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Il Freedom Day del Green Pass Si | No

{ Screen di copertina da Epicentro ISS } Il falso dei dati aggregati non diffusi dal Ministero della Salute israeliano. Le false recensioni su Amazon dei no-vax. Lo storytelling sull’inutilità di vaccinare i giovani perché la maggior parte della popolazione italiana è protetta dal vaccino, oppure perché il vaccino non elimina il rischio di contagio. L’estate bianca italiana ripropone lo stesso scontro dialettico e politico del 2020, cambiando argomenti. Da oggi, giorno del Freedom Day UK, #vienegiututto quello che i fatti racconteranno ad ogni aggiornamento di dataset anche in UE Open Data.

Il green pass oggi è il terreno di scontro di propagande a favore del si e del no all’obbligo vaccinale in una nazione con oltre 20 milioni di over 60. Le ragioni del SI considerano prioritaria la tutela delle fasce più sensibili ai danni causati dal Covid nella sua variante Delta (B.1.617.2), indicando la necessità di velocizzare la copertura vaccinale anche per i giovani, considerando il problema comportato dalla carica virale Delta: la vaccinazione di fasce in cui prevale l’asintomaticità del contagio tutela quelle più sensibili, per età e per quadri clinici pregressi. Le ragioni del NO considerano prioritario il bene delle fasce più giovani costrette per oltre un anno a subire il contingentamento diretto a tutelare i soggetti più sensibili al virus, cosa che oggi non sembrerebbe più necessaria a detta del fronte, perché le fasce a rischio sono al secondo ciclo di vaccinazione e quindi protette: i Paesi che hanno allentato o addirittura eliminato le restrizioni non lamentano un incremento significativo di casi critici per quanto stiano subendo la crescita vertiginosa di contagi Delta. Entrambi i fronti sostengono le proiezioni e le allerte degli osservatori ufficiali?

Ieri, il leader de La Lega Matteo Salvini dichiarava gettando benzina sul fuoco dei NO che “il green pass è una cazzata pazzesca” e che “il vaccino per i giovani non serve” con conseguenti reazioni dei SI. L’allerta Delta è cresciuta più velocemente di quanto avesse preventivato l’ECDC a fine giugno e tutti i Paesi con campagne vaccinali più avanti di quella italiana stanno pressando per velocizzare la copertura o per rivalutare regole e zone di contingentamento. Tra i noti: Francia, Inghilterra, Israele, Olanda, Thailandia, USA, ognuno con le proprie politiche d’intervento sul sentiment dei loro cittadini. Tra i meno noti, il caso esemplificativo della Svezia, spesso utilizzata come testimonial involontario della non pericolosità del Covid fin dall’inizio della pandemia. La Svezia è stato uno dei modelli che scelse immediatamente la via dell’immunità di gregge, come il Regno Unito, dimostratasi poi fallimentare. Il tentativo di raggiungere l’immunità in Svezia è stato pagato a caro prezzo, successivamente anche politico. Nel novembre 2020 il consenso del governo svedese scese al 42% per l’inefficacia della strategia in seconda ondata covid.

La gestione dell’emergenza affidata all’epidemiologo Anders Tegnell con la sua linea anti-lockdown in un’Europa blindata costòpiù morti e contagi rispetto ai vicini scandinavi“. La gestione della pandemia in Svezia oggi è più in linea con quella europea, incluso il dibattito sulle fasce di vaccinazione: il governo svedese non considera prioritario vaccinare i giovanissimi. Il report AGI sul focolaio green pass basato sull’analisi dei trend social indica: “si osservava un andamento costante delle conversazioni prima della proposta del premier francese, l’audience era abituata alla discussione sui vaccini e tamponi, e nelle ultime tre settimane questo argomento non era più rientrato tra i trending topics. Al suo posto il disegno di legge Zan e il mix vaccinale“.

La forza della Delta è fuori discussione in assenza di coperture vaccinali adeguate. Primo luglio, ANSA: “sono sei settimane consecutive che i contagi salgono, crescendo di un quarto ogni 7 giorni fino a raggiungere i 202.000 della settimana scorsa e i decessi hanno subito un balzo del 15% in 38 paesi africani“.Le strategie delle nazioni nella sfida alla copertura vaccinale necessaria per mantenere sotto soglia critica ricoveri intensivi e decessi causati da contagio Delta, quando coordinate sul sentiment di politiche che privilegiano contestualizzazioni d’interesse sociale asincrono per esigenze interne al singolo Paese, rappresentano un rischio per le strategie globali di contingentamento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato lo scorso 15 luglio in Comitato.

La pandemia rimane una sfida a livello globale con i paesi che affrontano diverse esigenze sanitarie, economiche e sociali. Il Comitato ha notato che le differenze regionali ed economiche stanno influenzando l'accesso ai vaccini, alle terapie e alla diagnostica. I paesi con accesso avanzato ai vaccini e sistemi sanitari ben dotati di risorse sono sotto pressione per riaprire completamente le loro società e rilassare il PHSM. I paesi con accesso limitato ai vaccini stanno sperimentando nuove ondate di infezioni, vedendo l'erosione della fiducia pubblica e la crescente resistenza al PHSM, crescenti difficoltà economiche e, in alcuni casi, crescenti disordini sociali.

Di conseguenza, i governi stanno prendendo decisioni politiche sempre più divergenti che si rivolgono a bisogni nazionali ristretti che inibiscono un approccio armonizzato alla risposta globale. A questo proposito, il Comitato era molto preoccupato per il finanziamento inadeguato del piano strategico di preparazione e risposta dell'OMS e ha chiesto finanziamenti più flessibili e prevedibili per sostenere il ruolo di leadership dell'OMS nella risposta globale alla pandemia.

Il Comitato ha osservato che, nonostante gli sforzi nazionali, regionali e globali, la pandemia non è affatto finita. La pandemia continua ad evolversi con quattro varianti preoccupanti che dominano l'epidemiologia globale. Il Comitato ha riconosciuto la forte probabilità che emergano e si diffondano nuove e forse più pericolose varianti che potrebbero essere ancora più difficili da controllare.

Il Comitato ha espresso apprezzamento per gli Stati membri impegnati nella ricerca atta a migliorare i vaccini COVID-19 e ha chiesto che i volontari delle sperimentazioni cliniche non siano svantaggiati nell'organizzazione dei viaggi necessari agli studi di ricerca. Allo stesso tempo, il Comitato ha sottolineato il rischio di insorgenza di nuove malattie zoonotiche pur continuando a rispondere all'attuale pandemia.

Il Comitato ha convenuto all'unanimità che la pandemia di COVID-19 costituisce ancora un evento straordinario che continua a incidere negativamente sulla salute delle popolazioni di tutto il mondo, pone un rischio di diffusione internazionale e interferenza con il traffico internazionale e richiede una risposta internazionale coordinata. In quanto tale, il Comitato ha convenuto che la pandemia di COVID-19 rimane un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC) e ha offerto il seguente parere al Direttore Generale.
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