Il mondo del clubbing oggi è l’assenza dei set live, del floor, del contatto, delle serate nei club . A Roma, una delle capitali europee della musica elettronica, questa è una mancanza che pesa, si sente, anche sulle produzioni. Oltre che per le inevitabili ripercussioni economiche sul settore del clubbing e sul comparto dell’Intrattenimento, le produzioni musicali al tempo del covid sono differenti perché l’ispirazione arriva da prospettiva inedita. Cosi anche per Sirocco e Zefiro, i venti del clubbing sulla pandemia. Sirocco. Lo scirocco magrebino, l’Euro greco e romano, il vento caldo che scorre dall’aurora. Zefiro. Il vento moderato, a volte freddo e mutevole eppure saldo nella sua promessa, il vento che anticipa la primavera, l’araldo del cambiamento.

Sulla pandemia delle criticità trasversali al PIL italiano
La filiera turistica italiana incide sul Pil (Prodotto interno lordo) nazionale per il 13%. Si tratta di un indotto vastissimo che include settori diversificati anche distanti tra loro come alberghi, bed & breakfast, agriturismi, ristoranti, agenzie, musei, teatri, cinema, monumenti, siti archeologici, riserve naturali, fornitori di comparti differenti incluso l'edilizia. Filiera trasversale a più realtà, osservatorio della salute economica e sociale prima che finanziaria dell'Italia, il Mercato del Turismo - ancora meglio del Mercato Immobiliare - è suo malgrado referente del malfunzionamento della gestione pandemica in supporto alle piccole e medie imprese.

Dalle bollette ad emissione zero ai pagamenti delle assicurazioni anche con attività chiuse, le spese sostenute dalle filiere italiane sono comuni a quelle di qualsiasi attività con vetrina pubblica a cui sono imposti orari, chiusure, e inattività più o meno prolungate. Su questo scenario ha poi influito la posizione di chiusura degli istituti di credito europei con il subentro dei salvagente finanziari degli istituti italiani. Modelli differenti: le pratiche europee sono più snelle, quelle italiane sono gravate da un sovrappeso burocratico anacronistico, che pesa su crisi economiche già proiettate al prossimo biennio e che non possono prescindere dalle criticità del comparto energetico.

Dall’inizio della pandemia ad oggi le bollette a emissione zero continuano ad essere emesse e la sospensione della (non)erogazione puntualmente negata. Accade per i locali, per gli alberghi, per tutte le attività chiuse per decreto o perché non ne hanno più. La domanda di erogazione d’energia elettrica tra gennaio e agosto 2020 aveva registrato il record storico assoluto, al ribasso. L’aumento della domanda privata nelle abitazioni non risolveva l’emergenza e oggi la priorità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) è quella di risolvere le criticità riscontrate entro i prossimi tre anni per evitare una recessione che non avrebbe precedenti nella storia.

In uno scenario così straordinariamente trasversale ai maggiori comparti del Paese, i trend sulla sostenibilità delle ricettività turistica sostenuti dall’Organizzazione Mondiale del Turismo ( OMT | UNWTO ) non trovano conforto nella risposta agli effetti delle misure di contenimento della pandemia, ma contesto nelle partecipazioni delle organizzazioni preposte a differenti comparti, attive e programmatiche da anni anche (ora giocoforza) da prospettiva energetica. Non risolve la riapertura promessa dei luoghi d’incontro culturale come teatri e cinema in un’ondata pandemica condizionata dalle varianti covid e dai ritardi di vaccini con o senza mancate commesse. Non risolve qualsiasi soluzione proposta a misura di singoli settori.

Abbiamo più volte sottolineato come il Mercato del Turismo sia un’osservatorio naturale della salute economica e sociale, prima che finanziaria, dell’Italia in scenari di crisi. Quello che non funziona per il comparto turistico è quello che non funziona per ogni altra piccola e grande azienda di qualsiasi altro comparto. L’approssimazione delle soluzioni, il ritardo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali, il progressivo imporsi alternato di soluzioni d’apertura e chiusura dominate dalla curva pandemica su territori locali, in una nazione fondata sull’attività delle Pmi (piccole e medie imprese), ha impedito una qualsiasi riorganizzazione di priorità, quando non di proiezioni d’investimento, oltre le prossimità a breve termine.

L’inizio del nuovo anno non ha contribuito a rasserenare il settore: la crisi di governo ha avuto come conseguenza una rivalutazione al ribasso del rating assegnato dagli istituti di credito europeo a diversi mercati economici italiani, tra cui quello del Turismo, considerati tra i più a rischio. Il graduale ritiro delle finanziarie europee dal flusso economico italiano, oltre a riguardare la decisione di non rinnovare finanziamenti conclusi, considera anche il congelamento dei finanziamenti in essere. L’Italia ha risposto con i propri istituti di credito proponendo nuove soluzioni per le aziende italiane ma con tutte le differenze burocratiche del caso.

Da: Problem solving alberghiero 2021

Il risultato è la stagnazione di comparti che per forza di cose hanno provato a rimodellarsi su contesti locali, prima che nazionale, tuttavia mancando ugualmente il riposizionamento.

L’esempio più ‘noto’ per riempire i vuoti di notiziario presenti anche al tempo del covid è quello offerto involontariamente dal settore della ristorazione, uno tra i pochi che avrebbero potuto riposizionarsi su clienti italiani anche in contesti di turismo di prossimità. Le chiusure alle 18, l’obbligo all’asporto, le chiusure ulteriormente anticipate, hanno penalizzato il settore senza mezzi termini. Di contro, queste stesse chiusure non riguardavano i centri commerciali che accoglievano e accolgono turisti in movimento tra comuni – in autocertificazione se serve – creando zone franche paradossali in norma alle disposizioni dei decreti, certo, ma fuori da qualsiasi logica interpretativa. Tutte le disposizioni proposte nel corso dei mesi che hanno comportato restrizioni alle attività con vetrina pubblica sono state oggettivamente – e soggettivamente – recepite come test su campo, per usare un eufemismo. I risultati li stiamo vivendo ancora in piena emergenza sanitaria.

Da inizio pandemia gli alberghi sono stati costretti giocoforza a chiudere e chi è rimasto aperto lo ha fatto per spirito di sacrificio oppure perché aveva qualche contratto in essere. Ma di fatto anche il mercato commerciale è rimasto fermo dopo la quarantena della primavera 2020 con un piccolo incremento di lavoro sul mese di agosto, grazie al previsto flusso turistico degli italiani attestabile sul 15/30% di occupazione. Dopo l’estate siamo tornati praticamente chiusi. Ancora adesso a Firenze l’85% degli alberghi sono chiusi e tra le strutture aperte molte lo sono solo a giorni alterni. Il calo occupazionale nel nostro settore oggi è molto superiore al 70% e dobbiamo considerare che Firenze è uno dei principali poli turistici italiani.

Da Giovanpaolo Innocenti, Consorzio Firenze Albergo: basta immobilismo

Ancora oggi, uno dei tormentoni del momento è “perché alle 12 un locale è a posto e alle 20 no?“. Che a dirlo e propagarlo sia un Governatore di Regione o un Presidente d’associazione, resta l’evidenza di una disposizione che impegna risorse e riflettori anti-covid dallo scorso maggio. Il problema non è solo italiano, e questo è comprovato dalle ricerche delle associazioni a livello di comparti. A livello europeo tutti hanno le stesse disposizioni e tutti si adoperano su direttive comuni. Tra le più comuni, quella di utilizzare gli ammortizzatori sociali per garantire una continuità operativa alle filiere produttive. Cosa non ha funzionato?

L’inefficacia degli ammortizzatori utilizzati che agiscono in modo differente a seconda dei settori su cui sono applicati, anche per uno stesso comparto, e la loro generalizzazione esposta alle latenze burocratiche necessarie per evadere l’eccezionale domanda.

Nessuno di noi a marzo poteva prevedere quanto poi si sarebbe protratta la situazione. In quel periodo il personale veniva di fatto messo in ferie forzate con la garanzia di un salario quasi normale; poi siamo passati allo strumento della cassa integrazione che non risolve la situazione nel modo più categorico. Le indennità hanno avuto ritardi epocali e molti albergatori si sono fatti carico del problema anticipando loro i denari. – Giovanpaolo Innocenti

L’inefficacia è definitiva quando a tutto questo si affianca l’impreparazione degli erogatori preposti a fornire, mettere in pratica, lo strumento scelto come soluzione temporanea. Come tampone.

Nella notte tra il 31 marzo 2020 e il primo aprile 2020 le maggiori piattaforme social furono testimoni di un flusso ininterrotto di aggiornamenti di stato da parte degli utenti italiani che lamentavano un sovraccarico di richieste sui server del sito INPS "inondati", a detta dell'Istituto, dalle richieste per i 600 euro d'indennizzo. Nella giornata dell'1 aprile 2020, l'Istituto denunciava di aver subito una violazione dei suoi sistemi con grave ritardo rispetto alle segnalazioni degli utenti che si propagavano in repost, retweet e passaparola tra social e app di comunicazione istantanea: "faccio login sul sito INPS con il mio codice fiscale e la mia password e, dopo molti tentativi prima di riuscire a superare una pagina bianca, mi fa accedere al profilo non mio ma di due persone a me sconosciute".

Non ci fu alcun INPS DATA BREACH causato da attacchi massivi - argomento a cui dedicheremo un prossimo caso di studio sull'anacronismo di strutture e consociate istituzionali a "difesa dei lavoratori" fondate su modelli burocratici superati - ma accadde che l'architettura dei database INPS era insufficiente ad evadere il carico di richieste.

La settimana precedente il portale INPS fu online senza soluzione di continuità. Furono prove tecniche di trasmissione senza logica se non quella della corsa contro il tempo. In 14 giorni l'INPS avrebbe dovuto provvedere all'upgrade delle risorse. Il tavolo preposto univa le competenze di Microsoft e Leonardo a cui venne chiesto di risolvere in un margine di tempo che non avrebbe permesso di testare efficacemente la soluzione. Il sistema collassò e l'ente tornò al suo vecchio modello, che non resse.

Il presidente Tridico indicò due concause senza ragione di essere: denunciò un attacco hacker al sistema mai avvenuto - ipotesi per altro sostenuta in prima istanza anche dalla presidenza del Consiglio - e gli intasamenti "inevitabili con questi numeri". Quello che accadde fu un problema di gestione nella "canalizzazione delle richieste di servizio" causato da un errore procurato da competenze professionali. Il carico di richieste non fu eccezionale, lo fu per l'architettura informatica dell'ente. La mancanza di figure professionali adeguate al problema, l'architettura inadeguata, la comunicazione politica e sindacale a sostegno o contro le opinioni promosse per sentito dire da "voci ben informate", furono anche le eccezionali dimostrazioni dell'inefficacia dei satelliti che orbitano attorno all'Istituto.

"Come abbiamo avuto modo di sottolineare fin dalla prima ora, i problemi di queste settimane sono stati di due ordini" - il report di Punto Informatico - "il primo è tecnico, ed è imputabile soprattutto alle gestioni precedenti dell’Istituto di Previdenza (quando poco si è fatto per ottimizzare i sistemi di un sito sicuramente di grande utilità per gli italiani); il secondo è di tipo organizzativo/comunicativo, poiché l’urgenza trasmessa agli utenti ha portato ad un altissimo numero di richieste nel giro di poche ore, determinando il corto circuito venutosi immediatamente a verificare".

Dal bonus di 600 euro ai ritardi e alle mancate erogazioni della cassa integrazione il passo fu breve, senza considerare che lo strumento proposto come soluzione di comparto dipendeva dalla sua efficacia per settori. In quello alberghiero la cassa integrazione è un ammortizzatore sociale inadeguato. La copertura del salario di un dipendente è praticamente dimezzata e se a questo si aggiungono i ritardi epocali nell’erogazione del credito, ecco che l’albergatore si è visto quasi costretto ad anticipare la copertura dell’ammortizzatore senza avere alcuna garanzia temporale sul rientro. Dunque, l’albergatore si è visto anche costretto a valutare se mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti e lo stesso accadeva per i settori del comparto dell’editoria, il successivo più colpito. Non ne uscirono indenni neanche quelli orientati alla produzione dei beni di prima necessità o riadeguati – anche incentivati dalle Regioni – alla produzione dei beni necessari per il contingentamento pandemico: non sono state poche le aziende che hanno preferito tutelare i propri dipendenti coprendo quasi integralmente la loro busta paga, senza ricorrere allo strumento della cassa integrazione che le avrebbe costrette al limite della non operatività.

Il Mercato del Turismo è un comparto rappresentato da albergatori, ristoratori, imprenditori, dipendenti di struttura, d’ufficio, manutentori, corrieri, autotrasportatori, assicuratori, una lista di professioni e professionisti variegata e trasversale a più comparti, incluso l’Immobiliare – altro comparto italiano naturalmente eleggibile ad osservatorio economico e sociale della salute del paese. Come si può ristorare un’attività che fatturava 500mila euro con 25.000 erogati in prestito o con finanziamenti che richiedono una partecipazione in tempo di crisi al 50% da parte dell’azienda richiedente? Come si può incontrare l’esigenza di liquidità di una struttura con bonus che agiscono sul credito di imposta, proporzionale alla fatturazione d’attività, se le attività saltuarie delle strutture dipendono dalla curva pandemica?

Un albergatore, un imprenditore, quando deve mettere mano alla ristrutturazione della propria attività per mantenerla propositiva all’attualità di un momento dichiaratamente incerto, non valuta i necessari investimenti da centinaia di migliaia di euro. Senza garanzie di rientro e con voci passive in debito di bilancio, cosa dovrebbe valutare? Nel corso del 2020 il settore alberghiero ha accusato dismissioni anche in catene importanti con chiusure di alberghi da 300 stanze. Di contro ha avuto difficoltà perfino nell’incasso dei crediti d’imposta dei bonus vacanze, ritardi nell’erogazione della cassa integrazione, continuando a coprire bollette a emissione zero, premi assicurativi, buste paga dei dipendenti o dei cassa integrati. Il settore dichiara di essere praticamente chiuso, con attività operative una tantum al 10%-15% eppure è diffusa l’opinione che superata la terza ondata gli alberghi torneranno pieni. Sono gli stessi albergatori a dichiarare che “la prima priorità sarà quella di incassare tre camere per andare a comprare il burro per la colazione della mattina“.

La povertà assoluta torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. 

Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni.

Nell’anno della pandemia si azzerano i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo quattro anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi avviatasi nel 2008, quando l’incidenza della povertà assoluta familiare era inferiore al 4% e quella individuale era intorno al 3%. Pertanto, secondo le stime preliminari del 2020 la povertà assoluta raggiunge, in Italia, i valori più elevati dal 2005 (ossia da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore).

dal comunicato ISTAT Stime preliminari povertà assoluta e delle spese per i consumi

Fuori questione il fatto che ogni imprenditore ha innato il reinventarsi in periodo di crisi, qualsiasi investimento fatto in tempo di crisi, qualsiasi riconversione utile al momento, non è un investimento per il futuro ma solo un modo per provare a superare stagnazioni che alimenterebbero la recessione.

Il settore alberghiero è tra i settori italiani più innovativi. La maggioranza delle strutture alberghiere e parallele all’ospitalità tradizionale presenti oggi sul mercato nascono negli ultimi 10 anni. La rivalutazione dei paesi rurali, gli alberghi diffusi, l’ospitalità rifondata sul e per il territorio sono preesistenti alla pandemia. Sono strutture fuori contesto d’innovazione perché in esse non c’è nulla di obsoleto. Sono strutture competitive perché l’evoluzione continua del mercato turistico è propria di una categoria fortemente competitiva. Le offerte presenti sul territorio italiano definiscono un tessuto alberghiero adatto ad ogni esigenza, attuale e pronto all’accoglienza. La stessa cosa può dirsi per il Mercato Immobiliare?

Gli immobili italiani sono per lo più formati da unità sviluppate tra il 1950 e il 1970. Il professionista dell’immobiliare è impreparato su questioni di riqualifica se non quelle necessarie per legge. Mancando di formazione adeguata è anche impreparato alle richieste di chi cerca soluzioni alternative per potersi spostare: perché gli alberghi o sono chiusi o lavorano a corrente alternata e, più praticamente, perché un ristorante aperto oggi domani potrebbe essere chiuso per il cambio di colore della Regione, della Provincia o del Comune. Un agente immobiliare è pronto a consigliare trilocali – nel caso in cui si presenti l’inconveniente di una quarantena – e le stime in suo possesso convergono verso la convenienza d’affitto (o d’acquisto) di quella tipologia d’immobile. Sa argomentare di classe energetica ma non di eco-sostenibile o del territorio su cui si trova l’immobile proposto, laddove il cliente richieda informazioni pratiche con maggiore presa di coscienza causa covid: situazione sanitaria, smaltimento rifiuti, supporto e tempistiche per gli allacci, disponibilità dell’amministrazione condominiale, ce n’è per tutti i gusti. Non siamo in tempi normali e i report di stima forniti dai portali immobiliari, sempre più puntuali osservatori di tendenza, si perfezionano di conseguenza anticipando le agenzie.

Cosa significa cambiare le case che vengono comprate in ottica green? Dare la giusta rilevanza ad elementi come l’isolamento termico, gli infissi termici, gli impianti di climatizzazione invernale ed estiva ad alta efficienza, i sistemi di monitoraggio dei consumi, la produzione dell’energia attraverso fonti rinnovabili, una buona esposizione dell’immobile. Questi elementi, oltre alle certificazioni energetiche obbligatorie per legge, incontrano l’interesse dei portali immobiliari anche se non è evidente dal lato utente: gli agenti immobiliari sono invitati ad inserire diversi parametri che fanno parte della sfera eco-sostenibile, perché i portali le considerano utili per la produzione dei report di stima che l’agente stesso utilizza quando si rapporta con il proprietario di un immobile per un possibile mandato di vendita.

L’interesse all’uso dei report di stima è dunque dipendente dal grado di formazione dell’agente immobiliare ma non solo. Un agente che propone argomenti come l’isolamento termoacustico difficilmente trova soddisfazione trattando immobili che in Italia per la maggior parte sono databili nel ventennio 1950-1970: il rischio è di peggiorare le condizioni di vendita dell’agenzia non essendoci un vero parametro di qualifica rispetto alle informazioni e ai valori proposti.

Da La Renovation Wave del Green immobiliare italiano

In confronto il Mercato del Turismo è un motore pronto e oliato, consapevole di poter garantire sicurezza informativa e gestionale con risposte puntuali e mai vaghe. Un motore pronto ma senza sapere se e quando potrà fare o rifare il pieno: malgrado gli investimenti richiesti dalle disposizioni anti-covid, malgrado la formazione del personale, le offerte a misura di contingentamento e di distanza, il settore non è considerato sicuro. Un albergo non è sicuro, non lo è un ristorante, lo è un ipercentro?

Un ipermercato è sicuro ma non è sicuro andare al cinema, al teatro, partecipare ad una serata live. Eppure le regole di distanziamento e sicurezza sanitaria sono talmente assimilate da cambiare il modo di comunicare iniziative ed eventi. Anche qui l’osservatorio per eccellenza è il Turismo: “A un anno di distanza, mantenere alta l’attenzione del cliente su questo tipo di soluzioni avrebbe l’effetto opposto: il turista, il viaggiatore, il lavoratore, non ha bisogno di essere ulteriormente pressato su soluzioni che lui stesso considera ormai normali, necessarie. Ne noterebbe l’assenza ma ugualmente ne noterebbe l’azione evidenziante“.

PwC ItaliaUno sguardo sul futuro dell’Intrattenimento e dei Media in Italia 2020-2024

Quanto mai vero per il comparto dell’Intrattenimento, praticamente congelato dall’inizio della pandemia ed in cui il meglio delle categorie settoriali è rappresentato da chi è imprenditore di sé stesso. Un comparto al limite dell’implosione economica, mancante di ammortizzatori decenti e in cui la tutela dei settori avviene per la maggior parte a livello d’iniziative individuali, e raramente a livello di collettivo orientato alla tutela della categoria come può essere l’iniziativa del primo registro dei dj. Così accade che la pandemia si avverta anche sulle produzioni artistiche perché l’ispirazione arriva da prospettiva inedita. L’ispirazione inizia dalla mancanza di una realtà che la pandemia ha letteralmente strappato via rivelando il meglio e peggio del comparto. La solidarietà, ad esempio, è stato un motivo trainante fin dalla quarantena del 2020: raccolte fondi, partecipazioni gratuite a live reali – e poi ai live in streaming – dirette da locali vuoti per provare a dare un senso di continuità se non di attitudine positiva verso il futuro; le azioni individuali hanno dominato le iniziative del comparto con la priorità di sempre, tutelare il “brand” del singolo, che al tempo del covid significa anche alimentare invidie come accadde con la raccolta fondi di David Guetta per l’UNICEF da Dubai, tacciato di opportunismo per aver preferito una solidarietà globale a quella di categoria.

David Guetta – Donate | UNITED AT HOME FUNDRISING LIVE STREAM FROM DUBAI

Infine, con comunicato del 2 marzo 2021 è stata annunciata la firma di un decreto che destina € 15 mln al ristoro di live club e altri operatori nel settore della musica dal vivo, € 10 mln agli organizzatori di concerti, per compensare le perdite dovute alle date annullate o alla mancata programmazione di date, e d € 25 mln agli autori, artisti interpreti ed esecutori per i mancati incassi” – si legge nelle misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus (COVID-19) per il settore dei beni e delle attività culturali del Servizio Studi della Camera dei deputati.

Il discorso programmatico del Presidente del Consiglio Mario Draghi definisce l’intenzione al cambiamento nell’approccio alla pandemia. Non è un endorsement alla linea comune dell’Unione Europea, quanto il necessario perseguimento di obiettivi prioritari “per essere pronti quando l’emergenza sanitaria sarà passata“.

Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo? Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così.

Il riscaldamento del pianeta ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento, alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all'uomo.

Come ha detto Papa Francesco "Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore”.

Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane.

Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato.

Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.
Intruder Legacy

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