Dal Typhoon al Tempest: finisce l'era eurofighter
Con il susseguirsi di formalizzazioni a livello politico, militare e industriale sembra procedere spedita e senza intoppi la partecipazione italiana al programma Tempest, in cooperazione con aziende di UK e Svezia, iniziata quando Leonardo Uk sottoscrisse per l’Italia la Dichiarazione d’Intenti (Statement of Intents, Soi) con traguardo inizialmente individuato nel 2040, momento in cui i Tempest sostituiranno i Typhoon – gli Eurofighter in linea dal 2003 su progetto varato nel 1983 – mantenendo e dando seguito all’ideale fondante del progetto Eurofighter senza i vecchi errori di messa in opera.

Il 7 luglio 2020 il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo ed il suo omologo del Regno Unito, Jeremy Quin, sottoscrissero dal programma Typhoon al Tempest per il rafforzamento della cooperazione tra Italia e UK: “L’Italia non si ferma, l’ascolto la partecipazione e il confronto sono fondamentali per andare avanti e ripartire”. La partecipazione di Leonardo al progetto simboleggia l’ingresso del gruppo italiano in una nuova era della sua storia.

Il programma di cooperazione industriale varato rappresenta a tutti gli effetti il secondo passo fondamentale che sposa l’idea made in UK del progetto Tempest: il primo passo avvenne l’11 settembre 2019 quando il segretario generale della Difesa (Nicolò Falsaperna) e l’A.d. di Defence Equipment & Support (Simon Bollon) firmarono il programma Tempest “quali direttori nazionali degli armamenti dei rispettivi Paesi”.

Il Tempest dovrebbe essere operativo entro il 2035 e sostituire gli Eurofighter Typhoon entro il 2040 senza, ci si augura, replicare gli errori commessi con quest’ultimo. Infatti, se da un lato l’Eurofighter rappresenta il miglior frutto delle politiche di cooperazione europea nel campo dell’industria militare, trattandosi di un progetto internazionale (Italia, Spagna, Germania e UK) tecnologicamente ambizioso e altrettanto impegnativo finanziariamente, dall’altro ha pagato alcuni errori come la sua eccessiva durata databile 1983 e con i primi esemplari in linea solo nel 2003.

Quando, dopo 20 anni di gestazione, il Typhoon entrava finalmente in produzione era nato un aereo già vecchio: lo stesso anno entrava in linea l’F-22A USA con tecnologia stealth, già F/A-22 Raptor, dopo tre anni di test e primo volo nel 1997. Fortunatamente per l’industria del consorzio Eurofighter gli USA non hanno mai condiviso la tecnologia stealth fino all’F-35 e quindi l’F-22A non è mai stato un concorrente del Typhoon. La sua sola esistenza tuttavia ne ha corroso l’attrattiva, quanto meno per tutti i clienti occidentali che aspiravano alla tecnologia stealth e che da lì a breve ne avrebbero ottenuto l’accesso.

Negli ultimi anni il raggiungimento delle capacità stealth di bassa osservabilità anche da parte delle industrie russe e cinesi, lo sviluppo di contromisure estremamente efficaci e l’accresciuta capacità di integrazione tra diversi sistemi, hanno accelerato enormemente l’obsolescenza degli aerei come il Typhoon e reso necessario lo sviluppo di nuovi aerei da combattimento, ora definiti di VI generazione, nell’ottica del mantenimento della superiorità aerea.

Attualmente in occidente sono noti tre progetti di caccia di VI generazione:

  • il programma USA che, come avvenuto per l’F-35, è aperto alla condivisione progettuale e costruttiva solo di alcune parti;
  • il programma FCAS franco-tedesco formalizzato tra luglio 2017 e febbraio 2020 con l’obiettivo di far volare il primo dimostratore entro il 2026: non aperto a cooperazione progettuale ma solo ad eventuali soci investitori e comunque di minoranza, nacque in contrapposizione al FCAS anglo-francese (2014) con specifiche di combattimento a pilotaggio remoto.
  • il programma Tempest made in UK a cui al momento hanno aderito Italia e Svezia: il trinomio vanta industrie con una solidissima tradizione motoristica e aeronautica e sembra avere tutte le carte in regola per realizzare un progetto qualitativamente avanzatissimo.

Se i governi italiani pp.vv. confermeranno gli intenti formalizzati, la terza fase di Finmeccanica (dal 2017 Leonardo S.p.A.) nell’industria aeronautica ad ala fissa la vedrà protagonista e proprietaria di un progetto allo stato dell’arte in uno dei settori a maggior contenuto scientifico e tecnico. Un salto di livello epocale, una nuova era, che consegnerebbe al futuro un’industria aeronautica finalmente giunta a maturazione completa tra avionica, elettronica, IT e armamenti: dagli inizi nel secondo dopoguerra dediti soprattutto al salvataggio di industrie strategiche, allo sviluppo di un’identità anche attraverso la ricerca di eccellenze tecniche, fino alla fase attuale – che si può far coincidere con il cambio di nome in Leonardo – caratterizzata da una forza economica e tecnica proiettata in ambiti estremamente specializzati come la corsa al caccia di sesta generazione.

Già si intravede all’orizzonte la quarta fase.

Ernesto Giancotti

Giurista, appassionato di storia e geostrategia, dopo 15 anni al servizio della P.A. nel settore legale, ho scelto di dedicarmi al settore privato prima come mediatore e consulente freelance e poi come imprenditore IT prevalentemente nel welfare, riuscendo in tal modo a creare un unicum tra professione, interessi e passione come quella per la storia antica e moderna.