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Italia chiama Libia: Mario Draghi, su sicurezza siti energetici e avamposto Europa.

“Il terrorismo, il crimine organizzato e il traffico di esseri umani sono questioni comuni tra di noi, da risolvere insieme trovando quei meccanismi pacifici già previsti nell’accordo di amicizia tra i nostri due paesi firmato nel 2008” – il Primo Ministro libico ad interim Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh nella dichiarazione congiunta in conferenza stampa alla fine dell’incontro con il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita speciale a Tripoli.

Tra le questioni di comune interesse trattate durante la visita speciale del Presidente del Consiglio Mario Draghi, “la più importante è la riattivazione dell’accordo firmato con la Libia nel 2008 in tutti i suoi aspetti” – è andato dritto al punto, ieri, il Primo Ministro Dbeibeh all’inizio della dichiarazione congiunta dopo l’incontro Libia Italia. La Libia chiede all’Italia, e all’Europa, la riapertura degli spazi aerei e la libera circolazione delle persone in relazione ai visti per studio, affari e sanità, così come previsto nell’accordo di amicizia. Fondamentale anche, in ottica economico-energetica, la garanzia procedurale delle attività libiche in Italia a partire dalle procedure bancarie, necessarie così come auspicato dai contatti con l’Eni: “La Libia auspica di sfruttare i propri investimenti in Italia e di affrontare e risolvere la sfida comune dell’immigrazione clandestina che riguarda tutta l’Europa. Il terrorismo, il crimine organizzato e il traffico di esseri umani sono questioni comuni, da risolvere insieme“. Perché questo sia possibile, occorre una coordinazione sanitaria migliore tra i due paesi, oltre a consolidare la priorità del settore sicurezza.

La nostra cooperazione in campo progettuale” – sostiene Mario Draghi a nome del Governo italiano dopo aver chiarito come in tutti gli anni di conflitto l’Italia sia stato l’unico paese con ambasciata aperta su territorio libico – “è riferita alle infrastrutture civili, in campo energetico, sanitario e culturale. C’è la volontà da parte della Libia di riprendere l’interscambio culturale che avevamo, anzi si vuole superare quel livello. Si vuole fare di questa partnership una guida per il futuro in piena sovranità per la Libia“. Sui flussi migratori e il buio del business dei migranti, Draghi inizia tenendo profilo basso e passivo nell’esprimere “soddisfazione per i salvataggi compiuti dal governo libico”, e poi incalza: “il problema non è solo geopolitico ma anche umanitario“, non riguarda solo l’energia, sottolineando che “l’Italia è l’unico paese che continua a tenere attivi i corridoi umanitari sul mediterraneo. Il problema non nasce solo sulle coste libiche ma anche sui territori meridionali, e l’Unione europea è stata investita del compito di risolvere la questione“. Entrambi i governi sanno che la guardia costiera libica è un asse militare diversificato, creato per sopperire ad un’emergenza, e inadeguato.

Operatori umanitari e corrispondenti esteri iscritti all’albo dei giornalisti, impegnati nella ricerca di primi contatti o nella raccolta di informazioni su ciò che accade nei campi libici strutturati per contingentare i flussi migratori limitandone il flusso verso l’Europa – e quindi in primo luogo verso le coste italiane, sono stati oggetto d’attenzione da parte della procura di Trapani, autorizzando gli organi competenti al controllo di volontari e professionisti dell’informazione attivi sulle rotte del mediterrano centrale.

Il 22 gennaio 2019 in Libia si contavano 34 centri di contenimento – hotspot – gestiti dal governo libico e si documentava un traffico di migranti che fatturava medie di 60.000 dollari a settimana e che nel 2018 aveva gestito circa 170.000 migranti. Quei flussi migratori riguardavano la Siria e diverse nazioni africane come Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan. Allora le speculazioni su quali fossero i motivi che spingessero persone di ogni estrazione sociale ad imbarcarsi in viaggi della speranza convergevano su due ipotesi – opportunità, fuga da zone di guerra – entrambe utili per storytelling di comunicazione politica. – Con gli occhi delle migrazioni

Nell’immaginario collettivo italiano le migrazioni avvengono solcando i mari: foto d’epoca ritraggono i nostri bisnonni in partenza su grandi navi per l’America, più recentemente negli anni novanta gli approdi sulle coste pugliesi di cittadini albanesi, ai giorni nostri i “barconi” provenienti dalla Libia. L’Uganda, conosciuta come la Perla d’Africa per la sua natura selvaggia ed impenetrabile, ricca di acqua e di materie prime, non ha sbocco sul mare! .. eppure accoglie oltre 1,4 milioni di rifugiati (stima al 31 gennaio 2021), in prevalenza dal Sud Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo. Una migrazione interna al Continente, una migrazione che non viene dal mare. – Uganda: la migrazione non viene dal mare!
PR Intruder Press

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