The Social Dilemma?
L'uso di un motore di ricerca come Google è sotteso all'accettazione delle sue condizioni di utilizzo, così come l'uso di un social network. Tutti servizi che nell'era dei big data sono strutturati per apprendere dai desideri dell'utente; come un moderno genio della lampada non disinteressato: i tuoi dati sono importanti, fondamentali, monetizzabili. Non conta altro.

C’è comunicazione se ci sono persone. Più persone ci sono e più c’è rete di interessi. Più interessi in comune ci sono (convergenti o meno) e più si trovano (servono) informazioni a misura d’esigenza. Big Data in November Face: quell’insieme di nodi, link, ip, mail, messaggistica, pagine web, foto, audio, video, tempi di connessione, log, browser, provider, app che ci “raccontano” perché li utilizziamo, creiamo, condividiamo, raccontiamo, e via di azione in azione.

A fine estate 2019 BuzzFeed aveva scoperto un bug su Facebook e Instagram che permetteva di recuperare contenuti scaduti (storie) e di visualizzare immagini e video con privacy ristretta al di fuori della cerchia dei contatti, copiando e incollando un link preso dal codice html visualizzabile con un qualsiasi browser. Un bug così elementare è passato inosservato al team della Big Tech che negli anni precedenti aveva già fatto i conti con deficienze simili…

Come funzionava: era sufficiente utilizzare un qualsiasi browser che permettesse di visualizzare il codice html della pagina, sebbene il compito di ricerca fosse agevolato da browser con pannello sviluppatori alla Chrome, il tool non era un prerequisito necessario; dal codice si estrapolavano tutti i link media presenti e chiunque ne fosse venuto in possesso poteva visualizzarne il contenuto al di fuori della cerchia di contatti a cui tale contenuto era destinato.

© BuzzFeed

Funzionava… così come funzionano tutt’ora le estensioni browser che permettono di scaricare contenuti video da facebook, opzione che il social network non fornisce di default.

Quattro anni prima, ricorda Buzzfeed, Quartz evidenziò un bug simile su Instagram: esposizione di foto private e il bug venne risolto in tempo record. Un bug è tale nel momento in cui accade qualcosa che non era previsto; da una parte c’è un’azienda che basa il suo business sulla condivisione di immagini sottese a più livelli di privacy, dall’altra ci sono foto private visualizzabili copiando e incollando un link. Questi sarebbero bug? Un bug… questo è un bug? Riuscire a consultare l’articolo integrale di una notizia premium di un quotidiano semplicemente bloccando da browser il caricamento della pagina.

Definizione di termine:

Big Tech.

Oltre 7 miliardi e mezzo di esseri umani.
Meno di 20 tech company di livello globale.
5 big tech.
Amazon, Apple, Alphabet (Google), Facebook, Microsoft.

Big Tech.

  • ho lavorato a Facebook nel 2011 e 2012
  • sono stata tra i primi dipendenti di Instagram
  • ho lavorato per Google, Youtube…
  • Apple, Google, Twitter, Palm
  • ho avviato i Motive Labs poi sono passato a Firefox
  • ho lavorato per Twitter, l'ultimo ruolo è stato vice presidente senior dell'engineering.
  • sono stato il presidente di Pinterest e prima sono stato il direttore della monetizzazione di Facebook per 5 anni.
  • a Twitter ho gestito la piattaforma di sviluppo e poi sono diventato il responsabile del prodotto di consumo.
  • sono il coideatore di Google Drive, Gmail chat, delle pagine facebook e del tasto 'mi piace' di facebook.
  • Se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu.
  • E' il graduale e impercettibile cambiamento del tuo comportamento e della tua percezione ad essere il prodotto.
  • E' così che fanno affari, vendendo certezza. Per poter avere successo in questo settore devi solo saper fare grandi previsioni. Le grandi previsioni hanno un imperativo: servono molti dati.
"Se vai su Google è digiti 'il cambiamento climatico è' vedrai risultati diversi a seconda di dove vivi. Vedrai che in alcune città il completamento automatico suggerisce 'il cambiamento climatico è una bufala', in altri casi ti suggerirà 'il cambiamento climatico sta causando la distruzione della natura' e questo non ha niente a che fare con la verità sui cambiamenti climatici, ma dipende dove stai digitando e da ciò che Google sa riguardo ai tuoi interessi."

/ The Social Dilemma
Netflix

Cercare su Google oggi, come su un qualsiasi motore di ricerca basato su tecnologia cloud, è un po’ come cercare nei social. Hai tutti gli strumenti che ti servono ma nessun setup da vecchio motore: certo, è presente il front-end dei filtri di ricerca, c’è una sintassi (per Google ad esempio doppi apici, il simbolo meno, parola chiave seguita dai due punti, eccetera) che facilita l’aggregazione di risultati ma in realtà i veri strumenti di ricerca non hanno panel, nessuna legenda e nessun manuale d’istruzioni: gli attuali algoritmi di ricerca sono un concerto di deep learning, semantica e contestualizzazione della richiesta in base a ciò che il cloud (dietro la tecnologia cloud) suppone che l’utente preferisca trovare.

Vale per Google, vale per Facebook e vale per qualsiasi altro servizio concepito allo stesso modo. Affianchi termini, non c’è bisogno degli apici, la ricerca si perfeziona una manciata di minuti alla volta. Quando un utente usa i servizi di Google (o di un qualsiasi social network) accetta implicitamente le condizioni di utilizzo del servizio, dovrebbe essere consapevole del trattamento dei propri dati personali, ha la possibilità di spuntare o meno voci che determinano il livello d’invasività degli algoritmi che elaborano i suoi dati.

Generalizzando, se non spunti certe condizioni, il servizio apprenderà da te e ti darà suggerimenti mirati migliori, ovunque: la pubblicità mirata, troppo spesso ancora percepita come il semplice annuncio sponsorizzato, lo spot.

Generalizzando, anche se spunti certe condizioni, il servizio continuerà ad apprendere da te perché fa parte della sua natura: la sua mente è un’architettura fondata su un insieme di algoritmi creati per analizzare, catalogare, interpretare, gestire e filtrare una mole di dati senza precedenti da che venne immaginato internet.

Siamo ad un altro livello.

Big Data Tech

Come un moderno genio della lampada non disinteressato, esaudiscono i tuoi desideri di ricerca perché tu per chi li eroga sei la principale fonte di reddito. I tuoi dati sono importanti, fondamentali, monetizzabili. Non conta altro.

Cloud… architettura distribuita: prendi un algoritmo, mandalo in esecuzione asincrona, distribuisci la sua esecuzione tra più computer indipendenti, quelli più adeguati (oltre che pronti) alla computazione richiesta; computer talmente indipendenti che è impossibile determinarne lo stato di computazione, il timing, ed ecco che ottieni un algoritmo in cui lo scambio di stati e di messaggi tra i computer definiscono l’algoritmo stesso. Architettura distribuita fondata sulla trasmissione di dati per l’archiviazione o l’elaborazione degli stessi (o altri) dati.

Ciò che finisce nel cloud rimane nel cloud: se vuoi cancellare una foto dal tuo device, la cancelli e basta ma anche così probabilmente hai ancora la possibilità di recuperarla a breve termine, pure se l’hai cancellata accidentalmente e hai svuotato il cestino… e senza backup a portata… se poi i dati cancellati si trovavano su un hard disk esterno (o usb o scheda SD), allora le probabilità di recupero sono ancora migliori; in cloud ogni informazione trasmessa è archiviata in sistemi fisici dedicati fondati sullo stesso principio del tuo device; l’informazione è spesso frammentata, spesso su più architetture, e ciò che è privato sul ‘tuo’ drive virtuale a volte avrà un altro stato sul computer che fa da hotel e ancora… l’informazione o parti di essa potrebbero essere oggetto di attenzioni economiche ed entrare a far parte di pacchetti pronto uso per profilazione o trend search. Semplificando in maniera orribile: tu cancelli la tua foto dal tuo cloud, ma i bit che la definiscono non necessariamente scompariranno dalla rete.. dal cloud x si, se non è una nuvola informatica molto ramificata, ma dalla rete è più difficile.

Il deep learning, l’inopportuno uso che si fa del termine Intelligenza Artificiale (che non esiste ma esistono divisioni big tech di ricerca IA) applicato da Google nei suoi algoritmi di ricerca e archiviazione d’informazioni testuali, fotografiche o video.

Il learning applicato da Facebook per migliorare i suoi sistemi di riconoscimento visuali, come anche per tradurre un linguaggio di programmazione in un altro: apripista del tradurre una frase dall’italiano all’inglese tenendo conto dei significati nativi delle parole non estrapolate dal loro contesto naturale, anche d’inflessione di tono; la sintassi di un linguaggio di programmazione di alto livello (parole associate a simboli) è certamente più semplice ma è strutturata su più livelli, più strati, più significati, al pari di un linguaggio umano. Pensare che Facebook impegni il reparto dedicato alla ricerca IA per semplificare la vita ai suoi programmatori o ad altri? Ha più senso pensare che sia un piccolo passo verso altro. Così come ha senso pensare che il modo in cui Facebook etichetta le immagini per riconoscerle sia un modo per ritrovarle oltre che per ricostruirle oltre che per cercarle, oltre che per?

“Insegnare alle macchine a riconoscere gli oggetti è complesso. Avere 800 milioni di persone che descrivono le immagini sulla tua piattaforma può aiutare” – Wired

“Questo è il modo in cui la nostra vita appare a un computer, ha scritto The Verge, sito specializzato in tecnologia e uno dei primi a rilanciare la curiosità che molti utenti hanno segnalato su Twitter durante il disservizio. Un sistema che, in realtà, viene utilizzato almeno dal lontano 2016. La tecnologia, sviluppata dal gruppo di Menlo Park che si occupa di migliorare l’accessibilità al social, ha l’obiettivo di fornire un’esperienza migliore a non vedenti o ipovedenti.” – la Repubblica

Avere 800 milioni di persone da cui apprendere… il modello applicato da Facebook è lo stesso applicato da Google fin dai suoi esordi in rete. La tipologia dei dati è cambiata nel tempo ma resta invariato il ruolo assegnato agli utenti di servizi gratuiti fondati sull’analisi dei dati conseguenti il loro utilizzo; un ruolo double face: beta tester e target.

dall'Intruder del 27 luglio 2011
GOOGLE ADSENSE: QUANTO GUADAGNANO I SITI INTERNET?

{ ... Nel 2006 Google AdSense si affacciò per la prima volta su alVerde, claim immutato dal 2001 guadagna con il tuo sito web: "alVerde.net è stato ritenuto dallo staff di Google idoneo a partecipare al progetto ASA ( AdSense Advisor). L’idea, lanciata con successo per i publisher statunitensi su WebmasterWorld (www.webmasterworld.com/forum89)" - scrivevamo il 31 Marzo 2006 su AdSense Advisor: un rappres. di Google sul forum - "prevede che un rappresentante Google sia a disposizione dei membri del forum per rispondere, ove ritenga opportuno, a domande riguardanti il programma pubblicitario AdSense. Ciò al fine di offrire una maggiore interazione e un più profondo coinvolgimento degli utenti del forum che abbiano aderito ad AdSense e che necessitino di assistenza riguardo la loro partecipazione al programma". L’accordo, in sintesi: "Asagoogle seguirà i thread del forum della sezione AdSense e deciderà a propria discrezione se partecipare o rispondere a domande di varia natura“. Oltre un anno di collaborazione, in cui Asagoogle partecipò attivamente alla vita della community rispondendo e confrontandosi con tutti i forumer più attivi del forum dedicato ad AdSense. La collaborazione terminò – e con essa l’iniziativa dell’Osservatorio ASA – con l’apertura al pubblico del forum ufficiale di Adsense, costruito a misura d’esigenza sulle basi dei feedback del progetto AdSense Advisor. Era l’ 11 Giugno del 2007 ... }

Capito il concept dietro il modello business delle Big (Data) Tech, si può capire ad esempio perché gli algoritmi di un TikTok valgono circa 7/8 volte il brand Ferrari: 7 anni di vita, 500 milioni di utenti spalmati su 150 nazioni, proprietà ByteDance valore attorno ai 100 miliardi di dollari e ad ora ancora lontana dall’essere una Big Tech.

Ma non solo.

Big Data(Stream) Tech

Vale da quando l'essere umano ha scoperto il fuoco:
la società crea la tecnologia,
la tecnologia modifica la percezione della società.

E la società...
modellata dalla tecnologia che utilizza per comunicare.

da Comunitàzione, 17 maggio 2020
IL TUO CLIENTE TI STA CERCANDO O SEI TU CHE LO TROVI?

[ ... ] Per chi vive il web in modalità stream la prima pagina è Instagram (o TikTok o facebook); la scoperta non è più attiva ma mediata, o addirittura decisa, dall'algoritmo - quando studiavo lo chiamavo stupidamente server, ma c’è molto di più.

Questo incide non solo con ciò che vedi ma anche con come lo vedi. La tua dieta mediale non è più decisa dalle tue dita che scorrono sulla tastiera ma da un algoritmo che ti presenta, in modo per nulla casuale, video, immagini, testi da scoprire, costruendo un senso alla realtà che percepisci ma anche e soprattutto, il mondo che tu vivi.

[ ... ] Più simile alla modalità broadcast, il ruolo dell’utente è quello di selezionare velocemente, tra i tanti contenuti a disposizione quelli a cui dedicare qualche secondo in più rispetto ad altri, concedendo meno di 1,7 secondi al contenuto per dimostrarsi interessanti. In questa modalità è l’algoritmo a selezionare l’ordine e la quantità di contenuti di un mittente e su un determinato tema. Non di rado infatti ci capita di trovare su facebook o su tiktok due contenuti sullo stesso argomento, uno-di-seguito-all’altro.

La risposta di Facebook a Tinder disponibile in 31 nazioni, titola Corsera. Un lancio annunciato nel 2018 e posticipato da febbraio 2020 “in seguito all’ispezione della Data Protection Commission irlandese, che afferma: continueremo a monitorare il prodotto“. Il web stream, modalità boradcast, ha portato a questo oppure questo era tra gli obiettivi pianificati dall’evoluzione della piattaforma social?

  • dal nuovo algoritmo della timeline alle stanze per chiacchiere in videochiamata;
  • la conseguente nuova organizzazione dei contenuti;
  • il ritorno dei poke in versione secret match: quei poke che originariamente servivano per richiamare l’attenzione di un utente, senza discorsi di tag.
  • il giro di vite sulla privacy e i conseguenti aggiornamenti di versione per migliorarne la personalizzazione;
  • il match di notizie in timeline a misura di interesse;
  • una timeline che non tiene conto del numero di contatti ma del match emotivo (like, reaction in generale), della frequenza di interazione, e poi (su tutto) della tipologia dei contenuti proposti: c’è sintonia, presume e suppone l’algoritmo.

Algoritmi. Secondo gli algoritmi. Come si testano algoritmi del genere prima di proporli come pacchetto free per la propria utenza di riferimento? “Avere 800 milioni di persone aiuta“: aiuta avere utenti fruitori giornalieri dell’app di messaggistica più popolare e diffusa al mondo, Whatsapp, ad esempio, e il cloud è la chiave di volta. Proviamo a chattare su whatsapp di immobili, appartamenti e affitti in una precisa zona: scriviamo di fasce di prezzo, condividiamo foto, link ad offerte; più informazioni condividiamo e più tempo passiamo a dialogare sull’argomento, e più preciso sarà l’effetto collaterale: quell’annuncio sponsorizzato in timeline Facebook di quel portale immobiliare con le ultime offerte proprio in quella zona e per quella fascia di prezzo.

Domanda che meriterebbe risposta: vediamo l’annuncio perché la corrispondenza in tempo reale crittografata end-to-end viene prima setacciata dagli algoritmi definenti il servizio che stiamo utilizzando?

Domanda che meriterebbe risposta: i dati estrapolati dalla corrispondenza, che ci raccontano, sono serviti al cliente che ha pagato per raggiungere uno specifico target, eventualmente anche forte della consulenza facebook dedicata con fattura a seguire?

Le risposte sono implicite nelle domande?

Tornando alla risposta di Facebook a Tinder: “Il match fra due profili avviene soprattutto sulla base delle ‘passioni segrete’ liste di interessi in base alle quali vengono offerti gli account su cui esprimere (o meno) interesse”riporta Open nell’articolo di Valerio Berra“Se scocca la scintilla digitale, per chattare si può usare direttamente Messenger. In questo modo oltre a foto e messaggi si potrà passare anche alle videochiamate. Dating verrà rilasciato gradualmente. Non disperate se ancora non lo state vedendo sulla vostra app. Privacy? Al netto del rispetto del Gdpr, Facebook ha spiegato che anche i profili Dating verranno usati per calibrare meglio le pubblicità che vediamo, a eccezione di preferenze di genere e orientamento religioso.

Tester e Target?
Committente e prodotto?
Siamo oltre.

Big data non è l’insieme delle informazioni utili a creare i metodi di raccomandazioni per il netflix della situazione, o a prevedere il sentiment di un potenziale bacino elettorale. Big data è quell’insieme di nodi, link, ip, mail, messaggistica, pagine web, foto, audio, video, tempi di connessione, log, browser, provider, app che ci “raccontano” perché li utilizziamo, creiamo, condividiamo, raccontiamo, e via di azione in azione.
The Internet Way (Prefix)

Big Data (mood stream) è anche la pandemia della disinformazione, principale danno collaterale del covid-19: la pandemia della propaganda politica, delle campagne elettorali al tempo del coronavirus preferite alla partecipazione politica per un bene comune, tutti noi. Dall’ultima de “il governo gioca a mafia libera tutti” a quella dei 9 articoli della costituzione violati da… da uno stato d’emergenza previsto dalla Costituzione. Ma no… imboccare teste già stressate sul fatto che addirittura il governo si permette di tracciare.. si permette?! Originariamente il 60% degli italiani avrebbero dovuto dare il loro consenso al tracciamento per dare un senso ai big data raccolti dall’app Immuni.. Ma no! Gridano da un post x pubblicato su facebook, da un meme o da una protesta visuale su instagram, da un passaparola propagato via chat whatsapp: no! la mia privacy è sacra.

Gli algoritmi ringraziano: “grazie per averci dato ulteriori informazioni su te stesso“.

Big Data Stream (Search) Tech

Nel momento in cui un utente utilizza servizi creati appositamente per supporre le sue preferenze, possiamo ancora definirlo utente o è ugualmente corretto utilizzare il termine committente?

Cercare un'informazione significa diventare propositivi rispetto al servizio?

Fa il punto Luca Oliverio, riflettendo sul chi cerca chi: "In questo caso la scoperta degli argomenti è lasciata alla tua 'sete di conoscenza e curiosità' e ti predisponi in modalità 'dialogativa'. La navigazione avviene per un obiettivo preciso: sto cercando qualcosa e voglio trovarla". D'altra parte, "Queste due modalità di consumo dei media non avvengono in modo separato, non esiste chi naviga in modalità esclusivamente attiva e chi in modalità esclusivamente passiva".

Google è strutturato per servire risultati di ricerca personalizzati in base alle singole esperienze di navigazione. Affina i suoi suggerimenti grazie alle ricerche pregresse dell’utente: più cose l’utente suggerisce al motore riguardo i suoi interessi e migliore sarà il riscontro in termini di risultati di ricerca. Lo stesso avviene quando si cerca nei motori dei social network: l’utente diventa il fornitore di servizi del motore ma anche committente che pretende risultati concreti; gli algoritmi profilano tanto l’utente quanto la sua richiesta e servono quei risultati più in match con l’idea che si sono fatti delle preferenze dell’utente, affrontando la richiesta da una prospettiva soggettiva.

Google, Facebook… e Twitter? Che dice twitter quando cerchi da fuori qanon o #qanon? Che risultati serve? Sono sempre gli stessi? Sempre gli stessi anche tra gli ultimi tweet? Che lingua parla il motore di ricerca Twitter? Usa dialetti? E se riaggiorni la pagina o se cancelli la cache? Si, no? Interpreta i dati che estrapola dalla tua posizione, dalle tue richieste, oppure no? Alcuni tweet non ci sono più tra i primi risultati, altri tornano, capiteranno gli stessi ma anche no, è vero oppure no? Anche Twitter ti chiede “cosa desideri trovare“? Non sono domande retoriche.

Chi cerca trova, è davvero ancora così? Quali siano le risposte alle domande precedenti, la risposta a questa domanda è si ma per trovare occorre farsi aiutare dagli algoritmi di ricerca e aiutarli ad interpretarci direttamente dal campo di ricerca per poi indicargli cosa preferiamo tra i risultati, visualizzando, cliccando, soffermandoci e via discorrendo.

Internet è un contenitore che contiene altri contenitori e ogni contenitore è definito da insiemi di informazioni presenti per i più svariati motivi. Cercare su internet oggi è più facile che dieci anni fa ma il volume di dati con cui si interagisce è tale che trovare riscontri utili, informazioni oggettive, è molto più difficile. La verità di un fatto al netto di opinioni, la validità di un prodotto al netto di recensioni, la correttezza di informazioni non al netto della necessaria analisi critica… oggi trovare è più difficile se l’utente non è propositivo nella sua ricerca.

Internet contiene informazioni, la sua mission non è servire la verità ma condividere informazioni connettendo le persone dietro i computer. Sta alle persone setacciare, valutare e interpretare (soppesare) e non fermarsi: le informazioni trovate sono complete? Potrebbe mancare qualcosa?

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Il Web è solo uno strumento. Non dobbiamo incolparlo del nostro atteggiamento superficiale nei confronti del mondo in cui viviamo. La sua virtù è la brevità e la molteplicità delle informazioni; non ci può anche fornire concentrazione e profondità. I media elettronici ci possono aiutare (e lo fanno) in mille modi pratici, ma non in tutti, e non li si può accusare di non fare quello a cui non sono destinati. Il Web non sarà il contenitore del nostro passato cosmopolita, come un libro, perché non è un libro e non lo sarà mai, nonostante le infinite forme e gli innumerevoli gadget escogitati per forzarlo in quel ruolo. Né può essere una biblioteca universale.
Alberto Manguel

The Social Dilemma?

Il campo di ricerca seguente è il front-end di un Programmable Search Engine made in Google:

  1. Sono stati inseriti tre indirizzi internet: Intruder e due partner.
  2. La query è abilitata per cercare in tutto il cloud Google.
  3. Non è attiva la monetizzazione Google AdSense.

Trova l’Intruder o scopri quali sono i partner inseriti senza utilizzare quelle parole, frasi (inclusi abstract di articoli ovviamente) o sintassi che ti permetterebbero di completare la tua ricerca al primo tentativo. Il Dilemma non è riuscire o non riuscire ma… perché farlo?

Cosa vuoi trovare?

Alessandro Mirri

MD AMN e ideatore di The Intruder News. Copywriter, comunicatore, esperto di article marketing e trading d’informazione. Creatore e Brand Manager di ADV Magazine nel 2004, mi occupo della pianificazione di campagne informative dalla creazione del gruppo di lavoro alla gestione del flusso di comunicazione, tra article marketing e comunicazione in azione.