;
  • fa gli interessi di gruppi di potere capaci di determinare il destino di una collettività.
Il momento storico e culturale è quello giusto. Lo è anche quello tecnologico. Internet ha dimostrato di poter cambiare il flusso di un evento politico, sociale e culturale anche se nel farlo ha manifestato tutti i suoi limiti, vuoi anche per la crisi sistemica che ha scatenato corse speculative e la difesa ad oltranza di regimi di business non più adeguati ai nuovi scenari economici. E' un'impresa ardua Sensibilizzare gli Insensibili sollevando una reazione che sia più di una presa di posizione indignata e fine a sé stessa. L'opinione pubblica può fare la differenza nel momento in cui prende consapevolezza che accettare la sperimentazione animale significa:

  • acquistare un cosmetico commercializzato anche se i test condotti sugli animali hanno stabilito l'insuccesso della sperimentazione;
  • acquistare un farmaco prodotto in base ad analisi statistiche inaffidabili;
  • accettare di essere cavia e test nel momento in cui si acquista un prodotto prima "sperimentato" e poi "approvato" per la commercializzazione, per cui ogni singolo effetto collaterale (da una reazione allergica a una necrosi) aiuta il produttore a fare statistica per diminuire in proiezione futura l'incidenza degli "errori sul campo".
Ma perché ci sia consapevolezza occorre in primo luogo abbattere la barriera saccente del qualunquismo che etichetta facile e che si difende dietro affermazioni d'inutilità sociale. Un esempio per tutti è la famigerata favola per cui la sperimentazione animale sia stata fondamentale per arrivare dall'Amoxicillina al Ceftriaxone. E' una delle storielle insipide con cui si scontrano tutti coloro che intendono affermare con forza che l'unico vero motivo per cui tira la sperimentazione animale è quello della speculazione. E' facile, troppo facile, buttare giù questi bastioni di difesa puerile. L'Amoxicillina è quell'antibiotico che l' American Academy of Pediatrics and American Academy of Family Physicians (AAFP) consigliava appena nel 2004 come prima scelta da somministrare ai bambini, se non fosse che l'allerta di diversi allevatori di conigli (!) sugli effetti nocivi prodotti dal medicinale fece crollare ai minimi storici la credibilità dell'antibiotico. Il Ceftriaxone fu il passo successivo. L'evoluzione dell'Amoxicillina a tutela della salute dei bambini fu un insuccesso che ancora una volta non superò la prova della sperimentazione animale ma che fu ugualmente commercializzato. Il Ceftriaxone è un farmaco prescritto per formulazione parenterale che si scoprì favorire l'insorgenza di convulsioni (!) in alcuni profili clinici. Pensato per la profilassi dalle infezioni chirurgiche, il Ceftriaxone è una Cefalosporina e in quanto tale entrava di diritto nelle casistiche di potenziale neuro-tossicità che si manifestano con stato confusionale e convulsioni. Malgrado l'evidente fallimento delle sperimentazioni animali i due farmaci furono commercializzati e "testati" ipso facto su cavie umane inconsapevoli, entrambi con risultati disastrosi. L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) tra il 2002 e il 2009 ha registrato come possibili cause ADRs (Reazioni avverse da medicinali antibiotici) 1724 segnalazioni causate dall'Amoxicillina "di cui 597 gravi e 9 decessi" e 794 dal Ceftriaxone "di cui 423 gravi e 37 decessi". Si potrebbe affermare che la negligenza professionale permise la commercializzazione di prodotti insicuri. In realtà le cose sono più semplici e più terrificanti: un farmaco che non passa la prova della sperimentazione animale viene commercializzato perché statisticamente la sperimentazione fallimentare non dimostra nulla.

INTERLUDIO SULLA DROSOPHILA MELANOGASTER
L'ECCEZIONE DA CUI L'UOMO NON PUO' PRESCINDERE

C'è un insetto, un moscerino, che merita tutto lo spazio che gli sarà dedicato a seguire. Si tratta della Drosophila melanogaster, o meglio di un mutante della famiglia della Drosophila. La storia di questo insetto è intimamente legata a quella dell'Uomo da circa un centinaio di anni. Catalogata nel 1830 da Johann Wilhelm Meigen - biologo tedesco che si specializzò nella zoologia dedicata allo studio degli insetti (entomologia) ascrivibili all'ordine dei Diptera (Ditteri), una linea evolutiva apparsa sulla terra non meno di 200 milioni di anni fa - la Drosophila è un organismo modello dell' R&D sulla genetica. Questo insetto come ogni altro Dittero ha incrociato la vita dell'uomo su più fronti nel corso di migliaia di anni d'evoluzione con un relazionamento che non ha eguali: non è da tutti condizionare in più contesti la storia economica, sanitaria e scientifica dell'Uomo. Circa 70/80 anni dopo la sua catalogazione, la Drosophila attirò l'interesse scientifico sul fronte genetico. Erano i primi anni del XX secolo. Thomas Hunt Morgan, biologo statunitense, dopo aver scoperto (1906) una specie mutante (white eyed) dell'insetto gli dedicò tutto il tempo necessario per capire se effettivamente fosse quello l'organismo modello che stava cercando da tempo per i suoi studi sull'ereditarietà. Quando presentò (1910) i risultati della sua analisi, il mondo accademico ne riconobbe la validità e subito a seguire Morgan iniziò i suoi studi sull'ereditarietà insieme ad un nutrito gruppo di collaboratori e al suo organismo modello che 23 anni dopo gli valsero il Premio Nobel con "Drosophila". Furono anni sorprendenti. La Drosophila era effettivamente utile alle ricerche genetiche e questa scoperta spinse a fondo gli studi morfologici sull'insetto per arrivare a mapparne i cromosomi. Ricerca e Sviluppo e la Drosophila nel mezzo. La Storia è questa. Così accadde che il genetista statunitense Alfred Sturtevant mentre chiudeva, primo tra tutti, la mappatura dei cromosomi dell'insetto ne sfruttasse lo studio per provare al mondo scientifico (1913) l'organizzazione lineare dei geni sui cromosomi, quelli umani non quelli dell'insetto.



La Drosophila era il perfetto organismo modello sognato dai genetisti. Ne aveva tutte le caratteristiche - piccolissima (2 millimetri o poco più) può essere allevata in laboratorio; il suo ciclo vitale di due settimane permette di lavorare su centinaia di generazioni d'insetti in un arco temporale relativamente breve - e soprattutto la sua "parentela" genetica con l'Uomo aveva un ché di spiazzante. Il tentativo di condizionare l'evoluzione della Drosophila per migliorare l' R&D genetico fu una naturale conseguenza dell'aver capito che quell'insetto poteva fare la differenza ben al di là degli studi sull'ereditarietà. Motivo per cui Sturtevant nel 1939 propose la ripartizione tassonomica in sottogeneri dell'insetto. Durante il ciclo storico di avvicinamento alla seconda guerra mondiale e per tutto quell'olocausto, si spinse sull'acceleratore da una parte all'altra degli oceani per cercare il graal della razza, dell' attacco e/o della difesa e chiaramente la genetica fu uno dei capisaldi di quei lampi di follia. O meglio, lo fu l'estremismo rappresentato dall' eugenetica. Il must dell'epoca: Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Norvegia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera approvarono Leggi eugenetiche tra il 1907 e praticamente l'inizio della II Guerra Mondiale. Vennero sterilizzate centinaia di migliaia di persone perché portatrici di geni causanti malattie/debolezze mentali considerate paria con distinguo da nazione a nazione. Nacquero e chiamarono fondi decine di centri scientifici per l'eugenetica e s'iniziò a battere la strada della biologia molecolare. Le ricerche sulla Drosophila divennero quasi un'ossessione. L'insetto fu ancora oggetto d'attenzione cromosomica e venne soggetto a centinaia e centinaia di mutazioni per una "decodifica" mirata dei genomi. L'obiettivo principe era quello d'individuare le debolezze dell'Uomo ed eliminarle una volta per tutte, anche se questa paranoia cambiava radicalmente di prospettiva da cultura a cultura. Per il Terzo Reich era il tentativo di dimostrare che il fine ultimo dell'evoluzione umana puntava alla supremazia dei geni ariani. Per gli Stati Uniti l'obiettivo era quello di cancellare le debolezze dello spirito e della mente fin troppo manifeste dopo la Grande Depressione del 1929. Ogni nazione aveva la sua convinta motivazione per interpretare il manifesto eugenetico. E gioco forza molti ricercatori puntarono sulla Drosophila vuoi mutando, vuoi sperimentando, vuoi ricercando se non "cercando": nel 1944 negli Stati Uniti venne classificato un nuovo sottordine della Drosophila, la Siphlodora, e riempito con una sola nuova specie (Drosophila subsigmoides) accompagnata da altre due già note nel XIX secolo.

27 anni dopo Ronald J. Konopka e Seymour Benzer pubblicarono l'articolo "Clock Mutants of Drosophila Melanogaster": si raccontava della prima mutazione capace di influenzare i ritmi di veglia e di riposo di un animale, il suo orologio biologico oltre che molecolare. La foto a sinistra (1974) di Seymour Benzer che sorride a un modello della Drosophila illustra quanto la ricerca genetica dipendesse, non potesse prescindere, da questo insetto. Ma c'erano altre attitudini proprie di quell'insetto che l'evoluzione tecnologica degli anni a seguire permise di sfruttare. E se queste attitudini non erano sufficienti alla ricerca allora si lavorava per mutare la specie cercando di ottenere il modello sperimentale richiesto. Nei decenni successivi l' R&D sulla Drosophila s'intensificò ed aumento il suo raggio d'azione lavorando sulle similitudini genetiche tra Insetto e Uomo e lavorando per migliorarle, dove possibile, oppure - grazie alla tecnologia - scoprendone altre. La Drosophila appare agli occhi di un ricercatore come uno scrigno delle meraviglie perché il suo modello genetico è applicabile a quello dell'Uomo e quindi attraverso il suo studio è possibile indagare su molteplici aspetti biologici e genetici dell'Uomo stesso. Affermare che l'insetto è fondamentale per l'evoluzione dell'Uomo non è un'eresia. La scienza medica si fonda sulle casistiche, sulle statistiche, sulle analisi a medio/lungo termine. E' una scienza esperienziale limitata dall'unicità della razza umana che non trova "replicanti" in altre specie animali tranne che in un moscerino mutante. La genetica deve molto alla Drosophila perché le scoperte ottenute grazie allo studio dell'insetto trovano immediata applicazione pratica.

ORGANISMI MODELLI
LA VIA DEL BUSINESS

Diverse specie della Drosophila hanno subito l'invasività dell'Uomo al punto che la loro evoluzione ne è uscita pesantemente condizionata. E' solo un insetto. Roba di un paio di millimetri con un ciclo vitale di un paio di settimane. E' un organismo modello così come può esserlo (e lo è) un cane di razza beagle. La linea di confine che separa la ricerca dall'abuso è talmente sottile da essere quasi impercettibile. L'abuso inizia quando viene fatto carico ad un essere vivente degli ERRORI commessi da chi autorizza l'immissione sul mercato di prodotti nocivi alla salute: cosmetici irritanti o peggio, medicinali potenzialmente letali, in generale prodotti composti da ingredienti commercializzati ignorandone gli effetti collaterali. A questo serve la sperimentazione animale - afferma una parte del mondo - a conoscere le reazioni indesiderate di un prodotto in ambito farmacologico piuttosto che cosmetico o terapeutico che altrimenti non potrebbero essere scoperte se non testandole direttamente sull'Uomo. Così l'organismo modello viene sottoposto a test tossici, batterici, virali, a radiazioni, può essere mutilato, vivisezionato, mutato, ucciso per il bene dell'umanità.

Il Professional Laboratory and Research Services (PLRS) della Eli Lilly Corporation è una delle attività che fondano il proprio business sui mandati di ricerca commissionati dalle aziende che hanno bisogno di testare i loro prodotti prima dell'immissione sul mercato.. e anche dopo. Naturalmente la Lilly utilizza il PLRS anche per attività di R&D interne, in questo caso per attività correlate alla sua sussidiaria Elanco che ne rappresenta la divisione vetrinaria. La Lilly è una corporazione. Una multinazionale. Quali vastità dovrebbero richiamare le due parole precedenti ? Un' immagine per capire.

Il video seguente è il risultato di un'inchiesta PETA PLRS: Undercover at a Product-Testing Laboratory sulle attività della filiera sperimentale nel PLRS Lilly.



8 Settembre 2010. Il video venne confermato dal Direttore del PLRS: la compagnia avrebbe licenziato tutti coloro che avevano violato il protocollo sul trattamento degli animali. D'altra parte, Ted McKinney - Senior Director of Coroprative Affair della Lilly - affermava anche che l'Elanco in quel momento non stava conducendo ricerche su animali vivi. Ma da quei test non si può prescindere, continuava McKinney, "più in generale, gli animali sono necessari per la ricerca farmaceutica perché la FDA richiede l'uso di animali nei test di farmaci sperimentali". Si tratta, affermava McKinney, di un'attività pre-clinica essenziale "per verificare la sicurezza e l'efficacia dei farmaci prima di testarli sulle persone". Vuoi passando per strutture ospedaliere, vuoi con una prima immissione controllata del prodotto sul mercato, vuoi attraverso strade meno massive, non si può prescindere dai test sugli esseri umani. McKinney continuava affermando che "questi animali svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo di prodotti che migliorano la salute e il benesse delle persone a livello globale. Quando possibile, abbiamo adottato metodi alternativi per determinare la sicurezza e l'efficacia di nuovi farmaci. Se gli animali devono essere utilizzati, sono adottate misure per assicurare che ne venga utilizzato il minor numero possibile e che il loro disagio e la sofferenza siano ridotti al minimo".

THE PLRS HORROR SHOW
dai primi due minuti del video
Traduzione del testo in Italiano
via Google Translate

IL CARNAIO DEGLI OGGETTI

Come on.
Go ahead.
Bark at me, motherfuckers.
And they still won't shut up.
You're so fucking noisy.
You want that?
I hope you choke on it and die.
They act like they've been abused.
They do.
They were fucking stupid.
They were fucking stupid to put ...
They were fucking stupid to put him on study.
That's their own fucking fault.
They know this cat's an asshole.


IL SEDATIVO NON PRENDE ?
COLPA DELLA DATA DI SCADENZA

Grab it.
Do it, so I can pull your nails out when you do.
One.
Two.
Come on.
How many do you have left?
That's why we're using it, because ...
Because it's expired ? To get rid of it ?
Yeah, it's the techs'. It's not even ours.
It expired in '07.
Maybe that's why it doesn't work.


PICCOLI DANNI COLLATERALI

Is she OK ?
Yeah, yeah, she's probably not sedated very well.
Well, if she throws up, it'Il hust be like cleaning up her shit.
Oh, yeah, she got it.
Put it under your pillow tonight.
That one ain't coming, and I'm not going to pull it, either.
I may need some .. I want you to wipe ... come wipe this dog's teeth down

C'è poi l'altra parte del mondo che afferma che gli errori cosmetici o farmacologici per essere evitati non hanno bisogno della sperimentazione animale e che non ne hanno mai avuto bisogno. Entrambe le due metà del cielo schierano a supporto documentazioni, divulgazioni scientifiche, personaggi di rilievo in ambito accademico, professionisti accreditati. Sulla bilancia dello scontro scientifico ma anche sociale e ideologico vengono messi gli insuccessi di entrambi i fronti ma poche volte la domanda fondamentale: cosa ne viene a un dottore schierato contro la sperimentazione animale ? Le S.p.A. che vivono di sperimentazione sono note, non si conoscono corrispettivi anti-sperimentazione.

Ma torniamo al nostro insetto mutato. La Drosophila utilizzata in ambiti sperimentali per pareggiare il conto con gli errori e le negligenze umane subisce menomazioni, test invasivi che annientano il suo naturale ciclo vitale. Cosa importa ? E' un moscerino. Un eco dal passato quando per studiare l'Uomo si agiva allo stesso modo sulle scimmie. Cosa importa ? E' solo una scimmia, prima che le sperimentazioni sui primati venissero pesantemente frenate. La Drosophila non avrà la stessa fortuna, è davvero solo un moscerino, ma il punto non è neanche questo. Il punto è che un essere vivente viene letteralmente massacrato a scopo speculativo. Chi afferma che la sperimentazione animale produce solo costi di cui le aziende farebbero volentieri a meno o mente oppure gioca sull'ignoranza della gente. Il Mercato degli Animali è un business e come ogni mercato richiede tre Attori per funzionare a pieno regime: il fornitore, il cliente (oppure l'intermediario) e il cliente finale (l'acquirente). Un PLRS, che sia parte di strutture pubbliche o private, sta rigorosamente nel mezzo muovendo e creando business a favore del fornitore (spesso) ma anche su mandato del cliente finale. Finanza, economia, etica a parte occorrerebbe riflettere più sul fatto che esistono medici, ricercatori, uomini di scienza che sono diventati anti-sperimentazione animale. Per quale motivo questo cambio di fronte ?

hERG C'ERA UNA VOLTA
HUMAN ETHER A GO-GO-RELATED GENE

Alcuni prodotti immessi sul mercato non vengono volutamente sottoposti a test su animali perché sospetti inibitori hERG. Questa è una favola tra le tante che circola tra chi parla senza sapere in difesa della sperimentazione animale e rispondendo a puntate di dito contro l'immissione sul mercato di prodotti non testati. C'è una storia che vogliamo raccontare ma prima spazio allo Stryer: "un composto può risultare tossico anche tramite la modulazione dell’attività di proteine non correlate con il suo bersaglio molecolare. Per esempio, molti composti bloccano i canali ionici, come il canale per il potassio HERG (l'omologo umano di un canale della Drosophila trovato in un mutante chiamato 'ether-a-go-go'), e causano alterazione della frequenza cardiaca. Per evitare gli effetti collaterali sul cuore, la capacità di bloccare tali canali viene provata su molti potenziali farmaci". Per verificare le capacità inibenti di un farmaco sull'hERG si ricorre a test sulla Drosophila, ma fin qui nulla di nuovo. Non poteva essere altrimenti. Invece, cerchiamo di approfondire la conoscenza dell'hERG e del significato di "inibitore hERG". L'human ether a go-go-related è un gene umano contenuto nel cromosoma 7 che ha il compito di codificare una proteina fondamentale per garantire quegli stimoli elettrici (correnti ioniche al K+) necessari per una regolare attività cardiaca ma anche per modulare le funzioni di alcune cellule del sistema nervoso come anche per "stabilizzare" cellule con caratteristiche leucemiche. Un inibitore hERG fa solo una cosa e purtroppo la fa bene: impedisce la conduzione delle scariche elettriche con conseguenze anche mortali. E qui inizia la storia. Dalla sindrome nota come QT Lungo.

n. 5-6 2003
Bollettino d'informazione sui farmaci
Farmaci e sindrome del QT Lungo
Ministero della Salute

Il problema della morte improvvisa e senza causa apparente nei neonati e in età giovanile è stato a lungo spiegato come squilibrio funzionale del sistema nervoso autonomo. Più di recente, tuttavia, la spiegazione è venuta nell’ambito delle canalopatie, disturbi della funzionalità dei canali ionici voltaggiodipendenti, che sottendono l’attività elettrica in particolare dei neuroni e delle fibrocellule muscolari. Un rallentamento della ripolarizzazione delle cellule cardiache dovuto a modificazioni geniche di alcuni canali ionici determina, infatti, un prolungamento della durata del potenziale d’azione che possiamo rilevare come prolungamento dell’intervallo QT (long-QT syndrome, LQTS) nell’elettrocardiogramma. Attualmente sono state identificate mutazioni in grado di determinare LQTS in 6 geni che codificano per proteine-canale deputate al controllo di correnti sodio o potassio ed uno che codifica per una proteina del citoscheletro, l’ankirina B. La LQTS è una condizione di rischio per episodi di sincope e per morte improvvisa ed è dovuta, in oltre il 90-95% dei casi, ad una disfunzione delle correnti ioniche al K+ della fase 3 del potenziale d’azione (box 4). La disfunzione può avere una causa genetica o acquisita, come ad esempio un farmaco che inibisce uno dei canali al K+ [ ... ]

La sindrome del QT Lungo può essere congenita oppure indotta dall'assunzione di farmaci inibitori dell'hERG. Diversi farmaci importanti immessi sul mercato avevano - e hanno, perché la lista continua ad aumentare anche per altri motivi, come si vedrà a breve - ingredienti inibitori e questa scoperta esperienziale ha definito la priorità di evitare l'inibizione dell'hERG in fase di sviluppo di un farmaco. Dunque accade che un'azienda farmaceutica che sviluppa un farmaco e che ignora se un ingrediente necessario sia anche inibitore debba verificare prima di chiudere la produzione e commercializzare il prodotto finito. La sperimentazione avviene quando possibile sulla Drosophila grazie all' ether-a-go-go. Se il farmaco inibisce il canale dell'insetto allora inibirà l'hERG; dunque questa sperimentazione è necessaria sia per chi ha difetti congeniti sia per tutelare chi non ne ha dall'assunzione di farmaci fallati ? La storia non è così semplice perché la scienza medica considera utili anche i farmaci inibitori. In Italia c'è un Trust attivo per "ottenere e detenere il brevetto, ed ogni diritto ad esso connesso, per i farmaci inibitori del canale HERG per la cura dei tumori, nonché ottenere e detenere ogni altro brevetto che possa essere ottenuto in dipendenza di tali ricerche". Se da una parte si testano farmaci per evitare l'inibizione di un canale K+ dall'altra si sperimenta sostenendo gli effetti terapeutici dell'inibizione in particolari contesti medici allo scopo di "garantire la massima diffusione del brevetto ed adoperarsi, tramite i canali scientifici ed associativi, perché il protocollo di cura sia disponibile a chiunque". Il brevetto in questione porterà benefici anche economici al Trust, il che è ok perché gli garantirebbe un'indipendenza finanziaria utile ad evitare compromessi scomodi che tentassero di limitare il brevetto a pochi e mirati indotti economici. La sperimentazione pro o anti inibizione hERG è reale e fa parte di due indotti economici differenti che muovono interessi importanti anche per le aziende farmaceutiche, chiamate a soddisfare sempre e comunque le esigenze di mercato. E se fosse possibile clonare l'hERG per poi sottoporlo all'effetto di un farmaco ? E se la storia proseguisse raccontando, Drosophila permettendo, di progetti di ricerca creati per testare la sicurezza e la tollerabilità dei prodotti farmaceutici attraverso analisi epidemiologiche su campioni di popolazione composti da soggetti aritmici in corso di trattamento cronico farmacologico ? La storia allora assumerebbe un profilo volutamente basso raccontando di una proposta di progetto di ricerca (12) risalente al 2007 e presentata al Dottorato in Farmacologia, Chemioterapia e Tossicologia Mediche dell'Università degli Studi di Milano. Una ricerca condotta con analisi "su DNA estratto da prelievi di sangue, e successivamente sequenziato per la ricerca di eventuali polimorfismi dei geni HERG e KCNE2 che codificano per alcune subunità del canale del potassio". A che fine ? "I risultati dello studio permetteranno di individuare i soggetti a rischio di aritmia farmaco indotta e di prevenirne l’insorgenza". Allora, cos'altro potrebbe raccontare questa storia ?

CRUELTY FREE THEORY
NON TESTATO SUGLI ANIMALI

Il video seguente mostra l' applicazione dei Test di Draize sui conigli nei laboratori di "ricerca" e sperimentazione animale. I test riguardano gli esperimenti sull'irritabilità degli occhi e della pelle condotti su conigli albini, valutati tra le 24 e le 168 ore dall'applicazione a seconda del tipo di test. Inizialmente la scelta dei conigli come cavie naturali per i test oftalmici d'irritabilità fu una diretta conseguenza del fatto che questi animali non possono espellere l'ingrediente iniettato essendo privi di ghiandole lacrimali.



Il 27 aprile 2007 la Commissione Europea aveva reso noto che la sperimentazione in vitro eliminerà di fatto i test di Draize. Il Centro Europeo per la Convalida dei Metodi Alternativi (ECVAM) aveva approvato 5 metodi alternativi in vitro di cui due andranno a sostituire i test Draize sull'irritabilità cutanea. Riguardo al test Draize oftalmico l'ECVAM aveva spinto - anche qui in futuro divenire - per la sperimentazione su campioni ottenuti da animali uccisi per scopi alimentari. In realtà da un "unanimously endorsed" alla ratificazione ufficiale dell'effettivo abbandono dei test di Draize ce n'è ancora di strada da fare e non certo perché le aziende non sono ancora pronte ad abbracciare la sperimentazione in vitro. Il metodo Episkin chiamato a soppiantare i test Draize sull'irritabilità cutanea è un esempio concreto di quali ostacoli si frappongono tra nuovi e vecchi metodi di sperimentazione. La validità dell'Episkin - testimoniata dalle risorse impiegate da due marchi come Imedex (che iniziò a muovere passo verso) e L'Oreal, marchio di proprietà della Procter & Gamble (P&G), per renderlo una via concreta al Draize - deve fare i conti con due evidenze già riportate nel Report ENPA sui Sistemi alternativi alla sperimentazione animale. La prima è che si tratta di un kit commerciale e la seconda è che la matrice che propone un modello tridimensionale della cute umana è considerata una valida alternativa al Draize solo in relazione alla verifica dell'azione di sostanze corrosive, "compito che si è rivelato relativamente più semplice rispetto ad altri tipi di danno, perché questa lesione non è legata a meccanismi di azione particolarmente sofisticati". Il modello in vitro fu era stato ritenuto valido nel 1998 perché capace di individuare "correttamente sostanze note, classificate in vivo in categorie di rischio in base alla loro capacità di provocare corrosione entro tempi stabiliti". La sperimentazione in vitro è una valida alternativa al Draize ? Si, afferma la commercializzazione dell'Episkin.. e il Draize oggi va ancora per la maggiore.

La P&G di fatto ha investito tramite L'Oreal su un progetto che non ne vuole più sapere di sperimentazione animale. Il risultato è quello di aver prodotto un kit commerciale che non può essere replicato ma può essere richiesto previo saldo fattura dalle aziende interessate ad archiviare il Draize. Battute a parte, la P&G è una multinazionale e in quanto tale non può permettersi di cedere passo, deve tutelare il proprio spazio vitale e può farlo solo garantendosi anticipando eventuali cambi epocali oppure ritardandoli. Perché l'idea di un Episkin commerciale di proprietà P&G porta a due ipotesi:

  • kit commerciale per evitare future perdite economiche conseguenti l'out-out della sperimentazione animale;
  • kit commerciale come deterrente al bando della sperimentazione animale, perché quale conglomerata o multinazionale vorrebbe dipendere per le sue ricerche da un singolo brand dominante ?
La prima delle due ipotesi richiede qualche riga di "approfondimento". La P&G è da anni oggetto di accuse pesanti riguardo la sperimentazione di prodotti finiti sugli animali. L'ente governativo Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti d'America ha nel suo archivio diverse documentazioni declassificate sui test condotti dalla multinazionale. La più significativa è anche la più recente. Il 22 marzo 2011 la P&G risponde alla richiesta EPA "Declassification Activity-Health and Safety Filing 8EHQ-0892-6342 (EPA DCN 88920004988)". L'ente governativo non riteneva soddisfacente la prima documentazione prodotta dalla multinazionale e aveva invitato la P&G a rinviare dopo opportune modifiche le informazioni relative ai test di tossicità orale condotti su cani cavie tra il 1988 e il 1993. Considerato che uno dei documenti riporta "Supersedes Issue Dated: October 1, 1986" sappiamo quindi che la P&G ha condotto test su cani come minimo a partire dal 1986. 27 anni di spese sperimentali e un kit commerciale che oggi attende al varco.

"L’industria farmaceutica sarebbe felice di non fare sperimentazione animale, perchè è estremamente costosa" - cit. professor Silvio Garattini, Direttore Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Cosa stona ?

La strada per buttare giù i bastioni della sperimentazione animale non è semplice perché il sistema è forte e flessibile, capace di adattarsi al punto da apparire più debole o meno invasivo di quanto è, quasi a voler dimostrare che sì, dopo tutto, la sperimentazione animale ha fatto il suo tempo. La Normativa UE unificata sulla sicurezza dei cosmetici vuole fare chiarezza sulla Sperimentazione Animale ma in attesa dell'11 luglio 2013 "rimangono in vigore, ancora per pochi anni, tre test fortemente invasivi, quali: tossicità per uso ripetuto, tossicità riproduttiva e tossicocinetica", dichiara la LAV nel suo Cosmetici: le novità in vigore in attesa del 2013. Il punto focale però va individuato in un'altra informazione puntualmente riportata nell'articolo LAV: sul mercato esistono più di 20.000 ingredienti dedicati allo standard cruelty-free per lo sviluppo di test sostitutivi a quelli sugli animali. Dunque in attesa dell'11 luglio 2013 è significativo il fatto che solo in Italia decine di aziende hanno già sottoscritto lo standard ? Prima di rispondere occorre capire di che standard si parla.

Cosa significa prodotto cruelty-free ? Non testato sugli animali è lo standard a cui ci si riferisce. Non significa nulla. Considerato che la sperimentazione animale è vietata sul prodotto finito, il cruelty-free riguarda esclusivamente i test condotti sugli ingredienti costituenti il prodotto. L' Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) sintetizza i confini entro cui un'azienda può essere definita cruelty-free: "non testare i singoli ingredienti né commissionare a terzi questi test; per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori deve dichiarare che i test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Questo significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Può usare ingredienti nuovi completamente vegetali (perché questi non sono soggetti ad obbligo di test su animali) o anche di sintesi ma già in commercio prima dell"anno scelto". E' dubbia invece l'affermazione che "così facendo non s'incrementa di fatto la sperimentazione animale" perché lo standard ammette il libero arbitrio sulla scelta della data. La data in questione è un anno spartiacque chiarito dalla direttiva 76/768/CEE: "gli ingredienti già presenti in commercio nel 1976 sono stati elencati in una lista detta Positive list", riporta la sintesi ENPA.

Stabilito che le sostanze in Positive List non necessitano di test per poter essere usate in un prodotto cosmetico e che i prodotti che le hanno come ingredienti "non incrementano il numero di animali usati nelle sperimentazioni dopo il 1976", l'ENPA allerta sul fatto che "non esistono, almeno in Italia, aziende che utilizzano esclusivamente ingredienti di detta lista". Altra incongruenza che abbassa il livello di credibilità dello standard cruelty-free attualmente recepito è che un ingrediente per poter essere considerato cruelty-free in realtà deve limitarsi a non incrementare la sperimentazione animale, il che significa tutto e niente ancora di più se considerate le modalità con cui un'azienda è approvata in lista no-cruelty, "compilata tenendo conto dell'autocertificazione di adesione allo Standard 'senza crudeltà' e/o del superamento dei controlli effettuati da ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV". L'Istituto Certificazione Etica e Ambientale (ICEA) è un osservatorio atipico per la sua polivalenza. L'audit ICEA affianca il no-cruelty dal 2006, garantendo la verifica della rispondenza allo standard inizialmente promossa dall' European Coalition to End Animal Experiments. L'audit promosso sotto convenzione LAV - ICEA è in essere previa la copertura del costo d'attività di verifica richiesto "anticipatamente e indipendentemente dall'esito della verifica" e fissato, riportava il documento di richiesta Audit del 25 ottobre 2006, "in € 500,00/giornata/uomo/stabilimento/100 prodotti verificati, al netto di IVA più spese sostenute dall'ispettore (così come previsto dalla convenzione LAV – ICEA e Regolamento LAV vigenti)". Non ci interessa sapere se l'audit è ancora in essere, se la copertura spese è aumentata o no, non quanto sottolineare come all'estremo opposto appare il palliativo dell'autocertificazione che per sua stessa definizione è l'antitesi della verifica ICEA. Quante aziende italiane sono in lista cruelty-free grazie all'autocertificazione ? Il punto però non è neanche questo, volendo.

TUTTO COME PRIMA
VERSO L' 11 LUGLIO 2013

Un business capace di servire, tra finanziamenti e sovvenzioni, fatturati di miliardi di euro grazie alle sperimentazioni animali è fortemente radicato, ramificato e capace di muovere interessi non circoscrivibili a singoli segmenti di mercato. Il business prodotto è trasversale e coinvolge le attività più disparate, oltre che connivenze politiche, economiche e finanziarie che definiscono equilibri importanti sia per il sistema che per il territorio geopolitico su cui affonda radici. Pensare che una normativa europea abbia il potere di spazzare via la sperimentazione animale con un colpo di spugna a favore del cruelty-free significa avere una visione ingenua e limitata degli scenari operativi che le varie Marshall Farms, tanto per fare l'eco alla famigerata multinazionale proprietaria del carnaio di Green Hill, si stanno adoperando per rendere attuali e inattaccabili.

All'11 luglio 2013 manca poco più di un anno e le aziende non sono pronte a migrare verso le sperimentazioni alternative. Qual'è il problema ? Un kit commerciale di troppo, investimenti che cadranno perché legati al business della sperimentazione animale, prospettive di bilancio non entusiasmanti, tempi di adeguamento del sistema produttivo aziendale più lunghi del previsto. Di carne al fuoco ce n'è tanta come anche la certezza del salvagente deroga e non solo.

Articolo 18
Sperimentazione animale
Paragrafo 2

In circostanze eccezionali, qualora sorgano gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza di un ingrediente cosmetico esistente, uno Stato membro può chiedere alla Commissione di accordare una deroga al paragrafo 1. La richiesta contiene una valutazione della situazione e indica le misure necessarie. Su tale base la Commis­sione, previa consultazione del CSSC, può autorizzare con una decisione motivata la deroga. Tale autorizzazione stabilisce le condizioni di tale deroga per quanto riguarda gli obiettivi speci­fici, la durata e la relazione sui risultati. Una deroga può essere accordata soltanto se:

a) l'ingrediente è ampiamente utilizzato e non può essere sosti­tuito con un altro ingrediente atto a svolgere una funzione analoga;

b) il problema specifico riguardante la salute umana è dimo­strato e la necessità di effettuare esperimenti sugli animali è giustificata e supportata da un protocollo di ricerca detta­gliato proposto come base per la valutazione. La decisione di autorizzazione, le relative condizioni e il risultato finale raggiunto formano parte integrante della relazione annuale presentata dalla Commissione conformemente all’articolo 35.

Le misure di cui al sesto comma, intese a modificare elementi non essenziali del presente regolamento, sono adottate secondo la pro­cedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo  32, paragrafo 3.

Chiariti i motivi ammissibili per richiedere ed ottenere una deroga ma non definito univocamente l'arco temporale entro cui tale deroga si esaurisce; stabiliti i margini di manovra concessi dalla deroga che suggeriscono comunque il mantenimento di una riserva animale a portata di laboratorio, il Paragrafo 1 che stabilisce l'applicazione della normativa comunitaria relativa alla sperimentazione animale appare tutto meno che apripista di una svolta epocale.

Articolo 18
Sperimentazione animale
Paragrafo 1

Fatti salvi gli obblighi generali derivanti dall’articolo 3, è vie­tato quanto segue:

a) l’immissione sul mercato dei prodotti cosmetici la cui formu­lazione finale sia stata oggetto, allo scopo di conformarsi alle disposizioni del presente regolamento, di una sperimenta­zione animale con un metodo diverso da un metodo alterna­tivo dopo che un tale metodo alternativo sia stato convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all’OCSE;

b) l’immissione sul mercato dei prodotti cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto, allo scopo di conformarsi alle disposizioni del pre­sente regolamento, di una sperimentazione animale con un metodo diverso da un metodo alternativo dopo che un tale metodo alternativo sia stato convalidato e adottato a livello comunitario, tenendo debitamente conto dello sviluppo della convalida in seno all’OCSE;

c) la realizzazione, all’interno della Comunità, di sperimenta­zioni animali relative a prodotti cosmetici finiti, allo scopo di conformarsi alle disposizioni del presente regolamento;

d) la realizzazione, all’interno della Comunità, di sperimenta­zioni animali relative a ingredienti o combinazioni di ingre­dienti allo scopo di conformarsi alle disposizioni del presente regolamento, dopo la data in cui dette sperimentazioni vanno sostituite da uno o più metodi alternativi convalidati che figu­rano nel regolamento (CE) n. 440/2008 della Commissione, del 30  maggio 2008, che istituisce dei metodi di prova ai sensi del regolamento (CE) n.  1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valu­tazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chi­miche (REACH).

Il paragrafo appena citato poi contribuisce ad alimentare cupa incertezza anche senza considerare le deroghe. Per adeguarsi alle disposizioni della normativa un'azienda è autorizzata a condurre sperimentazioni animali con prodotti cosmetici finiti ? Per adeguarsi alla normativa in questione un'azienda è autorizzata a condurre sperimentazioni animali per testare gli ingredienti costituenti un prodotto ? E' così semplice bypassare gli standard cruelty-free ? 11 Luglio 2013 ?

Sono queste le premesse dalle quali sta prendendo forma un progetto che vuole contribuire a spazzare i rumori di fondo che appoggiano la sperimentazione animale fino alla sua pratica più cruenta e perversa, la vivisezione. Un sussurro se paragonato a voci ben più forti, seppure ugualmente "ignorate", ma il nostro scopo non è quello di urlare quanto quello di contribuire a svegliare anche solo un Insensibile in più perché propaghi il messaggio unendosi alle centinaia di migliaia di persone che fanno opinione pubblica, quella parte di gente che non ammette che si speculi sulla vita di razze e specie e che ha scelto di prendere posizione netta contro la propria apatica indifferenza.

Non importa il motivo per cui alzerai la testa. Potrai farlo perché non ti piace che qualcuno faccia affari sulla tua pelle o perché tieni davvero alle sorti di animali che non hanno possibilità di difendersi dal tritacarne del sistema. Ciò che conta è alzare testa consapevole poi tutto il resto verrà naturale.

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[ N.d.R. ] Revisione e ultima stesura dell'articolo a cura di Alessandro Mirri