Il mondo del clubbing oggi è l’assenza dei set live, del floor, del contatto, delle serate nei club . A Roma, una delle capitali europee della musica elettronica, questa è una mancanza che pesa, si sente, anche sulle produzioni. Oltre che per le inevitabili ripercussioni economiche sul settore del clubbing e sul comparto dell’Intrattenimento, le produzioni musicali al tempo del covid sono differenti perché l’ispirazione arriva da prospettiva inedita. Cosi anche per Sirocco e Zefiro, i venti del clubbing sulla pandemia. Sirocco. Lo scirocco magrebino, l’Euro greco e romano, il vento caldo che scorre dall’aurora. Zefiro. Il vento moderato, a volte freddo e mutevole eppure saldo nella sua promessa, il vento che anticipa la primavera, l’araldo del cambiamento.

25 Gennaio 2021

Migranti

Scenari di Crisi

Con gli occhi delle migrazioni
Il 22 gennaio 2019 in Libia si contavano 34 centri di contenimento - hotspot - gestiti dal governo libico e si documentava un traffico di migranti che fatturava medie di 60.000 dollari a settimana e che nel 2018 aveva gestito circa 170.000 migranti. Quei flussi migratori riguardavano la Siria e diverse nazioni africane come Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan. Allora le speculazioni su quali fossero i motivi che spingessero persone di ogni estrazione sociale ad imbarcarsi in viaggi della speranza convergevano su due ipotesi - opportunità, fuga da zone di guerra - entrambe utili per storytelling di comunicazione politica.

Nel 2015 iniziammo un percorso d’indagine il cui focus in sintesi riguardava la “ricerca delle informazioni prodotte lungo l’arco mediorientale africano”. La ricerca ci coinvolse per i successivi due anni, tematica: “le vie dell’energia nel loro connubio con i movimenti d’informazione all’origine del flusso di fake news che soffoca la libera circolazione delle notizie”. Il 2018 ci concentrammo su un territorio specifico, per poi tornare ad indagare sugli attori – anche in senso letterale – dello storytelling. Quel triennio di ricerche ci portò in contatto con diversi scenari e in ognuno trovarono puntuale contesto i flussi migratori.

Questo articolo sviluppato da AMN è parte integrante del progetto di divulgazione informativa MIGRANTI e rappresenta il primo di una serie di contributi editoriali il cui focus, sviluppato in concerto da più autori e fonti, è quello di fornire un’istantanea delle diverse cause alla base dei flussi migratori africani. In questa prima parte introdurremo l’argomento trattando del significato comune che il termine ha assunto nell’ultimo lustro, anche accostato a quello di profughi. 

Il 10 gennaio 2019 a Porta a Porta, l’allora ministro degli Interni Matteo Salvini riportò alcuni dati per avvalorare l’impegno attivo del governo sul tema dell’immigrazione. I dati erano corretti ma in aperto contrasto con le evidenze riscontrate dall’UNHCR dal gennaio 2017 al novembre 2018 che attestavano 1276 morti nel Mediterraneo centrale.

Morti e dispersi in mare, Factsheet UNHCR: Dead and Missing at Sea – December 2018

I dati mostrati nella trasmissione televisiva erano visionabili sul sito del Ministero dell’Interno dal cruscotto informativo (cruscotto) sull’emergenza profughi, oggi consultabile alla pagina Sbarchi e accoglienza dei migranti: tutti i dati.

Il cruscotto proposto dal governo italiano fornisce una sintesi dei dataset “relativi al fenomeno degli sbarchi e l’accoglienza dei migranti presso le strutture gestite dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo“, con storico statistico dal 31 gennaio 2017. I dataset sono una raccolta di dati la cui interpretazione è conseguente al valore che attribuiamo ai singoli indici di lettura. La scelta di un indice definisce la prospettiva d’approccio alla lettura dei dati, influendo sull’interpretazione degli stessi. Scegliamo un metro di misura e su di esso basiamo l’analisi dei dati, da cui l’importanza d’individuare quegli indici garanti di punti d’osservazione oggettivi. Indici a parte, l’interpretazione dei dati può essere influenzata anche da sintesi utili a semplificarne la lettura.

La sintesi relativa all’arrivo dei profughi in Italia per il biennio 2017-2018 e la prima metà del 2019, così come venne proposta dal cruscotto il 28 giugno 2019 (non più disponibile online), forniva tutti i dati necessari per analisi coerenti ma presupponeva un’utenza informata.

  • Il 2017 non può essere eletto a metro di misura perché ereditava gli effetti di un’emergenza profughi senza precedenti a causa delle migrazioni siriane e in questo senso il suo valore statistico è nullo, pur considerando che nell’agosto 2017 era già in atto un calo significativo degli sbarchi per le iniziative promosse da Marco Minniti, all’epoca ministro dell’Interno. “Con la porta d’oriente bloccata dall’accordo Erdogan e Ue e con il passaggio attraverso il Mediterraneo centrale sempre più difficile” – riportava UNHCR Italia – “[…] Nei primi sette mesi del 2017 la Spagna è diventata il secondo paese per arrivi attraverso il Mediterraneo superando la Grecia: 12200 a 11500. […] Per avere un termine di paragone, nel mese di luglio gli arrivi di migranti e rifugiati in Italia sono quasi dimezzati rispetto allo stesso mese 2016 (11461 e 23552) mentre in Spagna gli sbarchi sono più che triplicati (2657 a fronte dei 775 nel luglio 2016). Non così in agosto che quest’anno conferma lo stesso numero (circa 1500) di quello dell’anno passato.“. Al deterrente dei centri di detenzione libici si aggiungeva la congiuntura di una Tunisia in grave recessionea significare che sono i tunisini a partire dalla Tunisia“.
  • L’indice del 2018 è fallace se non si chiarisce il distinguo tra i primi mesi dell’anno e i successivi: “Nei primi quattro mesi del 2018 sono sbarcati in Italia circa 9.300 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta di un trend del tutto in linea con il calo verificatosi negli ultimi sei mesi del 2017 (-75% rispetto allo stesso periodo del 2016)” – chiariva il Fact Checking IPSI – “[…] È comunque necessaria un’ulteriore dose di prudenza, perché ai trend stagionali si affiancano anche le decisioni e le politiche degli attori coinvolti lungo la rotta. Il 2017 lo dimostra: fino al 15 luglio dell’anno scorso gli sbarchi sulle coste italiane erano stati circa il 30% in più rispetto al 2016, e proprio da metà luglio, nel periodo dell’anno in cui solitamente si registrano più arrivi, è iniziato il calo degli sbarchi che prosegue a tutt’oggi“. Dalla primavera tenne banco il search and rescue delle ONG che l’anno precedente fu tra gli argomenti dell’Indagine conoscitiva sul contributo dei militari italiani al controllo dei flussi migratori nel mediterraneo e l’impatto delle attività delle ONG svolta dalla Quarta Commissione permanente del Senato. Il 19 giugno 2018 la Diciotti della Guardia Costiera italiana approdava al porto di Pozzallo.
La Diciotti, tra le navi più impegnate in operazioni di salvataggio, nel febbraio 2019 era un caso di rilevanza politica. "Non si è trattato di una richiesta di immunità di un politico che si fa scudo su un atto di proprio interesse. La giunta doveva decidere se il ministro ha agito nell'interesse preminente della nazione. Abbiamo chiesto ai nostri iscritti, e la risposta è stata 'sì'. E’ una legge costituzionale. Io sono stato combattuto nel prendere questa decisione, ma alla fine sono convinto che se i senatori avessero dato l’autorizzazione al processo, dichiarando che la decisione non è stata presa per interesse preminente, avrebbero mentito" - dichiarava il ministro della Giustizia Alfonso Buonafede , concludendo poi: "Non si tratta di difendere una persona ma il principio del rispetto di una legge costituzionale". La giunta di riferimento è la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Come già accaduto, i dati forniti dal cruscotto vennero utilizzati come fonte per notizie tematiche e le notizie come fonte per avvalorare tesi politiche. Erano gli stessi numeri che permettevano il dibattito, perché usati al netto del metro di misura oggettivo che li accompagnava: le percentuali relative al numero di minori stranieri non accompagnati.

15.779 su 79.154 totali nel 2017 (19,93%)
3536 su 16.566 totali nel 2018 (21,13%)
328 su 2.601 totali a fine giugno 2019 (12,61%)

I dati parziali del 2019 coprivano un arco di tempo sufficiente per affermare che nel 2019 era in atto un cambiamento. Il cruscotto forniva altre informazioni importanti per capire l’effettivo valore dell’indice 2019. Dati ordinati per nazionalità dichiarate: la Tunisia era al primo posto anche per la postilla “il dato potrebbe ricomprendere immigrati per i quali sono ancora in corso le attività di identificazione“. La sintesi del dataset aggiornato al 30 giugno 2019 (disponibile online) a seguire:

Fuori questione il fatto che la presenza degli hotspot libici alimentasse nuove vie, e che le condizioni di detenzione unite alla pericolosità del viaggio fossero le cause della diminuzione dei minori non accompagnati, i dati del cruscotto non descrivevano altro se non i dati registrati dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. Il 26 giugno 2019 il sindaco di Lampedusa Totò Martello dichiarava: “Ci sono due tipi di sbarchi: gli sbarchi fantasma di cui nessuno parla, poi arrivano le ong e si scatena il finimondo, si accendono i riflettori e tutti parlano di 43 persone non vedendo che nei giorni scorsi sono sbarcate 200 persone“.

Erano notizie note, grazie all’uso politico che se ne faceva fronte si e fronte no, fronte maggioranza fronte opposizione. Il 29 settembre 2019, l’inchiesta de Il Sole 24 Ore realizzata da Valentina Furlanetto sottolineavaAbbiamo passato tutto questo tempo ad assistere al braccio di ferro fra la politica e le ong mentre la maggior parte degli sbarchi avviene in maniera indisturbata con barchini, Facebook e contatti Skypee dettagliavaPer capire come si fa a entrare illegalmente in Italia non guardate il mare, guardate Facebook. Non sono poche le pagine del social network dove ci si informa su come arrivare via mare nel nostro paese. E queste pagine Facebook sono facilmente raggiungibili, basta smanettare un po’. A un primo colpo d’occhio sembrano normali pagine di consigli di viaggio: le foto della cupola di San Pietro, il disegno di una vespa verde brillante, l’immagine di una gondola“.

Era nota la volontà di chiudere le frontiere europee agli sbarchi dei clandestini. Era nota la netta presa di posizione contro gli sbarchi dei profughi. Era noto l’intervento europeo sui territori nordafricani che si affacciano sul Mediterraneo, in coordinazione con le nazioni africane, sia su fronte diplomatico che operativo. Il 4 giugno 2019 Medici Senza Frontiere documentava in Libia: “Tra le 5.849 persone detenute arbitrariamente, ci sono bambini, minori non accompagnati e donne, alcune delle quali costrette a partorire nei centri e restare lì dentro con i neonati. Quasi tutti rimangono rinchiusi per mesi, alcuni per periodi superiori a un anno“.

“Tra le 5.849 persone detenute arbitrariamente, ci sono bambini, minori non accompagnati e donne, alcune delle quali…

Pubblicato da Medici Senza Frontiere su Martedì 4 giugno 2019

Era nota l’intenzione di pacificare quei territori, a partire dalla Libia. Tripoli nella primavera del 2019 era scenario di guerra civile, sfollati a migliaia. “La rotta del Mediterraneo centrale resta quindi un importante percorso per i richiedenti asilo, ma si attesta anche come un’importante rotta per quanti non sono necessariamente rifugiati ma migranti che si sono spostati verso la Libia per varie ragioni socio-economiche. Non trovando condizioni di vita o di lavoro sicure, si trovano costretti a continuare la loro migrazione verso l’Europa: una migrazione irregolare, pericolosa, gestita da trafficanti. Dai racconti dei migranti emerge l’immagine di una Libia sprofondata nel caos, dove violenze e abusi sono sempre più frequenti e gruppi armati trovano nel traffico di esseri umani una fonte di finanziamento estremamente redditizia” – riporta l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM , OIM) in La tratta degli esseri umani lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

UNHCR – OPERATIONAL PORTAL REFUGEE SITUATIONS – LIBYA

Quando si parla di pacificazione di un territorio è sottintesa l’intenzione di perseguire l’obiettivo con ogni mezzo utile e necessario, che siano risorse diplomatiche, economiche o militari. Si tratta di un impegno oneroso, a lungo termine, che non può prescindere da valutazioni finanziarie prima che economiche. Il metro di misura in questo caso è il peso specifico del territorio in Energia. Il primo applicabile alla Tunisia è la banca energetica ELMEDper collegare i mercati dell’energia elettrica di Tunisia e Italia e per permettere alla Società tunisina di energia elettrica e gas (STEG) di affrontare alcune delle principali esigenze di investimento nel settore energetico della Tunisia” – che contestualizza la dichiarazione di Youssef Chahed, allora primo ministro della Tunisia: “La Tunisia e l’Italia hanno subito danni dalla crisi libica del 2011, siamo preoccupati dalla situazione nata allora, con lo spostamento di grandi numeri di rifugiati verso la Tunisia, anche per il terrorismo con 500 chilometri di confine in comune. Insistiamo per una soluzione politica, con l’Italia abbiamo convenuto che va rafforzato l’approccio diplomatico per un cessate-il-fuoco. La sicurezza libica è la sicurezza tunisina“. Nell’autunno/inverno 2018 la Tunisia aveva subito un’escalation di attentati terroristici.

Erano noti i motivi per cui i profughi tentavano di raggiungere l’Europa e l’associazione di termini profughi-migranti evocava un passato fin troppo recente. Associazione di termini e di notizie:

  • Terrorismo islamico le guerre creano i profughi.
  • Hotspot la priorità è impedire l’arrivo dei terroristi.
  • Attentati l’arrivo dei clandestini deve essere impedito, tra di loro potrebbero esserci terroristi.
  • Rapimenti il caso di Silvia Romano su tutti.

Due termini distinti e lontani accostati nell’immaginario dell’opinione pubblica, un anno dopo l’altro. Barriere informative anche per chi ricerca informazioni, anche sul campo. Provare ad abbatterle significa provare ad abbattere muri di politiche locali su cui ogni corrente aveva edificato un manifesto d’intenti, passibile di revisione annuale: dietro l’accostamento di termini ci sono idee, comunicatori politici e prestati alla politica, fronti differenti e non necessariamente contrapposti che interagiscono quotidianamente con il proprio tessuto sociale di riferimento. “Aiutiamoli a casa loro“: sappiamo quando è nato questo “slogan”, come è stato utilizzato e a volte sfregiato dalla politica.

Se li aiuti a casa loro ti dimenticano.
Se li aiuti in mare sei colluso.
Se li aiuti qui sei un buonista.

Io stessa sono la prima fortemente convinta dell’aiutiamoli a casa loro. Infatti non ho aperto un orfanotrofio e i bambini tranne alcuni casi stanno meglio a casa loro. Soffro moltissimo quando ci sono dei naufragi nel mediterraneo, che io oramai considero un cimitero. Soffro ancor di più quando sento dei lager in Libia dove molti profughi subiscono di tutto. Io ho visto gli occhi cerchiati stanchi, spaventati delle madri siriane. Ovvio che il concetto “aiutiamoli a casa loro” escluda i paesi con conflitti in corso, Ma anche su questo credo potremmo imporci tuti insieme di più per far finire questi conflitti. Ma nei paesi dove ci sono problemi legati al cibo, alle poche risorse, alla malasanità come il Kenya, si possono fare tante cose per creare posti di lavoro in vari settori su cui il paese è altamente indietro, come la gestione dei rifiuti, il riciclo della plastica e tutto ciò collegato all’inquinamento. – Micaela De Gregorio.

Profughi non è sinonimo di migranti e i flussi migratori non sono causati solo dalle guerre. In Libia e Tunisia si raccordano diverse flussi e altri vi nascono. I migranti non sono per la maggioranza profughi che scappano da zone di guerra, così come tra i profughi non c’è una maggioranza di rifugiati. La percezione distorta del fenomeno migratorio crea reazioni ugualmente distorte, come l’indicare clandestino chi raggiungeva le coste europee insieme a profughi di guerra con cui non aveva nulla a che spartire.

Alla fine del 2015, l’anno pandemico del terrorismo duckstate, l’OIM riportava che in Etiopia le migrazioni riguardavano non più dello 0,8% della popolazione. Circa 800.000 etiopi lasciavano la loro nazione a causa di: espropriazione di terreni, sfruttamento di risorse naturali, cambiamenti climatici, disastri ambientali, instabilità sociale, flussi migratori interni al paese che creano business alimentando migrazioni internazionali. L’analisi non considerava l’estremismo islamico tra le cause, seppure contestuale alle cause d’instabilità sociale. In Etiopia l’estremismo era presenza costante nel tessuto sociale del paese, in parte alimentato da quello radicalizzato nella vicina Somalia.

da: Noi corriamo con Samia

Il 2 aprile 2012 Saamiya (Samia) Yusuf Omar perdeva la vita mentre tentava di raggiungere un’imbarcazione italiana di soccorso al largo di Lampedusa. Samia voleva arrivare in Europa, lontana dalle guerre e dall’estremismo islamico di Al Shabaab che dal 2009 non le dava più tregua. Voleva allenarsi e migliorarsi in tranquillità per le Olimpiadi di Londra, in un luogo dove una donna atleta non dovesse indossare abiti lunghi per complicazioni, dove la milizia non le impedisse di allenarsi, dove non fosse minacciata o costretta a vivere in un campo profughi per proteggersi, nella sua stessa terra. “Per tradizione i Somali considerano le donne violate se partecipano ad attività come gli sport e la musica. Questo perché spesso indossano vestiti trasparenti o pantaloncini corti. Per questo ho ricevuto pressioni da tutti i fronti” – raccontava il 21 luglio 2008 l’allora sedicenne Samia in un’intervista della BBC per la rubrica Contro ogni previsione, creata per raccogliere e raccontare le testimonianze degli atleti che riuscirono ad arrivare alle Olimpiadi di Pechino nonostante enormi difficoltà. L’alternativa era andare via. Arrivò in Etiopia e da qui si propose di partire da sola alla volta dell’Europa perché non c’era la certezza da parte del Comitato Olimpico Somalo che sarebbe stato possibile inviare atleti ai giochi olimpici per i costi del biglietto aereo.

L’estremismo, quando radicalizzato, è causa di migrazioni internazionali che coinvolgono persone di ogni ceto sociale. L’estremismo di qualsiasi tipo genera insofferenza per le limitazioni culturali che comporta; d’altra parte ad un estremismo radicato da generazioni corrisponde un modello culturale che percepisce l’insofferenza come un’eccezione, un’anomalia sociale da sopprimere. Si prende coscienza di vivere soggetti ad un regime solo rapportandosi attivamente con Culture differenti.

Sulla base di tali considerazioni, una prima fondamentale differenziazione può essere operata in relazione all’appartenenza – reale o millantata, riconosciuta o meno – dell’hostis alla comunità islamica. Come nel caso di altri movimenti jihadisti, infatti, il nemico non viene individuato necessariamente ed esclusivamente al di fuori del dar al-Islam e della cerchia dei fedeli, ma anche tra coloro che si presentano come parte integrante della umma (comunità islamica) e che la dottrina di IS non esita a definire miscredenti – posizione, questa, punibile con la morte. – Twitter e jihad: la comunicazione dell’Isis

La globalizzazione ha fornito gli strumenti necessari per il confronto e alimentato prese di coscienza altrimenti improponibili. La globalizzazione ha anche facilitato il dialogo economico tra diverse realtà culturali che muovendo risorse hanno alimentato altrettanti flussi migratori sulle vie dell’economia più adatta al territorio. In qualsiasi scenario.

Il 23 gennaio 2015 le forze curde dei Peshmerga vennero attaccate da terroristi islamici vicino Mosul con un'autobomba carica di gas al cloro, fu l'ultimo attacco documentabile prima del 2016. Il primo attacco con bombe al cloro in Iraq è documentabile al 21 ottobre 2006. Gli attacchi chlorine tornarono a fare notizia tre anni dopo la fine della Seconda guerra del Golfo, ancora in Iraq (Dhuluiyah). Poi il 2016. Novembre, Aleppo, Siria. Quella versione specifica del gas era prodotta da un impianto chimico registrato in Jordanian Free Zones Corporation. L'impianto era di proprietà di una società specializzata nella produzione industriale di soda caustica, cloro gassoso liquido, acido cloridico, ipoclorito di sodio: fondata nel 2005 con partecipazioni internazionali per la progettazione e la realizzazione dell'impianto con tecnologia INEOS, la BCC (ora ricollocatasi sul mercato, acronimo incluso) avviò la sua produzione commerciale nel 2008. La società era correlabile all'irachena AL-SAMAMA Trading Group la cui sede principale (attualmente in Giordania) nel 2016 era a Bagdhad con uffici di rappresentanza in Giordania, Siria, Yemen e Francia. Il portfolio clienti era concentrato in Iraq ma aveva anche diversi clienti in Medio Oriente.

Il fenomeno dei flussi migratori scatenati da instabilità sociali o guerre è comunque parte di un quadro più ampio. Un ruolo ugualmente fondamentale e decisivo sull’incidenza dei flussi è ricoperto dalle motivazioni economiche. Depressione, recessione, spostamenti verso grandi nuclei urbani, quando non risolvibili all’interno di una nazione sono tra le premesse dei viaggi della speranza. Consideriamo Migrante qualsiasi persona che per qualsiasi motivo vive in una nazione differente da quella d’origine. Ugualmente consideriamo Migranti tutte quelle persone che vivono in regioni differenti da quella nativa entro i confini della loro nazione. I movimenti migratori per ragioni economiche sono una costante nella Storia dell’Uomo, oggi accelerati dalla crescita esponenziale del divario economico ricchi/poveri in un epoca definita da società globalizzate fondate sul dislocamento delle risorse immaginato e sottoscritto a Doha nel 2001.

WORLD MIGRATION REPORT 2020 – la percentuale di Migranti su popolazione mondiale

L’istantanea 2019 dell’OIM mostra una crescita progressiva dei migranti a livello globale: quasi 190 milioni di persone in più rispetto al 1970 con un incremento percentuale dell’1,2% rispetto alla popolazione mondiale e un sostanziale equilibrio percentuale tra sessi (+2% gli uomini). 164 milioni di migranti si spostano per motivi di lavoro. India, Messico e Cina insieme muovono 50 milioni di persone con l’India sopra i 17 milioni. Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia insieme accolgono 74 milioni di persone con gli USA sopra quota 50. I permessi di soggiorno rilasciati dalle nazioni dell’Unione Europa sono poco sopra i 3 milioni. Il 75% dei permessi riguardano ragioni familiari (28%), motivi di lavoro (27%) e studio (20%). Il 29% dei flussi migratori registrati nel 2019 è imputabile alle migrazioni forzate.

UNHCR – GLOBAL TRENDS: FORCED DISPLACEMENT IN 2019

Il report UNHCR del 2019 sulle migrazioni forzate descrive un totale di 79 milioni di persone costrette a migrazioni forzate interne ai loro paesi d’origine oppure internazionali. Il 40% di questi flussi migratori è composto da minorenni. Siria, Venezuela e Afghanistan muovono insieme 12 milioni di persone con la Siria sopra i 6 milioni. Turchia, Colombia e Pakistan insieme ne accolgono poco meno di 7 milioni con la Turchia sopra il 50%. Escludendo la Turchia, la distribuzione delle prime destinazioni non presenta altri picchi rilevanti: Uganda e Germania insieme ne accolgono 2 milioni e mezzo con l’Uganda al 56%. Sempre nello stesso report, l’UNHCR fornisce schede informative sul periodo 2010-2019.

In verde i flussi migratori interni alle nazioni d’origine

Le Internal Displaced Persons (IDP) che alimentano i flussi migratori interni ad un paese sono “persone costrette dagli avvenimenti oppure obbligate a lasciare le loro case per evitare gli effetti di conflitti armati, situazioni di violenza generalizzata, violazioni dei diritti umani o disastri naturali o provocati dall’uomo e che non hanno attraversato un confine riconosciuto a livello internazionale” – nella definizione Guiding Principles on Internal Displacement dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR). Sono gli sfollati accolti nei campi profughi: la maggioranza è composta da donne e bambini con un elevato rischio di restare intrappolati in zone di conflitto come d’emergenza procurata da calamità naturali o dal collasso d’infrastrutture: “Costretti ad abbandonare le proprie case e il loro lavoro, gli sfollati sono tra le persone più dimenticate e trascurate nelle tante emergenze dimenticate e trascurate nel mondo” – riporta la prefazione della seconda edizione dei Principi Guida – “I principi guida sulle migrazioni interne, sviluppati sotto l’egida del Dr. Francis Deng, sono uno strumento fondamentale in questo senso, fornendo supporto e monitoraggio per le esigenze di assistenza e protezione dei migranti interni“.

UNHCR – OPERATIONAL PORTAL REFUGEE SITUATIONS – 28 Situazioni attive, 3 in primo piano su 106 nazioni monitorate al 24 gennaio 2021
Se l’Africa subsahariana è davvero “in movimento”, gli africani non procedono in massa verso l’Europa. Questo non solo perché i tassi di emigrazione della regione (ovvero la percentuale di africani che lascia il proprio paese, sul totale della popolazione di appartenenza) sono sostanzialmente in linea con quelli globali, ma anche perché l’approdo di gran parte dei migranti subsahariani resta interno al continente. – ISPI: Le migrazioni intra-africane: un’introduzione

Con gli occhi delle migrazioni tratteremo del continente africano e delle vie dei migranti che l’attraversano e nel farlo affronteremo anche scenari d’interesse italiano. Politicamente atei, racconteremo quei fatti che negli anni hanno influito sui flussi senza soffermarci sulle tragedie. Racconteremo l’Africa delle migrazioni non come ci è stato dato modo di vederla ma con gli occhi di chi l’ha vissuta e la vive ogni giorno per lavoro, per passione, per scelta di vita.

per gli argomenti: Africa, emergenza profughi, flussi migratori, Globalizzazione, immigrazione
prima revisione il 25 gennaio 2021
Migranti

Progetto Intruder di divulgazione informativa sviluppato in concerto da più autori e fonti, Migranti si propone di raccontare il continente africano con gli occhi delle migrazioni di chi l’Africa l’ha vissuta e la vive ogni giorno per lavoro, per passione, per scelta di vita. I contenuti di Migranti sono sviluppati secondo gli standard previsti dalla nostra Legacy e pubblicati sotto Licenza Creative Commons BY-NC 4.0.

25 gennaio 2021 - Con gli occhi delle migrazioni introduce l'argomento trattando del significato comune attribuito al termine migranti nel corso degli ultimi anni, anche associato a quello di profughi.

Per approfondire le tematiche trattate vi invitiamo a consultare le documentazioni prodotte dagli enti e le organizzazioni nazionali e internazionali di riferimento.