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Inail su denunce infortuni Covid

Dai 131.000 casi di gennaio 2021, con un incremento di 27.000 rispetto ai dati registrati al dicembre 2020, relativi all’impatto della seconda ondata della pandemia da coronavirus covid-19 con il 57,6% delle denunce concentrato nel quarto trimestre 2020, al nuovo report sviluppato secondo i protocolli dello studio Inail sulla classificazione del rischio nei luoghi di lavoro. Sullo sfondo la campagna vaccinale.

Ieri Plos One pubblicava lo studio Inail sullo sviluppo della metodologia messa a punto dai ricercatori dell’istituto per valutare il pericolo di contagio da Covid-19 negli ambienti professionali. L’obiettivo: una concreta classificazione dei rischi correlati ai luoghi di lavoro per combattere l’emergenza pandemica. Il metodo sviluppato tiene conto delle caratteristiche specifiche dei processi produttivi e dell’impatto dell’organizzazione del lavoro sul rischio di contagio, oltre al fatto che diverse professioni sono soggetti a vetrine pubbliche – contatto con il pubblico, con clienti – con conseguente aumento delle probabilità di aggregazione sociale e aumento dei possibili veicoli del contagio. La base di partenza dei ricercatori Inail per l’analisi dei rischi è quella della sicurezza fisica e sanitaria sul posto di lavoro “finalizzato all’individuazione dei livelli generali di rischio occupazionale integrato per la popolazione attiva“.

In Risk assessment at work and prevention strategies on COVID-19 in Italy, Inail identifica le classi di rischio per settore lavorativo “con l’attribuzione di un codice colore. La diversa dimensione delle bolle è direttamente proporzionale al fattore di aggregazione assegnato a ciascun settore“, ordinando le classi di rischio per i settori, con relativo numero di lavoratori “secondo il primo livello della classificazione ATECO e le loro suddivisioni“. Il metodo sviluppato offre nuove possibilità di lettura dei dataset d’infortunistica da Covid, quanto mai necessarie dopo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto che al primo bimestre 2021 attesta 156.766 denunce di infortunio sul lavoro per contagio, +25% rispetto alle rilevazioni del report mensile di gennaio. Il report, che non tiene conto dei lavoratori non assicurati all’Inail come i medici di base, rivela il maggiore impatto della terza ondata rispetto alla seconda.

L’opportunità del metodo di analisi Inail assume un’importanza rilevante nello sviluppo delle strategie necessarie all’ottimizzazione della campagna vaccinale nuovamente salita agli onori della cronaca dopo il fallout della primula di Boeri, il mancato impegno di fornitura dei vaccini da parte delle aziende farmaceutiche che avevano ottenuto l’appalto, e i ritardi dovuti al caso Astrazeneca, azienda bio farmaceutica in prima linea nella lotta al Covid in Italia. Se attualmente il rapporto prime vaccinazioni su dosi disponibili sottolinea la mancata partecipazione dei cittadini alla vaccinazione, tale mancanza arriva dall’insicurezza procurata dal bimestre appena trascorso: mancanza di dosi, personale insufficiente, inefficacia del protocollo d’assegnazione per fascia di rischio con conseguenti salti di fila, mancanza di un protocollo nazionale univoco per ruoli e competenze.

Viviamo in tempi incerti. Man mano che l’incertezza dello scenario aumenta, il nostro cervello sposta il controllo sul sistema limbico, il luogo in cui vengono generate le emozioni, come l’ansia e la paura. E questo è lo scenario più pericoloso che possiamo immaginare, per noi stessi e per la nostra società.” – affermava Mauro Porcini nel suo contributo video che il 2 aprile 2020 aprì ufficialmente lo #STANDUPTOGETHER – ” … per la prima volta nella storia delle nostre generazioni affrontiamo una crisi globale reale e tangibile. Non c’è un paese contro l’altro. Siamo tutti insieme contro un nemico invisibile. Un virus! Sarebbe folle aggiungere un nuovo nemico in questa battaglia, quella paura e quell’ansia che potrebbero dividerci, rendendoci più deboli che mai“ – Social { storytelling } Network.
PR Intruder Press

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