Welfare Made in Italy, quando la Creatività perde ?

Il Welfare può influire sulla realizzazione di un brief, piuttosto che sulla percezione e l'approccio di un brand alle esigenze sociali, prima che economiche e finanziarie di una comunità ? Dal logo del Ministero dell'Interno a quello per il Comune di Salerno passando per la crisi antropologica del Centro Studi Investimenti Sociali, la Creatività del Made In Italy che racconta di quanto sia profonda la ferita creata da un Welfare che Non c'è Più .. insegnano le caldane d'estate.

Da Il nuovo logo del Ministero dell'Interno ? "Un plagio": e sulla rete scatta l'ironia, GQ 27 luglio 2011. Estratto della replica di Antonio Romano - fondatore di Inarea, rete internazionale e indipendente di creativi specializzata in brand identity. "Quello che posso affermare è che abbiamo 30 anni di storia che certificano qualcosa di diverso dall'etichetta di 'copioni' che ci viene affibbiata in questo momento".

Il logo creato da Inarea per il Ministero dell'Interno è un caso di studio modello.Come lo è anche il progetto di brand identity creato per il comune di Salerno che Luigi Ferrara (Jinkun) riassume in un "poi diciamolo, di sicuro potrà anche funzionare perchè incorpora il personal brand di Vignelli, ma secondo me è brutto, un po’ anacronistico, e soprattutto non rende giustizia alla città che dovrebbe rappresentare. Forse, in tutta sincerità, non renderebbe giustizia nemmeno ad un prodotto alimentare". Tra le repliche a Ferrara quella fuori gli schemi di Francesco Caolo, che va dritto al punto. E' questione di brief, oltre che di "creatività espressa male" e.. il brief su quale tavolo è stato approvato ?

Andiamo per ordine. Anzitutto, a scanso di equivoci, dico che da Vignelli mi sarei aspettato qualcosa di più e che il marchio non mi piace. Ma devo dire che sto sentendo delle critiche davvero eccessive. Sicuramente non è bellissimo ma, adesso che lo sto metabolizzando, credo che in realtà possa funzionare. Ieri, tra l'altro, ho avuto la fortuna di assistere alla splendida lectio magistralis di Vignelli ed ho visto il marchio applicato ai vari supporti, ho visto la sua declinazione su tutti gli stampati ed i manifesti, le nuove segnaletiche stradali. Insomma, nulla che un qualunque buon studio grafico della zona non avrebbe potuto realizzare (di qui il mio incipt "da Vignelli mi sarei aspettato qualcosa di più") ma comunque un buon lavoro. E, soprattutto, se verrà applicato tutto il progetto (è questo il punto più importante e che più mi preoccupa), probabilmente Salerno sarà un'eccellenza in Italia da un punto di vista di comunicazione ed immagine coordinata. Per correttezza, difatti, bisognerebbe affermare che tutto il progetto è costato 200.000 mila euro (c'è anche un restyling dell'attuale logo del Comune di Salerno) e non solo la tanto contestata "S".

Torniamo al marchio poco bello. Di chi è la colpa ? Be', mi è bastato ascoltare il brief su cui ha lavorato Vignelli per capirlo. Salerno è sole, mare, ippocampo, delfino, orizzonte... caro sindaco, e che fine hanno fatto secoli di storia, il santo evangelista sepolto in città, le meraviglie longobarde, la storia intrisa di magia della scuola medica salernitana, le battaglie contro i saraceni, la Salerno capitale d'Italia, etc etc... insomma, troppo presi dal futuro e condizionati dagli stereotipi ci si è dimenticati delle radici.

Ministero degli Interni e Comune di Salerno sono stati serviti da brief inadeguati (cos'è un brief ?). I mandati assegnati sono stati sviluppati con un' "insostenibile leggerezza dell'essere" che nel primo caso non ha favorito le necessarie (e naturali!) attività per evitare l'incidente, mentre nel secondo ha lasciato che a creare fosse il Nome e non la forza creativa che l'ha reso tale, quella di Massimo Vignelli. Probabile in altri tempi, Vignelli avrebbe detto la sua anche sul brief prima di accettare mandato. Sui perché degli incidenti creativi, indirettamente è ancora Francesco Caolo a chiarire, sempre in commento all'articolo di Ferrara: "poche città possono vantare un sistema integrato di comunicazione visiva del genere (dalla carta intestata, ai manifesti promozionali, passando per i bandi pubblici, le targhe delle vie e la segnaletica stradale). Tutto perfettamente coordinato". E di seguito l'eco dell'abstract precedente: "troppo presi dal futuro e condizionati dagli stereotipi ci si è dimenticati delle radici".


  • Salerno. Radici, attualità del contesto sociale, esigenza d'identità. Variabili che mutano con il mutare della percezione sociale dei singoli che fanno comunità e che, insieme ad altre che parlando di costume e cultura, sono fortemente condizionate da fattori economici e finanziari.
  • Ministero. Valorizzazione dell'idea Italia, adeguamento del concept alle funzionalità e agli scopi dell'ente in cultura Made In. Prospettive che richiedono una sensibilità critica fondamentale per tradurre le esigenze della società di cui il Ministero è sia referente che promotore.

La Caduta dei Miti è una delle eredità dell' onda crisi che investì l'Europa nel 2008. La vittima sacrificale: il Welfare con i suoi modelli costretti a diventare obsoleti..

Il Centro Studi Investimenti Sociali (CENSIS) è il primo osservatorio italiano sulla salute economica, prima che finanziaria, del Paese. Una specializzazione di risorse in continua evoluzione che supera per competenze e qualità degli investimenti il primo Istituto di Statistica nazionale, l'ISTAT. E' quindi naturale che il Centro Studi abbia affrontato il tema della crisi sistemica fin dal biennio 2006/2007 e che questo "sottofondo musicale" accompagni da allora le sue pubblicazioni, nonché i suoi Report Annuali. In una delle sue più recenti pubblicazioni, Un Mese di Sociale 2011, il Censis fa del tema il focus di un'analisi condotta da prospettiva inedita. "La profonda crisi sociale che stiamo attraversando appare sempre più di natura antropologica, con un disagio individuale e un ripiegamento collettivo che non si lasciano interpretare attraverso i consueti schemi dell'analisi sociale ed economica", è l'incipit da cui il Censis parte per presentare il suo studio. Il fatto stesso che il Centro Studi affermi che la crisi sistemica in atto non può essere approcciata con i consueti schemi d'analisi è già di per sé una prospettiva aliena agli standard di un centro specializzato sull'analisi di modelli sociali ("miti") utili a schematizzare singoli crocevia. Non sono pochi i Miti che non funzionano più: "l'estinzione del desiderio e piuttosto il primato della logica di offerta capitalistica di prodotti e servizi, il disfacimento della cultura del dono e del sacrificio in vista del bene comune, l'evaporazione della figura del padre, l'indebolimento dell'autorità della legge e delle istituzioni, con il declino della lunga e fruttuosa parabola del soggettivismo".


Un Mese di Sociale 2008
Gli snodi di un anno speciale
Il Sociale non presidiato

Indecifrabile e minacciosa, così appare la realtà sociale italiana che, da anni  ormai, sembra impegnata in un’irresistibile discesa al peggio. Razzismo sempre meno occulto, violenza nelle strade e negli stadi, nuove dipendenze e reati annessi, violenze sulle donne e i bambini in famiglia e fuori, sono solo alcuni dei fenomeni che ogni giorno alimentano la cronaca dei giornali davanti ai quali la società e la politica si mostrano visibilmente impreparate.  Così, mentre la politica centrale è impegnata a smontare e rimontare i ministeri sociali, gran parte delle Regioni e dei Comuni sono alle prese con la difficile equazione tra risorse disponibili e dimensione della spesa sanitaria e/o sociale, e il terzo settore si arrabatta sulla dura realtà di una imprenditorialità più annunciata che praticata vista la persistente dipendenza dall’operatore pubblico, diventa manifesto che la crisi italiana è una crisi del sociale, intesa come incapacità di connessione, di fare relazioni, di essere una comunità che sa stare insieme, aggregare, includere. [ ... ]

E' nei momenti di crisi che si manifesta la vera forza aggregante di una società. La risposta italiana alle mancanze di una politica che per anni ha perseguito gli interessi di pochi, battendo su discorsi di "snellimento burocratico", "carceri piene", "accoglienza a prescindere", "migliore gestione della giurisprudenza", "modifiche costituzionali per coprire le zone grigie che frenano lo sviluppo". Discorsi che seguiti nella pratica hanno dimostrato vox populi gli incipit di parte da cui erano stati ispirati. In tempo di crisi ogni singolo individuo sociale ha solo un'esigenza: uscirne fuori. Maggiore è l'invasività delle difficoltà da affrontare sul quotidiano e più l'individuo si adopera per "uscirne fuori". In un primo tempo rapportandosi con il suo referente naturale, lo Stato sociale che lo rappresenta, e solo poi - se non soddisfatto - facendo di testa sua e sfruttando ogni possibile zona d'ombra "permessa" dal sistema sociale, legale e politico da cui non si sente più tutelato/rappresentato. E' il caso dell'Immigrazione, tema sociale troppo spesso abusato a fini politici e che ad oggi l'opinione pubblica percepisce distorto perché disinformata.. perché se ne parla solo in contestualità come Lampedusa o di crimini efferati. Perché.. Quanta attualità in quel Sociale non presidiato del 2008!


[ ... ] Si pensi ad un dato semplice: anche se di immigrazione si parla ormai quotidianamente nel dibattito politico ed in quello mediatico una netta maggioranza di italiani non ha assolutamente idea di quanti siano gli immigrati oggi in Italia, nell’elencare cifre si vaga nel buio di una percezione assolutamente "a pelle", animata dall'emozionalità. E a livello istituzionale si registra una persistente eccedenza dei lavoratori immigrati rispetto agli ingressi autorizzati, a testimonianza di una difficoltà sostanziale nell’affrontare razionalmente il problema, cosa che viene sanato, periodicamente con misure straordinarie di regolarizzazione. Spicca, poi, la tendenza a sovrapporre immigrazione e sicurezza, gestione dell'ordine pubblico e gestione della presenza degli stranieri, trasferendo su quest'ultimi tutti i costi degli irrisolti problemi, ad esempio, di efficienza della macchina burocratica o ancora quello legato alla lunghezza dei tempi per attuare le procedure previste in materia di flussi di ingresso legati alle quote (in questo caso danneggiando anche gli aspiranti datori di lavoro). Troppi soggetti poco connessi, come segnala la Corte dei conti che ha evidenziato, ad esempio, la mancanza di coordinamento tra dipartimenti al Ministero degli interni, e la solitudine in cui di fatto ha operato il Ministero degli esteri, titolare del rilascio dei visti d’ingresso nei Paesi di origine. E' stata rilevata un'assenza sistematica di colloquio tra le amministrazioni e la conseguente mancanza di una strategia unitaria di azione, il tutto in un contesto confuso e farraginoso. Del resto si pensi al numero di amministrazioni coinvolte nel percorso che precede l’arrivo del lavoratore, dal suo Paese d’origine al posto di lavoro in Italia: Sportelli unici per l’immigrazione, Questure, Direzioni provinciali del Lavoro, Centri per l'Impiego, Agenzia delle entrate, Rappresentanze diplomatiche e consolari del Ministero degli affari esteri; ciascuno con un proprio intervallo di tempo per operare. E d'altra parte gli sportelli unici per l’immigrazione sono, secondo la Corte
dei Conti, molto lontani dal rappresentare l’interfaccia unica nei confronti dei coinvolti nelle pratiche sul lavoro degli immigrati. Sovrapposizioni di competenze e perdita di uniformità nell’approccio del fenomeno sono, nella migliore delle ipotesi, il rischio generato dalla pletora di soggetti che, a diverso titolo e da diverse angolazioni, si occupano dell'immigrazione; intanto, però, si sperimenta la realtà di interventi dall'alto che introducono continuamente ostacoli burocratico-amministrativi che costringono immigrati, datori di lavoro e altri soggetti coinvolti, ad una vera e propria gimkana irrazionale. [ ... ]

Nei suoi Rapporti annuali 2008/2009, il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali)affrontava due temi interdipendenti a definire, volendo, anche i "tempi" e le "modalità" di reazione: si parlava di Crisi e di come l'onda d'urto avesse influenzato la vita delle famiglie italiane.


"L'aciclicità del nostro sistema economico ci difende dal grande crack. In Italia quasi il 21% del valore aggiunto prodotto deriva dal settore manifatturiero, più del Regno Unito (16,6%) e della Francia (14,1%). Il 27,6% proviene dal sistema finanziario (banche, assicurazioni e altri soggetti di intermediazione), meno che nel Regno Unito (33,8%), in Francia (33,3%) e Germania (29,2%). Nei primi sette mesi dell’anno, inoltre, hanno continuato a crescere le esportazioni dei principali comparti manifatturieri: +31% i prodotti petroliferi raffinati, +11% quelli alimentari, +5,5% la meccanica. La struttura finanziaria delle imprese e il loro rapporto con il sistema bancario restano solidi".

Una prospettiva d'analisi che chiariva come fosse stata possibile un'inversione di tendenza del nostro mercato e che oggi è sottolineata da due parole d'ordine.

Internazionalizzazione: "L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di Pmi esportatrici. Sono circa 200.000 (5.800 quelle che hanno avviato direttamente attività economiche all’estero) e nel 2007 hanno esportato beni e servizi per 448 miliardi di euro, pari a più del 21% dell’export totale e al 29,2% del Pil. Si tratta soprattutto di prodotti manifatturieri (l’80%, 359 miliardi di euro)".

Made in Italy: questa volta non di propaganda come eravamo abituati ad ascoltare e leggere ad ogni accenno di mission estera da parte dei Grandi imprenditori nostrani. Di questo ritorno al Made in Italy si era accennato Sulla Via dei Bijoux, in contesto meno generalista e ben più specifico. Il Censis offriva una lettura più tecnica e ad ampio respiro: "L'industria italiana ha seguito un doppio binario di riposizionamento a livello globale: ha progressivamente accentuato la direzione orientale e mediterranea delle esportazioni, e ha esteso oltre il made in Italy la capacità di intercettare la domanda mondiale di beni".

Anticipato dall'ultimo trimestre del 2008, proseguito per tutto il 2009 e per buona parte del 2010 questo riposizionamento del Made in Italy sul Mercato fu sottolineato da un costante e progressivo trend "(ri)organizzativo" che coinvolgeva giocoforza tanto le filiere aziendali quanto lo sviluppo di nuove pianificazioni commerciali per rispondere alle esigenze del Consumatore/Marketer.

da Il Mercato dei Bijoux, Intruder del 28 marzo 2012

[ ... ] La flessibilità di un mercato dinamico, in cui tempo e spazio convergono verso l'ottimizzazione di risposte concrete/forti/veloci, annulla tutti quei punti di riferimento statici che per "costituzione" non sono influenzabili dal particolare momento sociale, culturale, politico e economico definente lo scenario con cui s'intende interagire.
L'informatizzazione dei sistemi sociali, la diffusione dell'informazione garantita da tecnologie web x.0, i controsensi di una dipendenza da modelli matematici e/o statistici elaborati considerando "immobile" il target di riferimento (causa scatenante della recentissima crisi bancaria americana) disegnano i contorni di un'epoca definita dal termine grigio opaco "transizione" dove l' "adattabilità" diventa assunto imprescindibile dietro il successo o l'insuccesso di un'idea. Dunque qui si parla della capacità di adattamento come nuovo standard per marcare la forza impattante di un brand, a definire punti di riferimento e osservatori chiave per gli operatori di settore ( l'archetipo del visitatore in eventi b2b). Obiettivo: lo sviluppo di sinergie concrete, contraltare delle pr mordi-e-fuggi che riempiono l'agenda di nuovi contatti a perdere, tanto per [ ... ]

Questo ideale di filiera "produttiva" diventò il teorema con cui le aziende dimostrarono che dopo tutto era possibile una reazione concreta alle conseguenze della crisi che aveva impattato l'Europa nel biennio 2008/2009: chiusura del credito, aumento dei costi vivi, perdita di appeal sul mercato.

L'incipit: un brand oggi deve battere la strada del coinvolgimento nel saper..

da Sugli eventi che muovono il b2b d'Impresa, Comunitàzione 9 settembre 2009

  • muovere pubbliche relazioni mirate e su "misura", fuori dai canoni di forma;
  • garantire le basi per lo sviluppo di sinergie e relazionamenti in grado di sopravvivere all'evento stesso;
  • rivistare vecchi scenari d'investimento partendo dall'assunto che le "eccezioni alla regola" superano le garanzie del classico "Modello d'Etichetta";
  • tutelare il proprio mercato interno di riferimento pensando in locale per muoversi in globale;
  • attirare Consorzi e Attori di Riferimento in base a parametri meritocratici e non di "brandocrazia".

Un Brand forte attira presenze ma se è presenza passiva muoverà solo "ristagno". Vale per qualsiasi scenario considerato. Un esempio per tutti, quel Body Fashion già trattato nella serie Moesi dedicata al Bijou Contemporaneo. Presa coscienza della prospettiva, s'inquadrano con facilità i fattori determinanti l' "inversione" di tendenza dalla bigiotteria d’assalto ai bijoux di qualità, dal prodotto a basso costo/consumo d'importazione a quello che "comunica" competenza, amore per il dettaglio e per il design, handmade contro "stampo" e prodotto di serie per capirci, è la risposta del Vero Marketer del (suo) territorio: il Cliente. Il Cliente che fa voce grossa per una contingenza di fatti e situazioni, non ultima delle quali quella del promo-Crisi che ha reso il Mercato "fragile" (o meglio, ha evidenziato la fragilità di alcuni importanti Scenari) rendendo il consumatore più attento e mandando input concreti agli investitori e produttori, alla "guardate in Locale e proponetevi in Globale", in risposta all'emotività scatenata da eventi shock (dall'11 Settembre 2001 alla crisi delle banche americane fino a all'attuale crisi finanziaria dei modelli speculativi occidentali) in grado di penetrare capillarmente nel tessuto sociale del cittadino medio, tracciando invasivamente nuovi percorsi di vita quotidiana e stravolgendo indirettamente abitudini e proiezioni d' investimento.

Il Welfare, quello stato sociale così avverso a certi gruppi di pressione, dopo tutto è formato da ogni singolo cittadino. Non identifica solo il Mercato del Lavoro. Non è l'ideale di uno Stato assistenzialista. Non è un'alternativa da riconsiderare. Non c'è nessuna entità astratta dietro la definizione. Non è anacronismo. Il Welfare è definito dall'insieme di esigenze considerate prioritarie dalla società. E' sinergia d'interessi sociali. E' la prima forza aggregante di una nazione da cui non si deve prescindere.

Quando Inarea replica alle accuse di plagio creativo via GQ, preferendola a chi (Draft.it) aveva per primo sollevato concretamente il dubbio dell'originalità del logo del Ministero degli Interni, si manifestano tutti i limiti culturali di un Marchio chiamato ad interagire con il suo naturale interlocutore.. l'opinione pubblica.


Su Draft, Antonio Romano avrebbe fatto la differenza perché avrebbe potuto rapportarsi con un web ring aggregante che, grazie alle interazioni con Facebook e con altri social, avrebbe coinvolto comunicatori e marketer di altre sfere sociali connesse a partire da Comunitàzione e NinjaMarketing. Ne sarebbe nato un dialogo serrato importante, anche se si fosse "ridotto" ad un botta e risposta tra i commentatori con Romano alla finestra. Ad ogni modo sarebbe stato un rapportarsi di Marchio costruttivo. Non è accaduto in prima battuta. Ancora una volta la rete, primo motore sociale del nuovo millennio, è stata utilizzata lasciando su il muro di Berlino. Quello che divide "NOI" da "LORO", il Marchio dalle Persone, i cui interventi (per quanto competenti e fatti da professionisti con alle spalle anni di carriera che conta) sono trattati alla stregua di rumori di fondo.

Il paradosso, che è anche provocazione ma prima di tutto realtà dimostrabile quando vuoi e dove vuoi: la rete dell'informazione sociale, i network delle sinergie d'idee e d'opinioni, sono nicchia da business che diventa rumore di fondo se supera il confine oltre il quale dominano gli Affari. La banalità dell'indotto è disarmante. Il mondo degli Affari parla con le maiuscole della Politica, dell'Economia, della Finanza, della Sanità, della Cultura, dell'Arte, dello Spettacolo, del Volontariato, del Lavoro e dell'Informazione e si riverbera in rete mischiando le carte, buttando carne al fuoco per nutrire l'indignazione dei rumori di fondo. Questa non è cultura sociale ma uno sfregio alla dignità delle persone.

da Disintermediazione delle Informazioni, Comunitàzione 22 febbraio 2012

[ ... ] Gli Affari rispondono ad altri galatei che hanno punto e niente in comune con la disintermediazione a cui siamo abituati. Parlare d'Affari è una cosa seria. Richiede backround serio. Richiede referenze serie. E anche se le hai, perfino se le hai, come li attraversi certi confini ? Puoi tradurre il concetto come ti pare ma arriverai sempre a questi filtri. Te li troverai stampati davanti, prima o poi, nella tua esperienza lavorativa. Mi fanno venire in mente un film recente (IN TIME) con le sue zone temporali, i ritmi che le contraddistinguono e le evidenze scandite dai salassi di minuti, ore, mesi e anni lasciati in tributo. Se hai qualcosa da dire e il coraggio di dirlo nel metterci la faccia, il passo successivo è quello di relazionarti alla rete di competenze a cui ti rivolgi seguendo però un modello alieno alle involuzioni che fanno nicchia. [ ... ]

Il 5 aprile 2012 Luca Oliverio scrive "Mentre in Giappone la ricostruzione, a un anno di distanza, è quasi completata (guardate quete foto per credere) a L'Aquila siamo ancora come il 7 aprile di 3 anni fa", e sì che pure il Giappone ha i suoi gravi problemi sociali da risolvere. Fatto è che l'Italia è anche una Nazione fondata sul Terremoto.


L'ultimo terremoto sociale che portò al "risveglio" del Settembre 2011 dopo le caldane di mezza estate. Estratto della parte finale del redazionale pubblicato su Intruder Face:

[ ... ] Siamo in pieno Settembre Nero. Qualche esempio dei fatti che hanno anticipato lo status quo che chiama (ancora!) stagnazione. Mi limito all'Italia. A caso e senza una precisa collocazione temporale, se non che tutto è accaduto (o ha avuto la sua punta) questa estate. Si trova tutto in rete (tutto tranne due notizie e mezzo), volendo, quindi buona ricerca:


  • L'Unione Europea decide che è il momento d'investire su nuovi progetti. Poco importa se, deviando gli investimenti destinati ai Sincrotroni, butta a mare quelle figure professionali fondamentali per raccordare Università e Aziende italiane in un campo sensibile come quello dei laboratori e degli istituti di Fisica.
  • Gli istituti di credito sono chiamati ad aumentare il giro di vite sulle aperture al credito per le Piccole e Medie Imprese confermando il trend iniziato la scorsa primavera. Il controsenso vuole che per i privati non ci sia problema, purché a fronte di garanzie soddisfacenti.
  • L'Italia è a rischio insolvenza: viene commissariata dall'Europa mentre la Politica perde credibilità verso l'opinione pubblica toccando un minimo storico che poco ha da invidiare a quello raggiunto nel 1992. 
  • Il Governo propone una Manovra finanziaria che in una delle revisioni punta tutto sull'evasione fiscale riproponendo un tema del Governo Prodi - che era stato fortemente criticato per poi essere annullato: banca dati di pubblica consultazione per le dichiarazioni fiscali degli Italiani. 
  • Come anticipato dalla stessa Current chiude il canale satellitare Sky di Current Italia malgrado i tentativi di rinnovare il contratto con l'emittente fondata da Murdoch. Il contratto Current era rimasto congelato per anni, in sottostima, come da politica Sky per le nuove emittenti che intendono affacciarsi al business satellitare. Alla fine del primo triennio contrattuale Sky ha preteso un rinnovo di contratto al valore di mercato. Ciò che ha stupito, in realtà, è stata l'assenza di margini di trattativa. Current Italia doveva chiudere.
  • Coda a Current: se in Current Italia erano abituati a lavorare con budget attorno ai 5 milioni di euro, negli Stati Uniti Current "Madre" siglava un contratto che avrebbe portato 100 milioni di dollari nelle tasche di un solo anchorman. Nel frattempo mentre Al Gore incassava la perdita di Current Italia - girando 20 volte il budget italiano all' Acchiappa Share statunitense - in Inghilterra bastarono 24 ore per la chiusura fisica del maggior periodico di gossip al mondo di proprietà di mr. Murdoch, travolto dallo scandalo delle intercettazioni. Lo scandalo costò a Murdoch le tempistiche programmate sulle quote BSkyB. 
  • Spider Truman, precario incazzato, è deciso a divulgare le prove del marciume imperante nella Casta parlamentare. Oltre 230.000 mila Italiani cliccano sul "mi piace" della sua fan page Facebook. La maggior parte crede alla favola secondo cui FB avrebbe minacciato di cancellare quel profilo provocatorio e diversi decidono di seguirlo su piattaforma blogger, dove il Ragno ha messo su una delle sue varie tele di fuga. FB minaccia chiusura. Google se ne infischia. Come la Tela: la bolla programmatica viaggia d'inerzia (come ha fatto fin dall'inizio) cavalcando l'indignazione popolare.
  • Gli scandali spazzano la Casta: tra affitti, feste, collusioni, connivenze, indagini, inchieste e il Parlamento che diventa palcoscenico televisivo per la gogna mediatica in diretta di.. Ce n'è per tutti i gusti. Le notizie nascono e muoiono nella manciata di giorni se non di ore. L'onda risparmia pochi nomi noti e ne coinvolge altri che sembravano fuori ogni ragionevole sospetto. L'onda risparmia pochi e annacqua tutto: Il Ministro dell'Economia e delle Finanze afferma di essere stato oggetto di pedinamenti e controlli invasivi. Cosa dicono le indagini ? Ci sono state indagini ? Non ci sono state indagini ? Gettito d'acqua: i pagamenti in contanti del Ministro per l'appartamento in affitto a Roma. Internet: cerchi concentrici che "anticipano" e "seguono" ridondandosi a vicenda.
  • Viene regolamentato il mestiere di Lobbista Made in Europa e dato il via alla formazione di un registro professionale a livello europeo che di fatto parifica l'attività a quella degli iscritti agli albi professionali dell'ordine degli avvocati o dei giornalisti.
  • La Dagong, prima Agenzia di Rating cinese e quarta al mondo, mette sotto osservazione il debito pubblico italiano. In precedenza, la Dagong aveva declassato gli USA seguita a ruota da S&P.
  • Una notizia di fine primavera, già diffusa, trova una buona nicchia estiva: l'Italia vende il 13% del suo Debito pubblico alla Cina che già ha in portafoglio, tra gli altri, i titoli portoghesi.
  • Viene lanciato il Cash Game, già previsto nel Decreto Abruzzo. La modalità Gioco da Casinò diventa realtà e inizia subito la lotta senza esclusioni di colpi per le certificazioni AAMS.
  • Inizia l'Era Cloud.
  • Stretta finale, sussurrano rumors: tanto tempo fa diverse ricevitorie Better avevano rilevato delle incongruenze sui loro conti. Tra adeguamenti notturni, mutui e ipoteche, i giorni diventano mesi e i mesi ridondano episodi tenuti su da una cornice. C'era una volta una causa vinta in prima istanza, persa in seconda con coda fissata al prossimo Autunno.
  • Giro di vite dell' AGCOM su copyright e diritti d'autore per frenare lo streaming illegale e avere un'arma contro i siti esteri (oltre che italiani). Il Decreto scatena polemiche, dubbi, insicurezze. Il Senato chiama il Presidente dell' Autorità a rendere conto della voce "autonomia". I termini della consultazione, precedentemente fissati a 60 giorni, vengono posticipati.
  • Strani scherzi del destino. Sono quattro anni che il Parlamento non riesce a ritagliarsi uno spazio per discutere la proposta di Legge Popolare promossa da Beppe Grillo. Intanto prende piede la raccolta firme per un referendum contro la Legge Porcellum, la cui abolizione è già inclusa nella proposta di Legge Popolare di cui sopra. Alla faccia dell' Articolo 71 della Costituzione italiana.
  • Tre tematiche muovono l'opinione pubblica come non mai, ridando valore e forza allo strumento referendario: referendum contro la semi privatizzazione dell' Acqua, contro il ritorno del Nucleare in Italia e contro il Legittimo Impedimento. Quattro quesiti. Vittoria secca del Fronte del SI.
  • Manovra finanziaria. Adiconsum allerta sulle conseguenze dell'aumento di 1 punto sull'aliquota IVA. Giro di vite (promesso) sulle Provincie, aumento dell'età pensionabile con conseguente apertura del fronte di discussione sull'utilità dell'INPS così com'è organizzata oggi.