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Percezione migranti al gennaio 2021

Nell’ultima settimana di gennaio Lampedusa registra l’arrivo di oltre 400 migranti. Sabato scorso l’ultimo arrivo rilevante con lo sbarco di 84 persone partite dal porto di Sfax, Tunisia. Difficile la conta dei morti e dispersi durante le tratte in mare aperto, seppure segnalati almeno 17 morti accertati che si sommano agli oltre 20mila decessi registrati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sulle rotte del Mediterraneo centrale dal 2015.

Al 25 gennaio, il portale operativo UNHCR sulla situazione dei rifugiati registrava l’arrivo di 1971 migranti in Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. Al 31 dicembre 2020 i maggiori paesi d’origine delle rotte migratorie erano la Tunisia (20,1%), l’Algeria (13,9%) e Marocco, Bangladesh, Afghanistan distribuiti in forbice (7,6% / 6,6%). La Siria, comunque presente in graduatoria, incide per il 5,5%. Le partenze dalla Tunisia e l’Algeria (40% sul totale) influiscono necessariamente sulla scelta dei porti d’approdo. Così la Spagna si fa carico dell’accoglienza di oltre il 70% dei flussi migratori, per la maggior parte autonomi. Uno scenario che vede impegnate le ong in operazioni di salvataggio di imbarcazioni in difficoltà con baricentro operativo sempre più orientato al recupero in mare aperto, comunque con un occhio vigile sugli scenari di crisi propri delle coste libiche come accaduto con l’Ocean Viking.

L’incremento degli arrivi verso l’Europa racconta anche l’attualità dei paesi nordafricani: tra i motivi delle partenze instabilità sociale, recessione economica, guerre interne, oltre alle operazioni di pacificazione conseguenti l’impegno europeo, Italia in testa, di pacificare l’arco libico-tunisino considerato in ottica Elmed. D’altra parte, l’incremento degli arrivi è in linea con l’incremento globale dei flussi migratori sempre in crescita dal 1970 ad oggi. Nel 1970 i migranti a livello globale (per motivi economici o forzati) superava di poco gli 84 milioni di persone. Nel 2015 il numero sfiorava i 250 milioni, aumentando di +21 milioni nei quattro anni successivi. L’ondata pandemica ha poi in parte modificato le rotte migratorie per quanto riguarda i paesi d’arrivo. Nel continente africano vengono preferite le rotte continentali delle migrazioni interne, comunque tra le maggiori praticate anche prima della pandemia da covid-19.

Le conseguenze della diffusione del virus nel mondo hanno alimentato la percezione dell’ “untore occidentale” considerato co-responsabile della diffusione del virus in paesi che altrimenti – è la convinzione generale – avrebbero continuato a registrare pochissimi casi rispetto alle medie internazionali. Ad ogni contesto geo-politico il proprio storytelling dunque: così se in Italia la Tunisia è percepita come la via di fuga dei clandestini – portatori pandemici – altrimenti impediti a praticare le “storiche” vie libiche, l’Algeria è un problema spagnolo ignorato seppure nell’ultimo lustro i flussi migratori algerini siano stati oggetto d’inchiesta per dubbi accordi lungo le linee di frontiera condivise tra i due paesi.

In una situazione di paura come la pandemia, un bianco in un villaggio africano non poteva essere visto altrimenti. Non farò mai una colpa a quelle persone per come mi hanno trattato, perché loro a parti invertite, in Italia, non se la sarebbero passata meglio. – Stefano Pampuro: oltre il running
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