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Cronache di una Ocean Viking migrante

Lo stallo autoindotto dell’Unione europea nelle parole del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: “bisogna attivare le diverse leve per tentare di prevenire questi movimenti di migrazioni irregolari e favorire, e facilitare, i rimpatri per coloro che non hanno i requisiti per aver lo status di rifugiato in Europa“. Lo storytelling della politica di pancia che assegna di nuovo e senza appello lo status di migranti illegali a chi “viaggia” sulle rotte del mediterraneo. Ed è ancora Ocean Viking.

Ieri sera un uomo si è gettato in mare dalla Ocean Viking. La notizia diffusa da un tweet di SOS MEDITERRANEE nei limiti dei 500 caratteri: “L’equipaggio lo ha soccorso ed è fuori pericolo. È stato salvato una settimana fa da una barca in pericolo. Aveva detto: se sapessi dove e quando sbarcherò potrei resistere. Ma non riesco a resistere all’incertezza“. Il 6 luglio, l’associazione umanitaria twittavaSul ponte di poppa della Ocean Viking, 572 naufraghi hanno urgente bisogno di un #portosicuro in cui sbarcare. Entro un paio di giorni le razioni di cibo preconfezionate saranno esaurite.
Il nostro equipaggio ha compiuto il suo dovere legale e morale di salvataggio
e denunciava l’azione illegale della Guardia costiera libica al di fuori delle sue acque di competenza: “Non solo ci è capitato di salvare centinaia di persone senza alcun coordinamento da parte delle autorità marittime, ma abbiamo anche avvistato resti di barche intercettate dalla Guardia Costiera libica, anche nella regione di ricerca e soccorso maltese“. Nel frattempo lo storytelling scelto dalla propaganda politica etichettava i 572 naufraghi come migranti illegali da rimandare al mittente.

Il copione è sempre lo stesso: si taccia l’Unione europea di immobilismo, si stigmatizzano le ong, si tacciano di illegalità i naufraghi salvati in operazioni di ricerca e soccorso e si cerca di far leva sull’opinione pubblica ad usufrutto di una campagna elettorale permanente di cui la pandemia ha ben chiarito mancanze e difetti. Il funnel della politica di pancia sui migranti, che utilizza la visita di Draghi in Libia come leva emozionale, parte da Twitter e si muove lungo la direttrice dei quotidiani schierati: testate anche secondarie, pagine e gruppi social fanno cornice non disdegnando il clickbait e creano il caso lasciando al passaparola degli indignati di parte il compito d’esporre le proprie ragioni. Così titolava Libero il 7 luglio: Giorgia Meloni contro Ocean Viking: “Vuole sbarcare in Italia con 600 migranti illegali? È una nave francese, vada a Marsiglia”. Il problema dei flussi migratori venne affrontato per la prima volta a livello europeo nel 2016 con la creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi nell’ambito dell’agenda europea sulla migrazione: “L’Europa deve far fronte a flussi migratori senza precedenti, dovuti a fattori geopolitici ed economici“.

L’Unione nel 2016 dichiarava: “Nei dodici mesi successivi all’adozione dell’agenda europea sulla migrazione 1 si è fatto molto, anche al di là dei confini dell’UE. Centinaia di migliaia di persone sono state soccorse in mare. Il vertice tenutosi a La Valletta nel novembre 2015 ha posto le questioni migratorie al centro delle relazioni dell’UE con i paesi africani“. Nel 2019 sottolineava: “ La gestione europea integrata delle frontiere è fondamentale per migliorare la gestione della migrazione. L’obiettivo consiste nel gestire efficacemente l’attraversamento delle frontiere esterne e affrontare le sfide migratorie e le potenziali minacce future a tali frontiere“. Il 27 aprile 2021 la strategia dell’UE sui rimpatri volontari e la reintegrazione (pdf IT in calce) riportava: ” Il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo presenta un approccio globale e integrato che riunisce tutti i relativi assi d’intervento per costruire un sistema efficace, a lungo termine e sostenibile in materia di migrazione e asilo. L’obiettivo è strutturare la capacità dell’UE di offrire protezione alle persone che ne hanno bisogno, integrare coloro che vivono e lavorano nell’UE” e fornire protocolli per il rimpatrio di chi arriva illegalmente.

Insegna la pandemia covid-19, come insegna ogni scenario di crisi che influenza il comune sentire dell’opinione pubblica, creando incertezza, che la comunicazione politica che punta alla pancia della gente è un vuoto a perdere se prova ad anticipare le tendenze di un sentiment mutabile a breve termine: la Politica di pancia s’ispira al comune sentire, forte dei propri strumenti di proiezione, e i professionisti che scendono in campo applicano modelli di consolidate fabbriche della paura in mainstream o alternativo che sia. – Social { storytelling } Network

Profughi non è sinonimo di migranti e i flussi migratori non sono causati solo dalle guerre. In Libia e Tunisia si raccordano diverse flussi e altri vi nascono. I migranti non sono per la maggioranza profughi che scappano da zone di guerra, così come tra i profughi non c’è una maggioranza di rifugiati. La percezione distorta del fenomeno migratorio crea reazioni ugualmente distorte, come l’indicare clandestino chi raggiungeva le coste europee insieme a profughi di guerra con cui non aveva nulla a che spartire. […] Alla fine del 2015, l’anno pandemico del terrorismo duckstate, l’OIM riportava che in Etiopia le migrazioni riguardavano non più dello 0,8% della popolazione. Circa 800.000 etiopi lasciavano la loro nazione a causa di: espropriazione di terreni, sfruttamento di risorse naturali, cambiamenti climatici, disastri ambientali, instabilità sociale, flussi migratori interni al paese che creano business alimentando migrazioni internazionali. L’analisi non considerava l’estremismo islamico tra le cause, seppure contestuale alle cause d’instabilità sociale. In Etiopia l’estremismo era presenza costante nel tessuto sociale del paese, in parte alimentato da quello radicalizzato nella vicina Somalia. – Con gli occhi delle migrazioni

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25 gennaio 2021 - Con gli occhi delle migrazioni introduce l'argomento trattando del significato comune attribuito al termine migranti nel corso degli ultimi anni, anche associato a quello di profughi.
12 febbraio 2021 - Il Kenya delle migrazioni continentali, multietnico osservatorio naturale dei flussi migratori africani: crocevia di migrazioni interne, forzate e internazionali.
22 marzo 2021 - Uganda: la migrazione non viene dal mare! Tra interventi programmatici per il reinsediamento dei rifugiati a paese d'arrivo per le migrazioni economiche, l'unicità del modello Uganda.

Per approfondire le tematiche trattate vi invitiamo a consultare le documentazioni prodotte dagli enti e le organizzazioni nazionali e internazionali di riferimento.

 

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