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Confcommercio su sostegni parametrati e PIL mensile a rischio

L’analisi dei numeri diffusi da Confcommercio evidenziano l’inadeguatezza dei sostegni economici delle partite IVA, in particolare per le attività più colpite quali sono quelle con vetrina aperta al pubblico. Solo nel Lazio, la recessione da pandemia aveva causato la chiusura di 18mila attività. Il pericolo maggiore è in caso di ulteriori ritardi della campagna vaccinale: perdita PIL 4,7% mese.

Come anticipato all’inizio dell’anno dagli osservatori trasversali ai maggiori comparti di riferimento per il PIL italiano, alle misure di contingentamento della pandemia non corrispondono adeguate contromisure economiche e ammortizzatori sociali a misura di settore. Con la Pasqua in un’Italia in zona rossa la situazione non potrà che degenerare per quei tessuti imprenditoriali già fortemente provati da cui la mobilitazione di Confcommercio nel rilevare che senza sostegni parametrati alle effettive perdite subite il sistema non ha la capacità di reggere ancora a lungo. Il 20 marzo il presidente Sangalli lanciava l’allerta: “Il decreto sostegni ha ancora forti limiti. I parametri per ottenere gli indennizzi sono troppo selettivi e le risorse sono insufficienti. Le speranze sono appese ai vaccini ma intanto le imprese non hanno più riserve per andare avanti, è vitale fare tutto ciò che è necessario ma farlo in chiave italiana“.

Il prolungamento dei ristori per tutto il 2021 e soluzioni come il fondo perduto fissato a 3.700 euro, oppure i 2.400 euro a lavoratori dipendenti ed autonomi non sono sufficienti a dare respiro alle attività maggiormente colpite dalle disposizioni anti-covid. Lo scorso gennaio scendeva in campo Confesercenti indicando la chiusura di 18.000 attività solo nel Lazio di cui l’80% in provincia di Roma e ad oggi la situazione non è migliorata. Le attività più colpite sono sempre quelle con vetrina aperta al pubblico o comunque strutturalmente predisposte per l’aggregazione sociale, e in particolare quelle costrette a chiusure forzate. La mancanza di parametri adeguati ad erogare ristori in base alle effettive perdite maturate dagli esercizi rende inefficace qualsiasi sostegno e ammortizzatore considerato. Uno scenario del genere è ugualmente dipendente dalla velocità della campagna vaccinale.

Il 17 marzo ancora Confcommercio allertava sul pericolo di un calo del PIL al 4,7% su base mensile a causa della terza ondata pandemica unitamente alle difficoltà riscontrate dalla campagna vaccinale. Questo perché i settori più colpiti dalle disposizioni corrispondono alle filiere che praticamente incidono di più sul PIL. A febbraio le stime Confcommercio confermavano la tendenza consolidatasi nel 2020 relativa ai settori più colpiti con intrattenimento e alberghiero intorno al 70% e vetrine al pubblico come bar e ristoranti al 30%.

Gli aiuti forniti non possono sopperire alla mancanza di lavoro. Draghi ha colto nel segno: gli aiuti finiscono. Poi di che aiuti parliamo se all’albergo o all’impresa nati a metà del 2019 – di qualunque dimensione – toccano appena 2000 euro e poi più nulla! Di quali ristori parliamo se quel denaro va via con tre bollette emesse a consumo zero? E chi ha una struttura più organizzata ed “anziana” con un fatturato 400/500 mila euro? Il ristoro non arriva a 10mila, vogliamo parlarne? – Giovanpaolo Innocenti, Consorzio Firenze Albergo: basta immobilismo
PR Intruder Press

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