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Libia, Tunisia e Algeria: tra conseguenze limiti SAR e risorse Covax

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Ieri il Mediterraneo è diventato la tomba di altre 57 persone naufragate in zona Al-Khums. Tra le vittime almeno 20 donne due bambini, riferisce Safa Msheli per l’IOM – UN Migration. La posizione delle Ong impegnate in attività di Ricerca e Soccorso (SAR) nella dichiarazione di Watch The Med – Alarm Phone: “Sono pochi in Europa coloro che si accorgono che la devastazione causata dalle politiche di confine dell’Unione europa si ripercuote in tutto il mondo. Inviamo le nostre più sentite condoglianze e solidarietà ai parenti delle vittime. Ci dispiace non aver potuto fare di più per evitare le loro perdite. Continuiamo a batterci contro il regime di confine dell’UE che ne ha causato la morte“.

L’incremento delle allerte di imbarcazioni alla deriva non solo in SAR maltese durante la terza e quarta settimana di luglio, le difficoltà incontrate dalle navi impegnate in SAR, la crescente operatività di flotte demandate al rimpatrio forzato dei migranti, la stessa rete di controllo navale dell’EUNAVFOR MED IRINI, comando ancora di fatto estraneo alla supervisione e all’addestramento della Guardia Costiera Libica, unitamente alla recrudescenza dell’ondata Covid che ha colpito il sistema sanitario della Libia già duramente provato dalla guerra civile, si riflette su tutto l’arco nord africano aumentando l’instabilità sociale dei Paesi più stressati dalle politiche migratorie di rimpatrio illegale.

Gli effetti della chiusura dei confini libici con la Tunisia, subito dopo la dichiarazione dello stato di emergenza per la pandemia, oggi sono visibili nel crollo del sistema sanitario tunisino che conta il maggior numero di morti e di infetti nel mondo arabo dallo scoppio della pandemia, anche perché – Daily focus ISPI – la Tunisia “ha ricevuto solo un sesto delle dosi promesse nell’ambito del programma Covax per i paesi svantaggiati“. In Algeria la risposta all’emergenza sanitaria è quella della produzione locale del vaccino Sinovac, anticipata dall’arrivo di ispettori cinesi per visionare le risorse disponibili del gruppo farmaceutico Saidal che da settembre dovrebbe farsi carico della produzione.

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