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Noi corriamo con Samia

"Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese" - Saamiya Yusuf Omar

Noi corriamo con Samia

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“La gara era un evento, a me sembrava che fosse un giorno addirittura più importante del primo luglio, la data della liberazione dai coloni italiani, la nostra festa nazionale. Come al solito io volevo vincere, ma avevo solo otto anni e partecipavano tutti, anche gli adulti. Alla gara dell’anno prima ero arrivata diciottesima, e questa volta volevo tagliare il traguardo tra i primi cinque.” – Non dirmi che hai paura

Il 2 aprile 2012 Saamiya (Samia) Yusuf Omar perdeva la vita mentre tentava di raggiungere un’imbarcazione italiana di soccorso al largo di Lampedusa. Samia voleva arrivare in Europa, lontana dalle guerre e dall’estremismo islamico di Al Shabaab che dal 2009 non le dava più tregua. Voleva allenarsi e migliorarsi in tranquillità per le Olimpiadi di Londra, in un luogo dove una donna atleta non dovesse indossare abiti lunghi per complicazioni, dove la milizia non le impedisse di allenarsi, dove non fosse minacciata o costretta a vivere in un campo profughi per proteggersi, nella sua stessa terra. “Per tradizione i Somali considerano le donne violate se partecipano ad attività come gli sport e la musica. Questo perché spesso indossano vestiti trasparenti o pantaloncini corti. Per questo ho ricevuto pressioni da tutti i fronti” – raccontava il 21 luglio 2008 l’allora sedicenne Samia in un’intervista della BBC per la rubrica Contro ogni previsione, creata per raccogliere e raccontare le testimonianze degli atleti che riuscirono ad arrivare alle Olimpiadi di Pechino nonostante enormi difficoltà. L’alternativa era andare via. Arrivò in Etiopia e da qui si propose di partire da sola alla volta dell’Europa perché non c’era la certezza da parte del Comitato Olimpico Somalo che sarebbe stato possibile inviare atleti ai giochi olimpici per i costi del biglietto aereo. Mustafà Abdelaziz, il suo allenatore, partecipò ad una colletta con la famiglia e gli amici di Samia per pagarle il viaggio: “La madre, commerciante di frutta al mercato di Hamar Wein a Mogadiscio, ha venduto perfino un piccolo terreno” – ricordava Abdelaziz – “Quando abbiamo saputo della sua morte siamo rimasti scioccati e increduli. Sappiamo che quello verso l’Occidente è un viaggio rischioso, ma non ci aspettavamo che fosse lei a perdere la vita“. I primi a scrivere sulla tragedia furono i giornalisti. Alcuni stravolsero le motivazioni che spinsero Samia ad intraprendere il suo personale viaggio della speranza. Vennero estrapolate affermazioni dei familiari e la stessa condizione economica di Samia e della sua famiglia fu raccontata, estremizzata, da reporter non sul campo. La notizia arrivò in Somalia con la lentezza propria di quella terra di mezzo e solo nei mesi seguenti si riuscì a ricostruire oggettivamente gran parte della storia di Samia.

Qualche settimana dopo la sua morte mi sono imbattuto nella notizia riportata dalla stampa internazionale rimanendo “folgorato” dalla sua storia così tragica ed allo stesso tempo esemplare di un’Africa che non vuole arrendersi, che lotta fino alla fine, che scappando in cerca di libertà interroga tutti noi sul significato profondo dei diritti umani. Quella storia mi aveva colpito anche per il ruolo che ricopro all’interno dell’associazione AFRICA&SPORT e ugualmente colpì gli altri volontari. Ci sentivamo in dovere di fare qualcosa per ricordare negli anni la tenacia di quella ragazza, la sua voglia di correre e il suo desiderio di continuare a sognare. Tre anni dopo si crearono le giuste condizioni per trasformare la nostra promessa d’impegno in un progetto reale. Nasceva l’evento annuale CORRI con SAMIA in collaborazione col gruppo sportivo G.A.M. Whirlpool: una 12km lungo la bella e panoramica (e muscolarmente impegnativa) pista ciclo-pedonale del lago di Comabbio in provincia di Varese.

Pettorale edizione 2020

La prima edizione fu un successo, Al di là del dato della partecipazione, 500 iscritti, e del fatto che non ci furono imprevisti, fu subito evidente la forza aggregante dell’evento capace di unire persone mosse da interessi diversi: c’era chi arrivò semplicemente per correre e chi partecipò in primis per il significato profondo della gara. Obiettivo centrato che si rafforzò nelle successive edizioni: far conoscere e diffondere la figura di Samia tra i podisti che non la conoscevano e coinvolgere nel ricordo chi invece già aveva conosciuto la sua tragedia. Le edizioni successive non incontrarono difficoltà particolari, se non le classiche che ogni organizzatore deve affrontare. Mi accompagnò, semmai, un leggero timore che la manifestazione potesse venire strumentalizzata politicamente perché gli argomenti che toccavamo erano e sono quanto mai attuali: ci interessava che la gente aprisse una finestra sul mondo, approfondendo e riflettendo sulle migrazioni, i flussi migratori, in quanto tali. Capiamo, aiutiamo dove possiamo, è il messaggio dell’evento senza alcuna identità politica: non abbiamo soluzioni, non prendiamo posizione se non quella di difendere sempre i diritti delle persone. Con l’edizione del 2019 tagliammo il traguardo dei 1000 iscritti, poi il covid ha fatto capolino nella nostra vita quotidiana … . Socializzazione, aggregazione, organizzazione, accoglienza, sport, sostegno concreto a progetti, la nostra attività si fonda su questo. L’impatto del virus è stato devastante. Nuovi ostacoli fuori norma per altezza e profondità si sono affacciati nella nostra vita.

E di colpo tutto questo era sparito. Non c’erano più maratone da correre, atleti da incontrare, pagine da scrivere. Non sono mai stato uno bravo a rassegnarmi, al contrario, quando percepisco che qualcosa sta per mandare in fumo la cosa a cui più tengo mi spingo fino al limite per non arrendermi. Così era deciso, io in Italia non ci sarei tornato. No, la quarantena chiuso in casa e la frustrazione del mio insuccesso non facevano per me, seppure a Bekoji la gente cominciava a guardarmi storto pensando fossi l’untore bianco che portasse il virus dall’Occidente e nel mio alloggio mancasse l’acqua calda. – Crowdfunding maker: Run4David
Ad oggi l’impatto del Covid nel Continente Africano dal punto di vista prettamente sanitario è sicuramente inferiore alle più pessimistiche previsioni prevalenti tra gli esperti. Questo ha portato addirittura qualche presidente africano ad affermare che il “covid è una malattia dell’Occidente”.

Più forte è la preoccupazione dell’impatto economico di questa pandemia. La globalizzazione comporta una correlazione tra le varie economie, anche i paesi africani sono coinvolti e non possono far finta di nulla. Caso emblematico il settore turistico, fortemente impattato anche dalla chiusura o limitazione agli spostamenti internazionali per contingentare l'emergenza sanitaria.

Guardando al covid con gli occhi delle migrazioni nei prossimi anni capiremo se la spinta migratoria, in particolare dettata dalla crisi economica, prevarrà o meno sulla paura di approdare verso lidi dove la pandemia è stata al centro dell'attenzione.

Samia era tenace, lo siamo stati anche noi. Per l’edizione 2020 le regole non erano chiare perché l’arbitro era la diffusione dei contagi e nessuno sapeva se e quando la situazione sarebbe stata normalizzata. Abbiamo valutato le opzioni che ci si presentavano e nella data della sua collocazione usuale (la prima domenica di giugno) abbiamo proposto una “virtual race”. Ogni partecipante ha corso “a casa propria”, unendosi idealmente agli altri. Un modo per sentirsi parte dell’evento in un momento storico dove era impossibile ritrovarsi e fare assembramento. Un modo per continuare a tessere la tela e non annullare del tutto la manifestazione. Era importante ricordare Samia anche in un anno difficile come il 2020 ed era importante dare una mano concreta ai nostri amici runner keniani del team run2gether (R2G) che da anni supportiamo.

R2G è una partnership austro-keniana che si basa su un pilastro atletico, uno culturale ed uno di aiuto sociale concreto. Si tratta di atletica vista come attività di alto livello e come occasione di incontro in Kenya, dove gli atleti si allenano, ed in Europa, quando gli atleti vengono per gareggiare.

Tutto nasce dal campo di allenamento (Camp), il punto di partenza per intraprendere una carriera internazionale: è la realizzazione di una aspirazione che tanti giovani atleti hanno ma che pochi riescono a raggiungere perché l'Atletica è competizione, selezione e solo pochi ce la fanno a concretizzare il loro sogno. Un Camp fornisce servizi essenziali (dormire e mangiare) e una guida tecnica che permette agli atleti di focalizzarsi solo sulla corsa.

Il Camp R2G a Kiambogo in Kenya gestisce circa 50 atleti di livello internazionale ed è adibito ad ospitare anche turisti interessati a conoscere meglio il Kenya e la sua cultura della corsa. Grazie ai proventi di questo pilastro atletico e di quello turistico-culturale il team sostiene alcune attività, prevalentemente le scuole del villaggio ed altre attività sociali.

La pandemia, il lockdown e le attività non essenziali chiuse per il mondo del running significano nessuna gara, nessuna possibilità di guadagno per gli atleti e le loro famiglie in un contesto come il Kenya dove gli ammortizzatori sociali non esistono. Non potendo ospitare alcun atleta presso Casa Africa, la foresteria che gestiamo ad Azzate (Va), ci siamo dati un obiettivo preciso per la virtual race: grazie alla partecipazione di oltre 180 persone alla virtual, abbiamo raccolto quasi 4.000 euro da donare al progetto R2G.

La tenacia … tre mesi dopo, il 27 settembre, quando la situazione pandemica era migliorata ci siamo rimessi in pista per organizzare una manifestazione “vera”. Così è andata in scena la CORRI con SAMIA, questa volta non più virtuale anche se con numero di partecipanti giocoforza contingentato e con alcune dovute precauzioni sanitarie.

  • tetto di 300 pettorali disponibili + 50 aggiunti in disponibilità;
  • due blocchi di partenza: alle 8.30 i competitivi e a seguire i non competitivi;
  • obbligo di mascherina in griglia e per i primi 500 metri del percorso;
  • distanza sempre di 12 km. con corsa in senso antiorario, a causa dell’inagibilità del caratteristico ponte di legno sul lago, per raggiungere la deviazione che avrebbe permesso l’aggiramento del ponte.
Il podio maschile dell’edizione 2020 da podisti.net

Tre settimane prima della gara avevamo organizzato due serate (il 4 e 5 settembre) per ripercorrere la vita di Samia e riflettere sulla tematica migratoria con la proiezione del documentario Il sogno Olimpico di Samia. Occasione anche per parlare del Camp di Kiambogo dove ha avuto origine il progetto sociale e sportivo di R2G.

Il documentario su Samia è un servizio per la NPO - radiotelevisione pubblica olandese - girato nel 2014 dal regista Henk Valk (per vent'anni redattore, ricercatore e reporter per l'emittente pubblica) in collaborazione con il giornalista Angelo van Schaik (reporter e corrispondente da Roma per la NPO). Nel 2012 Valk denunciò la violazione dei diritti umani degli stranieri nei centri di detenzione Olandesi portando il governo olandese ad un cambio di politica. Le ambientazioni del documentario sono diverse come le prospettive:

- In Olanda con la sorella di Samia, Hodan.
- In Norvegia perché ci vive la zia di Samia che fece il viaggio con lei.
- In Italia tra Umbria e Sicilia, con un ragazzo (Abdul) che correva con Samia a Mogadiscio e che è sopravvissuto allo stesso viaggio.

Samia si è fermata a poche bracciate dall’Italia ma il suo spirito ha continuato a correre facendo il giro del mondo con la stessa tenacia e passione con cui correva quella ragazzina di otto anni per le strade polverose di Mogadiscio.

Olimpiadi di Pechino. 2008. Samia aveva 17 anni.

It was the happiest moment we ever had because we took our flag. We raised our flag. We felt like we were very important people – Samia a Teresa Krug, Al-Jazeera

Round 1 200m – Olimpiadi di Pechino 2008

Mi sono imbattuto nella storia di Samia Yusuf Omar per caso, il 19 agosto 2012, a Lamu, in Kenya. Era mattina, e le news di Al-Jazeera si erano brevemente occupate di lei alla conclusione delle Olimpiadi di Londra. Quella storia mi ha folgorato. Qualche giorno dopo sono tornato in Italia, dove la scrittrice Igiaba Scego ne aveva scritto su ‘Pubblico’. È solo grazie a Igiaba e a Zahra Omar, ben più che una mediatrice e un’interprete, se sono riuscito a incontrare Hodan e Mannaar, a Helsinki, nel freddissimo febbraio del 2013. È grazie a Zahra se io e Hodan siamo riusciti a comunicare in quella che mi è subito parsa una stessa lingua. È solo grazie a Igiaba e a Zahra, quindi, se questo libro esiste. Non ringrazierò mai abbastanza Hodan per le lunghissime chiacchierate di quei giorni infiniti, per le sue lacrime e i suoi singhiozzi e per le sue risate, per le sue canzoni, chiusi dentro una stanzetta d’albergo, e per avermi dato il coraggio e la forza di raccontare la storia di sua sorella.” – scrive Giuseppe Catozzella nelle note d’autore in appendice al suo libro sulla storia di Samia, romanzo che gli valse la nomina di Ambasciatore di Buona Volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Olimpiadi di Rio. 2016. Stadio Engenhao. 13 Agosto.

Maryan Nuh Muse © Olympic Channel – Athletes Under Fire

Maryan Nuh Muse taglia il traguardo dei 400 con un ritardo di 21 secondi rispetto alla medaglia d’oro. Il pubblico la incoraggia applaudendo. La diciannovenne ha gareggiato in una gara che non poteva vincere ed è contenta. Se Maryan può assaporare quel momento è grazie a Samia – ammise il tecnico che le allenò entrambe – motivo d’ispirazione per lei come per tante altre ragazze somale.

“Non si può sequestrare e oscurare preventivamente un contenuto giornalistico per il reato di diffamazione” – Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it. “Riteniamo che …

Il titolo è parte del Comunicato di redazione Open del 21 settembre conseguente le intimidazioni di cui è stato oggetto David Puente …

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Immagine di copertina da Verizon - 2021 Data Breach Investigations Report (DBIR), pagina 15. Happy Blog di REvil torna online dopo lo …

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