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La Lega apre alle ‘migrazioni controllate’?

Questa settimana di consultazione per la costituzione del gabinetto del nuovo governo tecnico made in Draghi impatta sulle correnti più sovraniste del paese trovando l’auspicata comunione d’intenti. Cadute le resistenze di una campagna politica senza soluzione di continuità, che per tutto il 2020 ha creato il paradosso di un governo di fatto costretto ad esprimersi in difetto con la sola voce della maggioranza, la Lega riconosce le competenze Draghi cambiando prospettiva comunicativa su uno dei capisaldi della politica di pancia de La Bestia: accoglienza migranti.

“Sul tema immigrazione noi proporremo l’adozione della legislazione europea. A noi va bene che l’immigrazione in Italia sia trattata com’è trattata in Francia e in Germania. Con le stesse regole. Bisogna coinvolgere l’Europa in quello che non è un problema solo italiano” – in questi termini, Matteo Salvini torna ad argomentare sui migranti da prospettiva europeista in merito all’autorizzazione allo sbarco concessa ai 422 migranti imbarcati sulla Ocean Viking. Cambia la politica di pancia della Lega con La Bestia in default dopo tre ondate pandemiche: “Se qualcuno all’estero critica il professor Draghi per aver difeso l’economia, il lavoro e la pace sociale europea e non solo gli interessi tedeschi, questa per noi non sarebbe un’accusa ma un titolo di merito. Non è il momento delle polemiche” – la risposta dell’eurodeputato della Lega Marco Zanni alla vigilia del voto per la regolamentazione del Recovery Plan.

Siamo ben lontani dai toni da campagna elettorale permanente che nemmeno due settimane prima aveva tenuto banco sulla presunta incidenza delle ong nell’incremento degli arrivi dei migranti sulle coste italiane e quindi europee. Allora, ancora coinvolta la Ocean Viking sullo sfondo della crisi di governo che avrebbe reso impossibile un Conte Ter, Lega e Fratelli d’Italia erano tornati ad aggredire le politiche di governo che permettevano alle ong di proseguire le loro attività di sbarco profughi sulle coste italiane. Un’accusa che puntualmente distorceva la realtà dei fatti in favore di una comunicazione politica senza appeal e appello. Oggi siamo distanti anni luce da quei modelli comunicativi: recepita come prioritaria l’agenda proposta da Draghi, esiste un solo mandato praticabile capace di unire maggioranza ed opposizione in un’unica azione di governo coerente con l’attualità dell’emergenza pandemica.

Per nulla influenzata da sbarchi autonomi, più che da quelli conseguenti operazioni di recupero e salvataggio delle poche navi ong operative in acque internazionali sotto il controllo della nostra marina e guardia costiera, la terza ondata della pandemia, causa mutazioni, indica le priorità inderogabili per il contingentamento con l’obiettivo di sostenere e supportare l’economia italiana già in recessione: priorità alla messa in sicurezza della popolazione con un modello di vaccinazione pratico, veloce, coordinato su scala nazionale con poche deroghe alle regioni.

La percezione distorta di un fatto non è ascrivibile alla corretta lettura di numeri e statistiche, o alla loro mancata diffusione: la percezione è influenzata dal contesto sociale in cui vive il potenziale fruitore dell’informazione, dalle sue esperienze soggettive, oltre che dai media che utilizza per informarsi. Non è questione chiarire che informarsi quotidianamente seguendo un solo filone narrativo è sinonimo di informazione di parte. Attualmente qualsiasi formazione politica è educata ad accompagnare un’informazione con numeri che ne avvalorino il contenuto, ma questo non significa che sia corretta o veritiera l’informazione in sé: una delle pratiche più diffuse della comunicazione via social è quella di estrapolare concetti per avvalorare ipotesi, spacciandole poi per teoremi. I concetti più idonei in tal senso sono quelli esposti da report, da documenti ufficiali: lo screen di una o più pagine è il valore aggiunto, spesso non accompagnato da un link che permetta di consultare direttamente la fonte; eppure anche in presenza di link alla fonte, la lunghezza del documento potrebbe incidere sulla volontà di verificare la correttezza delle ipotesi proposte. – Social { storytelling } Network
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