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Il denaro del Cashback sulle misure urgenti del Decreto Legge 99 / 2021

Il nuovo decreto relativo alle “misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese” pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale n. 155 stabilisce CIG Covid con proroghe al blocco dei licenziamenti per i settori più in crisi. Il blocco del Cashback garantirebbe la copertura finanziaria auspicata dal Governo per far ripartire la filiera economica italiana. Dall’Italia Cashless del Governo Conte al rivisitato Cura Italia del Governo Draghi.

Il Piano Italia Cashless non funzionava? L’ambizioso programma voluto dal Governo Conte per incentivare l’uso di carte di debito e di credito, oltre l’uso dell’app, favorendo “lo sviluppo di un sistema più digitale, veloce, semplice e trasparente” cede all’evidenza delle limitate risorse del Governo Draghi alle prese con le scadenze del Decreto Cura Italia. Lo stop al Cashback farà risparmiare allo Stato quei 3 miliardi stimati come necessari per affrontare il rinnovato impegno del Governo all’invito e al sostegno delle imprese nell’uso degli ammortizzatori sociali come alternativa ai licenziamenti. La posizione ufficiale del Governo per voce del Presidente del Consiglio Mario Draghi è quella di aver bloccato uno strumento che ha fallito il suo obiettivo di deterrente all’evasione fiscale, al netto delle opinioni sul carattere regressivo del Cashback che agevolerebbe “le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori. Perché sono già abituate a utilizzare le carte di pagamento. La misura rischia perciò di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche“. Il Cashback viene parcheggiato, e non accantonato, per curare le Pmi italiane.

Con l’Italia Cashless congelata sono svincolati quei 3 miliardi più volte indicati nei giorni scorsi come quasi decisivi per la copertura degli ammortizzatori sociali, miliardi “di risorse stanziate per i contributi a fondo perduto e rimaste invece nelle casse dello Stato dopo i pagamenti effettuati dall’Agenzia“, miliardi che saranno utili per garantire le imprese sugli ammortizzatori sociali. “Con riferimento ai settori produttivi nei quali è superato il divieto di licenziamento” – spiega IPSOA – “il decreto stabilisce che le imprese, che non possano più fruire della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, possano farlo in deroga per 13 settimane fino al 31 dicembre 2021, e soltanto qualora se ne avvalgano, con conseguente divieto di licenziare“, sottolineando una differenza sostanziale tra la comunicazione ufficiale del Governo e quanto riportato in Gazzetta Ufficiale: “il dettato normativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale non fa menzione di alcuna esenzione dal contributo addizionale per le imprese che non licenziano“. Il D.L. n.99 del 30 giugno 2021 è un decreto orientato alla filiera produttiva ed economica dell’Italia con dedica sia ai lavoratori che agli imprenditori.

La proroga per l’invio delle cartelle esattoriali che era tra le scadenze al 30 giugno del Cura Italia è stata estesa al 31 agosto. Si raddoppiano le risorse destinate al settore energetico: “697 milioni di euro al sostegno delle misure di incentivazione delle energie rinnovabili edell’efficienza energetica, che trovano copertura sulle tariffe dell’energia: sono trasferite alla Cassa per i servizi energetici e ambientali, entro il 30 settembre 2021, risorse pari a 503 milioni di euro“. Si adottano misure economiche importanti per tutelare i lavoratori e incentivare le imprese all’uso degli ammortizzatori, fino ad oggi mal gestito non certo dalle piccole e medie imprese. L’intesa Governo Sindacati verte tutta sulla garanzia della puntualità degli ammortizzatori, unica alternativa al licenziamento coatto. A tal fine, il Governo si è impegnato a promuovere un tavolo di monitoraggio sull’intesa con Cgil, Cisl e Uil per rendere conto del proprio lavoro e per un confronto immediato e diretto con le parti in caso di necessità. Il “Cura Imprese e Lavoro” conferma le linee guida del Governo Draghi a tutela del PIL italiano, e l’urgenza di applicarle.

Dall’inizio della pandemia ad oggi le bollette a emissione zero continuano ad essere emesse e la sospensione della (non)erogazione puntualmente negata. Accade per i locali, per gli alberghi, per tutte le attività chiuse per decreto o perché non ne hanno più. La domanda di erogazione d’energia elettrica tra gennaio e agosto 2020 aveva registrato il record storico assoluto, al ribasso. L’aumento della domanda privata nelle abitazioni non risolveva l’emergenza e oggi la priorità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) è quella di risolvere le criticità riscontrate entro i prossimi tre anni per evitare una recessione che non avrebbe precedenti nella storia. – Sulla pandemia delle criticità trasversali al PIL italiano
PR Intruder Press

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