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Sicilia: dataset falsi per limitare restrizioni

Cinque mesi di intercettazioni e l’accusa: falso materiale e ideologico sui numeri prodotti nelle rilevazioni dell’incidenza della pandemia da covid-19 in Sicilia. L’inchiesta condotta dalla procura di Trapani oggi ha aperto un vaso di pandora sulle comunicazioni statistiche della regione all’Istituto Superiore di Sanità, alzando l’attenzione sui protocolli applicati per l’analisi dei dati su base regionale nella definizione dei colori da assegnare alle regioni italiane.

I dati prodotti dalla regione Sicilia sulla diffusione del covid sono falsi. L’inchiesta condotta dai Carabinieri per conto della procura di Trapani è definitiva: dal novembre 2020 a tutto il 19 marzo 2021 la regione ha falsificato i dataset su base regionale per ottenere colori meno invasivi per le attività su territorio siciliano. Dati spalmati, falsati, sul numero dei ricoveri in terapia intensiva, sui decessi, sul numero di tamponi effettuati, sul rapporto tamponi / esiti, per minimizzare la situazione pandemica in Sicilia oltre che per coprire le mancanze del sistema sanitario della Sicilia. Il maggiore degli indagati è l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza a cui è stato sequestrato il telefono cellulare. Il sindaco di Palermo ha deciso di costituirsi parte civile, seppure nelle intercettazioni è presente Renato Costa, il commissario straordinario per l’emergenza Covid a Palermo.

Estraneo ai fatti il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci che, sottolinea La Stampa, “ha deciso di non scaricare il suo assessore“. Sempre il quotidiano riporta la gravità di quanto perpetuato nel tempo dal commissario straordinario Costa come pratica standard nella minimizzazione dei valori comunicati all’ISS, conti che non tornavano già a metà marzo:  “La telefonata è dello scorso 15 marzo: La Di Liberti lo chiama e racconta di aver trasmesso i dati sui nuovi contagi positivi Covid-19 all’Assessore alla Salute Ruggero Razza, il quale ha deciso che non si possono trasmettere con quel dato (355 ) perché lo ritiene elevato. Il commissario Costa, dapprima contrario a variare i numeri, concorda con l’avviso della Di Liberti intenzionata a comunicare al Ministero non più di 285-295 casi positivi e di rinviare la trasmissione dei rimanenti contagiati, spostandoli al giorno successivo“.

La pratica riscontrata sul territorio siciliano alza l’attenzione sui protocolli sostenuti dalle disposizioni anti-covid dei Dpcm che fin da marzo 2020 demandano alle regioni un’ampia autonomia nella gestione del contingentamento pandemico, a partire dagli hot spot, primi produttori di dati statistici per l’ISS contemporaneamente sottovalutando quei dati prodotti da istituti che hanno maggior familiarità con specifiche realtà territoriali. La presa di posizione di Musmeci sui falsi comunicati all’ISS è controcorrente: “Questa terra dà fastidio quando non alimenta le cronache giudiziarie, abbiamo tenuto lontano in questi anni la Sicilia dalle inchieste. Ho fiducia in Razza, ed estrema fiducia nella magistratura: sono convinto che i fatti saranno chiariti. Non mi occupo degli affari quotidiani del dipartimento ed è facile in questo momento fare ricostruzioni. Io credo che dobbiamo chiederci a cosa serviva“.

“Viviamo in tempi incerti. Man mano che l’incertezza dello scenario aumenta, il nostro cervello sposta il controllo sul sistema limbico, il luogo in cui vengono generate le emozioni, come l’ansia e la paura. E questo è lo scenario più pericoloso che possiamo immaginare, per noi stessi e per la nostra società.” – affermava Mauro Porcini nel suo contributo video che il 2 aprile 2020 aprì ufficialmente lo #STANDUPTOGETHER – ” … per la prima volta nella storia delle nostre generazioni affrontiamo una crisi globale reale e tangibile. Non c’è un paese contro l’altro. Siamo tutti insieme contro un nemico invisibile. Un virus! Sarebbe folle aggiungere un nuovo nemico in questa battaglia, quella paura e quell’ansia che potrebbero dividerci, rendendoci più deboli che mai“ – Social { storytelling } Network
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