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Croce Rossa e Medici Senza Frontiere, webinar: negoziare in scenari di crisi

Quando e come si negozia in scenari di operazioni umanitarie? Qual è l’obiettivo di un negoziato? Il negoziato serve quando è necessario stabilire le condizioni necessarie perché si possa esplicare un’azione umanitaria. L’obiettivo è solo uno: avere accesso sul territorio per raggiungere le persone che necessitano di assistenza umanitaria. Ieri, on su facebook, il webinar di Medici Senza Frontiere – parte delle iniziative promosse in occasione del 50° anniversario dell’organizzazione umanitaria.

Quando si parla di spazio umanitario, ci si riferisce alla possibilità d’intraprendere tutte le azioni necessarie per raggiungere persone vulnerabili in scenari di crisi. La negoziazione è alla base degli aiuti umanitari. Ancora oggi è in atto un cambiamento nella professionalizzazione degli agenti umanitari, come dimostrato dalle analisi e dalla promozione di esperienze e riflessioni sulla negoziazione realizzate dal Centre of Competence on Humanitarian Negotiation, iniziativa congiunta ICRC, UNHCR, WFP, MSF. Il webinar MSF inizia così, evitando fumo negli occhi e andando dritto al punto con il primo intervento di Antonio De Lauri: “Lo spazio umanitario è uno spazio negoziato con gruppi politici, governi, gruppi armati, allo scopo di raggiungere le persone più vulnerabili. In passato questa azione è stata occultata” – è l’incipit da cui parte il Direttore del Centro norvegese per gli Studi Umanitari e Research Professor presso il Chr. Michelsen Institute. Il punto focale è che le politiche d’intervento oggi sono più complesse di quanto lo erano 20 anni fa a causa della presenza di nuovi attori, alcuni per convenienze speculative.

Negoziazione e accesso umanitario

È da sempre un punto cruciale per gli operatori umanitari la negoziazione dell’accesso allo spazio umanitario in situazioni di conflitto o emergenza, finalizzata sia all’accesso pratico alle zone di guerra e di emergenza, sia a garantire l’accesso della popolazione agli aiuti. La tensione comincia laddove la distribuzione degli aiuti si scontra con gli interessi politici nella regione. Quali conseguenze crea tale scontro? Può portare alla ridefinizione del ruolo degli attori umanitari e delle politiche di negoziazione e di diplomazia umanitaria sul campo? Il margine di manovra delle organizzazioni umanitarie è frutto di un costante negoziato e dei rapporti di forze e di interessi tra protagonisti degli aiuti internazionali e le autorità, dipende dalla loro capacità di trovare alleanze con tutti gli attori presenti sul campo e le forme di potere in grado di favorire la loro azione. Ne parleremo con: – Antonio De Lauri, Direttore del Centro norvegese per gli Studi Umanitari e Research Professor presso il Chr. Michelsen Institute – Fabrizio Carboni, ICRC Regional Director, Near and Middle East – Duccio Staderini, Capo Missione MSF Moderatore: – Fabrizio Maronta, Limes Questo appuntamento fa parte dei nostri DIALOGHI UMANITARI, una serie di webinar per discutere sfide e dilemmi dell’azione umanitaria contemporanea, a cinquant’anni dalla nascita di Medici Senza Frontiere.

Pubblicato da Medici Senza Frontiere su Giovedì 17 giugno 2021

La moltiplicazione degli attori umanitari, dei movimenti dal basso, di gruppi che sorgono in forma spontanea e si consolidano nel tempo, di gruppi politici che strumentalizzano, di aziende che trattano di aiuto umanitario pensato in termine di prodotto” – tra i fattori scatenanti. Il webinar non è rivolto ad un pubblico tecnico, formato. Si parte dall’ABC, così il moderatore Fabrizio Maronta per Limes fa la domanda di sempre, tra le righe, sul perché non è conveniente pubblicizzare un negoziato e sul perché esiste un momento negoziale che precede o segue la negoziazione sul campo. De Lauri sintetizza che la diffusione di un negoziato è improponibile perché è necessario mantenere equilibri delicati sul territorio, per tutelare le persone vulnerabili che si vogliono raggiungere, e aggiunge: “Se ci si sposta di livello, dal campo alla coordinazione delle azioni” si tratta di diplomazia umanitaria, un’azione che esiste dai primi anni del 2000, un “concetto contestato che racchiude la natura politica dell’intervento umanitario, quasi un ossimoro. L’umanitarismo ha avuto l’ambizione di essere imparziale“.

Fabrizio Carboni è un operativo, direttore regionale del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il Medio Oriente. La confidenzialità dei negoziati è pane per i suoi denti: “la confidenzialità è una conseguenza di un principio, la neutralità. Questo non vuol dire che non c’è politica nell’azione umanitaria. L’azione stessa è un atto politico. Neutralità vuole dire che non si esprimono opinioni sulle ragioni di un conflitto. Il principio di neutralità non è un principio di valore, è un tool, uno strumento. Il principio di valore è l’imparzialità. La confidenzialità ci aiuta a raggiungere un obiettivo, se non riusciamo allora la confidenzialità non esiste più… come accadde in Myanmar“. Sui cambiamenti in atto: “Nel mondo occidentale e in particolare negli USA l’attacco a New York è stato un evento così traumatico che non c’era più spazio per la neutralità. Tanti attori umanitari hanno accettato la narrativa del clash of civilization. Gli umanitari sono percepiti come prodotto del mondo occidentale e l’azione umanitaria è diventata uno strumento di politica esteriore ma c’è un’altra dimensione ancora: gli stati non ce la fanno più a trovare una soluzione politica“.

Così accade sempre più spesso che non riuscendo a risolvere un conflitto, i governi iniziano a parlare dell’azione umanitaria, gestendo le riunioni negoziando insieme ai professionisti degli aiuti umanitari. Nazioni Unite, Ong. “Ci sono ong più governative di quanto sembri“. Allora Maronta apre a Duccio Staderini, Capo Missione per Medici Senza Frontiere che spiega: “la dialettica post 11 settembre si presta molto alla teoria del complotto da oriente a occidente. Con la nuova posizione che occupo sperimento in Italia i limiti allo spazio umanitario che avevo sempre sperimentato all’estero. Negli ultimi anni abbiamo avuto anche una tendenza alla criminalizzazione degli aiuti e non c’è bisogno di arrivare in Europa. Attività di soccorso e ricerca in mare sono oggetto di dibattito politico che va ben al di là della questione di salvare persone. Diamo fastidio nel momento in cui noi rivendichiamo spazio e accesso a situazioni che qualcuno vuole chiudere. Abbiamo principi sui quali non si può transingere, ‘non fare del male’. Non risolviamo le guerre e non abbiamo impatto sui flussi migratori, siamo lì come un cerotto e facciamo quello che possiamo“.

C’è molto di più nell’ora e mezza di webinar proposto ieri, giovedì 17 giugno. Si parla dei limiti della negoziazione, linee rosse, di supporto militare alle azioni umanitarie, della percezione degli aiuti da parte della popolazione e dei governi con cui s’interagisce sul territorio d’azione. A tutto questo dedicheremo lo spazio necessario in una prossima pubblicazione.
PR Intruder Press

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