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Sul Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la FSI: gli Scacchi come strumento pedagogico

Lasciando fuori i luoghi comuni che da sempre sono accostati a giochi "da tavolo", quindi la noia, la difficoltà, lo studio, l'avere da tempo da perdere, che poi sono prerogative di qualsiasi altro hobby o gioco o sport fatto praticare controvoglia ad un bambino o ad un adolescente - tutte le attività e gli hobby devono incontrare l'interesse dei figli e non le aspettative dei genitori - c'è da dire che non sono pochi i genitori che preferiscono per i propri figli attività come calcio, basket, nuoto, golf, equitazione, a seconda delle disponibilità economiche affiancando ad esse hobby formativi per la mente come fotografia, musica, pittura, ceramica. Pochi sono quelli che propongono la scrittura e la lettura. Ancor meno chi tra le scelte considera sport mentali, quando la parola sport è utilizzata perché ufficialmente riconosciuta dal Coni.

Sul Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la FSI: gli Scacchi come strumento pedagogico

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Il “mestiere” del genitore è uno dei più difficili e straordinari del mondo! Nella mia attività di educatore e formatore, anche solo considerando questi ultimi 6 anni, credo di aver conosciuto e parlato con circa 2000 genitori. Nuclei familiari saldi o single. Altri 1000 i miei collaboratori. La maggior parte di loro dice le stesse cose: preferiscono che i loro figli facciano attività “normali”, considerate tali per benefici fisici e di socializzazione, come tra le altre la più italiana tra tutte che è quella del calcio sul campo e sugli spalti. Questo accadeva fino all’inizio del 2020 poi siamo entrati in una fase in cui non era possibile ricorrere alle attività normali a causa del Covid e così si è scelto di investire sulla “riserva” degli Scacchi.

Da mesi, ogni settimana, ho almeno 2 nuovi iscritti ai miei Corsi. La battuta: è più figo dire ho il Maestro di Scacchi che fa lezione a mio figlio, che dire cosa?

Non c’è una velata polemica contro le scelte genitoriali ma c’è una dichiarata presa di posizione contro un sistema educativo che per anni non ha permesso alle famiglie di avere informazioni adeguate sui perché dietro l’interesse del Ministero dell’Istruzione allo strumento pedagogico rappresentato dalla pratica del Gioco, interesse che ancora oggi non è noto, diffuso e a volte volutamente ignorato da chi potrebbe fornire aggiornamenti attuali.

In Italia nel 2008 c’è stato un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione (M.P.I.) e la Federazione Scacchistica (F.S.I.) per introdurre gli scacchi come materia scolastica, appoggiato dalla risoluzione del 14 novembre 2013 in Commissione 7/00169 che evidenziava l’intenzione del nostro governo a promuovere gli scacchi a scuola e a destinare risorse a favore degli istituti che avrebbero aderito a tale programma.

[ N.d.r. ] il protocollo d'intesa tra MPI e FSI del 23 aprile 2008 (di seguito il PDF) si proponeva di sperimentare attività con il riconoscimento del credito formativo per gli studenti che vi avrebbero preso parte. In particolare: "sperimentare percorsi di collaborazione con associazioni scolastiche, attraverso accordi di natura provinciale e/o regionale, che vedano coinvolti studenti, genitori ed insegnanti; favorire le iniziative, i programmi e i progetti definiti a livello territoriale dagli Uffici Scolastici in collaborazione con Enti Locali e F.S.I; sostenere, con corsi e convegni gli insegnanti e i dirigenti scolastici nel loro percorso di formazione e aggiornamento contribuendo, per le proprie competenze, alla definizione di un modello di sport scolastico sempre più rispondente alle esigenze di studenti, famiglie e docenti", evidenziando "la comune volontà e l'impegno di concordare un intervento di formazione dei docenti per attivare una progettualità finalizzata all'attività scacchistica scolastica nei differenti cicli di studio".

Ma attualmente siamo ancora in fase di attività facoltativa e collaterale allo studio. Il motivo dell’interesse sta nel percorso pedagogico possibile con il gioco degli Scacchi (riconosciuto dal Coni come disciplina sportiva): aiuta il bambino di età scolare a raggiungere una serie di fondamentali obiettivi nello sviluppo della mente, della personalità e del comportamento sociale. I benefici pedagogici che derivano dalla pratica del gioco si possono riassumere in 10 punti: capacità logiche, concentrazione, accettazione delle regole, autostima, senso di responsabilità, autocontrollo, pazienza, memoria, coordinazione, creatività. Sono punti che ho intenzione di approfondire una volta al mese a partire dal prossimo gennaio, ad eccezione del primo che introduco a seguire, perché sono alla base dell’interesse scolastico maturato attorno alla disciplina degli Scacchi nel corso degli ultimi venti anni. Un interesse aumentato in questo 2020, purtroppo è da dire, a causa del covid sia a livello istituzionale che familiare.

Siamo in un periodo storico in cui la “soluzione ai problemi“, o il “solutore di problemi“, sono diventate frasi e iconografiche, per dire, quasi all’ordine del giorno. Pensate alla definizione di problem solving che per anni ha caratterizzato attività specializzate in settori di nicchia. Gli scacchi sono un gioco problem solving: si utilizzano infatti le proprie conoscenze per trovare e giustificare soluzioni a problemi reali. Una partita a scacchi può essere assimilata alla programmazione razionale di un progetto logico di cui bisogna mantenere il controllo nel corso del suo sviluppo con la necessità di verificarlo e modificarlo correttamente in dipendenza dell’analogo progetto logico dell’avversario.

Il problem solving adattato alle necessità formative di bambini e ragazzi in età scolare, inserito in attività curricolari, non crea un confronto con l’avversario ma affinità con un compagno di scuola o perfino con l’insegnante. Nei bambini gli effetti sono ancora più evidenti: il gioco permette al bambino di misurarsi con le proprie aspettative e desideri rendendolo consapevole di non essere da solo ma di doverli adattare, di modificarli quando necessario, insieme al (più che contro il) suo compagno di gioco. In questo modo il bambino inizia a capire che la soluzione ad un problema pratico inizia con la comprensione delle proprie capacità nell’affrontarlo e nel pretendere da se stesso di superarlo. Si tratta di un percorso formativo di autostima che in alcuni casi fa miracoli: far superare l’angoscia procurata dal bullismo o il vedere scomparire per sempre lesionismi autoprocurati sono gratificazioni importanti per un insegnante come me, perché un bambino libero di esprimere il proprio potenziale (senza freni inibitori procurati dall’ambiente) è uno dei principali obiettivi formativi di una corretta educazione scolastica.

[ N.d.r. ] L'immagine di copertina scelta per questo articolo è dell'Istituto Comprensivo E. Q. Visconti di Roma che introdusse, applicò e documentò il Progetto DOPO LA CAMPANELLA: "Iniziative di prevenzione e di contrasto della dispersione scolastica ai sensi del D.M. 7 febbraio 2014 e del DDG 7 febbraio 2014". Il progetto include il laboratorio sul gioco degli Scacchi e, riguardo agli alunni della scuola primaria, si documenta che "hanno non soltanto sottolineato gli aspetti più tecnici del gioco, ma hanno anche dimostrato quanto le logiche che sottendono questo gioco possano essere utili ed efficaci se applicate in altri ambiti disciplinari". Il laboratorio si propose, riuscendoci, di utilizzare lo strumento del gioco "...come strumento pedagogico, utile al miglioramento delle capacità di apprendimento degli alunni e formativo della loro personalità. Sono numerose le ricerche in ambito internazionale che testimoniano l’efficacia della pratica scacchistica in ambito scolastico come strumento di potenziamento cognitivo, oltre che per la sua componente educativa, se utilizzato con sufficiente continuità e con il fattivo coinvolgimento degli insegnanti."

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