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Il covid non conosce il negazionismo

23 anni. Reparto di animazione. San Paolo. Brasile. Muore Ygona Moura nota tra i negazionisti brasiliani per il canale youtube che aveva aperto con l’obiettivo di minimizzare gli effetti della pandemia del coronavirus covid-19. Moura muore di covid: “Io sono andata a ballare e mi sono accalcata, avevo tanta nostalgia di questa calca, mi mancava da morire!”.

Dieci giorni dopo la festa i sintomi, poi la rianimazione e la fine. Ygona Moura era nota come influencer negazionista, avendo orientato la propria attività online sulla divulgazione di informazioni tese a minimizzare l’impatto del covid e ad evidenziare le “menzogne di una pandemia esagerata“. Il proliferare di attività del genere nel 2020 è stata una costante, così come la creazione di gruppi e associazioni nati per speculare sulla propaganda complottista. Le vittime della propaganda negazionista sono trasversali a classi e interessi sociali. Così ieri la notizia della morte di Gary Matthews nella sua abitazione a Shrewsbury, entrato in una rete complottista e morto 24 ore dopo aver effettuato il tampone. L’appeal delle reti negazioniste al tempo del covid fa leva sul rifiuto inconscio della gravità della pandemia, contrapponendo informazioni e referenti che sostengano l’opinione creando false sicurezze.

In Italia, durante la quarantena della primavera 2020, il caso d’eccellenza fu quello di Nuova Resistenza Italiana 2020 (NRI), rete nata sotto l’egida di “The Walk of Change” (Il Cammino del Cambiamento) creata da Andrea Libero Gioia (classe 1975) e sostenuta dall’associazione AlbaMediterranea di Orazio Fergnani (classe 1949). La rete d’informazioni da cui NRI traeva materiale era alimentata da sottoboschi blogspot, linkedin, instagram e facebook, che nelle settimane successive l’inizio della propaganda furono destituiti di ogni margine di credibilità. Il social di riferimento di NRI era telegram e il cambio di passo avvenne il 15 marzo con la spinta di una call to action legale contro le disposizioni della quarantena. Tra le attività promosse, la richiesta di donazioni per progetti correlati a referenti scientifici per tesi negazioniste sulla pandemia.

La costante è la minimizzazione culturale dell’emergenza sanitaria, un’estraniazione dalla realtà in cui pesa il ruolo informativo dei feed social nel cercare conferma alle proprie convinzioni. I prodotti disinformativi hanno conseguenze reali sui tessuti sociali di riferimento.

Affermare che Parler ha subito la stessa sorte che toccò ad 8chan è fuori luogo e non corrisponde alla realtà dei fatti. Le similitudini tra le due piattaforme si esauriscono nei contenuti che hanno provocato la reazione del fornitore di hosting. Parler venne scelto dagli estremisti qanon e whitesupremacist come via di fuga in seguito all’alzata di scudi in stile watchdog dei social più noti, ma è falsa la percezione temporale dell’esodo: gli estremisti non migrarono in massa ne “da qualche giorno” ne “da qualche settimana”. Già lo scorso novembre Parler era piattaforma nota e usata dai qanon anche a causa del giro di vite di Twitter. – Parler di disinformazione
PR Intruder Press

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