Il mondo del clubbing oggi è l’assenza dei set live, del floor, del contatto, delle serate nei club . A Roma, una delle capitali europee della musica elettronica, questa è una mancanza che pesa, si sente, anche sulle produzioni. Oltre che per le inevitabili ripercussioni economiche sul settore del clubbing e sul comparto dell’Intrattenimento, le produzioni musicali al tempo del covid sono differenti perché l’ispirazione arriva da prospettiva inedita. Cosi anche per Sirocco e Zefiro, i venti del clubbing sulla pandemia. Sirocco. Lo scirocco magrebino, l’Euro greco e romano, il vento caldo che scorre dall’aurora. Zefiro. Il vento moderato, a volte freddo e mutevole eppure saldo nella sua promessa, il vento che anticipa la primavera, l’araldo del cambiamento.

Giochiamo una partita?
Viviamo in un’epoca di distrazione digitale costante. Siamo tutti costantemente immersi in un flusso inarrestabile di informazioni, stimoli, feedback, forme di intrattenimento che si mescolano tra loro trasformandosi in un groviglio digitale e analogico insieme, da cui non sembriamo capaci di distaccarci. I vantaggi di vivere in questo flusso sono incontestabili, ma il rischio d’altra parte è quello di perdere alla lunga la capacità di rimanere davvero concentrati. Allora succede che essere presente su quello che stai facendo diventa un’impresa: quando vuoi studiare, imparare qualcosa, e anche lavorare, fatichi a focalizzare, a concentrarti su un unico punto alla volta, e perdi il tuo tempo a cercare vie alternative a una possibile frustrazione.

Una mente distratta non è chiaramente una mente allenata, ma solo e purtroppo una mente annoiata! Nella Moderna Psicologia e nelle Scienze Sociali, si è arrivati ad affermare che non esiste maggiore potenziale sprecato della mente di un adulto disabituata a pensare! Per questo la moderna pedagogia scolastica utilizza attività ludiche come gli Scacchi in supporto all’anno curricolare per sviluppare e allenare l’attenzione dei bambini. Il gioco in sé migliora le facoltà cerebrali e stimola la creatività con beneficio per il rendimento scolastico, gli Scacchi in particolare sono considerati un mezzo molto efficace per la diversità dei problemi che i giocatori si trovano davanti ad ogni partita: i bambini entrano nell’ottica di un appagamento, premio che si ottiene risolvendo o meno il problema che affrontano, e il livello di dopamina si alza.

La concentrazione, il cosiddetto focus. Il focus mentale. L’innalzamento dell’attenzione. Essere coscienti di cosa si sta facendo. Ai miei allievi dico sempre: “State attenti”, perché ogni giorno compiamo migliaia di azioni e gesti in automatico, quasi in uno stato alterato di coscienza. Sociologo e filosofo, Zygmunt Bauman ( nei suoi libri sulla volatilità dell’amore, delle relazioni, della conoscenza…) ne tratta in termini di volatilità del pensiero, un prodotto del nostro mondo, che rifugge la solidità delle cose per preconcetto. “Nel mondo liquido-moderno” ogni impegno è visto come un limite, e vissuto come tale lo si grava di obblighi che lo trasformano in un ostacolo, nemmeno da superare ma da aggirare, e non in un’opportunità di crescita personale. Distratti da migliaia di stimoli, la nostra mente è presa in un vortice multitasking perché ci convinciamo che ogni novità mancata è un’opportunità persa. Vogliamo sempre fare! Oggi difatti possiamo fare molto di più di 40 anni fa, molte più attività! Viaggiare! Cambiare lavoro, imparare lingue, fare 5 sport a settimana differenti. C’è solo una cosa da valutare… Il nostro cervello 40 anni fa era abituato ad elaborare circa 8000 stimoli al giorno. Oggi ne ha 80.000 di cui “appena” 500 al giorno di media arrivano solo dalle varie messaggerie. La mente è in sovraccarico e perciò molti degli stimoli li elabora a livello inconscio, sottotraccia.

Il sovraccarico di informazioni si riflette nel numero di scelte che la nostra mente delega all’inconscio, selezionando quelle a cui assegnare risposte coscienti per guadagnare secondi. Questo comporta una diminuzione del livello di attenzione che a sua volta provoca un aumento di bias cognitivi che ci fanno cadere in errore.

Il concetto di bias cognitivo è abbastanza recente, viene da un programma di ricerca degli anni ’70 creato da Amos Tversky e Daniel Kahneman per studiare i processi decisionali delle persone in contesti ambigui o incerti (PDF a seguire da fonte Università di Zurigo). Siamo davanti a un bias quando condizioni esterne influiscono sulla nostra capacità di giudizio portandoci a disinterpretare le informazioni in nostro possesso e quindi portandoci ad errori di valutazione. Pensiamo una cosa, su un determinato argomento, ma siamo in errore. Interpretiamo un evento senza essere oggettivi perché siamo stati condizionati dall’ambiente o dalle informazioni che ci ha fornito l’ambiente, e apriamo alla paura quando capiamo di essere impreparati rispetto alla situazione di stress cognitivo in cui ci troviamo coinvolti. Così accade che abbiamo più possibilità di cadere in errore e non apprendiamo, distratti.

Per allontanarci dal dolore, la nostra mente è geneticamente predisposta per rifiutare le esperienze negative, alterandole i ricordi o allontanandoli, e lo stesso accade per gli errori cognitivi. I meccanismi di difesa di una mente disattenta portano a minimizzare oppure a evitare le condizioni che hanno creato lo stress cognitivo, ma senza una reale presa di coscienza. Come accade nei bambini. Quante volte abbiamo sentito la frase “imparare dai propri errori“? Ebbene non è una banalità. Un bambino è naturalmente predisposto per apprendere ma ha paura di sbagliare se si sente sotto giudizio. Un adulto non vuole impegnarsi in situazioni dall’esito incerto. Le paure di sbagliare e di non riuscire non sono ataviche. Bambino e adulto hanno imparato ad avere paura e a volte a non imparare dai propri errori.

Nel gioco degli Scacchi c’è una combinazione (una sequenza di mosse) che viene spesso insegnata per il suo alto valore istruttivo ai principianti che si avvicinano al gioco:

1. e2-e4 , … Queste coordinate indicano la casella da cui si muove un pezzo e quella in cui lo si posiziona. Chi conduce i pezzi di colore bianco inizia sempre la partita e con questa prima mossa il Bianco posiziona il pedone in colonna e sulla quarta traversa della scacchiera.

Questo diagramma e i successivi sono presi da screen della scacchiera di analisi lichess.org

1. . … , e7-e5 Si muove sempre a turno, così ora sta al conduttore del Nero. Tranne che per la posizione iniziale, il pedone può essere mosso solo in avanti di una casella sola: sulla stessa colonna solo se sulla casella di arrivo non ci sono altri pezzi; su colonna adiacente (a sinistra o a destra) solo se sulla casella di arrivo si trova un pezzo avversario, prendendo il suo posto. Ci sono due regole speciali applicabili solo al Pedone: l’en-passant e la promozione.

2. Dd1-h5 , … La Regina (anche chiamata Donna) è il pezzo più forte del gioco. Può essere mosso in ogni direzione lungo direttrici diagonali o lungo colonne e traverse di quante caselle vogliamo. La sua corsa s’interrompe solo se sulla direzione si trova un pezzo del suo stesso colore (e allora non può superarlo), un pezzo avversario (e allora il pezzo viene tolto dalla scacchiera e la Regina prende il suo posto sulla scacchiera) oppure il bordo della scacchiera.

2 . … , Cb8-c6 Il Nero sceglie di muovere il Cavallo perché il suo avversario sta minacciando di catturare il pedone posizionato in e5 con la Donna appena mossa. Il Cavallo è il pezzo più difficile da maneggiare per chi si avvicina al gioco. Il suo movimento assomiglia a una L: si muove di una casella in avanti (o indietro) e poi due a sinistra o a destra; oppure di una casella a sinistra o a destra e di due in avanti (o indietro).

3. Af1-c4 , … Il Bianco muove un nuovo pezzo, l’Alfiere, con un’idea ben precisa. L’Alfiere può essere mosso solo lungo le diagonali della scacchiera dello stesso colore della sua casella iniziale e la sua corsa s’interrompe allo stesso modo della Donna. All’inizio della partita ogni colore ha a disposizione due Alfieri, uno per le diagnonali chiare e l’altro per le scure.

3 . … , Cg8-f6 Il Nero dopo “attento” calcolo decide che è il momento di attaccare la Donna avversaria e… perde la partita!

4. Dh5xf7 Scacco matto! Il Bianco ha vinto! il Re nero è stato catturato. Il Re può muovere in tutte le direzioni come la Regina ma di una sola casella alla volta. Quando il Re viene attaccato, ossia è esposto all’azione di un pezzo avversario, abbiamo due alternative: catturare il pezzo attaccante oppure spostare il Re in una casella che non è sotto il controllo di pezzi avversari. Il Nero non può catturare la Regina perché la casella f7 è sul raggio di azione dell’Alfiere bianco in c4. L’alternativa allora sarebbe sottrarsi all’attacco ma…

Il Matto del Barbiere

In Italia questa combinazione è nota con il nome di matto del barbiere perché la Regina e l’Alfiere agiscono come le due lame di una forbice… di un barbiere. In altri paesi europei è chiamata matto del pastore per lo stesso motivo e c’è anche ironia nella scelta del nome. In altri è il matto dello studioso, altra ironia. In Russia è insegnato come il matto del bambino. Questo scacco matto non ha alcuna utilità pratica ma il suo valore didattico è alto. Certo un principiante può usarlo contro un avversario più principiante di lui ma non ne gioverebbe la sua esperienza. Imparerebbe qualcosa il suo avversario sconfitto: “devo proteggere il Re”. Se nessuno spiega al vincitore che la sua arma è inefficace perché il Nero può difendersi dal suo attacco sfruttando la posizione esposta della Donna… che bisogna per forza pensare e non sottovalutare l’avversario… il valore didattico! Il giorno che scoprirà l’inefficacia della sua arma, arriverà la paura di non essere bravo per sostenere la partita che seguirà.

Il Bianco sceglie la via più breve per provare a vincere subito con una dimostrazione di forza che a gioco corretto si sarebbe rivolta contro di lui. Muove la Regina attaccando il pedone in e5, il Nero difende il pedone e il Bianco gioca l’Alfiere in c4 dando un logico seguito alle sue intenzioni. Qui il Nero avrebbe dovuto difendere il suo Re giocando 3. ... g7-g6 costringendo il Bianco ad allontanare la Donna. Dopo 4. Dh5-f3 , che ripropone l’attacco sulla casella f7, il Nero avrebbe liquidato la cosa con 4. ... Cg8-f6 e il Bianco si sarebbe ritrovato senza più attacco e con una Donna mal posizionata.

Nel matto del barbiere ci sono la volatilità del pensiero e il bias cognitivo. Gli Scacchi non sono un gioco in cui vince la furbizia, non c’è spazio per la casualità. Una partita di scacchi richiede impegno e non si può vincere in poche mosse senza che l’avversario non contribuisca egli stesso alla sua sconfitta. Nella nostra partita da una parte abbiamo il conduttore del Bianco che vuole vincere veloce e facile. Dall’altra abbiamo il conduttore del Nero che “distratto” dall’occasione di poter attaccare la Regina “dimentica” l’Alfiere in c4. Nessuno dei due ha paura di perdere. Non la conoscono perché “è solo un gioco“. Tutti e due vogliono ottenere il massimo dalla posizione nel più breve tempo possibile. Tutti e due si fanno “distrarre” dal pezzo più forte esposto sulla scacchiera. Un errore da principianti che non riguarda solo il gioco. Un errore che dimostra un problema di approccio cognitivo che il gioco ha solo permesso di evidenziare. La mancanza di concentrazione. L’assenza di focus.

Come avviene l’aumento dell’attenzione nei bambini e negli adulti utilizzando gli Scacchi? La scacchiera è solo un quadrato con dei pezzi. Non devono guardare altro. Hanno tutto sotto controllo! Ma non è così semplice, non sempre. Prima è necessario rieducare la mente all’attenzione.

La mente di un bambino è differente da quella di un adulto. Assorbe tutto e l’inconscio non dimentica niente perché tutto è utile per formare la personalità. I bambini più degli adulti sono condizionati dall’ambiente in cui vivono e, come gli adulti, si misurano con esso. Il loro metro è elementare. Pensano che se sbagliano non sono amati, sono una delusione. Sul rischio di questo bias influisce anche il gioco. Paragoniamo un bambino che gioca al campetto di calcio insieme agli amici e sbaglia un rigore con lo stesso bambino in una partita di calcio ufficiale, con i genitori che gridano dagli spalti… come si sente? Il carico di queste emozioni/esperienze dura anche dopo la partita.

Lo sviluppo della concentrazione in un bambino crea autostima, lo aiuta a difendersi dagli stimoli negativi del suo ambiente e qui entra in gioco il contributo pedagogico riconosciuto agli Scacchi. Nel qui e ora! In base ai miei studi e lavori sul campo, ho elaborato 5 passaggi sulla “nascita” e “sviluppo” del focus mentale:

  • Intenzionalità: durante una partita di Scacchi, siamo intenzionati, abbiamo la volontà di fare quello che stiamo facendo: è un Gioco e siamo contenti di giocare. Noi andiamo ad allenare la concentrazione attiva, che sarebbe la capacità di porre attenzione su quello che stiamo facendo, solo sul compito che stiamo svolgendo. Questa capacità attiva è fondamentale. Perché altrimenti non possiamo svolgere nessun compito. Nel gioco siamo più attivi perché vogliamo vincere!
  • Rimozione di stimoli distraenti: isolandoci, immergendoci nel “flow” è come se il tempo si fermasse, si dilatasse e non esistessero distrazioni. E non abbiamo la percezione del Tempo che passa. Ad esempio: nella mia carriera agonistica (ad oggi 32 anni) per 2 sole volte, le mie partite sono durate oltre 6 ore. A Roma 6 ore e 10 minuti e a Livigno nel 2012 6 ore e 22 minuti. Cosa è successo? Non stavo pensando a nient’altro che alla mia partita di torneo. Ho perso la cognizione del Tempo. Nei giochi dei bambini lo vediamo che per loro il Tempo non passa, che starebbero sempre a giocare perché non hanno elementi di distrazione: i genitori li lasciano giocare… e sono tranquilli.
  • Rinuncia del multitasking: fare più cose insieme ci fa perdere energie. Perché ci distraiamo di più! Molto di più. Focalizzare l’attenzione su una sola cosa, ci fa andare a fondo su quella cosa. E perciò riusciamo a farla anche molto bene. Pensare alla mossa del Cavallo, o a come attaccare il Re avversario, ci permette di focalizzarci su singoli obiettivi. Facciamo una cosa alla volta e un passo dopo l’altro facciamo i chilometri. Una cosa per volta… sembra banale no?
  • Attività: attivo mentalmente, desideroso di quella cosa, starci dentro! Coinvolto emotivamente. Essere felice di fare! Mi viene in mente un esempio classico e facile da riassumere: il Calcio. Il pallone e la sua neuro-associazione bellissima con il gioco, l’infanzia e la scoperta. Rotola e rimbalza, è nuova, è curiosa, è una di quelle associazioni positive che permettono di farci tornare alla mente il significato che davamo al gioco in un periodo della nostra vita in cui tutto il mondo era da scoprire.
  • Spirito critico: nel Gioco degli Scacchi non possiamo rilassarci, stiamo sempre attenti a cosa fa il nostro avversario. Giocando ci educhiamo anche a valutare le nostre azioni sulle risposte avversarie. Impariamo dal nostro avversario e da noi stessi. Perdiamo l’abitudine di trovare scusanti dietro una meritata sconfitta e non siamo contenti di una immeritata vittoria perché abbiamo giocato male. Studiamo e ci studiamo per migliorarci e facciamo lo stesso con il nostro avversario. Impariamo a valutare noi stessi e gli altri.
Gli scacchi sono da sempre circondati da veri e propri stereotipi, difficilissimi da estirpare: sono un gioco lento, per persone riflessive, anziane; sono un gioco mite e pacato, praticato da piccoli e grandi geni avulsi dalla società, che ricordano un po’ i secchioni di quando andavamo a scuola; sono un gioco che procede per non meglio definiti schemi; da ultimo, certo, gli scacchi sono un gioco maschio. Nulla di più falso. – Walter Tevis
Michele Blonna

Responsabile della Squadra Italiana ai Giochi Internazionali (World Sport Games a Tallinn, Estonia, per la UISP) nel 2010; medaglia d’argento di categoria per l’Italia (AICS) all’interno dei Giochi Internazionali (WSG 2012 a Lignano Sabbia d’Oro); qualifica di arbitro regionale conseguita nel giugno del 2018; dirigente Sportivo FSI di 1° Livello nel giugno del 2019, miglior istruttore per il Centro Italia del 2019, e istruttore Nazionale FSI-Snaq nel maggio del 2020. Sono educatore e formatore per bambini e ragazzi in età scolare e gestisco attività curricolari di problem solving che coinvolgono oltre 700 allievi su oltre 30 classi tra Roma e provincia.

Il protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione (M.P.I.) e la Federazione Scacchistica (F.S.I.) per introdurre gli scacchi come materia scolastica, appoggiato dalla risoluzione del 14 novembre 2013 in Commissione 7/00169 evidenziava l’intenzione del governo italiano di promuovere gli scacchi a scuola, destinando risorse a favore degli istituti che avrebbero aderito a tale programma. Attualmente siamo ancora in fase di attività facoltativa e collaterale allo studio.

La disciplina sportiva degli Scacchi quando inserita in corsi curricolari aiuta i bambini in età scolare a scoprire ed esprimere il loro potenziale.

I benefici pedagogici che derivano dalla pratica del gioco si possono riassumere in 10 punti:

  1. Capacità logicheSul Protocollo d’intesta tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la FSI
  2. ConcentrazioneGiochiamo una partita?
  3. Accettazione delle regoleGioco e Scuola, prima regola: “segui il bambino!”
  4. Autostima
  5. Senso di responsabilità
  6. Autocontrollo
  7. Pazienza
  8. Memoria
  9. Coordinazione
  10. Creatività