La Leadership del XXVI Salone del Libro di Torino

Il XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino torna ad affermare la sua leadership con una cinque giorni tematica sulla Creatività e la Cultura del Progetto tra istituzioni, economia, tecnologia e design. Dove Osano le Idee: un claim, una vision che si esprime in tutte le declinazioni del Mercato editoriale nazionale e non: 24 Paesi rappresentati da 600 operatori testimoniano la forza di un'ispirazione che resta forte ed è baluardo anche in momenti di grande incertezza sociale.


Il tema scelto per l'edizione 2013 del Salone Internazionale del Libro di Torino "vuole sollecitare una riflessione su quella cultura del progetto che l'Italia ha sin qui trascurato, ma di cui ha più che mai bisogno di fronte a una crisi che nasce anche dall'incapacità di elaborare un'idea organica di società nel medio e lungo periodo" - spiega il comunicato stampa della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura, associazione promotrice e coordinatrice del primo evento di riferimento dell'Editoria italiana. Come dovrebbe funzionare la Fabbrica delle Idee per favorire "i procedimenti creativi nel contesto delle tumultuose mutazioni in corso, ricche di opportunità e potenzialità ma anche di pericoli ?" è la domanda manifesto del Salone e dichiarazione d'intenti della fiera. I pericoli sono reali. Pericoli che non devono essere sottovalutati perché trovano facile appeal nelle mutevoli espressioni della Fabbrica della Paura, sempre attuale e fertile evidenza in tempi incerti.

Creatività e Cultura del Progetto, i temi scelti per la XXVI edizione del Salone organizzata da Lingotto Fiere, sono argomenti impegnativi a causa del momento particolare che coinvolge il tessuto sociale e economico europeo e, proprio per questo, la loro scelta è da considerarsi non opportunistica ma coraggiosa per l'importanza degli interessi coinvolti: "i cinque giorni del Lingotto si propongono come una sorta di laboratorio in cui sottoporre a verifica situazioni, tendenze, occasioni, potenzialità, questioni irrisolte, offrendo soprattutto ai giovani indicazioni concrete sul «come fare», ma anche sul «dove» e «quando» fare", proponendo l'idea di una società del fare che trova concretezza nelle "esperienze innovative ed esemplari nel campo delle scienze, della ricerca, dell'imprenditoria, delle arti e della letteratura" dimostrate dalle testimonianze eccellenti di diversi protagonisti italiani della ricerca innovativa in ambito internazionale.



"Qui Siamo in presenza di un evento che ha avuto la capacità di diventare una delle iniziative dei saloni del libro più importanti del mondo" - Maurizio Braccialarghe, Assessore alla Cultura nella Giunta comunale di Torino
Tra le infinite finestre culturali offerte dal Salone, ce n'è una che si aprirà sul Caffè letterario durante la giornata inaugurale e che trova contestualità nel tradurre il significato proprio di una Leadership come quella del Salone del Libro. Ogni settore di riferimento ha un suo evento catalizzatore ma è raro trovarne uno che emerga per forza, attualità, spessore e concretezza senza concedere spazio al superfluo o all'auto-celebrazione. Un Evento Leader può essere definito similmente a una Persona Leader e come tale è Evento raro, da tutelare con tutte le forze.



La leadership è ovunque: "Il capitano di una squadra di calcio, il riferimento naturale di un gruppo di amici, il genitore, sono solo alcune delle declinazioni del significato di leadership, fino ai grandi gruppi aziendali". Questa è una delle immagini con cui Bruno Vettore, Amministratore delegato di TreeRe Group, introduce il tema della Leadership affrontato nella parte centrale della sua opera, Trent'anni di un avvenire, ospite al Salone del Libro di Torino. Leadership che l'autore aveva introdotto già nel 2011, anticipando gli otto pilastri fondamentali che un leader dovrebbe fare propri ed applicare in ogni attività quotidiana e strategica e che, senza distinguo ma con trasposizione, possono essere applicati anche per tradurre la Leadership di Dove osano le Idee.
Il Salone Internazionale del Libro di Torino nasce da un'intuizione maturata nel periodo d'oro della prima motor city italiana. Mancavano appena una manciata d'anni al crollo della Prima Repubblica. L'Euro era un'ideale proprio dell'immaginario di chi stava curando i dettagli della prossima nascita dell'Unione Europea e Torino, capitale del Brand Italia su quattro ruote, si sentiva pronta per superare i confini del suo driver economico. L'obiettivo era ambizioso: riunire gli editori italiani in un'associazione che avrebbe dedicato sforzi e intenti all'esposizione annuale dei prodotti serviti dal Mercato dell' Editoria italiana. Nel 1987 prendeva forma e si concretizzava l'ideale del Salone del Libro con sede naturale nel complesso fieristico torinese, con il supporto incondizionato dell'Unione industriali di Torino e con le immancabili code polemiche di chi avrebbe visto meglio, e non senza ragione economica, l'evento a Milano piuttosto che a Torino.

Caduta della Prima Repubblica, passaggio dalla Lira all'Euro, nascita dell'Unione Europea, Globalizzazione, crisi economica globale, crisi finanziaria tutta Made in Europa ...

Eppure l'architettura cartacea del Salone, oggi Internazionale, ha mantenuto le promesse della auspicata Torino letteraria cosa che forse sarebbe stata impresa degna d'Ercole per la Milano del Business cartaceo e digitale. L'Editoria, così come ogni altro grande comparto di riferimento del Made In Italy, ha sofferto e soffre il retaggio ormai stagnante di crisi indotte e di mercati non più emergenti. I dati raccolti e elaborati da Unioncamere Piemonte, relativi ai numeri delle imprese editoriali della regione comparati a quelli nazionali, confermano l'esperienza dei consumer: il comparto è in calo complessivo tanto nella regione leader del business editoriale, qual'è la Lombardia, quanto in tutta l'editoria nazionale a partire dal Piemonte che nel biennio successivo la tentata ripresa del 2010 ha registrato la chiusura di oltre 30 imprese del mondo editoriale (stampa, fumetti, libri in cartaceo e digitale).

Era la fine del 2012 quando il nostro Stan Lee nazionale, Max Bunker (al secolo Luciano Secchi), pubblicava sulla sua testata principale (Alan Ford n. 523 - Dracula) una comunicazione che sarebbe stata impensabile ancora cinque anni fa, qui riproposta in forma integrale con l'aggiunta del link al passaggio di consegne:

Carissimi alanfordissimi,
Quante volte ho scritto che io sono un autore che ha deciso di fare l’editore di se stesso per non dovere sottostare a imposizioni e impedimenti da parte di terzi? Tante!

Quante volte ho scritto che non mi piace fare l’editore ma che è una tassa che devo pagare se voglio gestirmi a mio totale piacimento? Tante!

Ora siamo alle soglie del 2013, la MBP fu fondata nel 1983, quasi trent’anni fa, godendo di ottimi periodi e subendo quelli di crisi che hanno condizionato tutti quanti e non solo nell’editoria.

Quest’altalena di alti e bassi ricca di soddisfazioni e di delusioni posso valutarla, in una scala da 1 a 10, con un bell’8 ½, che è di rimembranza felliniana, e che comunque è una media di tutto rispetto.

Però siamo giunti al termine, al termine della mia lunga e sudata esperienza di editore in proprio. La parte dell’editore è quella che uccide il mio entusiasmo per tutte quelle piccole e meno piccole forme burocratiche che sembrano inventate apposta per far scappare la voglia di lavorare.

Un creativo non potrà mai essere un amministrativo, i due termini sono inconciliabili e se è obbligato a esserlo ne scaturisce una sofferenza che a lungo andare diventa una forma di insopportabile oppressione.

Così ho deciso la chiusura volontaria della MBP, una chiusura con tutti i conti in ordine senza dovere alcunché a nessuno. MBP sta per Max Bunker Press, e il mio nom-de-plume non può, né voglio che diventi un nome commerciale. Voglio salvare la mia identità di artigiano preservando il mio nome d’arte da ogni qualsiasi tipo di contaminazione. L’artigiano Max Bunker, probabilmente l’ultimo degli artigiani, decide di non fare più l’editore e quindi il nome dell’artigiano viene ritirato dal mercato. Ci sono due cose che amo fare sopra le altre: scrivere e viaggiare. Grazie alla tecnologia posso fare entrambe insieme. Infatti anche se fossi a Timbuctù posso mandare via email una sceneggiatura in pochi minuti.

Questo è l’ultimo numero di Alan Ford edito dalle MBP, ma non l’ultimo di Alan Ford in assoluto. Tutt’altro. Max Bunker artista riprende quello che non aveva mai lasciato, la sua creatività, ma sgravata da condizionamenti editoriali. Max Bunker continuerà a scrivere Alan Ford, di cui è padrone di tutti i diritti, e li affitta alla figlia Raffaella che ha una sua piccola casa editrice la:

1000 volte meglio Publishing

In tempi recenti e meno recenti ho ricevuto offerte per cedere la società e me ne sono sempre ben guardato. In tempi molto recenti qualcuno ha tentato anche di acquisirla de facto con una manovra da birbantello, ma era così smaccatamente dilettantesca da suscitare non indignazione ma tenera commiserazione.

Per quelli dello zoccolo duro informo che ho anche preso l’impegno di tenere una rubrica periodica, che si intitolerà “Max dixit”. Alan Ford continuerà nella sua numerazione e avrà Dario Perucca principe del foro disegnandi, più qualche aiutante di belle speranze.

È tutto. Ci leggiamo sul prossimo numero.

Sempervoster,

MAX BUNKER

p.s. Ho scelto “Dracula” per chiudere la produzione MBP di Alan, sia per introdurre il nuovo albo “Vampireide” dove c’è una nuova stirpe di vampiri, sia perché trovo che abbia una colorazione d’alto livello creante atmosfere in piena sintonia col testo. M.B.

Il Nielsen Global Adview Pulse Q4/2012 allerta su un'Europa che conclama il 4,2% di perdita sugli investimenti pubblicitari a causa dei trend negativi propri delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo ad esclusione della Francia. Nel primo bimestre 2013 l'Italia cede due punti percentuale rispetto al bimestre 2012 attestandosi al -16,5%

Eppure il Salone del Libro c'è, resiste e Crea grazie a una leadership costruita sull'eredità di intellettuali, scrittori e filosofi che hanno caratterizzato la storia di Torino affascinati da "una città che parla al cuore" con nostalgia, volontà, evasione, introspezione, abbandono, forza, perseveranza, debolezza, creatività e in ogni altro linguaggio soggettivo dell'anima. Torino, porto franco dell'anima viandante, cui non chiede tributo di cambiamento nell'ispirare o nel contrapporre al singolo vissuto le promesse di una piazza, di un ponte, in quell'attimo indistinto e mai uguale che chiama ispirazione, è la città di Ecce Homo così come delle Tigri di Mompracem e del disamore consapevole di nuove sfide all'orizzonte:

Torneremo per strada a fissare i passanti
e saremo passanti anche noi. Studieremo
come alzarci al mattino deponendo il disgusto
della notte e uscir fuori col passo di un tempo.
Piegheremo la testa al lavoro di un tempo.
Torneremo laggiù, contro il vetro, a fumare
intontiti. Ma gli occhi saranno gli stessi
e anche i gesti e anche il viso. Quel vano segreto
che c'indugia nel corpo e ci sperde lo sguardo
morirà lentamente nel ritmo del sangue
dove tutto scompare.
Usciremo un mattino,
non avremo più casa, usciremo per via;
il disgusto notturno ci avrà abbandonati;
tremeremo a star soli. Ma vorremo star soli.
Fisseremo i passanti col morto sorriso
di chi è stato battuto, ma non odia e non grida
perché sa che da tempo remoto la sorte
- tutto quanto è già stato o sarà - è dentro il sangue,
nel sussurro del sangue. Piegheremo la fronte
soli, in mezzo alla strada, in ascolto di un'eco
dentro il sangue. E quest'eco non vibrerà più.
Leveremo lo sguardo, fissando la strada.

Il Ritorno di Deola
Cesare Pavese